Tornano le “24 ore per il Signore”. Perdono, preghiera e riflessione in tutte le Diocesi del mondo

Mons. Fisichella: “Se non avessimo la dimensione del perdono significherebbe che in qualche modo viene anche meno la dimensione dell’amore”

Papa Francesco, venerdì 29 marzo, alle ore 17.00 darà inizio alla cerimonia penitenziale all’ormai tradizionale “24 ore per il Signore”, nella Basilica di San Pietro. Lo ha ricordato ieri, al termine dell’udienza del mercoledì in Piazza San Pietro, auspicando la partecipazione attiva dei fedeli. “Quanto sarebbe significativo che anche le nostre chiese, in questa particolare occasione, fossero aperte a lungo, per chiedere la misericordia di Dio ed accoglierla nel sacramento del perdono”.

L’iniziativa, giunta alla sesta edizione, è promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione ed ha come motto la frase tratta dal Vangelo di Giovanni: Neppure io ti condanno (Gv 8, 11). Si tratta di un invito alla conversione personale che la Chiesa rivolge al popolo di Dio nella IV Domenica di Quaresima. Una due giorni di riflessione, adorazione e preghiera che lo stesso Papa Francesco, nella lettera Apostolica Misericordia et Misera, aveva indicato come “occasione propizia” per restituire al Sacramento della Riconciliazione “il suo posto centrale nella vita cristiana”.

È lo stesso Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, Mons. Fisichella che, intervistato da Radio Vaticana, ha spiegato le ragioni dell’iniziativa. La cerimonia penitenziale è un momento “profondo di adorazione eucaristica nel silenzio, nella pregheria, dove ognuno può ritrovare se stesso, pensare sulla propria vita e poi da lì, accostarsi al sacramento della confessione in modo da poter sperimentare in prima persona la misericordia di Dio. ‘Neppure io ti condanno’ significa che nessuno davanti al Signore troverà un giudice, ma troverà piuttosto un padre che lo accoglie, lo consola e gli indica anche il cammino per rinnovarsi”.

Oggi più che mai è forte il bisogno di perdono, nella società, nella Chiesa, nelle famiglie. Lo stesso Mons. Fisichella ha definito il perdono come “segno dell’amore”. “Se non avessimo la dimensione del perdono significherebbe che in qualche modo viene anche meno la dimensione dell’amore, perché nessuno di noi è perfetto. Ognuno di noi sa che alla fine ha bisogno di essere perdonato e di diventare a sua volta strumento per gli altri. Ma il perdono, ha sottolineato l’Arcivescovo, “è il culmine dell’amore”. “Quando si ama, non solo si prendono le colpe su di sé, ma si è anche disposti a fare in modo tale che la persona amata possa di nuovo riprendere una vita di comunione, di relazione piena, perfetta. ‘24 Ore per il Signore’ testimonia proprio questo”.

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