Europa 2020: i nodi vengono al pettine

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  http://iviti.co.uk/?vera=pannelli-forex-vendita-online&82b=44 A quasi due anni dalla scadenza, il successo della strategia comunitaria appare sempre più improbabile

Nel 2010 si sperava di ridurre la povertà in Italia di almeno due milioni di individui nell’arco di dieci anni, mentre a distanza di sette anni questi sono aumentati di tre milioni, parliamo di cinque milioni di poveri in più del previsto.

Nel corso del 2010, l’Unione Europea ha stabilito una strategia congiunta, denominata go here Europa 2020. Tale strategia, attraverso delle linee guida comuni, si è prefissata di favorire la crescita economica e occupazionale di tutti i suoi membri, Italia compresa. Gli obiettivi prefissati sono legati al mercato del lavoro, agli investimenti in ricerca e sviluppo, alla sostenibilità energetica, alla riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce e a un calo delle persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione.

A quasi due anni dalla scadenza, il successo della strategia 2020 appare sempre più http://wcminerals.com.au/?gvozd=vantage-binary-options-review&68a=1b improbabile e gli obiettivi che la compongono sembrano raggiungibili solo in maniera parziale. Per quanto concerne l’Italia, l’obiettivo della strategia era di ridurre di almeno 2 milioni di unità il numero complessivo di poveri dal 2010 al 2020, e passare da un numero di 14 milioni 891 mila a circa dodici, massimo tredici milioni. 

Dati alla mano, il numero di persone in Italia a rischio povertà è purtroppo aumentato in questo arco temporale, passando da quattordici a cytotec no rx in us 17milioni 469 mila. Tra questi, coloro che attualmente vivono in uno stato di get link povertà assoluta, ovvero incapaci di provvedere ai bisogni di base, sono passati da 1 milione 789 mila nel 2007 a http://fisflug.is/?yrus=trading-avec-iqoption&d37=29 4 milioni 742 mila nel 2016, un incremento del 165.2% in circa 10 anni.

Come sottolinea il rapporto CARITAS 2017, le categorie più svantaggiate sono i giovani, i disoccupati, le famiglie con figli minori e i nuclei di stranieri. Con l’aumento della disoccupazione è aumentato il numero di persone con basso reddito o che vivono in famiglie senza lavoro, provocando un aumento della deprivazione materiale e un abbassamento del reddito familiare. La metà (48,7%) di coloro che vivono in povertà assoluta si trova nella fascia d’età http://www.bgroads.com/?prosturadlo1=iqoption-tradare-in-otc-anche-il-sabato&4c2=32 0-34 anni, un vero http://sharepointhoster.com/ristorko/1135 esercito di poveri; i giovani in età lavorativa da questo punto di vista appaiono in una situazione paradossalmente più vulnerabile della fascia anziana della popolazione, che per l’80% dei casi risiede in case di proprietà, e comunque allo stato attuale appare, nella maggior parte dei casi, tutelata dal sistema previdenziale.

Alla luce dei mutamenti sociali, economici e culturali di questa Nazione, i giovani, nati tra gli anni ottanta e il duemila sembrano costituire una nuova e impercettibile categoria di vulnerabili; sono costoro i figli di una generazione che, godendo di un boom economico e di una effimera crescita industriale, ha lasciato in eredità non solo una http://mediaeffectivegroup.pl/?jiiopaa=opcje-binarne-dla-bystrzak%C3%B3w&37e=84 stagnazione economica e scarse opportunità occupazionali, ma peggio, una povertà di tipo morale, che si identifica nel sempre più marcato individualismo.

Una società materialmente povera, in questo modo, si aggrava di una scarsa trasmissione di quei valori, come l’umiltà, la coesione e il senso di appartenenza, necessari nelle situazioni di crisi, mettendo al loro posto una mentalità altresì individualistica, a tratti narcisistica, la quale genera una struttura sociale dove tutti vogliono arrivare al meglio, ma in pochi hanno i mezzi per raggiungerlo; a prevalere è un Durkheimiano sentimento di anomia, che se non controllato, attraverso una sana e collettiva autocritica, è facile che porti a un suicidio della società stessa.

 

AUTORE DELL’ARTICOLO: Dott. Marco Matteoli, medico chirurgo, specialista in diagnostica per immagini e medico volontario della Croce Rossa Italiana. Attualmente studente di cooperazione internazionale e sviluppo presso l’università di Roma “Sapienza”.

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