In Polonia Cop24, Conferenza Onu sul clima

Dai dati presentati, un campanello d’allarme per il futuro di un’intera generazione

 

Dal 3 al 14 dicembre, a Katowice in Polonia, si svolge la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, Cop24.

L’evento è presieduto da Jan Szyszko, Ministro polacco dell’Ambiente, e saranno presenti oltre 30.000 delegati provenienti da tutto il mondo insieme a ministri e capi di governo di Paesi responsabili della crisi climatica. 

La conferenza quest’anno è ospitata dalla Polonia uno dei Paesi, forse il più importante, che maggiormente sfrutta le fonti fossili in Europa. E proprio in una regione dove ha sede una grande azienda del settore del carbone. L’80 per cento dell’energia elettrica in Polonia, infatti, viene prodotto da centrali che sfruttano carbone e altri combustibili fossili, così come gli impianti per il riscaldamento degli edifici (addirittura 4 case su 5). Ma la contradizione nella contraddizione è il fatto che l’attuale governo polacco non sembra avere intenzione di cambiare le cose e ha di recente annunciato la costruzione di una nuova centrale a carbone, raccogliendo forti critiche da parte degli ambientalisti e di altri paesi europei impegnati invece nella difficile e costosa conversione verso forme di produzione di energia elettrica più pulite.

Il tema portante sarà “Changing Together” “Cambiamo insieme”, come invito a seguire e raggiungere gli obiettivi prefissati dagli accordi di Parigi. Nel 2020, infatti dovrà essere operativo l’Accordo di Parigi sul clima e dovranno essere prese una serie di decisioni e azioni concrete per fronteggiare il riscaldamento globale. 

La Conferenza affronterà tre punti salienti: il “Rulebook Paris” dove si troveranno le regole dell’accordo da seguire; appropriato supporto finanziario ai Paesi più poveri rispetto agli impegni rivolti alla riduzione delle emissioni; e far in modo che diminuiscano i livelli della CO2.

Il rapporto dell’IPCC, Gruppo Intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico dell’ONU, porta a chiarire gli ‘eventuali’ dubbi sulla grandezza del disastro che avverrà nei prossimi anni se non ci sarà un forte, deciso e concreto cambiamento di rotta da parte dei Governi dei Paesi di tutto il mondo. 

Secondo questo rapporto nel decennio dal 2006 al 2015, la temperatura media è aumentata di 0,87° rispetto a quella globale dell’epoca pre-industriale (1850 – 1900). I ricercatori affermano che c’è un urgente bisogno di radicali cambiamenti in tutti i settori e che devono diminuire intorno al 45% le emissioni di carbonio provocate dall’uomo entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010.

Se ciò non accadrà, quello che ci si prospetta saranno lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento delle ondate di calore, la siccità, le inondazioni, le frane, l'innalzamento del livello dei mari, tsunami e uragani sempre più frequenti. 

Immediata conseguenza alle devastazioni ambientali, come predicono e predicano da anni gli esperti in materia saranno la scarsità delle risorse idriche e la carestia dei raccolti. Tutto ciò porterà a una scarsa disponibilità dell’acqua e del cibo, per gli esseri umani e per gli animali, costringendoli a una migrazione forzata. 

Per farci un’idea del fenomeno basta pensare che l’attuale flusso migratorio rappresenta solo il 5% di quello che potrebbe essere.

Michelle Bachelet dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, in una lettera aperta indirizzata a tutti gli Stati che parteciperanno alla Conferenza sul cambiamento climatico in Polonia dice: “Nazioni, ecosistemi, popolazioni e modi di vivere potrebbero semplicemente cessare di esistere” e poi “..è necessario che tutti lavorino individualmente e collettivamente per regolamentare le emissioni di gas serra, per destinare risorse sufficienti all'attenuazione dei cambiamenti climatici e per assicurare l'effettiva partecipazione di tutti al miglioramento del clima”.

Tutti, ovviamente, speriamo che dagli studi e dagli allarmi, finora inascoltati o sottovalutati, si passi finalmente alla fase operativa, per risolvere la pericolosa situazione o cercare di mitigare il trend, che attualmente sembra inarrestabile.

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