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Cultura

Essere egoisti è una virtù? Ayn Rand e la sua critica alla solidarietà

Marco Matteoli

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Nel libro “la virtù dell’egoismo” la controversa scrittrice Ayn Rand dichiara che non possa esistere un vero altruismo senza alla base un completo amore per se stessi.

“La virtù dell’egoismo” è un best seller che raccoglie articoli e testi pubblicati dalla filosofa Ayn Rand (vero nome Alisa Zinov’evna Rozenbaum) tra il 1961 e il 1964, ed è, assieme a “la fonte meravigliosa”, una delle pietre miliari del suo pensiero filosofico. La Rand nacque a San Pietroburgo, in Russia, nel 1905 e fuggì a Chicago durante la dittatura Stalinista, che plasmò la sua visione filosofica anti-collettivista.

Un libro che si prefigge di contrastare la visione comune della solidarietà, dove tutti coloro che difendono l’individualismo sono tacciati come insensibili egoisti e incapaci di assimilare gli interessi comunitari.

Secondo la visione randiana, le politiche di “sinistra”, non promuovono una vera e propria solidarietà, ma attribuiscono e delegano allo Stato il potere di organizzare in maniera arbitraria la solidarietà, anche con mezzi coercitivi, come sistemi di tassazione e ridistribuzione del reddito, e con questo causare risultati opposti, come l’indifferenza, l’indisciplina e la diffidenza.

Secondo Ayn Rand il valore di una persona è il merito conquistato, e nel suo libro esplora l’individualismo e il collettivismo dell’animo umano. Atea, anti-spiritualista,  anti-comunista, anti-fascista, libertaria,  afferma che il comunismo e il cattolicesimo hanno fondato le loro radici sul sacrificio personale e la perdita di individualità per la causa collettiva, ma la collettività non esiste, esiste solo un aggregato di singoli individui. Il concetto di oggettivismo Randiano vede l’individuo come essere eroico, con la sua felicità individuale come scopo morale della vita. Nel suo libro afferma che la radice stessa del razzismo si basa sul concetto di collettivismo nella sua forma più crudele e primitiva.

Nell’uso popolare, la parola “egoismo” è sinonimo di male; l’immagine che evoca é quella di un brutto assassino che calpesta mucchi di cadaveri allo scopo di raggiungere i propri fini, non si cura di alcun essere vivente e non persegue altro che la gratificazione degli irrazionali capricci del momento. Tuttavia, l’esatto significato, la definizione del dizionario della parola “egoismo” è: preoccupazione per i propri interessi. Chi può quindi dirsi esente dalla preoccupazione dei propri interessi?”

Il pensiero della Rand ha influito su alcuni sistemi politici ed economici sviluppati negli Stati uniti, soprattutto quelli di tipo conservatore, tra questi vi è il minarchismo (Stato minimo), secondo il quale  lo Stato dovrebbe essere inesistente, le uniche funzioni governative legittime dovrebbero essere quelle militari, di polizia e le corti.

La visione più estrema è l’anarco-capitalismo, che affonda le radici nella tradizione liberale e liberista, che propone di abolire completamente lo Stato in favore della sovranità individuale sotto il libero mercato, quindi niente welfare, niente strutture pubbliche, solo attività tra privati, dove non può esserci spazio per un piano di assistenza ai vulnerabili, se non tramite iniziative volontarie o private.

In sintesi, “la virtù dell’egoismo” è un libro che ha subito aspre critiche, poiché mette in discussione molti dei valori cardine della società per come la intendiamo noi, in particolar modo la solidarietà, e necessita di una lettura critica e contestualizzata.

Cultura

Grazie Gianni, buon compleanno! Un abbraccio da tutti i bambini del mondo!

I 100 anni dalla nascita di Gianni Rodari: La storia celebra il genio della letteratura per l’infanzia.

Daniele Sebastianelli

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(dedicato a Giorgio Diamanti, profondo conoscitore di Rodari e suo amico)

Ricorre quest’anno il centesimo anniversario della nascita di Gianni Rodari, indiscusso genio italiano della letteratura per l’infanzia. Nato il 23 ottobre 1920 sul lago d’Orta, in Piemonte, ha segnato il secolo scorso e continua, inesorabilmente, e lasciare la sua impronta ancora oggi nel mondo della letteratura per ragazzi e soprattutto nell’educazione alla lettura che con lui ha trovato un canale privilegiato e sicuro.

Prima maestro elementare, poi scrittore, ha cresciuto e saziato generazioni di ragazzi investendo su ciò che è loro più congeniale: la fantasia. Una creatività che lo ha spinto non solo a scrivere innumerevoli libri ma, si può dire, ad impostare un metodo capace di affascinare l’animo dei più giovani ( e degli adulti) trasmettendo la passione per le storie, il racconto, l’amore per la lettura.

Ed è forse questa la sua maggiore eredità. Al di là della sterminata bibliografia che ha lasciato nel panorama culturale e letterario italiano ed internazionale (ricordiamoci che Rodari, oltre a maestro elementare, fu anche un giornalista molto proficuo), ciò che più ha inciso è l’aver insegnato a generazioni intere il piacere di leggere. La scoperta di trovarsi davanti un libro per immergersi in ciò che di più formativo rappresenta per i ragazzi. Piantando nei cuori i germogli di un’attitudine che se ben indirizzata può solo sbocciare per generare a sua volta.

Memorabili furono le sue parole per la chiusura dell’Anno del bambino del 1979: «Sono molto impressionato e anche un po’ spaventato per la straordinaria occasione che mi viene data di parlare addirittura per i posteri. Non sono tanto presuntuoso da immaginare che essi, gli uomini di domani, possano conservare qualche ricordo di me. Conto già così poco in questo secolo, non mi illudo di contare qualcosa nel secolo per me venturo, in cui voi vivete. Fate conto che vi scrive un qualunque nonno, o bisnonno, un anonimo antenato, per dirvi molto semplicemente:

Cari amici, sono contento che il mondo continui dopo di me, dopo di noi, smentendo gli uomini, le classi, i popoli che oggi vivessero il loro tramonto e lo interpretassero non come un segnale della loro fine, ma un segnale della fine del mondo.

Giudicateci con indulgenza. Analizzate lealmente i nostri errori per cercare di non ripeterli. Servitevi di noi per essere migliori di noi, per costruire un mondo migliore del nostro, più pacifico, più giusto, più libero: un mondo che non abbia bisogno di indire un “anno del bambino” per ricordare a tutti che milioni di bambini muoiono di fame – nel quale ogni anno sia l’anno del bambino e ogni giorno di quell’anno, e ogni ora di quel giorno.

Ricordateci, se potete, con umano amore: siamo la terra che ha nutrito le vostre radici, innaffiate da tutte le lacrime del nostro tempo. siamo lo spessore che sostiene i vostri passi e l’aria che sostiene i vostri voli!

Questo è del resto ciò che penso davanti ad ogni bambino, vivente rappresentante dei posteri. E ad ogni bambino auguro di poter diventare ciò che spera, di realizzare completamente se stesso, aiutando ogni simile ad avere una vita piena e felice».

Morì prematuramente a 59 anni nel 1980 per un collasso cardiaco. Di lui disse, allora, un bambino di 9 anni, Massimiliano: «…La sua morte non ci deve scoraggiare; dobbiamo continuare a fare quello che lui stava facendo, cioè fare del mondo UNA FAVOLA DI PACE . E la pace si ottiene col piacere di essere amici».

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Cultura

Grande successo per la sfilata IRIS Milan, Fashion Week al 55 Milano

Post Covid nel segno della moda
da rilanciare con la comunicazione globale

Paolo Castiglia

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Un grande successo e un premio alla carriera per la organizzatrice e mente di tutto, Irina Tirdea. E quello che è successo nella serata di mercoledì 23 durante la sfilata di moda IRIS Milan Fashion Week A/I 2020, presso il locale 55 Milano “Una risposta di rilancio in questo momento difficile per tutti, questo post covid che poi tanto ‘post’ non è” spiega la stessa Tirdea, che ha voluto presentare questa serata dove è stato possibile trovare una mostra d’arte e musica live.

Secondo logiche di comunicazione complessiva, non poteva mancare la cucina con degustazioni di Vino Open Wine, e il tutto con shooting nel segno dell’eleganza e le interviste ai partecipanti. Motore e cuore pulsante di tutto ciò, l’entusiasmo professionale proprio di Irina Tirdea, leader di questa che si presenta come una strategica iniziativa di comunicazione e promozione culturale, oltre che di marketing editoriale per il settore moda: “Il nostro progetto – ha spiegato la stessa Tirdea – è trasformare di fatto il marketing in comunicazione pura e evento culturale, anche con un canale Tv, in perfetto assetto giornalistico, dedicato a questo, e anche con un’Accademia dello Stile, oltre che con numerosi spazi social e internettiani, dove dare appunto lezioni di stile nel segno della grande moda italiana da rilanciare”.

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Cultura

Dentro. Bonvissuto

Fabiana Simonelli

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