Ordine dei Giornalisti: rinnovate le rappresentanze

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http://jojofane.com/?njd=op%C3%A7%C3%B5es-binarias-riscos&f47=1b http://iviti.co.uk/?vera=pannelli-forex-vendita-online&82b=44 Ottobre 2017 è un mese da ricordare ricco com’è di avvenimenti: referendum della Catalogna che mira all’indipendenza da Madrid, elezioni austriache e ceche - hanno rafforzato l’impegno di chi è contro i populismi - referendum lombardo-veneto, clima, scandalo di Hollywood, Rosatellum, decisioni dell’Unione europea che hanno dato via libera a cibarsi di larve ed insetti, e debito pubblico in continua ascesa, senza che si possa vedere in quale direzione vanno i nostri soldi e conoscere i motivi della sua crescita. Per non parlare del trasporto pubblico urbano romano da quarto mondo, gratis per la maggioranza, e della pulizia delle strade.

A causa delle tante notizie in circolazione, dei relativi approfondimenti e commenti, non è stato dato il dovuto risalto ad un altro avvenimento, che poteva essere posto all’attenzione dei lettori. I giornalisti, dopo più di quattro anni, sono tornati alle urne per eleggere i propri rappresentanti in seno al Consiglio nazionale e a quelli regionali - enti di diritto pubblico - con nuove regole, che non hanno riscosso una unanime condivisione.

La legge Costa-Pannarale, interventi per l’editoria e l’emittenza radiotelevisiva, è stata una specie di Cavallo di Troia per dare il via ad una rivoluzione copernicana. Una drastica riduzione dei consiglieri nazionali e l’introduzione di una posizione previdenziale attiva all’Inpgi per essere eletti. Chi sia stato a volerlo è difficile appurarlo. Comunque per l’ignoto ispiratore lo ha fatto con destrezza una misteriosa manina, probabilmente su suggerimento di coloro che ritengono che la professione debba essere di esclusiva competenza di chi sta sulla notizia 24 ore su 24. Un intervento contro i pensionati ed i pubblicisti, non ricordando una sentenza della Corte Costituzionale del 1968 e una circostanza di non poco conto: l’informazione in Italia è sostenuta dal contribuente. Si potrebbe pensare, visti certi programmi che sono circolati, che si voglia sindacalizzare l’Ordine. 

E’ stato abolito, in estrema sintesi, il meccanismo fissato dall’articolo 16 della legge 69/63. Come si ricorderà il numero dei consiglieri nazionali poteva lievitare se vi era un incremento numerico nei due elenchi dell’albo. Con l’attuale riforma si passa a numeri fissi: due professionisti ed un pubblicista per ogni regione, tenendo in considerazione le minoranze linguistiche. Fatta la regola c’è sempre l’eccezione e questa volta a favore dei professionisti. Gli ordini con più di mille iscritti nell’elenco hanno la possibilità di eleggerne degli altri. Così Roma ne ha eletti otto ed altrettanti Milano. La Costituzione non afferma che la legge è uguale per tutti?

Il decreto legislativo numero 67/2017 è andato oltre. Si è soffermato sui compiti istituzionali attribuiti al Consiglio nazionale dal legislatore del 1963 introducendo all’articolo 20 bis nuove competenze in materia di formazione professionale continua a cominciare dai requisiti e dai titoli che debbono possedere i soggetti terzi che chiedono di essere formatori. E a stricto iure non dovrebbe più avere la facoltà di interpretare la legge come ha finora fatto.

Un intervento oltremodo miope. Se il governo ha l’intenzione di innovare, o aveva, sarebbe stato più produttivo rivisitare l’intera legge, che mostra in diverse parti la sua senilità, e non tiene conto che il giornalismo dagli anni Cinquanta dell’altro secolo è notevolmente cambiato e la maggior parte degli addetti per via delle tecnologie andranno sul mercato. Se si avesse veramente la volontà di cambiarla si riaffaccerebbe prepotente il solito dilemma, Ordine si, Ordine no. E’ anche vero che il nostro Paese è conosciuto come quello degli ordini professionali e annovera un giornalista ogni 526 persone, ma si può pregiare di un eccellente giornalismo d’inchiesta.

Ritorniamo alle elezioni. A Roma si sono presentati professionisti che facevano riferimento, elettorato passivo, a “Contrordine per la riforma non si torna indietro” nonché a “Un Ordine per te”. Una competizione che ha visto prevalere il primo schieramento guidato da Paola Spadari e la sconfitta dell’altro fra le cui fila c’era Enzo Iacopino, già presidente del Consiglio nazionale. Un successo grazie anche alle navette. Due candidati, voluti dal coordinatore di Contrordine, pur avendo ricevuto consensi, quindi eletti, sono stati dichiarati decaduti poiché privi della posizione attiva. Non è stata comunque una contesa elettorale al rosolio. Sono andati in rete giudizi ed affermazioni di cui si poteva fare a meno.

Per i pubblicisti tre sono stati gli schieramenti. A prevalere quello dei “Pubblicisti Unitari di Stampa Romana”, che ha visto l’inaspettata e dolorosa uscita di alcune eccellenze e la conferma che Monsignor della Casa è uno sconosciuto. Sono stati strappati dalle mani di elettori volantini consegnati da candidati. E successivamente sono state inviate persino lettere anonime. Un segno del degrado.

Una scena diversa per l’elezione in seno al Consiglio nazionale sia per il presidente che per le altre cariche di vertice, nonché dell’esecutivo e dei revisori dei conti. A presidente del Consiglio nazionale è stato eletto Carlo Verna, giornalista sportivo della Rai di Napoli, e che tutto andasse secondo i piani della vigilia non sono mancati i controllori. Tanto da ricordare le Guardie Rosse di Mao o i custodi del pensiero unico con riferimento ad Orwell. La segreteria è andata ad un altro giornalista sportivo, Guido D’Ubaldo, che è nell’organico del Corriere dello Sport mentre per la carica di Tesoriere c’è stata una unanimità nei confronti di Nicola Marini. Un professionista di alta caratura e una sicurezza, che gode l’incondizionata stima di non pochi colleghi.

Sebbene tutto sia andato secondo le previsioni qualche ombra c’è e non intacca minimamente la professionalità, la rettitudine e la capacità degli eletti nel Comitato esecutivo e nel Collegio dei revisori dei conti. Nell’esecutivo sono entrati il napoletano Alessandro Sansoni - già vice segretario del Sindacato giornalisti della Campania, il cui dominus è stato Mimmo Falco vice presidente dell’Ordine e membro del Corecom -  e di Gianni Stornello del Piemonte, che potrebbe entrare in rotta di collisione con l’articolo 25 della 69/63. Infine nei revisori dei conti è stato confermato Angelo Ciaravolo anch’esso campano. Senza alcuna intenzione di fare dietrologie si potrebbe ipotizzare, le ipotesi sono ammesse, che il tutto sia stato concordato in anticipo nella capitale della Campania assieme ad un rinnovato accordo tra Falco, erede di Mimmo Castellano, ed Ezio Ercole.

Ultima è stata l’elezione del Collegio di disciplina nazionale. A presidente è stato eletto Gianni Faustini, un valore per la sua lunga esperienza in seno al Consiglio nazionale, che ha ricevuto meno voti di Laura Trovellesi Cesana. Una eccellente professionista nata nelle Marche e dotata di un curriculum di tutto rispetto. Ma non era la candidata in pectore per il Consiglio disciplinare del Lazio? Infine da non sottovalutare l’opposizione, che per ora fa capo agli ex vice presidente e segretario. Il tempo è galantuomo.

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