Italia: ponte di pace

Storia e posizione fanno del nostro Paese un interlocutore privilegiato

 

Il 21 settembre scorso nella prestigiosa Sala Zuccari del Senato è stato presentato il nuovo progetto dell’Associazione Interreligiosa per la Pace e lo Sviluppo (IAPD). Recentemente avviato, questo progetto mira all’integrarsi degli sforzi da parte di politica, società civile e mondo delle fedi, perché insieme costruiscano un percorso di armonia e coesione sociale, creando presupposti e spazi per la conoscenza fra i popoli,  sconfiggendo i pregiudizi.

L’obiettivo dell’incontro, svoltosi in concomitanza del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e organizzato dalla Federazione Internazionale per la Pace (UPF), la Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo (WFWP) e l’Associazione Internazionale dei Parlamentari per la Pace (IAPP) è  promuovere con forza la pace come il diritto per eccellenza, da perseguire con volontà e determinazione.

Ma come è difficile parlare di pace quando mezzo mondo è ancora alle prese con conflitti irrisolvibili? Non a caso è stata scelta questa data, stabilita dalle Nazioni Unite anni fa per ricordare alle istituzioni le proprie responsabilità ed il lavoro che ancora bisogna fare per raggiungere un traguardo di pace. Pace, infatti, non è solo l’assenza di guerra, ma abbondanza, libero commercio, prosperità ed uguaglianza, caratteristiche alle quali ognuno di noi ha diritto e possibile accesso anche se così non sembra.

Il nostro Paese, per la sua storia e per la sua posizione geografica può davvero diventare un “ponte di Pace” per l’area del Mediterraneo e per l’Europa intera se questa nuova task force riuscirà ad attivare i meccanismi essenziali per soluzioni concrete e praticabili ai problemi più critici del nostro tempo.

Per garantire un futuro prospero e sicuro all’intera famiglia umana bisogna insistere sul dialogo, sulla giustizia e su incontri conoscitivi fra le popolazioni ancora in guerra, un lavoro costante che può essere facilitato da figure governative esterne. A questo proposito il senatore Rampi, coordinatore dell’IAPP Italia ha affermato “In un momento così difficile l’impegno di ognuno di noi può tenere aperte e rafforzare le prospettive di pace. Per questo il ruolo dei rappresentanti dei popoli nonché quello dei ministri di culto è fondamentale.”

Ogni uomo è responsabile della sua pace e della pace intorno a sé che diventa contagiosa come i cerchi di un sasso gettato in uno stagno.

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