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Società

Botte da ULTRAS

Collaboratori occasionali

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 Psicologia dello sport per debellare la violenza negli stadi

di Gabriele Malvestiti

Oramai le notizie sulle violenze compiute nell’ambito degli stadi  italiani sono all’ordine del giorno. Una abitudine pessima che viene quasi tollerata dalla maggioranza dei presidenti dei club professionistici diventati ormai ostaggio di gruppi di energumeni  che dettano la loro legge fatta di violenza e di intolleranza pienamente consapevoli di una scontata e sostanziale immunità da qualsiasi tipo di punizione. Si va allo stadio semplicemente per sfogare il proprio odio nei confronti degli avversari alimentando in continuazione situazioni derivanti spesso da una insoddisfazione e da un rancore che nasce prevalentemente da realtà di frustrazione covate nel corso della settimana e non necessariamente di natura sportiva. L’impotenza di fronte a palesi o credute tali, ingiustizie durante la partita, incrementa il desiderio di una risposta aggressiva su un oggetto esterno (cose e o persone). L’enfasi mediatica spesso privilegia questo tipo di situazioni e le amplifica  fino alla distorsione dell’informazione  ed alimenta e tiene viva l’emozione, il sentimento, anche nelle sue parti deteriori. Una prima cosa da fare è rispondere ad una domanda: siamo veramente disposti a diminuire il coinvolgimento emotivo in una partita di calcio? Se la risposta è affermativa  naturalmente bisogna  fare in maniera che le cose vengano modificate attraverso una serie di accorgimenti che possono influire anche se   c’è un prezzo da pagare. Per esempio un seguito più eterogeneo ma meno fedele . Non volendo attribuire le cause del malessere alla società attuale (anche se in parte è così, ma è troppo comodo ), e considerando limitante il pensare agli ultrà come persone disturbate che in ogni caso agirebbero con comportamenti antisociali ecco cosa sarebbe  possibile fare dal punto di vista della psicologia dello sport. Tre sono gli ambiti principali di studio e di successiva messa a punto di interventi con cui credo si dovrebbe cominciare: 1 – formazione ed educazione nelle scuole calcio, effettiva e verificata, non solo sulla carta (azione preventiva coinvolgendo tutte le figure) 2 – diminuzione dell’enfasi emotiva su una partita presentata più come un duello che come un evento sportivo (lavoro sulla comunicazione) 3 – analisi ed interventi per abbassare l’impatto emotivo prima dell’ingresso allo stadio e durante le partite (azione sul territorio). Naturalmente i tre ambiti richiedono uno studio accurato ed un confronto interdisciplinare, con verifiche in itinere. Alcuni effetti potrebbero vedersi in tempi brevi, altri innescano processi di cambiamento che potranno essere valutati dopo anni. Questo, per dire che non siamo impotenti e che non mancano strumenti. Le scelte del come, per quanto tempo e con chi svolgerle, non dipendono solo dalla psicologia dello sport, ma da altre istituzioni coinvolte e da altre volontà.

immagine da: ilsaltodirodi.com

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Società

Sposarsi in streaming: la soluzione anti-assembramento

30 invitati in chiesa, oltre 80 in diretta streaming, quello di Iolanda e Daniel è stato un sì che non ha rinunciato alla condivisione

Marco Matteoli

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Lei di Roma, lui di Città del Messico, una cerimonia durata circa due ore presso la basilica di Nostra Signora di Guadalupe e SanFilippo Martire, in un quartiere di Roma, in zona Aurelia. In questo periodo storico, ricco di imprevisti, restrizioni e divieti di assembramento, sposarsi senza rinunciare a condividerne le emozioni con i propri affetti, sembra quasi fantascienza. La tecnologia tuttavia, in questa circostanza, è riuscita ad accorciare le distanze da Roma a Città del Messico, dove ben 60 parenti ed amici dello sposo ed altri 20 della sposa hanno assistito attraverso la loro webcam o i loro smartphone e sono stati proiettati in diretta nel grande schermo della chiesa.

Una assistenza tecnica con 4 telecamere connesse a un apparecchio portatile per la regia, e uno streaming che ha garantito la visione online di quello che sarà il filmato del matrimonio a una media di 72 utenti per oltre 128 minuti di diretta su piattaforma Zoom; una soluzione anti assembramento che con larga probabilità rappresenta un apripista per ulteriori esperimenti nel campo.

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Società

Quando Hallowen diventa festa di aggregazione sociale

Per beneficenza l’evento mediatico online organizzato dell’Accademia dello Stile di Irina Tirdea

Paolo Castiglia

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Si è potuta fare una festa di Halloween a distanza, ma positivamente improntata alla beneficenza. Non sarà magari una celebrazione proprio al centro della nostra tradizione italiana, ma la manifestazione organizzata via web dall’Accademia dello Stile IRIS di Irina Tirdea, e trasmessa dalle sponde del lago di Lecco, ha avuto un valore importante di beneficenza e di sostegno alla disabilità e agli artisti, per cui non ha smarrito, ma anzi, ha valorizzato e promosso i valori a cui tutti teniamo in questi giorni, in cui pensiamo anche a festività che ci ricordano i nostri santi e i nostri morti.

abato 31 ottobre ecco allora tutti mascherati e felici, ovviamente a distanza web.. nello stile e nella bontà… anche per dimenticare per qualche ora questa terribile emergenza che stiamo vivendo, ovviamente in sicurezza vista la distanza mediatica. Quello che dalle ore 16 si è tenuto grazie all’impegno della Tirdea, è stato un evento di alto livello artistico, culturale e di promozione dalla tutela delle disabilità, all’interno di un contesto festoso che ha coinvolto i bambini e non solo, con tante sorprese colorate e la premiazione del miglior costume di Halloween. Di forte impatto emotivo la Mostra D’Arte per i bambini con disabilità e poi premio per il miglior costume per Halloween anche per i grandi.

Sul fronte dello stile ci sono state dimostrazioni di make up e hair style, mostra d’arte, sfilate di moda, con spettacolo di Halloween e musica, buona cucina italiana per trovare la giusta allegria. Motore e cuore pulsante di tutto ciò, l’entusiasmo professionale proprio di Irina Tirdea, leader di questa che si presenta come una strategica iniziativa di comunicazione e promozione culturale, oltre che di marketing editoriale per il settore moda.
Quella di Irina Tirdea è una storia da raccontare e per molti, nell’ambiente della moda e dello stile, un percorso da seguire. Nella sua televisione IRIS, e nei suoi numerosi spazi social e internettiani, punta a dare lezioni di stile con abiti e accessori, ma con una punta di orgoglio questa comunicatrice e giornalista diventa spesso anche modella lei stessa, con un gioco di contaminazione mediatica che è molto particolare.

Quello che emerge seguendo Tirdea, è una delicata, ma potente immagine di donna, di cultura, di contaminazione di stili in una storia e percorso artistico che, come nella serata di Hallowen, diventa sociale e di promozione sociale.

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Società

Internettologi alla ricerca del complotto della falsa emergenza sanitaria

C’è un limite tra complottismo “innocuo” e mistificazione della realtà. Questo è il commento dell’ex Ministro della Salute Giulia Grillo alla nuova tendenza del momento, la ricerca del triage vuoto.

Marco Matteoli

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Sono le ore 16.00 del 31 ottobre 2020, i pazienti in attesa presso il pronto soccorso del Policlinico Casilino di Roma sono 17, in trattamento ci sono 51 pazienti e 31 pazienti attendono ricovero. Questi dati sono alla portata di tutti e possono essere osservati semplicemente cliccando sul sito del sistema sanitario regionale del Lazio (https://www.salutelazio.it/pronto-soccorso).  Ogni cittadino, o qualunque feticista dei dati, può conoscere la situazione dei pronto soccorsi in tempo reale, senza scomodarsi e andare di persona a fotografare i triage e rischiare di interrompere il servizio pubblico (Art. 340 C.P.).

Questo tuttavia non può bastare a chi vede complotti anche nel pane che cade a terra sul lato imburrato, e dunque nelle ultime ore si stanno moltiplicando a vista d’occhio gruppi Facebook che incitano i cittadini ad andare, magari nel cuore della notte, nei triage dei pronto soccorsi e fotografare angoli vuoti o infermieri intenti a fumare una sigaretta, in modo da provare al mondo che non esiste alcuna emergenza sanitaria.

Lo leggiamo su vari twitt pubblici di Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio, che, attraverso una sorta di chiamata alle armi, chiede ai cittadini di inviargli foto e video di pronto soccorsi vuoti. Il twitt di Barillari finisce addirittura nel mirino di Taffo, la nota agenzia funebre, famosa per il suo black humor, prende apertamente le distanze con la posizioni del consigliere. <<Noi siamo un’agenzia funebre e questo non rientra nel nostro piano editoriale, ma questo è inaccettabile>> scrive Taffo. <<Stanno morendo più di 200 persone al giorno. Segnaliamo in massa questo soggetto per fargli chiudere l’account?>> è la richiesta dell’agenzia funebre su twitter. 

Anche l’ex ministro della salute Giulia Grillo si è pronunciata a riguardo, sostenendo in una dichiarazione pubblica su Facebook quando segue: <<C’è un limite tra complottismo ‘innocuo’ e completa mistificazione della realtà con risvolti quasi, se non del tutto, eversivi.

Non si tratta soltanto di offese nei confronti di tutto il personale medico e sanitario, si tratta di gesti che istigano all’odio e che dovrebbero essere perseguibili, tanto più che partono da gruppi ben organizzati che si fomentano a vicenda nelle chat Telegram e Signal>>.

Si è aperto il capitolo più disgustoso dall’inizio della pandemia ad oggi, e a cavalcare l’onda dell’indignazione e delle angosce collettive sono sempre i soliti noti, sia nell’ambito dell’informazione che politico, foraggiati da utenti che in preda all’infodemia non riescono più a distinguere cosa è reale da cosa è finzione, o peggio, parziale.

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