Economia italiana: è crisi?

Giovani costretti alla fuga e risparmiatori in affanno. Le scelte difficili per uscire dal tunnel

 

I giovani italiani avranno una posizione sociale ed economica peggiore di quella delle precedenti generazioni. Così non resta che fuggire. Una sorta di exit strategy. Un viaggio della speranza che tradisce un clima difficile e di grande inquietudine nel rapporto tra giovani e mondo del lavoro. Questo è uno degli aspetti che emerge dalla XXIX rilevazione Demos-Coop per l’Osservatorio del capitale sociale degli italiani. In particolare, l’oggetto sono le scarse opportunità offerte dal mercato del lavoro e dall'andamento dell'economia nazionale. Si tratta di un ragionamento razionale dettato da concrete valutazioni sulle difficili prospettive future con cui i giovani e le famiglie devono fare i conti.

Altro importante elemento è il dilemma dei risparmiatori: gli italiani, in buona parte, sono sempre stati un popolo di risparmiatori. Ora l'Istat ha confermato che la crescita italiana è in forte rallentamento. Di conseguenza, anche l'occupazione, come precedentemente menzionato, decresce, sia pure di poco. Si tratta, oggi come oggi, di un fenomeno largamente collegato a quanto avviene al di fuori dei nostri confini: la minaccia dei dazi doganali da parte di Trump, l'ascesa del prezzo del petrolio e di materie prime, le incertezze in Asia. L'Italia è la prima a risentire dei segnali di rallentamento. Questo dipende dalle storiche inefficienze del sistema economico e dell'incapacità dei nostri governi di varare, in tempi accettabili, politiche volte ad innalzare il potenziale di crescita. I finanziatori esteri, ma in particolare italiani, con queste prospettive saranno disponibili a continuare ad acquistare i nostri Bot per finanziare le nostre spese? E se si, a quali tassi di interesse?

Se venisse meno la fiducia verso la nostra capacità di ripagare il debito, molti investitori uscirebbero dal mercato italiano, i tassi di interesse schizzerebbero alle stelle, non solo per i titoli pubblici ma anche per i prestiti richiesti dai privati. In questo modo qualsiasi beneficio sociale verrebbe vanificato da una inflazione senza controllo, da una crisi catastrofica e da un aumento della disoccupazione. E non si tratta di mercati senza cuore, ma di investitori che vogliono mettere al sicuro i loro risparmi. 

Altro elemento importante è, aldilà della crisi economica, in un paese come l'Italia vessato dalla crisi e con il tasso di disoccupazione altalenante (ma spesso in crescita), la ricerca di lavoro diventata una costante, mentre le opportunità occupazionali latitano e le spese da sostenere sempre più alte. Le famiglie italiane si trovano strette in una forbice: la pressione fiscale e l'arrivare a fine mese.

In questo quadro di crisi che persiste ormai da anni, c'è un ulteriore fenomeno che ha preso piede traendo giovamento proprio dalle difficoltà: il lavoro irregolare o lavoro "nero" e più in generale la c.d. economia sommersa.

Allora, per valutare l'effettiva crisi economica bisognerebbe capire quanto vale l'economia sommersa.

L'analisi, tra le altre, della Cgia di Mestre riscontra che l'economia che non conosce crisi e anzi storicamente cresce proprio in periodi di crisi è proprio quella sommersa e/o illegale: vale miliardi. Essa occupa una fetta sempre più rilevante del reddito nazionale, ed anche per questa ragione il peso del fisco sui contribuenti onesti sale oltre il 50%.

È evidente che con un peso fiscale simile sarà difficile trovare slancio per ridare fiato all'economia del Paese in una fase dove la crescita rimane ancora molto debole e incerta. Le aspettative negative di cittadini e imprese potrebbe aver portato ad un aumento della parte celata dei guadagni tascabili, un più forte ricorso al sommerso ed al lavoro nero e, anche, ad un aumento dei rischi di slittamento dentro l'economia illegale.

Evidente, quindi, appare concludere questa analisi: se effettivamente vi è un’economia sommersa di tale portata e ben radicata nel nostro Paese (tale da non permettere allo stesso di poter dare uno slancio all'economia) con il conseguente aumento di imposte e tasse, stato di disoccupazione dei giovani, eventuale perdita di investitori, potrebbero bastare i bonus o i redditi di cittadinanza o qualsiasi altro incentivo per uscire dalla crisi? Non resta che attendere.

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