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Società

Daphne Caruana Galizia, a due anni dalla sua morte violenta a Malta

Il ricordo della giornalista, donna e martire della verità

Monica Splendori

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Daphne Caruana Galizia giornalista e blogger, di Malta, si  laureò in archeologia e ben presto si cimentò nel campo del giornalismo investigativo, scrivendo per i giornali più rappresentativi dell’Isola. Dimostrò ben presto un’impressionante padronanza della professione, con uno stile ora ironico ora pungente.

I suoi scritti rivelarono tante verità scomode. In effetti si scagliò contro tutti i poteri forti, contro politici e imprenditori corrotti, tanto che si guadagnò l’ammirazione di tanti, e l’odio più feroce di molti.

Le sue rivelazioni costrinsero il governo di Muscata ricorrere ad elezioni anticipate il 3 giugno 2017, ma Muscat fu riconfermato al potere.

Daphne Caruana Galizia, il 16 ottobre del 2017, fu uccisa da una bomba messa sulla sua automobile, infatti per il suo omicidio fu utilizzata una enorme quantità di tritolo che con un SMS con il testo che aveva il significato di “fare affidamento su”, si aveva la certezza di fermare Daphne e così fu’.

Malta la sua terra madre, come era la stessa scrittrice, madre di tre figli e donna, oltre che redattrice. Quando viene ucciso un giornalista ne soffre tutta la società ha affermato Margaret Attwood. E questo è tanto più vero se accade nel silenzio della giustizia, e tra i fiori negati del suo memoriale. Come madre Daphne ha dovuto conciliare la protezione dei propri figli e il coraggio di osare senza sosta, in una terra che l’ha abbandonata, la sua terra, per la quale ha visto sgretolarsi il proprio equilibrio famigliare, in molti momenti, la stessa Malta si era contaminata, cedendo al narcotraffico e al riciclaggio di denaro sporco.

Daphne recuperava la sua femminilità ed il suo ruolo di donna,nella dimensione irrazionale che è il collante delle relazioni, il bene e l’amore per i suoi figli e il marito. In qualità di donna e forse, solo una donna poteva osare tanto, nel difendere la propria identità come la passione per i giardini, fiori e bulbi, di cui scriveva per trarre risorse economiche e spirituali per proseguire nella sua inchiesta. Per questo forse solo il sesso femminile, poteva comprendere quello spazio che la rendeva se stessa, cosciente di poter agire rischiando, ma senza sentirsi in colpa per esporre i propri figli, questo perché molte donne riescono a dare un significato al pregiudizio, trasformandolo in volontà di cambiamento.

E questo voleva Daphne per Malta, sola con la sua penna osava parlare male del marcio dell’economia, con la potenza degli aggettivi e sostantivi ha usato tutte le sue munizioni dell’alfabeto. Le autorità maltesi non gradivano, tanto che ottenne querele e minacce dallo stesso bancario che nel 2018 fu arrestato negli Stati Uniti per la stessa accusa sostenuta dalla giornalista. Daphne fu accusata di non difendere la bellezza della sua terra e di allontanare il turismo, quando invece lei la voleva ripulire.

Sono due anni che è morta assassinata ed affinché essa non rimanga solo una martire come afferma la sorella in una intervista, la ricerca della verità deve proseguire.

Centonove processi hanno cercato di imbavagliarla anche da morta, la chiamano strega i suoi stessi  connazionali, perché il suo ricordo si annebbi, facendo dimenticare che la stessa è stata una martire della verità, con le donne, nell’elenco dei giornalisti uccisi per farli tacere, è anche peggio per annientarle si infangano, le si violenta o si ricercano problemi familiari.

Concludendo, proprio per evitare che l’oscuro di mafiosi possano prevaricare in negativo sulla chiarezza della verità, le sue indagini devono continuare, in dimostrazione che non abbiamo perso il diritto a conoscere, a parlare, a imparare, perché giustizia sia fatta.

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Società

“Portate il coronavirus, andate via!”

A Don Bosco, due coppie di orientali minacciate, episodi di bullismo e razzismo in tutta Italia e boicottaggio delle attività gestite da cinesi

Marco Matteoli

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A Roma e provincia vivono oltre 23 mila cittadini di origine cinese, con oltre 3000 imprese attive. Una popolazione che si è vista trasformata, in poche settimane, da risorsa commerciale a capro espiatorio. Ne sono la prova i sempre più frequenti episodi di violenza contro persone non solo di origine cinese, ma orientali in generale.

Dura la replica del sindaco di Roma Virginia Raggi su Twitter, che si dichiara vicina alle vittime di questa aggressione e definisce l’episodio come vergognoso.

Gli insulti e le provocazioni non colpiscono solo i cittadini cinesi della capitale, ma dilagano a macchia d’olio in tutta la penisola:  il 6 febbraio in zona Bolognina è stato aggredito un bambino di quindici anni italiano di origini cinesi fuori dalla scuola, l’11 febbraio a bordo di un autobus COTRAL è apparsa la scritta “cinesi infetti”, a Torino il 2 febbraio una ragazza cinese è stata costretta a scendere da un autobus, ma altri episodi sono stati registrati da Cuneo a Frosinone, passando per Firenze.

Come se non bastasse, la psicosi “virus Cina” ha colpito anche il settore commerciale, lo ha detto alla rivista “la nazione” anche il presidente della maison fiorentina Salvatore Ferragamo, che si dice preoccupato di un possibile calo nel fatturato. Gli effetti si sentono a livello quotidiano, ma al momento non si possono fare proiezioni a medio-lungo termine. In borsa si registrano giornate nere, e l’economia cinese potrebbe subire una contrazione dell’ 1,2%. Come ipotizzato dal capo economista di Standard & Poor’s per l’Asia-Pacifico, i settori più colpiti saranno quello del turismo e delle vendite al dettaglio. Inevitabilmente, il rallentamento dell’economia cinese avrà un impatto anche sull’economia mondiale.

La paura per il diffondersi del coronavirus, che attualmente ha infettato oltre 45000 persone in tutto il mondo e ne ha uccise oltre 1000, ha portato gruppi estremisti a sentirsi legittimati a diffondere messaggi del tipo “per godere di sicurezza assoluta, comprare italiano è dovere morale”, come riportato in uno slogan di Casapund. Disinformazione, superficialità e ignoranza contribuiscono al propagarsi non tanto del virus, quanto di pericolose fake news. Vale la pena riportare i punti espressi dal ministero della salute:

  1.  Il Coronavirus COVID-19 non si trasmette attraverso il cibo, ma si tratta di un virus respiratorio che si diffonde attraverso contatto stretto con persone malate. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette, che si trasmettono tramite saliva, contatti diretti personali o attraverso le mani, se portate alla bocca o al naso dopo aver toccato oggetti contaminati.
  2. La situazione in Italia è costantemente monitorata, con controlli sanitari per chi fa scalo nella capitale, e si sta lavorando alla produzione di farmaci mirati, l’OMS stima che il vaccino sarà pronto entro 18 mesi;
  3. Non ci sono motivi per impedire ai propri figli l’accesso a scuola;
  4. La mascherina non è assolutamente necessaria per le persone sane, la forma più efficace di protezione è il lavaggio delle mani e l’utilizzo di disinfettanti su base alcolica sulle superfici;
  5. Avere la tosse non significa aver contratto questa forma di virus, per ogni dubbio si consiglia di contattare il proprio medico.
  6. La mortalità del virus COVID-19 è del 2-3%, le persone più suscettibili alle forme gravi sono gli anziani e quelle con malattie pre-esistenti, quali diabete e malattie cardiovascolari. Per fare un confronto con le altre pandemie, bisogna ricordare che la mortalità della SARS era del 15%, quello della MERS del 35%, quello dell’Ebola del 50%. La mortalità del virus dell’influenza stagionale invece si aggira attorno allo 0,6%.
  7. Non ci sono prove che il virus possa essere trasmesso attraverso animali domestici.
  8. L’OMS ha dichiarato che le persone che ricevono pacchi provenienti dalla Cina non sono a rischio infezione, poiché il virus non è in grado di resistere a lungo sulle superfici.

Per aggiornamenti ufficiali:

http://www.salute.gov.it/portale/malattieinfettive/dettaglioFaqMalattieInfettive.jsp

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports

https://www.ecdc.europa.eu/en/novel-coronavirus-china

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.jsp

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Società

PREMIO “GIUSEPPE DE CARLI”

Premiazione e tavola rotonda il 16 gennaio alla Pontificia Università della Santa Croce

Mario Russo

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Un pomeriggio dedicato alla riflessione sull’informazione religiosa e alla premiazione dei vincitori della quinta edizione del Premio “Giuseppe De Carli”. Un evento organizzato dall’omonima Associazione per giovedì 16 gennaio alle ore 15 nell’aula Álvaro Del Portillo della Pontificia Università della Santa Croce (Piazza di Sant’Apollinare a Roma).

L’apertura dell’incontro e i saluti di benvenuto sono affidati ad Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Seguirà la Tavola rotonda su “Come rendere attraente il racconto del fatto religioso”.

Moderati da Alessandra Ferraro, vice caporedattore Rai, interverranno mons. Domenico Pompili, Presidente della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Cei e vescovo di Rieti; Barbara Carfagna, autrice e conduttrice Rai; José Maria La Porte della Facoltà di Comunicazione dell’Università della Santa Croce, partner accademico dell’Associazione assieme alla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum.

Nell’occasione, sarà possibile ammirare la mostra fotografica dal titolo “7 anni di papa Francesco” di Daniel Ibáñez Gutiérrez di EWTN-CNA.

A seguire la cerimonia di Premiazione dei vincitori della quinta edizione del Premio, nato per ricordare il giornalista vaticanista Giuseppe De Carli, scomparso nel 2010, e per promuovere momenti di riflessione e di confronto su un giornalismo capace di raccontare i fatti con serietà, preparazione ed equilibrio, senza incorrere in letture superficiali e sensazionalistiche.

A ricevere il Premio saranno i primi due classificati nelle sezioni “Testi” e “Video”, una “Giovane promessa” e un collega cui sarà consegnato il “Premio alla carriera”.

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Società

Il quartiere Garbatella festeggia i suoi 100 anni

Alla vigilia del suo centenario, i cittadini del quartiere Garbatella di Roma si preparano ai festeggiamenti

Marco Matteoli

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Alla vigilia del centenario della nascita del quartiere, che cadrà il 18 febbraio 2020, lunedì 16 dicembre 2019 alle ore 18.00, al Palladium di piazza Bartolomeo Romano verrà presentato il libro “Garbatella 100, il racconto di un secolo”.

Il quartiere Garbatella nacque il 18 febbraio 1920, quando Re vittorio Emanuele III assieme al presidente dell’istituto case popolari di Roma dell’epoca, fondarono la Borgata Giardino Concordia attorno a piazza Benedetto Brin. Un piccolo borgo a poche centinaia di metri di distanza dalla Basilica di San Paolo, nato per dare una sistemazione agli operai della zona industriale Ostiense.

Nel libro, scritto a più mani e pubblicato dalla Iacobelli Editore in coedizione con Cara Garbatella, sono racchiuse le foto, le storie e i personaggi che hanno attraversato questo noto quartiere di Roma negli ultimi 100 anni. Le 360 pagine del libro ripercorrono questo secolo scandendo il tempo per decadi, raccontando le storie della comunità ebraica, di quella protestante, dei sacerdoti e dei gruppi di volontariato che hanno reso il quartiere Garbatella uno dei più affascinanti della capitale.

Il libro sarà disponibile da metà dicembre in tutte le librerie di Roma e nelle edicole del VIII municipio.

In vista del centenario inoltre, la ragione Lazio in collaborazione con  ATER Roma investirà complessivamente 820.000 euro per mettere in atto una serie di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, per implementare le infrastrutture e il decoro del quartiere, e ridurre le criticità urbane al momento presenti.

Per approfondimenti  circa il quartiere Garbatella: https://caragarbatella.it/

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