La «coraggiosa rivoluzione culturale» che Francesco vuole per le Università cattoliche

Pubblicata la nuova Costituzione Apostolica Veritatis gaudium
Il Papa: «c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade»

 

Porta la data del 29 gennaio la nuova Costituzione apostolica Veritatis gaudium con cui Papa Francesco riforma gli studi delle facoltà ecclesiastiche nelle Università cattoliche, aggiornando Sapientia Christiana firmata nel 1979 da Giovanni Paolo II.

Quattro i criteri di fondo su cui concentrare il cambiamento secondo Francesco: identità cristiana fondata sul kerygma, dialogo a tutto campo, inter- e trans-disciplinarietà, “fare rete” tra le diverse istituzioni. L’obiettivo è quello di stimolare «quel rinnovamento sapiente e coraggioso che è richiesto dalla trasformazione missionaria di una Chiesa ‘in uscita’».

«Oggi – spiega Francesco – non viviamo soltanto un’epoca di cambiamenti ma un vero e proprio cambiamento d’epoca, segnalato da una complessiva ‘crisi antropologica’ e ‘socio-ambientale’ nella quale riscontriamo ogni giorno di più ‘sintomi di un punto di rottura, a causa della grande velocità dei cambiamenti e del degrado, che si manifestano tanto in catastrofi naturali regionali quanto in crisi sociali o anche finanziarie’». Francesco chiede di «cambiare il modello di sviluppo globale» e di «ridefinire il progresso» e per questo, insiste, «c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade». Occorre, specifica il Papa, «un radicale cambio di paradigma, anzi – mi permetto di dire – una coraggiosa rivoluzione culturale». Le Università e le Facoltà ecclesiastiche di tutto il mondo, sono chiamate a portare «il decisivo contributo del lievito, del sale e della luce del Vangelo di Gesù Cristo e della Tradizione viva della Chiesa sempre aperta a nuovi scenari e a nuove proposte».

Riguardo il primo criterio, l’identità cristiana fondata sul kerygma, il Papa chiede che venga riconosciuta e approfondita «la formazione a una cultura cristianamente ispirata» che sia in grado di scoprire «in tutta la creazione l’impronta trinitaria che fa del cosmo in cui viviamo ‘una trama di relazioni’ in cui ‘è proprio di ogni essere vivente tendere verso un’altra cosa’, propiziando ‘una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità’». «c’è un segno che non deve mai mancare – ammonisce Francesco – l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via. Questa opzione deve permeare la presentazione e l’approfondimento della verità cristiana».

Per quanto riguarda il secondo criterio, il dialogo a tutto campo, si tratta di promuovere ed incentivare la cultura dell’incontro «tra tutte le autentiche e vitali culture» per «tessere relazioni con gli studiosi delle altre discipline, siano essi credenti o non credenti», cercando «di ben intendere e valutare le loro affermazioni, e di giudicarle alla luce della verità rivelata».

Come anche la inter- e trans-disciplinarietà, il terzo criterio, che tende ad «offrire, attraverso i diversi percorsi proposti dagli studi ecclesiastici, una pluralità di saperi, corrispondente alla ricchezza multiforme del reale nella luce dischiusa dall’evento della Rivelazione». Un criterio dall’enorme significato «anche in rapporto al frammentato e non di rado disintegrato panorama odierno degli studi universitari e al pluralismo incerto, conflittuale o relativistico, delle convinzioni e delle opzioni culturali».

Il quarto criterio, “fare rete”, significa attivare «le opportune sinergie anche con le istituzioni accademiche dei diversi Paesi e con quelle che si ispirano alle diverse tradizioni culturali e religiose, dando vita al contempo a centri specializzati di ricerca finalizzati a studiare i problemi di portata epocale che investono oggi l’umanità, giungendo a proporre opportune e realistiche piste di risoluzione».

Auspicio di Francesco è che la ricerca condotta nelle Università cattoliche possa sviluppare quella «apologetica originale» indicata nella Evangelii gaudium, che aiuti «a creare le disposizioni perché il Vangelo sia ascoltato da tutti» per far fronte alla «grande sfida culturale, spirituale ed educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione».

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