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Società

Apparecchiare la santità

Fabiana Simonelli

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Società

Una cordata di solidarietà per far fronte all’emergenza

Municipio XIII di Roma, Gruppo Servier in Italia e Croce Rossa insieme per un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà

Giuliano Russo

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Covid-19, una pandemia che ha causato la perdita di numerose vite umane. Un’emergenza sanitaria che si è tradotta, ben presto, in una profonda crisi economica. Una voragine che ha inghiottito un gran numero di persone e famiglie, a cominciare da quelle già socialmente più fragili, che si sono trovate in una situazione di assoluta indigenza, incapaci di far fronte a necessità e bisogni primari.

Sabbie mobili da cui si rischia di non riemergere, con uno Stato impreparato che arranca, imbrigliato nel ginepraio dei ruoli, delle cariche e della burocrazia. Tempi che si allungano e che si fanno eterni per chi tempo non ne ha.

Ma la mano che può tirarti fuori dalle sabbie mobili è sempre quella più prossima, quella più vicina.

Un esempio di questa prossimità ci viene dal Municipio XIII di Roma dove l’impegno congiunto di Municipio imprenditori locali e volontari della Croce Rossa si è tradotto  in un sostegno concreto a persone e famiglie in difficoltà del territorio.

Qui, infatti, è arrivata la risposta pronta e decisa,  all’appello del Municipio XIII,   del Gruppo Servier in Italia con sede sul territorio. Una risposta che si è concretizzata in un contributo di 5.000 euro al Comitato della Croce Rossa Italiana Municipi 13 e14 di Roma, per l’acquisto di beni di prima necessità.

“Ringraziamo il Municipio XIII – afferma Viviana Ruggieri, portavoce del Gruppo Servier in Italia – che, segnalandoci questo fenomeno sociale allarmante, ci ha permesso di dare il nostro piccolo contributo attraverso una donazione alla Croce Rossa locale che potrà in questo modo distribuire pacchi alimentari alle famiglie bisognose di un aiuto del nostro territorio”.

Si tratta di una società farmaceutica internazionale indipendente, governata da una fondazione non-profit, con sede in Francia. Presente in 149 Paesi nel mondo con 22.000 dipendenti, il Gruppo investe il 25% del suo ricavato nella ricerca e sviluppo di terapie, soprattutto per le patologie cardiometaboliche croniche e oncologiche.

 “Ringraziamo la Servier, le aziende ed i cittadini che ci hanno aiutato – Dichiara Felice Pistoia, Presidente del Comitato locale della Croce Rossa– e che ci hanno consentito fin qui di sostenere le famiglie in difficoltà durante questo periodo di emergenza non solo sanitaria, ma anche sociale”.

Per  Servier Italia si tratta di un’iniziativa che rinnova, dandogli un peso consistente, l’impegno del Gruppo per il territorio e la collaborazione con il Municipio XIII, nati nell’ambito di progetti di riqualifica e cura dell’ambiente attraverso la piantumazione di alberi nel parco di Val Cannuta in collaborazione con i ragazzi dell’Istituto Rosmini, siti nei pressi dell’azienda.

 Crediamo in un modello sociale, economico e ambientale sostenibile e finalizzato alla creazione di ‘valore’: quello reale, concreto e autentico. Per questo motivo siamo profondamente convinti del doveroso contributo che le imprese possono dare al territorio in cui operano, per migliorarlo e per sostenere situazioni di bisogno e fragilità. Una piccola goccia nel mare che speriamo possa essere di esempio per tanti altri donatori – conclude Viviana Ruggieri e che sia di stimolo per la creazione di una rete di  solidarietà: perché ognuno deve fare la propria parte nel disegnare una nuova normalità, una vita dignitosa e un futuro migliore per tutti”.

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Società

La pandemia causerà più danni psicologici che non malati respiratori

Metà della popolazione mondiale è stata sottoposta ad un esperimento psicologico di massa, si stima che il lockdown determinerà delle conseguenze psicologiche nel 25% della popolazione.

Marco Matteoli

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A metà giugno si sono contati 8 milioni di casi in oltre 180 paesi, ma gli effetti che questa pandemia sta avendo sulla salute non sono soltanto di tipo organico, ma anche psicologico, i risultati iniziano ad essere davanti agli occhi di tutti.

Da un momento all’altro è stato ordinato a circa metà della popolazione mondiale di restare a casa: 3,9 miliardi di persone stanno subendo le  ripercussioni emotive e finanziarie del nuovo coronavirus. La parola d’ordine per affrontare questo enorme problema si chiama “resilienza”. Resilienza è una parola che deriva dall’ingegneria dei metalli e definisce un metallo in base alla sua capacità di tornare allo stato originale dopo essere stato piegato; allo stesso modo un individuo resiliente è in grado di tornare alla suo equilibrio mentale dopo un trauma più o meno forte. E’ stato stimato che almeno un terzo della popolazione mondiale sperimenterà una vera e propria sofferenza psicologica, che metterà alla prova la loro resilienza, non a caso, la maggior parte degli esperti nel campo teme uno tsunami di malattie mentali subito dopo il lockdown.

Questa pandemia non ha colpito tutte le persone stesso modo, con una enorme variabilità sia in base alle città, al ceto sociale, ma soprattutto al lavoro svolto.

Questa pandemia è riuscita inoltre a mettere a nudo i disagi del sistema sanitario nazionale, e benché gli sforzi per contenerla siano stati encomiabili, la conta dei morti ha impiegato tre mesi prima di ottenere una battuta di arresto.

Di fronte a eventi potenzialmente traumatici almeno il 60-65% delle persone mostra sintomi psicologici, seppur minimi , mentre il 10% può presentare sintomi psicologici duraturi, e una quarantena così prolungata può avere degli effetti psicologici negativi molto simili a quelli del disturbo da stress post traumatico.  A memoria d’uomo non c’è mai stato un lockdown globale così allungato , dunque la portata potenziale di questo fenomeno è considerevole, e difficilmente prevedibile sul lungo tempo. L’ordine degli psicologi , attraverso il suo portale, ha aperto la possibilità di colloqui conoscitivi per supportare, anche via web, coloro che mostrano segni di cedimento . Benché ci siano anche molte organizzazioni private o free-lance che si sono prodigate in tale servizio, è necessario tuttavia che ogni potenziale paziente, al fine di essere tutelato, faccia riferimento a uno psicologo regolarmente iscritto all’ordine, soprattutto al fine di evitare eventuali truffatori .

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Squadrismo digitale contro la pagina della Federazione Italiana Pediatri

Oltre 5000 commenti no-vax nel giro di poche ore per un post di informazione vaccinale, ma dietro tutto questo sembra esserci un attacco mirato ed organizzato

Marco Matteoli

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Un vero e proprio raid, quello subito dalla pagina Facebook FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri, che nel giro di 48h si è ritrovata sommersa da quasi 5000 commenti da parte di altrettanti no-vax, che pare non abbiano gradito la campagna informativa a favore delle vaccinazioni in età pediatrica.

Nella maggior parte dei casi, i commenti si sono limitati a stressare la già più volte smentita bufala sulle correlazioni tra vaccini e autismo, altre volte hanno mostrato veri e propri attacchi, alla classe medica in generale, o verso gli amministratori della pagina nel particolare.

Un esempio di commento stilato sulla pagina è il seguente (si riporta nel modo esatto in cui è stato scritto):

“Siete un’associazione collusa con gl’interessi delle multinazionali del farmaco, cosa non fate per un viaggio premio alle Maldive o a Cuba. Molti di voi si accontentano di qualche computer o dell’ultimo modello di smartphone in regalo, voi che senza alcun scrupolo e senza cognizione scentifica vaccinereste pure la vostra anima al diavolo. Siete un’associazione da abolire immediatamente.”

Oppure questo:

“la Libertà è sacra, quindi chi vuole fa e chi non vuole non fa… e tutto questo per rispetto ad ogni scelta…. le scelte non devono essere poi oggetto di “ricatti” “imposizioni” spacciate come ormai conosciamo bene: per il tuo bene… chi impone non ha nulla da spartire con: il tuo bene…CONSAPEVOLEZZA!!!!!”

I commenti, come è chiaro, non sono stati postati solo da un gruppo di persone spinte a manifestare la propria libertà di espressione, ma da una organizzazione che ha deliberatamente indirizzato 5000 commenti di questo tipo.

L’amministratore del gruppo FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri, in un post pubblico sulla pagina ha dichiarato quanto segue:

<<Da ieri pomeriggio la nostra Pagina è dentro il mirino dei no vax, che hanno condiviso alcuni nostri post nei loro gruppi e nelle loro bacheche in una deprimente “chiamata alle armi”. A centinaia si stanno riversando con insulti, diffamazioni e minacce, che il nostro consulente legale sta raccogliendo per procedere con una denuncia alla Polizia Postale come da art. 595 del Codice Penale.
Per Facebook ovviamente è tutto regolare, e suggerisce al massimo di cancellare i nostri post. No, non lo faremo. Noi non ci arrendiamo ai leoni da tastiera laureati su YouTube o indottrinati sui forum. Noi lavoriamo nella vita reale e nella più grande emergenza sanitaria nella Storia siamo in prima linea per la salute dei bambini. Chi nello stesso tempo impiega le sue ore a sabotarci merita la sola attenzione del nostro avvocato. E della nostra squadra social, che lentamente sta ripulendo dall’immondizia la Pagina.
Ci scusiamo con chi ci segue per lo spettacolo al quale deve assistere, presto tutto tornerà alla normalità.>>

Non è la prima volta che si verificano episodi simili, anche Vasco Rossi è stato vittima della stessa dinamica qualche tempo fa, allo stesso modo di divulgatori online come David Puente e lo Youtuber Barbascura X, finiti entrambi nel mirino di una cosiddetta “shitstorm” (letteralmente “tempesta di sterco”).

Come rilevato anche nella trasmissione “le iene”, gli autori di queste shitstorm si organizzano in gruppi sulle varie piattaforme social, come whatsapp, telegram, facebook, che sono spesso privati o invisibili. Il loro fine è coordinarsi, raggrupparsi e indirizzare gli attacchi, parliamo dunque di vere e proprie forme di squadrismo online.

Non bisogna mai dimenticare che, nonostante le piattaforme social possano dare l’impressione dell’anonimato della de-responsabilizzazione, in realtà le conseguenze penali per diffamazione, incitamento all’odio o minacce sono comunque perseguite, e se è vero che manifestare la propria opinione è un diritto, rispettare le regole della convivenza civile è un dovere, sia nella vita offline che su quella online.

Link al post incriminato:

https://www.facebook.com/federazioneitalianamediciepediatri/photos/a.1593864770899822/2764075447212076/

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