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Cultura

Joker: un villain umano, fin troppo umano

Un Joker diverso rispetto a quello dei suoi predecessori, il personaggio interpretato da Joaquin Phoenix è il ritratto di un malato mentale che rischia di essere un modello per individui disadattati.

Marco Matteoli

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Un Joker diverso rispetto a quello di Jack Nicholson, di Heath Ledger, o di Jared Leto: il personaggio interpretato da Phoenix non parla di un villain cattivo, sempre cattivo, ma di un malato mentale che mostra la sua fragilità, le sue emozioni, le sue paure e le sue speranze, un essere umano, fin troppo umano. Un uomo trasformato da un mondo fin troppo duro, vittima di bullismo, violenza, emarginazione, precariato e frustrazione. Ed ecco una figura che per sopravvivere a una società nichilista, si trasforma nel nichilismo stesso, in un essere che per negare ogni forma di dolore, nega anche ogni emozione, ogni forma di valore e ogni forma di istituzione.

Nel film, Gotham City appare come il regno del caos, ove le istituzioni sono pressoché assenti; tuttavia impossibile non fare un parallelismo con le periferie di molte nostre città, che all’ombra delle istituzioni si vedono spesso riversate nel degrado, nella violenza e nell’uso arbitrario della forza. E’ in questo tessuto sociale che anti-eroi come il Joker rischiano fortemente di essere emulati, poiché empatizzare con questo tipo di Joker è tutt’altro che impossibile.  La verità è che oggigiorno è molto più semplice essere simili a Joker che non a Batman, in fondo, Bruce Wayne è un uomo nato nel lusso che, dopo aver perso i suoi genitori, ha sviluppato dei meccanismi di elaborazione che lo hanno portato a diventare un vendicatore mascherato: un multimiliardario filantropo di giorno che si trasforma in un giustiziere granitico e inamovibile di notte, un eroe silenzioso, troppo perfetto, troppo lontano, troppo poco umano.

Non a caso negli Stati Uniti il film è stato vietato a un pubblico di età inferiore a 17 anni, in Italia è stato vietato pubblico di età inferiore ai 14 anni, inoltre è stato vietato l’utilizzo di maschere durante le proiezioni, memori del massacro avvenuto nel 2012 nel cinema di Aurora in Colorado, durante la proiezione del film “Il cavaliere oscuro – il ritorno”, ove James Holmes, 24 anni, si tinse i capelli di arancione, indossò una maschera del personaggio di Joker e sparò sui presenti in sala, uccidendone dodici.

In altre parole, fa molta più paura un personaggio che può incarnare il lato oscuro di una persona qualunque e che uccide, a sangue freddo, tre uomini in una metropolitana, che non un super cattivo come Thanos, personaggio Marvel, che è in grado di uccidere metà degli esseri viventi dell’universo con il guanto dell’infinito.

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Cultura

Grazie Gianni, buon compleanno! Un abbraccio da tutti i bambini del mondo!

I 100 anni dalla nascita di Gianni Rodari: La storia celebra il genio della letteratura per l’infanzia.

Daniele Sebastianelli

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(dedicato a Giorgio Diamanti, profondo conoscitore di Rodari e suo amico)

Ricorre quest’anno il centesimo anniversario della nascita di Gianni Rodari, indiscusso genio italiano della letteratura per l’infanzia. Nato il 23 ottobre 1920 sul lago d’Orta, in Piemonte, ha segnato il secolo scorso e continua, inesorabilmente, e lasciare la sua impronta ancora oggi nel mondo della letteratura per ragazzi e soprattutto nell’educazione alla lettura che con lui ha trovato un canale privilegiato e sicuro.

Prima maestro elementare, poi scrittore, ha cresciuto e saziato generazioni di ragazzi investendo su ciò che è loro più congeniale: la fantasia. Una creatività che lo ha spinto non solo a scrivere innumerevoli libri ma, si può dire, ad impostare un metodo capace di affascinare l’animo dei più giovani ( e degli adulti) trasmettendo la passione per le storie, il racconto, l’amore per la lettura.

Ed è forse questa la sua maggiore eredità. Al di là della sterminata bibliografia che ha lasciato nel panorama culturale e letterario italiano ed internazionale (ricordiamoci che Rodari, oltre a maestro elementare, fu anche un giornalista molto proficuo), ciò che più ha inciso è l’aver insegnato a generazioni intere il piacere di leggere. La scoperta di trovarsi davanti un libro per immergersi in ciò che di più formativo rappresenta per i ragazzi. Piantando nei cuori i germogli di un’attitudine che se ben indirizzata può solo sbocciare per generare a sua volta.

Memorabili furono le sue parole per la chiusura dell’Anno del bambino del 1979: «Sono molto impressionato e anche un po’ spaventato per la straordinaria occasione che mi viene data di parlare addirittura per i posteri. Non sono tanto presuntuoso da immaginare che essi, gli uomini di domani, possano conservare qualche ricordo di me. Conto già così poco in questo secolo, non mi illudo di contare qualcosa nel secolo per me venturo, in cui voi vivete. Fate conto che vi scrive un qualunque nonno, o bisnonno, un anonimo antenato, per dirvi molto semplicemente:

Cari amici, sono contento che il mondo continui dopo di me, dopo di noi, smentendo gli uomini, le classi, i popoli che oggi vivessero il loro tramonto e lo interpretassero non come un segnale della loro fine, ma un segnale della fine del mondo.

Giudicateci con indulgenza. Analizzate lealmente i nostri errori per cercare di non ripeterli. Servitevi di noi per essere migliori di noi, per costruire un mondo migliore del nostro, più pacifico, più giusto, più libero: un mondo che non abbia bisogno di indire un “anno del bambino” per ricordare a tutti che milioni di bambini muoiono di fame – nel quale ogni anno sia l’anno del bambino e ogni giorno di quell’anno, e ogni ora di quel giorno.

Ricordateci, se potete, con umano amore: siamo la terra che ha nutrito le vostre radici, innaffiate da tutte le lacrime del nostro tempo. siamo lo spessore che sostiene i vostri passi e l’aria che sostiene i vostri voli!

Questo è del resto ciò che penso davanti ad ogni bambino, vivente rappresentante dei posteri. E ad ogni bambino auguro di poter diventare ciò che spera, di realizzare completamente se stesso, aiutando ogni simile ad avere una vita piena e felice».

Morì prematuramente a 59 anni nel 1980 per un collasso cardiaco. Di lui disse, allora, un bambino di 9 anni, Massimiliano: «…La sua morte non ci deve scoraggiare; dobbiamo continuare a fare quello che lui stava facendo, cioè fare del mondo UNA FAVOLA DI PACE . E la pace si ottiene col piacere di essere amici».

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Cultura

Grande successo per la sfilata IRIS Milan, Fashion Week al 55 Milano

Post Covid nel segno della moda
da rilanciare con la comunicazione globale

Paolo Castiglia

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Un grande successo e un premio alla carriera per la organizzatrice e mente di tutto, Irina Tirdea. E quello che è successo nella serata di mercoledì 23 durante la sfilata di moda IRIS Milan Fashion Week A/I 2020, presso il locale 55 Milano “Una risposta di rilancio in questo momento difficile per tutti, questo post covid che poi tanto ‘post’ non è” spiega la stessa Tirdea, che ha voluto presentare questa serata dove è stato possibile trovare una mostra d’arte e musica live.

Secondo logiche di comunicazione complessiva, non poteva mancare la cucina con degustazioni di Vino Open Wine, e il tutto con shooting nel segno dell’eleganza e le interviste ai partecipanti. Motore e cuore pulsante di tutto ciò, l’entusiasmo professionale proprio di Irina Tirdea, leader di questa che si presenta come una strategica iniziativa di comunicazione e promozione culturale, oltre che di marketing editoriale per il settore moda: “Il nostro progetto – ha spiegato la stessa Tirdea – è trasformare di fatto il marketing in comunicazione pura e evento culturale, anche con un canale Tv, in perfetto assetto giornalistico, dedicato a questo, e anche con un’Accademia dello Stile, oltre che con numerosi spazi social e internettiani, dove dare appunto lezioni di stile nel segno della grande moda italiana da rilanciare”.

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Cultura

Dentro. Bonvissuto

Fabiana Simonelli

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