Ttip-Leaks

 Greenpeace rivela: “Così l’USA vuole imporre all’Europa i suoi principi”

La pressione del governo americano sulle autorità europee è molto più forte e minacciosa di quanto si pensasse. Lo rivela la Sueddeutsche Zeitung, che anticipa alcune delle 240 pagine di 16 documenti segreti di cui è venuta in possesso Greenpeace e che la stessa organizzazione ambientalista oggi renderà pubblici.

Fuga di notizie e documenti segreti, che saranno pubblicati su un sito web della sezione olandese di Greenpeace, con l'hashtag #TTIPleaks.

I documenti, che risalgono allo scorso marzo, coprono più di due terzi del totale dei testi del negoziato in corso fra Ue e Usa per il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership – da noi già citato il 3 luglio 2015 nell'articolo "Cibo sano a rischio")

Le “carte” svelano, per la prima volta, la posizione negoziale degli Usa sulla maggior parte dei settori in discussione. Una posizione che, finora, era stata sempre mantenuta “confidenziale” (a differenza della posizione europea, in gran parte pubblica).

Jorgo Riss, direttore di Greenpeace per l'Unione europea, ha dichiarato: "Questi documenti trapelati ci consentono uno sguardo senza precedenti sull'ampiezza delle richieste americane, che vogliono che l'Ue abbassi o aggiri le sue tutele dell'ambiente e della salute pubblica". Secondo l'esponente ecologista – citato dal quotidiano britannico The Guardian – "la posizione europea è brutta, ma quella americana è terribile", secondo lui, "si sta spianando la strada a una gara al ribasso negli standard ambientali, della salute e della tutela dei consumatori".

Leggendo i documenti, secondo Greenpeace, vengono confermate le preoccupazioni principali espresse dalla società civile e dalle Ong ambientaliste sul negoziato transatlantico, che appare soprattutto orientato ad abbassare, quando non a smantellare, gli standard attuali e futuri di protezione dell'ambiente e della salute applicati in Europa, e a dare alle lobby industriali e commerciali il diritto di accedere, influenzandoli pesantemente, ai meccanismi di decisione delle norme Ue fin dalle sue fasi preliminari, con un rischio evidente di stravolgimento del gioco democratico.

Inoltre, dai "Ttip papers" appare evidente che gli americani sono particolarmente aggressivi e determinati nel loro tentativo di costringere l'Ue a rinunciare al "principio di precauzione" come base per la gestione del rischio nell'approccio normativo riguardo alle politiche di protezione dell'ambiente e della salute. “Per gli Usa, se una sostanza sul mercato presenta un rischio, quel rischio va gestito. Per l'Ue, invece, quella sostanza va evitata, e, quando è possibile, sostituita con una sostanza alternativa meno rischiosa", ha spiegato sempre Jorgo Riss, sottolineando che "il principio di precauzione è iscritto nei Trattati Ue, ma sorprendentemente, non viene citato neanche una volta in queste 248 pagine, come se all'Ue non interessasse difenderlo”.

Il Ttip fra l'Unione europea e gli Stati Uniti, di cui si è da poco concluso il 12mo round negoziale a New York, è concepito per essere un ambizioso trattato di libero scambio di merci, servizi e investimenti fra i due lati dell'Atlantico. Un trattato che, se andrà in porto, creerà la più grande area di libero scambio del pianeta, sommando due economie che insieme, rappresentando oltre 800 milioni di persone, totalizzano, già oggi, oltre il 46% del Pil dell'intero pianeta. Un trattato in cui il commercio sarebbe solo la parte minore e le cui conseguenze sarebbero gigantesche e inciderebbero radicalmente sulla vita di entrambi i continenti. Un trattato sul quale, però, vi sono differenze radicali fra i due continenti nei rispettivi regolamenti in molte aree, dall'ambiente alle regole del mercato del lavoro, dalla proprietà intellettuale ai servizi finanziari.

A insospettire molti, a parte la segretezza con cui i negoziati vengono condotti, è la famosa clausola che permetterebbe alle multinazionali americane di citare gli Stati europei rei di limitare la loro attività presso una corte arbitrale (Vedi sempre nostro articolo "Cibo sano a rischio"). Inoltre, dai documenti emergerebbe anche che, per spingere all'accordo su maggiori importazioni di prodotti agricoli e alimentari americani in Europa, "Washington minaccia di bloccare le facilitazioni sulle esportazioni per l'industria automobilistica europea", secondo quanto scrive sempre la Sueddeutsche. "Allo stesso tempo gli americani attaccano i principi di fondo di precauzione della tutela del consumatore europeo - prosegue il quotidiano tedesco - che oggi proteggono 500 milioni di consumatori dall'ingegneria genetica negli alimenti e dalla carne trattata con ormoni".

Tutto sembra indicare, insomma, che questa trattativa, con la scusa di un'armonizzazione delle normative sul libero commercio, antepone il mercato e gli interessi privati a quelli della collettività e apre ad una riduzione degli standard sociali e ambientali.

Ma la cosa più sconcertante rimane il fatto che queste trattative si siano svolte, finora, a porte chiuse: Parlamenti nazionali e cittadini non sono adeguatamente informati su normative che potrebbero invece incidere sui loro diritti.

Contro il progetto del Ttip, pochi giorni fa, 250mila persone hanno manifestato in Germania. Il 7 maggio una manifestazione nazionale è prevista anche a Roma.

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