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Società

Il tabù del suicidio tra le forze armate

Marco Matteoli

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Un silenzio quasi assordante, ai limiti del tabù, è ciò che emerge quando si parla di suicidi o tentati suicidi tra i militari delle forze armate italiane

La figura del militare è una figura che per definizione ispira forza, sicurezza e protezione. È naturale che tali aspettative rendano molto difficile pensare che una figura simile possa essere capace di levarsi la vita in maniera volontaria, anzi sembra quasi un paradosso…

Un silenzio quasi assordante, ai limiti del tabù, è ciò che emerge quando si parla di suicidi o tentati suicidi tra i militari delle forze armate italiane

La figura del militare è una figura che per definizione ispira forza, sicurezza e protezione. È naturale che tali aspettative rendano molto difficile pensare che una figura simile possa essere capace di levarsi la vita in maniera volontaria, anzi sembra quasi un paradosso.

Il Suicidio costituisce la terza causa di morte tra le forze armate, preceduta dagli incidenti e dalle malattie. Storicamente in Italia il picco dei suicidi tra i militari è avvenuto nel 1986 quando ancora c’era la leva obbligatoria [i].

L’osservatorio epidemiologico della Difesa dal 2006 al 2014 ha riportato 155 casi di suicidi, per la maggior parte sono stati militari dell’arma dei Carabinieri e dell’esercito, mentre in minor misura i militari suicidi facevano parte della Marina e dell’aeronautica[ii].

I casi di suicidio riguardavano prevalentemente i militari di truppa e i sottoufficiali, in una minoranza gli ufficiali. Più frequentemente l’età era compresa tra i 40 e i 50 anni.

Le cause del suicidio tra i militari sono multifattoriali, da disagi psicologici a malattie psichiatriche vere e proprie passando per traumi cerebrali, predisposizione genetica, isolamento, problemi legali o finanziari, problematiche familiari, esperienze traumatiche in teatro operativo. L’isolamento e la mancanza di sostegno di familiari o di amici costituisce un fattore di rischio enorme. Nel 2014 la rivista “current psychiatry report” inserisce tra i fattori di rischio il “contagion for suiced exposure”, ovvero assistere a episodi di suicidio può diventare un fattore di rischio per una eventuale simulazione futura[iii]. Un articolo pubblicato nel 2018 negli annali dell’istituto superiore di sanità riporta che per quanto riguarda le forze di polizia il rischio suicidario è due o tre volte maggiore rispetto a quello della popolazione normale, e una delle cause principali è la perdita del lavoro per sospensione dal servizio5.

Ogni anno in America ben 8000 veterani decidono di togliersi la vita, in questo fenomeno, la parte del leone la fa il disturbo da stress post traumatico. Combinando la guerra in Iraq e in Afghanistan, oltre 50.000 soldati hanno subito traumi fisici in missione, mentre 118.000 hanno ricevuto una diagnosi di disturbo da stress post traumatico[iv].

Non ci sorprende quindi che in America i servizi di advocacy a favore dei veterani siano molto diffusi, come i gruppi di auto-mutuo aiuto e i servizi di assistenza psicologica alle famiglie.

Argomento in Italia ancora saldamente ancorato a un forte stigma, che come dice il Professor Maurizio Pompili, suicidologo della Sapienza, causa distorsioni, inaccuratezze, esagerazioni e falsi miti circa questo fenomeno, ed impedisce al disagio di esprimersi ed essere trattato in maniera adeguata[v].

AUTORE DELL’ARTICOLO: Dott. Marco Matteoli, medico chirurgo, specialista in diagnostica per immagini e medico volontario della Croce Rossa Italiana. Attualmente studente di cooperazione internazionale e sviluppo presso l’università di Roma “Sapienza”.

Contact: marcomatteoli@email.it; http://lamedicinadellapoverta.com; http://facebook.com/lamedicinadellapoverta

[i] Mancinelli, I., Lazanio, S., Comparelli, A., Ceciarelli, L., Marzo, S., Pompili, M., Girardi, P. and Tatarelli, R. (2003). Suicide in the Italian Military Environment (1986–1998). Military Medicine, 168(2), pp.146-152.

[ii] http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/resource_media.pdf

[iii] Castro, C. and Kintzle, S. (2014). Suicides in the Military: The Post-Modern Combat Veteran and the Hemingway Effect. Current Psychiatry Reports, 16(8).

[iv] ibidem

[v] Grassi C1, Del Casale A2, Ferracuti S3, Cucè P1, Santorsa R4, Pelliccione A1, Marotta G5, Tavella G1, Tatarelli R2, Girardi P2, Rapinesi C2, Kotzalidis GD2, Pompili M2.(2018) How do recruits and superintendents perceive the problem of suicide in the Italian State Police?. Ann Ist Super Sanita. 2018 Apr-Jun;54(2):82-89

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Interviste

La libertà di essere Fiorello

«La preoccupazione è che io non riesca a tradurre quello che ho in testa. Come un regista cinematografico: i copioni sono sempre meravigliosi, poi però il film non è mai come il copione»

Redazione Foritalynews

Pubblicato

il

di Gino Morabito

Talento cristallino, stile inimitabile, orgogliosamente siculo. Con un’età anagrafica di sessantadue e percepita di quaranta, “il Mattarella dell’intrattenimento” è capace di animare, cantare, presentare, condurre, recitare, imitare.

Lo fa attraverso improvvisazioni ed esperimenti scenici, invenzioni mimiche, incursioni di ospiti a sorpresa, una scaletta musicale fluida e l’innesto di momenti di spettacolo fuori copione: è questa la libertà dello showman più famoso d’Italia.

Aveva dichiarato di volersi ritirare a sessant’anni. Fortunatamente per noi, Rosario Tindaro Fiorello detto Ciuri quel giro di boa l’ha superato, tornando mattatore al calore del suo pubblico.

Altri tempi.

«Per me il momento più bello della vita erano quei quindici minuti della ricreazione, era andare al cinema il pomeriggio con gli amichetti, era aspettare la più bella della terza C per poterla vedere quando usciva da scuola.»

Catanese di nascita e cresciuto ad Augusta in provincia di Siracusa.

«La Sicilia non mi ha tolto nulla, anzi mi ha dato tutto quello che sono oggi.»

A metà degli anni Settanta, gli amici parlavano del “villaggio” con toni mitologici.

«“Non è un albergo, ci sono le capanne, non c’è il direttore, ma ‘u capovillaggio e la sera ballano tutti nudi, scalzi, con i parei, le tette di fuori, la marijuana libera. Hai presente Vuudstocche?”. Alla fine fui assunto. Dopo aver venduto le verdure in mezzo alla via, aver fatto il muratore, il meccanico e anche il telefonista in una ditta di pompe funebri, il villaggio era un bel salto. Quelli che mi vogliono denigrare dicono “viene dai villaggi”. Ma io so che se non ci fosse stato il prima, non ci sarebbe stato neanche il dopo. Il villaggio è stata la mia scuola.»

“Permaloso e rancoroso” con quella riluttanza ad accettare le critiche.

«Sono fatto così: ti posso piacere o meno, tu sei libero di dire ciò che vuoi, io di non fare più un varietà. Poi i tempi sono cambiati e non è detto che ciò che andava bene ieri vada bene anche oggi. Vedo gente che con il 22 per cento di share stappa lo champagne. Noi arrivammo al 63. Quanto dovrei fare ora per non deludere le aspettative?»

Lo spettacolo per lo spettacolo.

«Una volta ho fatto uno show senza pubblico, c’erano due persone. A Fiuggi, durante la finale del Grande fratello 1, non venne nessuno: parlavo con le sedie e i faretti. Con una o con tremila persone è uguale. Per me l’importante è fare spettacolo. Accadrà finché vivrò, perché sono riuscito a smettere di fumare ma non riesco a smettere di pensare al mio mestiere. La tivù è un’altra cosa. È il meno veritiero dei mezzi con cui mi esprimo. Il più irregimentato.»

Radio sì, ma solo se c’è l’idea buona.

«Mi diverto come un pazzo… La radio è sempre quella, musica e parole, è una cosa che per assurdo non esiste. Cerco di far capire che l’età non conta. Che se hai delle idee, anche a cinquant’anni, come faceva Arbore, puoi incontrare il pubblico più giovane di te.»

La pigrizia di uno sperimentatore.

«Io sono più di pigro.Sono uno da divano, mi piace stare a casa con le mie figlie e con Susanna. Vedo programmi condotti per quindici, venti, trent’anni dalla stessa persona, anche di successo. Mi chiedo “come fanno a fare sempre lo stesso programma?”. Io non sono così, non ce la faccio. Negli anni ho fatto massimo quattro puntate dello stesso programma, poi sono andato sul web, quindi su Sky, poi sono tornato in Rai.»

La voglia di stupire, l’ansia da prestazione, le riunioni infinite… e poi la paura.

«La preoccupazione è che io non riesca a tradurre quello che ho in testa. Come un regista cinematografico: i copioni sono sempre meravigliosi, poi però il film non è mai come il copione.»

Dal copione al cinema il passo è breve.

«A Riposto, in Sicilia, dove abitavo, vicino alla caserma in cui lavorava mio padre, appuntato di guardia di Finanza, c’era un cinema, il Musmeci. A cinque anni stavo da solo in sala, dalle 16 alle 20 a vedere i film epici. Ero innamorato della forza bruta. Per un bambino era tutto vero: i massi di polistirolo sollevati in alto, le botte e invidiavo i gonnellini disegnati da Sabrina Salerno. “Un giorno vorrei essere come loro”, mi dicevo. Ma non ci sono evidentemente riuscito (tra il serio e il faceto, N.d.R.).»

Un animale da palcoscenico che si fa salire la febbre del sabato sera.

«Quella di John Travolta ne “La febbre del sabato sera” è la camminata più bella della storia del cinema mondiale, un capolavoro. Ne rimasi abbagliato. Ricordo ancora la fila alla sala di Augusta. Il giorno dopo dicevo a mia madre: voglio andare a fare la spesa. Poi con le buste in mano iniziai a camminare come lui per la strada principale della città, via Principe Umberto. Quando è venuto ospite al mio spettacolo su Raiuno, Stasera pago io, mi disse che ricordavo i passi meglio di lui.»

Ricorda l’esordio in Cartoni animati dei fratelli Citti.

«Lo girammo a Fiumicino e ogni sette secondi passava un aereo. Così dovemmo ridoppiare tutto, anche i molti personaggi che non potevamo certo andare a cercare. Io diedi la voce a ben sette persone. Ma quel film per me è vera poesia.»

E poi Il talento di Mr. Ripley del Premio Oscar Anthony Minghella.

«“Ah, ma che, sei regista? E che hai fatto?”, “Il paziente inglese, l’hai visto?”, “Accidenti, ma l’hai fatto tu? Certo che l’ho visto, complimenti! Nacque così. Scrisse la scena per me ricreando quello che aveva vissuto in prima persona, Fiorello ero io, io so fare solo me. Mi ricordo ancora le battute.»

Il regista lo sceglie dopo averlo visto cantare Tu vuo’ fa’ l’americano in un locale di Capri.

«Per Ripley venni invitato agli Oscar, arrivai distrutto dopo otto ore di volo sotto Tavor. Mia moglie può testimoniare che a ogni festa cantavo “Tu vuo’ fa l’americano”, perfino con Meryl Streep, e tutti mi dicevano di restare ma io non vedevo l’ora di tornare a casa.»

Il rifiuto della proposta hollywoodiana di Harvey Weinstein, l’ex produttore americano.

«Mi chiamano per chiedermi se voglio fare un ruolo in Nine di Rob Marshall, un musical importante con la Cruz, la Kidman e Lewis. Mi mandano il copione e la mia scena doveva essere a pagina 121. Leggo e rileggo ma non trovo il mio personaggio. Alla fine mi accorgo che ero sullo sfondo come cantante italiano e decido di dire no. Allora Weinstein mi ha scritto una lettera dove diceva “come osi dire di no, non hai idea di chi sia quello a cui hai detto no, non lavorerai mai più in America.”. Capirai che mi importa! Non è il mio lavoro: è come se avessero detto a un calciatore “non giocherai mai più a basket”.»

Si sarebbe dovuto ritirare a sessant’anni, ma quel giro di boa fortunatamente l’ha superato.

«Un tempo le persone mi chiedevano gli autografi e dicevano: “È per me”. Poi siamo passati alle madri, alle zie e alle nonne. Quando arriveremo alle bisnonne capirò che è finita.»

Programmi per il futuro.

«Vorrei invecchiare, ma purtroppo non ci riesco».

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Cultura

Unico, spettacolare, vibrante. Sonia Spinello dà voce a Silence

Un raffinato progetto artistico dove classica, jazz e world music si fondono per dare vita ad un sound unico

Redazione Foritalynews

Pubblicato

il

di Gino Morabito

Dal virtuosismo compositivo, l’eleganza interpretativa e la classe innata di Sonia Spinello e Roberto Olzer nasce “Silence” (Abeat Records), con la collaborazione di Eloisa Manera e Daniela Savoldi. Tra versioni squisitamente strumentali e melodie che si sposano mirabilmente alle corde vocali della talentuosa performer, prende vita un raffinato progetto artistico dove classica, jazz e world music si fondono per dare vita ad un sound unico.

“Ti ascolto, mio silenzio assordante, nella confusione che crea la mia mente. Ricerco il prezioso mistero. L’immenso e infinito miraggio di una sconfinata luce che indica il cammino ambito.”

“Silence” è una filosofia. È un modo di comunicare, di giungere nel profondo sentire di ognuno. Uno spettacolo dove l’ascoltatore verrà condotto in una bolla spazio-temporale. “Silence” è un nuovo mondo sonoro dove perdersi negli echi vibranti di voci e strumenti che cantano e raccontano silenzi e storie per poi ritrovarsi immersi in una trama narrativa di delicata bellezza. Dodici tracce che affiorano tra la virtuosa sperimentazione e l’estasi compositiva: Intro, Silence, Attimi, Break up, Softly, Mare, Consequences, Heimweh, Ascoltare, Rain, Tell me, Silenzio.

“Silence” è un concetto. Un lungo istante dove ogni musicista si esprime con le proprie esperienze, con il proprio linguaggio. Un album nel quale la voce di Sonia Spinello ci conduce magistralmente in quel luogo eletto dove la musica diventa sublime forma di comunicazione e le mani del pianista Roberto Olzer danzano leggere sui tasti che sprigionano secoli di melodia. Vibrano le corde del violino di Eloisa Manera e si espande il suono, come echi lontani e avvolgenti che permeano in profondità. Scorrono le dita di Daniela Savoldi lungo il corpo del suo violoncello come una carezza, pennellate sonore che dipingono quadri mai “uditi” prima. Unico, spettacolare, vibrante. Tutto questo è “Silence”.

“Non far caso a me, io vengo da un altro pianeta. Io vedo ancora orizzonti dove tu disegni confini” Frida Khalo

Biografia

Sonia Spinello ha sempre cantato, passando attraverso diversi generi, dal rock al blues, dal soul al funk, per approdare al jazz. Il suo modo di esprimersi racconta il suo trascorso, il suo vissuto. Come spesso accade ha iniziato molto giovane, nei garage con una band di amici, aveva quattordici anni. Le prime cover di Jimi Hendrix, Janis Joplin, e poi Donny Hattaway e Stewie Wonder. Ha studiato tecnica lirica, canto jazz e moderno, approfondendo successivamente il metodo di Seth Riggs (speech level singing). Centro Jazz di Torino, Istituto musicale “Baravalle” di Fossano, Siena Jazz, Nuoro Jazz, e ancora corsi di perfezionamento e partecipazioni a seminari sulla voce parlata e cantata. Ha continuato a pensare che Billie Holiday fosse una cura per la propria anima, sentiva qualcosa di unico nella sua voce e non ha mai smesso di provare quella sensazione. Ancora oggi. Raffinatissima interprete vocale, autrice e compositrice jazz e pop, Sonia Spinello è da oltre dieci anni ospite fissa dei jazz club di tutta Italia e delle più importanti rassegne e festival. La sua produzione discografica è intensa e originale, caratterizzata da un duraturo sodalizio professionale con la Abeat Records, etichetta discografica italiana tra le più importanti nell’ambiente jazzistico. Nel maggio del 2015 viene pubblicato “Billie Holiday project”, primo disco dell’omonimo progetto con Lorenzo Cominoli e Maurizio Brunod. Ad ottobre del 2016 “Wonderland”, un omaggio in chiave jazz ispirato a Stevie Wonder. Un disco definito “raffinato e suggestivo”, che vede come ospite Bebo Ferra. Il progetto riscuote molto successo da parte della critica, sia italiana che straniera, venendo premiato in Giappone come miglior album vocale di jazz dalla rivista Critique Magazine. Nell’aprile del 2018 è la volta di “Café Society”, un tributo a Billie Holiday, e nel 2019 avviene la pubblicazione di “Sospesa”, un disco intimo e autobiografico che vede Sonia Spinello impegnata come autrice e compositrice dell’intero progetto. Sempre nel 2019 scrive, dirige e porta in scena per la prima volta “Donnae, nodi, nidi e doni”, uno spettacolo teatrale musicale, che tratta il tema della violenza sulle donne e la vede, oltre che come voce narrante, anche nelle vesti di attrice; mentre nel dicembre 2021 scrive e arrangia interamente “Noel”, un disco per sestetto vocale pubblicato con l’etichetta Dasè Soundlab.

Ancora in veste di compositrice e vocalist, ha fatto parte di un team di lavoro di produzione musicale e da oltre quindici anni si dedica alla scrittura e alla realizzazione di brani che spaziano dal pop al soul, dalla world music al jazz, alle esibizioni a cappella. Appassionata di medicina alternativa e bioenergetica, ha affiancato agli studi musicali quelli sul training autogeno, il rilassamento guidato, i chakra e la loro funzione, conseguendo la qualifica di tecnico specializzato nel metodo Henry Chenot. Grazie all’esperienza personale acquisita in oltre vent’anni di insegnamento (è scritta all’Aici – Associazione insegnanti di canto italiana) e alle conoscenze nel campo della medicina tradizionale cinese, ha elaborato una personale metodologia didattica che unisce tecnica vocale, ascolto del corpo e particolare attenzione alla postura e al respiro. Tiene regolarmene seminari e laboratori esperienziali sulla voce e sull’improvvisazione corale, corsi sulle tecniche di respirazione, meditazione e rieducazione vocale. L’attività didattica la impegna moltissimo, non solo per la quantità di allievi ma per la qualità del suo lavoro. Per Sonia Spinello ogni persona è un mondo da esplorare, conoscere e comprendere. A partire dai “suoi” ragazzi che sono fonte inesauribile di ispirazione e motivo di crescita umana e professionale. Attualmente, insieme a Lorenzo Cominoli, ricopre il ruolo di direttrice di Four Music School, con sede a Borgomanero (NO) e la mission di accompagnare nel proprio percorso di studio tutti coloro che vogliano addentrarsi nel mondo della Musica: da chi muove i primi passi fino al professionista più esperto in cerca di ulteriori specializzazioni. Nel 2022, insieme con Roberto Olzer, termina la lavorazione di “Silence”, con la partecipazione di Eloisa Manera e Daniela Savoldi. Anche per il nuovo progetto discografico prosegue la fortunata collaborazione con l’etichetta Abeat Records, pubblicando un album unico, spettacolare, vibrante.

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Four Music School

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Daniela Savoldi

https://danielasavoldi.com/

Eloisa Manera

http://www.eloisamanera.com/

Roberto Olzer

https://robertoolzer.com/official/

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Società

“Nella vecchiaia daranno ancora frutti”

Presentato in Vaticano il messaggio del Papa per la seconda Giornata dei Nonni e degli Anziani

Mario Russo

Pubblicato

il

Città del Vaticano, 10 maggio, ore 11.30. Presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre Francesco per la II Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani.

La Giornata è stata istituita nel 2021 e si celebra ogni anno in tutta la Chiesa la quarta domenica di luglio, in prossimità della festa dei Santi Gioacchino e Anna, “nonni” di Gesù. Quest’anno avrà luogo il 24 luglio.

Sono intervenuti il Card. Kevin Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; il Dott. Vittorio Scelzo, Incaricato per la pastorale degli anziani del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; la Sig.ra Maria Francis, Communio – Conference of Catholic Bishops of India, Bangalore – India; la Sig.ra Giancarla Panizza, Auser Associazione per l’invecchiamento attivo, Sartirana (PV) – Italia.

«Nella vecchiaia daranno ancora frutti» – afferma il Papa in apertura del suo messaggio, citando il v. 5 del salmo 92 – “una buona notizia, un vero e proprio ‘vangelo’, che in questa occasione possiamo annunciare al mondo”.

Nel suo messaggio papa Francesco conferma la necessità di rigettare “la ‘cultura dello scarto’, quella mentalità – afferma – che, mentre fa sentire diversi dai più deboli ed estranei alla loro fragilità, autorizza a immaginare cammini separati tra ‘noi’ e ‘loro’”.

Il Papa non nasconde le difficoltà che la vecchiaia porta con sé, sia nella vita dei singoli che in quella delle società. Quelle società – afferma – soprattutto le più sviluppate che “spendono molto per questa età della vita, ma non aiutano a interpretarla: offrono piani di assistenza, ma non progetti di esistenza”.

Se da una parte richiama i singoli, le famiglie, le comunità, la società a prestare attenzione, considerazione, rispetto per gli anziani, e invita a considerarli una ‘benedizione’, “segni viventi della benevolenza di Dio che elargisce la vita in abbondanza”; dall’altra, il Papa, esorta i nonni e gli anziani a contribuire alla ‘rivoluzione della tenerezza’. “La speciale sensibilità di noi vecchi, dell’età anziana per le attenzioni, i pensieri e gli affetti che ci rendono umani – afferma – dovrebbe ridiventare una vocazione di tanti. E sarà una scelta d’amore degli anziani verso le nuove generazioni. È il nostro contributo alla ‘rivoluzione della tenerezza’, una rivoluzione spirituale e disarmata di cui invito voi, cari nonni e anziani, a diventare protagonisti”.

Nel suo intervento il Card. Kevin Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ricorda l’invito del Papa a prendere coscienza della rilevanza degli anziani nella vita delle società e delle nostre comunità e a farlo in maniera non episodica, ma strutturale. Ma sottolinea che “non si tratta di rincorrere un’emergenza, ma di porre le basi per un lavoro pastorale di lungo periodo che ci coinvolgerà per i decenni a venire. Volenti o nolenti – afferma – il tema degli anziani condizionerà il nostro futuro”.

Poi evidenzia i tre pilastri del messaggio del Papa. Primo la tenerezza. “La tenerezza – ricorda – è una vera e propria rivoluzione ed essa si addice in maniera particolare ai nonni e agli anziani. In questa battaglia, culturale e spirituale, essi non sono la retrovia, ma la prima linea, quelli chiamati a dare un esempio”.

Secondo pilastro è la custodia.  “È una missione – ricorda – che il Papa affida in maniera particolare agli anziani e che, pur riguardando in primo luogo l’ambito familiare, non si esaurisce in esso”.

 Terzo pilastro della spiritualità della vecchiaia è la preghiera. “Nel messaggio del Papa – sottolinea – essa viene definita come lo strumento ‘più appropriato alla nostra età’ ed è l’unico di cui non può essere privato nemmeno chi vive una fragilità estrema”.

Durante la conferenza stampa, è stato presentato anche il logo della Giornata che ha al centro un abbraccio, simbolo dell’incontro e del dialogo tra le generazioni.

A tale proposito il Dott. Vittorio Scelzo, Incaricato per la pastorale degli anziani del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha spiegato che “la necessità di creare un logo nasce dall’esperienza della prima edizione della Giornata che – a fianco della celebrazione romana – è stata vissuta, in maniera per noi inaspettata, in moltissime realtà diocesane, parrocchiali ed associative. Un’esperienza così multiforme aveva bisogno di un elemento unificatore – di un simbolo – che aiutasse a ricondurre la molteplicità dei gesti compiuti ad un’unica visione condivisa.  Papa Francesco – ha ricordato il dott. Scelzo – nell’Angelus in cui ha annunciato l’indizione della Giornata, l’ha descritta come una ‘festa dell’incontro’ e, per questo motivo, abbiamo scelto come logo dell’evento un abbraccio”.

Nel corso della presentazione sono intervenute anche la sig.ra Maria Francis, Communio – Conference of Catholic Bishops of India, e la sig.ra Giancarla Panizza Auser Associazione per l’invecchiamento attivo, Sartirana (PV), che hanno testimoniato come le idee contenute nel Messaggio siano percorsi che ogni comunità può vivere nella propria realtà concreta.

“Mio nonno, che aveva finito di vivere la sua vita attiva, ha cambiato il corso del mio destino e mi ha dato il dono più prezioso: trasmettere la fede e vivere la mia vocazione di missionaria in India. Questo è stato il fondamento su cui abbiamo costruito la nostra campagna per il mese degli anziani per Communio” – Ha affermato Maria Francis – raccontando che, nel mese di luglio 2021, ha promosso e organizzato, in molti luoghi dell’India, le visite dei giovani agli anziani soli, in occasione della prima edizione della Giornata.

Giancarla Panizza, ha spiegato che “l’idea di base da cui nasce Auser è che gli anziani siano una risorsa per la società. Nella piccola realtà che rappresento – ha detto – in un territorio caratterizzato da un indice di invecchiamento pari al 420%, i volontari e le volontarie anziani con più energia sono al servizio dei “grandi anziani”, delle famiglie fragili, delle persone con disabilità e accompagnano a scuola i bambini che abitano lontano dal paese, nelle cascine. Il nostro impegno è orientato a far sì che le persone possano permanere il più a lungo possibile nel proprio contesto di vita, cercando di garantire l’accesso alle cure e allo stare insieme sereno”.

Il mondo – con i suoi tempi veloci, rispetto ai quali fatichiamo a tenere il passo – sembra non lasciarci alternative e ci porta a interiorizzare l’idea dello scarto – dice il Papa nel suo messaggio – Ma invecchiare non è una condanna – afferma anche – ma una benedizione.

L’invito quindi è, per nonni e anziani, a vigilare e imparare a condurre una vecchiaia attiva e, per i più giovani, a far in modo che nessun anziano, non solo questo giorno, ma nessun giorno, viva nella solitudine.

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