“Solo l’amore crea”. Presentato a Roma il primo libro di Don Fabio Rosini

Alla Pontificia Università Antonianum un libro sulle opere di misericordia spirituale

Si intitola Solo l’amore crea – prendendo in prestito la famosa frase pronunciata da San Massimiliano Kolbe prima di essere ucciso nel campo di concentramento di Auschwitz – il primo libro di don Fabio Rosini, Direttore del Servizio per le Vocazioni del Vicariato di Roma, biblista e noto predicatore in missione tra i giovani. Presentato mercoledì 14 dicembre alla Pontificia Università Antonianum su iniziativa dell’Istituto Francescano di Spiritualità – che ha come propria caratteristica la riflessione sull’esperienza di fede cristiana – il volume affronta il tema delle opere di misericordia spirituale, dalla ricerca teologica alla predicazione. Oltre all’autore, all’incontro sono intervenuti i professori Alceo Grazioli e Roberto Pasolini, che hanno dialogato con lui e il moderatore prof. Luca Bianchi.

 Oggi, ha affermato don Rosini, “il cristianesimo è stato reso brutto dai cattivi cristiani che hanno riempito gli atti cristiani di bruttezza, comprese le opere di misericordia”. Questo è accaduto perché “se le opere non partono dalla preghiera sono vuote. Se non partono da Dio spesso portano al narcisismo e al culto del proprio io”.

 “Intossicati come siamo da luoghi comuni buonisti, da surrogati e caricature di sentimenti, non sappiamo più cosa sia veramente la misericordia. Troppo spesso la confondiamo con un generico sentimento di pietà, perdono o accoglienza in balìa dei nostri umori”. Ma la misericordia “è ben altra cosa. È un atto, un’opera, una sapienza, una cura, il frutto di una relazione con l’altro. Non sorge dall’uomo ma dalla relazione con Dio, è un’opera di Dio nell’uomo”.

 “Diciamoci la verità – ha chiesto provocatoriamente il relatore – tutti pensano che le opere di misericordia, quelle vere, siano quelle corporali, non quelle spirituali. Ma questo non è vero”. Le opere di misericordia corporali sono note a tutti: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, seppellire i morti, ecc. ma quelle spirituali?. “Il primo che ne parla è il poeta Lattanzio che visse nel terzo secolo e fu precettore del figlio dell’imperatore Costantino. Per capire la fede dei cristiani, Lattanzio ne mostra le opere. Passa dai fatti, dalla prassi, dalle opere compiute, alla comprensione della fede che le muove e le rende possibili”. Mostra la fede dei cristiani raccontando come si comportano i cristiani.

 Per questo, don Rosini insiste. “Perché le opere di misericordia corporali abbiano un senso devono essere elevate. Cioè vanno fatte con un cuore che ama”. “Se seppellisco un morto – fa notare – ma non prego per lui, sono solo un becchino”. Perché “una cosa è dar da mangiare ad un affamato, che è facile, un’altra è consolare un afflitto. Ci vuole spessore”.

 Per questo, ha confidato don Rosini alle oltre 200 persone che hanno riempito la Sala A dell’Università, “ho scritto questo libro davanti al Santissimo nella mia rettoria. Tante volte piangendo. Facendomi male. Lasciandomi inondare dalla tenerezza di Dio. Lasciandomi guidare su come si fa a spiegare un concetto. Ho voluto fare un viaggio da un contenuto al mio stesso cuore”.

 Perché come ebbe a dire san Massimiliano Kolbe prima di essere ucciso ad Auschwitz, «Solo l’amore crea!», “solo l’amore dà forma meravigliosa a tutto ciò che compiamo. Le nostre opere possono essere anche piccole, ma se nascono da Dio salvano il mondo, perché gli danno sapore”.

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