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Società

Roma boccia l’idea di un museo sul fascismo

L’obiezione alla istituzione di un museo sul fascismo a Roma appare, come sempre, la decisione di una classe politica che non riesce ancora a fare i conti con il proprio passato

Marco Matteoli

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Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha deciso che, essendo Roma antifascista, mai e poi mai un museo dedicato al fascismo avrà luogo. Il maggior punto di fraintendimento a riguardo è che tale museo potrebbe offrire il fianco a una “interpretazione celebrativa” del ventennio, invece di essere un luogo dove la memoria storica di ciò che è avvenuto possa essere mostrata nella maniera più asettica.

E’ perfettamente inutile parlare di shoah e deportazioni senza comprendere i motivi più profondi che hanno dato origine a tale mostruosità, e a commettere azioni mostruose in quel periodo storico non furono mostri, ma persone, anche rispettabili, con delle motivazioni che in tale periodo potevano apparire ragionevoli. Ciò non di meno, relegare le conseguenze di un regime autoritario a semplice malvagità o stupidità umana è quanto meno superficiale, come superficiale è dare delle connotazioni politiche attuali a un evento storico che in un Paese democratico dovrebbe essere condannato da ogni fazione politica.

La proposta della consigliera 5 stelle al Comune di Roma, Maria Gemma Guerrini, di instituire nella capitale questo polo, analogo a quello sul nazismo presente a Berlino e a Monaco, non nasce come l’idea di raccogliere asetticamente cimeli e busti del fascismo, ma per contrastare il negazionismo e l’ignoranza, ancora diffusa, su fatti accaduti nella prima metà del Novecento in Italia. Non un museo per celebrare il fascismo dunque, ma per contrastarne l’ideologia.

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Società

Omicidio Willie, quando il mostro è palese si cerca il creatore del mostro

Mai come ora, tutti (o quasi) gli schieramenti politici e ideologici si sono allineati nel condannare l’omicidio di Willie. Ora dobbiamo solo trovare il vero colpevole

Marco Matteoli

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Sono passati pochi giorni dalla morte di Willie Monteiro Duarte, 21 anni, pestato a morte per venti minuti a Colleferro per aver cercato di difendere un amico. Il web non ha esitato a mostrare segni di indignazione contro i quattro giovani presunti aggressori (Marco e Gabriele Bianchi , Mario Pincarelli e Francesco Belleggia), ma, in rari casi, anche messaggi di odio xenofobo «siete degli eroi», scrive qualcuno, «avete tolto di mezzo una scimmia»,  «tanti italiani vengono massacrati ogni giorno da Mao Mao», pochi commenti, ma fin troppi. Tale accaduto ha trovato una semi unanimità nella condanna non solo del fenomeno, ma anche degli aggressori, con una serie di tweet e di post che addirittura invocano la pena capitale contro i quattro giovani picchiatori.

Mentre da una parte il popolo del web non ha dubbi sulla condanna dell’evento, l’opinione pubblica si è spaccata sul “perché” tale evento sia avvenuto, ovvero “abbiamo trovato i mostri, ora cerchiamo il loro creatore”. Scrollando le bacheche di Facebook sembra di leggere il romanzo di Mary Shelley, dove la folla inferocita va alla ricerca e vuole dar fuoco al mostro di Frankenstein; in realtà nella vita reale, non serve essere mostri per compiere azioni mostruose, ma mettere alla gogna tali individui è il modo migliore che hanno i più per tenerne le distanze, per mostrarsi diversi.

Il post su Facebook di Massimo Giannini

Massimo Giannini, direttore della Stampa, in un suo tweet, sostiene che in un certo senso la colpa di tale atto sia da attribuire alle palestre e alle arti marziali, secondo altri, la colpa è del razzismo intrinseco della cultura italiana, o della narrazione politica attribuita alle destre, secondo altri è stata colpa del fatto che il ragazzo non si sarebbe dovuto intromettere, qualcuno probabilmente darà la colpa alle serie TV, altri ai videogiochi, altri alla musica trap. La realtà è che l’opinione pubblica ricerca spasmodicamente le cause della mostruosità al fine di poterla spiegare, poiché è molto più angoscioso, quasi lovecraftiano, avere a che fare con un mostro del quale non si conosce l’origine. E se tutti noi, nel nostro profondo, fossimo dei mostri pronti a fare del male, fisico o psicologico, a qualcuno più debole di noi se solo ne avessimo la possibilità e l’impunità? Cercare il mostro fuori di noi è forse il modo migliore per non guardare quell’abisso dentro di noi.

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Società

Il rientro a scuola: tra incertezze e infinite burocrazie

La riapertura della maggior parte delle scuole italiane avverrà il 14 settembre; questo evento vedrà coinvolte oltre 10 milioni di persone, tra alunni, docenti e personale scolastico.

Marco Matteoli

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In vista del ritorno in classe viene ribadita dell’importanza della sicurezza, del distaccamento sociale e delle procedure di sanificazione, ma le problematiche da affrontare sono molteplici e le decisioni prese per affrontare questa frase di ritorno a scuola sono state contestate su più fronti. Per quanto riguarda i mezzi pubblici, la norma sul distanziamento sociale è stata resa più elastica per permettere il raggiungimento dell’80% della capienza del mezzo stesso. Gli scuolabus, oltre all’obbligo delle mascherine per tutti i bambini da sei anni in su, potranno tornare alla capienza massima se la permanenza su di esso durerà meno di 15 minuti. Per quanto riguarda gli accompagnatori, al fine di evitare assembramenti davanti agli edifici, soltanto un genitore potrà assumere tale incarico, sarà inoltre vietato l’ingresso all’interno delle scuole, se non per ragioni straordinarie. Gli ingressi e le uscite degli edifici dovranno essere scaglionati, differenziando le vie d’accesso da quelle di uscita e mantenendo sempre comunque il distanziamento di un metro. Si è introdotta la possibilità di ricorrere a turnazione differenziate e di prolungare l’orario di lezione sui sei giorni settimanali, sabato compreso, introducendo inoltre la possibilità di una didattica mista a rotazione da parte degli studenti, che in parte seguirebbero a distanza, in parte in sede. 

Per quanto riguarda il distanziamento in classe rimane la raccomandazione del metro da bocca a bocca da seduti e,  per tutelare i docenti, questi dovranno parlare a due metri di distanza dagli studenti seduti al primo banco. Per quanto riguarda le aule, dovranno essere eliminati gli armadi, le scaffalature e ingombri vari; durante gli intervalli dovranno essere evitate gli assembramenti, la merenda dovrà essere consumata rimanendo seduti al banco 

Una particolare attenzione dovrà essere rivolta alla pulizia degli oggetti come le maniglie, le sedie, i braccioli, i tavoli, i banchi, le cattedre, gli interruttori. Gli alunni con una temperatura corporea maggiore di 37,5° dovranno restare a casa, il compito di tale misurazione spetterà ai genitori; ovviamente anche i professori ed il personale scolastico dovrà essere apiretico per poter accedere alla scuola. Si sottolinea l’importanza dell’igiene delle mani e dell’uso della mascherina; a fornire 11 milioni di mascherine chirurgiche al giorno sembra che sarà lo Stato, anche se questo punto non è stato ancora completamente chiarito. La mascherina pare non sarà indicata per i bambini al di sotto dei sei anni, e  durante lo sforzo fisico prolungato in palestra. 

Nel caso in cui a un bambino dovesse comparire la febbre, la procedura prevede l’isolamento dell’alunno, cioè portato in una zona della scuola allestita a questo scopo e nel minor lasso di tempo possibile rimandato a casa. I genitori dovranno contattare il pediatra e il medico di base per avviare i controlli e se lo studente dovesse risultare positivo, coloro che sono stati in contatto con lui nelle 48 ore precedenti dovranno essere messi in isolamento fiduciario per i canonici 14 giorni. Se il contagio riguarda un singolo caso la scuola non chiuderà, ma si procederà alla sanificazione dell’aula e degli spazi dove avrà transitato la persona positiva nei 7 giorni antecedenti. In caso di focolaio la scuola sarà chiusa e sanificata.

Si appresta dunque un anno scolastico all’insegna dell’incertezza e delle più disparate difficoltà, peggiorate da iter burocratici mai come ora farraginosi, spesso contraddittori, o addirittura senza senso, alla ricerca schizofrenica di certezze matematiche da parte di un sistema sociale e umano che non permette tali certezze. La risoluzione del burocratizzare ogni aspetto del ritorno a scuola al fine di ottenere una parvenza di controllo, più che proteggere gli alunni sembra più un atto di cerchiobottismo, di una linea di governo sempre meno definita, per non dire bicefala.

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Società

Inarsind: prendiamo atto della perdurante disattenzione alle problematiche della libera professione

“Decreto semplificazioni: la deregulation
sulle consulenze universitarie è una regalia assistenzialista”

Paolo Castiglia

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L’Inarsind, l’associazione sindacale di categoria che ha inviato ieri una lettera ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari del Senato con osservazioni non certo positive agli emendamenti all’articolo 19 del testo di legge sulla deregulation alle consulenze universitarie.

Secondo i liberi professionisti rappresentati dal sindacato, infatti, “l’introduzione dell’ennesima deregulation non porterà ad un trasferimento tecnologico dal mondo della ricerca al sistema produttivo – come sarebbe opportuno avvenisse – bensì molto più prosaicamente porterà ad ‘una lenzuolata per il passato e una libera uscita per il futuro’ per incarichi professionali ai docenti universitari, non più regolamentati da presupposti ed autorizzazioni accademiche”.

“In rappresentanza degli ingegneri e architetti liberi professionisti italiani, Inarsind chiede conto alle forze politiche ma soprattutto ai loro vertici, che in questi mesi tanto hanno sbandierato i mantra della “semplificazione” e della “competitività”, come si integri questa regalia assistenzialista nel quadro legislativo per affrontare – con i giusti strumenti – i poderosi investimenti che l’Ue ci ha concesso?”

“Tenendo conto che – come dichiara a margine il presidente di Inarsind, Roberto Rezzola – già i decreti Legge Cura Italia e Rilancio hanno sostenuto l’emergenza ma non hanno posto le basi per la necessaria trasformazione del Paese, l’impressione sembra sia quella di trovarsi le scorciatoie per non riprendere il passo per la crescita del paese e nel contempo tenersi la mano libera per agevolare le proprie consorterie”.

“Gli architetti e gli ingegneri liberi professionisti – afferma il Presidente di InarsInd, Roberto Rezzola – nel corso degli anni, hanno già accumulato una notevole esperienza sulle cosiddette “consulenze” grazie alle quali a dipendenti universitari, a volte ad interi dipartimenti, sono stati affidati veri e propri incarichi professionali, senza che a nessuno sia venuto in mente di chiedere con quali mezzi e personale fosse possibile portarli a termine. Così da domani ancor più queste pratiche,se saranno rese possibili da questo provvedimento, continueranno ad erodere il mercato delle libere professioni senza alcun vantaggio pratico per la collettività e per la Nazione”.

“All’interno di questo mancato rinnovamento – secondo Rezzola – le professioni liberali non possono non auspicare un autentico ripensamento del proprio ruolo nella Società, in nome delle risorse culturali e professionali che sono in grado di mettere in campo”.
Inarsind allora, tornando alla lettera, ancora una volta “invita il legislatore a voler affrontare con concretezza la conversione in legge di questo Decreto Semplificazioni chiedendo di tener conto delle nostre proposte” che sono:
Sburocratizzare ma responsabilizzare. Non è pensabile togliere dei consolidati “paletti” normativi senza individuare i responsabili dell’applicazione, in deroga, di norme sulla gestione del patrimonio pubblico.

Semplificare ma vigilare, dal momento che si chiedono norme semplificate di assegnazione degli incarichi e degli appalti è inevitabile aumentare il livello di controllo ex post o asbuilt dei processi di assegnazione e di controllo della commessa.

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