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Ambiente

Va posto fine al consumo forsennato del Pianeta

In Brasile, Indonesia, Malesia e Paraguay si sono persi 361 milioni di ettari di alberi

Monica Splendori

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(segue).Consumiamo più di quanto questo Pianeta ci offre, siamo cresciuti demograficamente  e cresceremo ancora. La deforestazione è la seconda causa del riscaldamento globale e dell’emergenza climatica. Secondo il Rapporto Ambientale dell’Onu,  in Brasile, Indonesia, Malesia e Paraguay si sono persi 361 milioni di ettari di alberi, per far posto ai pascoli per animali da carne e per le coltivazioni intensive,  prodotti richiesti soprattutto dai Paesi occidentali, che ne sprecano anche un quantitativo considerevole

In particolare l’Italia è il massimo importatore di carne bovina congelata dal Sudamerica. Di soia, poi, ne importiamo 267.000 tonnellate, destinate ai mangimi per animali, dei quali quasi 11.500 quintali, vengono importati dal Paraguay. L’olio di palma viene dalla Malesia in gran parte. Anche il legno viene importato:14.000 tonnellate delle quali buona parte dal Brasile.

Questa tendenza può essere modificata , modificando le abitudini alimentari, anche l’Italia lo sta facendo, come la Germania e la Francia, quest’ultima provando a coltivare la soia sul proprio territorio.

Tutto dipenderà dalle decisioni che ogni Nazione prenderà,  per le nuove generazioni, che forse si ritroveranno un Pianeta vivibile.

Insomma, consumiamo due pianeti e mezzo, non ce lo possiamo più permettere: ciò ci deve far riflettere su cosa lasceremo in eredità ai nostri figli. Sembrano parole scontate ma entro un decennio dovremo riuscire a invertire la tendenza al consumo forsennato. I giovani saranno parte fondamentale in questo cambiamento e il riscontro lo si potrà vedere tra qualche anno.

Noi siamo quello che mangiamo, la nostra macchina umana ha un bisogno costante di alimentarsi, ma in base alle nostre scelte presenti e future in senso ambientalmente più corretto potremmo vivere meglio noi e il Pianeta. (fine).

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Ambiente

La sfida ambientale entra nella vita di tutti i giorni

Auto elettriche, ibride e monopattini elettrici entrano nel paniere Istat per la rilevazione dei prezzi al consumo

Paolo Castiglia

Pubblicato

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La sfida ambientale entra nella vita delle famiglie italiane. Anche dalla porta dell’economia domestica, quella del cosiddetto Paniere Istat, nome rassicurante per un sistema che controlla i nostri consumi.

Sfida ambientale perché da quest’anno auto elettriche, ibride e monopattini elettrici sono entrati a far parte dei prodotti che compongono, appunto, il paniere Istat di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo. 

Rispetto allo scorso anno, il settore trasporti guadagna 0,5 punti percentuali: un segno di come la  mobilità stia cambiando e di come, i costi di uno dei principali protagonisti della nostra vita quotidiana, incidano sui bilanci delle famiglie italiane.

Secondo le statistiche Aci, nel 2019, le prime iscrizioni di autovetture ibride, cioè benzina+elettrico o gasolio+elettrico, hanno registrato un incremento del 33%.

Le elettriche pure, invece, pur rappresentando ancora una motorizzazione di nicchia, sono più che raddoppiate: + 115%, da circa cinquemila a quasi undicimila. Il monopattino elettrico, intanto, si sta diffondendo rapidamente in molte città italiane.

Nel complesso, lo scorso anno, elettrico puro e ibrido hanno rappresentato il 5% del mercato italiano – erano il 3,7% nel 2018 – con un incremento di 1,3 punti percentuali a scapito delle motorizzazioni tradizionali.

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Ambiente

Troppo smog al rientro dalle vacanze: malessere a affaticamento

Per i più fortunati (25%), fughe fuori città in cerca di aria pura, località montane e agriturismi

Paolo Castiglia

Pubblicato

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Lo smog fa male. Non solo ai polmoni. E il ritorno al lavoro dopo le vacanze di Natale quest’anno è davvero problematico. Respirare smog infatti affatica il corpo e così, per 3 italiani su 4  – secondo una Indagine del Centro studi di Confcooperative –  l’impatto con gennaio è stato complicato. Complice l’inizio di anno segnato dal freddo, ma con il bel tempo, senza vento e senza pioggia, condizioni queste che hanno fatto scattare l’allerta inquinamento in oltre sessanta comuni italiani. 

Come reagire? Secondo l’indagine gli italiani corrono ai ripari con estratti di frutta e verdura, pesce azzurro, minestroni e centrifughe. Per il 75% dei nostri concittadini poi lo smog si combatte a tavola con una dieta ricca di antiossidanti, vitamine, sali minerali e liquidi. Per i più fortunati  – il 25% dei cittadini – fughe fuori città in cerca di aria pura, località montane e agriturismi, che sono le località più gettonate.

E chi non può permettersi di partire? Il 40% degli italiani cerca di combattere in casa la propria lotta personale all’inquinamento. L’abbigliamento si fa più pesante, per cercare di ridurre l’utilizzo dei riscaldamenti nel segno della sostenibilità. Balconi e appartamenti si tingono di verde con piante anti-smog come il ficus, l’edera e l’aloe. Per i più hi-tech, acquisti online di purificatori di aria domestici di ultima generazione.

E non va dimenticata, poi, la pratica di uno sport, per eliminare le tossine e i chili di troppo presi durante le vacanze: per il 28% degli italiani è infatti scattata la dieta post-feste, ma l’attività fisica connessa si svolge troppo spesso al chiuso, con palestre e piscine che, visto il freddo, prendono il posto della corsa in strada.

Per gli amanti del relax, poi la strategia vincente sono i centri benessere per riequilibrare l’organismo:  vale però solo per il 7% dei cittadini.

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Ambiente

L’impatto dell’uomo sull’ecosistema. Calcoliamo la nostra impronta ecologica

Anche noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per salvare il pianeta

Collaboratori occasionali

Pubblicato

il

di Irene Morabito

 “Emettiamo più anidride carbonica nell’atmosfera di quanto gli oceani e le foreste siano in grado di assorbire e deprediamo le zone di pesca e le foreste più velocemente di quanto possano riprodursi e ricostituirsi”. E’ la fotografia scattata dalla Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che verifica l’impronta ecologica dell’uomo nei vari Paesi, ossia l’impatto dell’uomo sull’ecosistema terrestre  considerando la richiesta di risorse naturali di un singolo individuo in un determinato spazio.

L’impronta ecologica ha una funzione importante per capire sempre meglio l’interazione tra l’uomo e l’ambiente. Il concetto è stato elaborato nella prima metà degli anni ’90 dall’ecologo William Rees della British Columbia University e poi approfondito e introdotto da Mathis Wackernagel con il libro pubblicato nel 1996 Our Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth.Ogni anno dal 1999, il WWF aggiorna periodicamente il calcolo dell’impronta ecologica nel suo Living Planet Report.

Ma come si calcola l’impronta ecologica?

Si calcola la quantità di beni – tecnicamente la terra disponibile pro-capite, cioè il rapporto tra superficie totale e popolazione mondiale – di cui ha bisogno un uomo all’interno di uno spazio delimitato. Il risultato indica di quanti ettari bisognerebbe disporre per produrre in maniera sostenibile le risorse necessarie, ma anche per smaltire i rifiuti e assorbire le emissioni. Esattamente per l’analisi e i calcoli dell’impronta è necessario suddividere i consumi in categorie:

• Alimenti;

• Abitazione;

• Trasporti;

• Beni di consumo;

• Servizi.

Per quanto riguarda invece il calcolo dell’impatto dei consumi di energia vanno presi in considerazione:

• Territorio per energia;

• Terreni agricoli;

• Pascoli;

• Foreste;

• Superficie edificata;

• Mare.

Ridurre l’impronta ecologica non è semplice, perché occorrerebbe considerare molteplici fattori tra cui: i cambiamenti demografici e l’aumento della popolazione, la diminuzione dei terreni coltivabili, la distruzione di ettari di foreste ogni anno, l’aumento dell’inquinamento degli oceani e la variazione anomala delle temperature.

Secondo l’ultimo Living Planet Report 2018 del WWF “In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Il Living Planet Report, documento che registra lo stato di biodiversità globale, del 2018, richiama ad un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità”.

Nella classifica di Global Footprint Network, dei paesi che “sprecano di più”l’Italia si trova al nono posto, avendo già passato il suo Overshoot Day di quest’anno il 15 maggio 2019. Per soddisfare i bisogni dell’Italia, secondo i calcoli, servirebbero le risorse di 4,7 paesi altrettanto grandi. Però, per i dati globali il paese che sfrutta di più il pianeta sono gli Stati Uniti: se anche il resto del mondo consumasse altrettanto servirebbero le risorse di 5 pianeti. Dopo gli Stati Uniti gli altri paesi che consumano di più sono l’Australia, la Russia, la Germania e la Svizzera.

Ma noi cosa possiamo fare?

Inquinare il meno possibile, ridurre quanto il più possibile i consumi, riciclare e riutilizzare.

Ecco 10 semplici azioni quotidiane che possono favorire la riduzione della nostra impronta ecologica:

  • Consumare in modo più critico e sostenibile, evitando di comprare prodotti di cui non abbiamo reale bisogno;
  • Acquistare prodotti a chilometri 0. Il cibo di stagione e locale riduce le emissioni prodotte per farlo arrivare alla nostra tavola. Ad esempio se decidessi di consumare una frittura di calamari e gamberi in montagna, dovrei pensare al forte impatto aggiuntivo dovuto al trasporto di questo prodotto che, ovviamente, non proviene da un territorio montano;
  • Ridurre sprechi di cibo e d’acqua. Acquistiamo cibi con scadenza “corta”, in modo da invogliarci a consumarla prima. Su questo articolo troverete dei piccoli consigli riguardo l’utilizzo consapevole dell’acqua: http://www.foritalynews.it/2018/04/06/acqua-rara-e-preziosa-abbattere-gli-sprechi/;
  • Moderare l’utilizzo degli elettrodomestici. Ad esempio utilizzare la lavatrice sempre a pieno carico in modo da consumare meno energia:
  • Usare contenitori e buste riutilizzabili. Non è meglio bere dalla borraccia riempita con  l’acqua del rubinetto? Si inquina di meno e si spende meno che comprando una bottiglietta o più al giorno di acqua minerale. Le buste della spesa riutilizzabili sono esteticamente più carine e sono durevoli e resistenti molto di più di quelle di plastica.
  • Fare la raccolta differenziata.
  • Risparmiare l’energia. Spegnere e staccare tutto ciò che non viene utilizzato all’interno dello spazio occupato in quel momento. Luci, elettrodomestici, riscaldamento. Scegliere lampadine a basso consumo, ed elettrodomestici a risparmio energetico. 
  • Usare il meno possibile i mezzi di trasporto privati.
  • Limitare l’uso della carta stampata e privilegiare la lettura e l’archiviazione tramite mezzi multimediali.
  • Riciclare oggetti dandogli una nuova vita. Comprare oggetti di seconda mano.  

Inoltre ognuno può calcolare la propria impronta ecologica. È facile e veloce e può aiutarci a capire quanto e come possiamo imparare ad incidere in misura minore sul consumo delle risorse del pianeta che ci ospita.

Ecco qui i diversi link:

https://www.wwf.ch/it/vivere-sostenibile/calcolatore-dell-impronta-ecologica

https://neutralize.treedom.net/it/play#0)

https://www.footprintcalculator.org

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