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A rischio i malati cronici. Vaccinarsi per prevenire

Nella stagione scorsa l’influenza ha colpito circa l’11% degli italiani, per un totale di circa 6.300.000 casi.

Le persone con malattie croniche pagano il prezzo più alto avendo un rischio quasi doppio, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare forme di influenza più severe.

L’unico modo per prevenire e combattere l’influenza è vaccinarsi, sia perché aumentano notevolmente le probabilità di non contrarre la malattia sia perché, in caso di sviluppo di sintomi influenzali, questi sono molto meno gravi. Nonostante questo l’infezione viene spesso sottovalutata e le coperture vaccinali, in particolare nei gruppi a rischio, sono sempre molto basse. Nella popolazione anziana al di sopra dei 65 anni le coperture sono infatti sotto il 50%.

Il vaccino cambia la sua composizione ogni anno sulla base delle indicazioni fornite dall’OMS circa i nuovi ceppi virali circolanti.

In Italia i vaccini antinfluenzali sono di 2 tipi: trivalenti (TIV) che contengono 2 virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e un virus di tipo B; un vaccino quadrivalente che contiene 2 virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e 2 virus di tipo B, entrambi “inattivati“  cioè non contengono particelle virali attive. La protezione indotta dal vaccino comincia due settimane dopo l’inoculazione e dura per un periodo di sei-otto mesi, poi tende a declinare. Per questo motivo, e perché possono cambiare i ceppi in circolazione, è necessario sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale all’inizio di ogni nuova stagione.

La vaccinazione è particolarmente raccomandata a tutti i soggetti di età >= 65 anni, ma anche a persone più giovani affette da patologie croniche che sono ad aumentato rischio di complicanze e persone esposte al contagio per ragioni professionali.

Tra le misure di prevenzione non farmacologiche, il lavaggio delle mani rappresenta sicuramente l’intervento preventivo di prima
scelta, ed è pratica riconosciuta, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ma solo con la vaccinazione si possono diminuire drasticamente le probabilità di contrarre la malattia o di sviluppare complicanze severe.

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