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Cultura

Farmacia sant’Anna: per Genova è storia

Il sindaco della città presiede alla Scopertura della targa che identifica l’Antica Farmacia Sant’Anna come la più antica Bottega Storica del Comune di Genova

Mario Russo

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Sarà Marco Bucci, sindaco di Genova, sabato 23 novembre alle ore 10, a scoprire la targa che identifica la Farmacia sant’Anna come la più antica bottega storica del comune.

“Speriamo che questo evento possa contribuire a dare ulteriore risalto alla farmacia – afferma frate Ezio Battaglia, erborista e tutore della storia della farmacia – e stimoli la curiosità dei genovesi che ancora non conoscono la bottega a farci presto visita, perché tutti siano testimoni e depositari della cultura e tradizione secolare di una parte della città unitamente al valore di tutte le botteghe storiche”.

L’Antica Farmacia si trova all’interno del convento di Sant’Anna dei Frati Carmelitani Scalzi, nell’omonima piazzetta, nel quartiere di Castelletto, sulla sommità del poggio Bachernia, in posizione un po’ nascosta ma vicinissima al centro, facilmente raggiungibile con la storica funicolare di Sant’Anna. E’ un luogo unico, appartato e poco conosciuto dai genovesi, ancora intatto dai primi del ‘600. Una piccola oasi di pace a due passi dal centro.

Il Convento fu fondato nel 1584 da Padre Nicolò Doria, stretto collaboratore di Santa Teresa D’Avila la riformatrice dell’Ordine Carmelitano e fondatrice deli Scalzi. Primo convento dei Carmelitani Scalzi al di fuori dalla Spagna, Sant’Anna è sempre stata Casa di Formazione per i religiosi e ospita tutt’oggi un’attiva comunità di frati.

 La spezieria del convento di Sant’Anna

Il vero gioiello del complesso è comunque l’Antica Farmacia, un luogo suggestivo e iconico per Genova, alla quale si accede passando attraverso un antico portale barocco. Tra manuali, strumenti antichi, preziosi vasellami, sono esposti, in pregiate boiserie in noce, i vari preparati. Un putto ligneo del XVII secolo reca il motto della farmacia che da quattro secoli ispira l’operato dei frati di Sant’Anna: “Nos medicinam paramus, Deus dat nobis salutem”, ossia, “Noi prepariamo i rimedi, Dio ci dà la salute”.

A partire dalla fondazione del Convento, avvenuta nel 1584, i frati si erano occupati della raccolta delle erbe officinali che circondavano l’area conventuale, nonché della preparazione dei rimedi erboristici, utilizzati per curare la comunità religiosa.

Dal 1652 è documentata l’esistenza di una spezieria aperta al pubblico. Grazie all’operosità e allo studio che i frati vi dedicarono, alle ricette magistrali (tramandate da padre in padre, aggiornate in relazione al progresso scientifico) l’attività è proseguita sino a oggi senza interruzione o cambi di proprietà.

Ancora oggi l’accoglienza della persona nella sua particolarità e unicità gioca un ruolo fondamentale nel percorso di guarigione che qui molti vengono a intraprendere.

È soprattutto per il passaparola scaturito dall’efficacia dei prodotti a base di erbe, formulati per ristabilire l’equilibrio dell’organismo, che vengono riconosciuti alla farmacia meriti di rarità ed esclusività.

 Un luogo da scoprire

La chiesa, del 1586, annessa al convento, ha un impianto tardo rinascimentale e la sua originale austerità è stata arricchita nei secoli dal gusto delle famiglie Genovesi che ne hanno avuto il patronato come gli Spinola, i Doria, i Pallavicini e i Cattaneo che qui, a partire dal 1616 hanno costruito le loro cappelle private. All’interno sono custodite molte tele di artisti come Gherardo delle Notti, Domenico Fiasella, Agostino Ciampelli, Francesco Maria Schiaffino e altri autori barocchi di scuola genovese e romana.


All’interno del convento si trova la singolare biblioteca storica che raccoglie volumi antichi, erbari, saggi di botanica con preziose miniature, testi teologici e biblici di preziosa fattura.

Alla quiete e all’atmosfera del luogo contribuisce la presenza di un pregiato roseto ricco di varietà officinali, aperto al pubblico tutti i giorni negli orari d’apertura dell’Antica Farmacia.

L’intero complesso è visitabile partecipando a visite mensili gratuite guidate sia dall’architetto Silvia Piacentini: un viaggio alla scoperta della storia e dell’arte del Convento; sia da frate Ezio, erborista e tutore della storia della farmacia: un viaggio alla scoperta delle caratteristiche delle piante officinali, delle curiosità e dei preziosi rimedi erboristici.

Ecco alcune info:

Antica Farmacia Erboristica S. Anna dei frati Carmelitani Scalzi. Piazza S. Anna, 8     –    16125 GENOVA       Tel. ‪010.2513285
www.erboristeriadeifrati.it  

Orari di apertura:
dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 15,45 alle 19,00 e il sabato dalle 8,30 alle 12,30

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Cultura

Quando la musica diventa energia positiva

Grande successo per il ritorno in scena dei NeaCo’ al Teatro degli Audaci

Paolo Castiglia

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Grande successo e “sold out” sabato 29 maggio per il ritorno in scena dei NeaCo’ – Neapolitan Contamination – al Teatro degli Audaci, primo spettacolo dopo mesi di chiusura per il Covid. Pubblico caldissimo, pur con tutte le misure di sicurezza, che ha espresso continuamente il suo travolgente entusiasmo, con tanto di ovazione finale. Un trionfo di musicalità, energia e grandi emozioni per un viaggio pieno di amore.
Può sembrare temerario parlare di “Contamination” dopo un anno e mezzo di pandemia, e invece questo termine ieri sera ha avuto una delle accezioni più sane e gioiose che possiamo immaginare.
La contaminazione del male si sconfigge con la contaminazione della cura, della musica, dei valori di apertura e inclusività che incarna la Storia di Napoli.

Swing, salsa, flamenco, rap: sono solo alcuni degli elementi mescolati con eleganza e intensità ai brani più amati della grande tradizione partenopea e nazionale (O’ sole mio, Napule è, Malafemmena, O’ Sarracino e molti altri…). Il pubblico – con l’aiuto di un diario di viaggio – viene condotto in un percorso tra i continenti e gli stili musicali, dall’Europa al Medio Oriente, all’Africa centrale, fino al Nordamerica del gospel, del blues, del jazz e del funky, al Centroamerica del calypso, del reggae, della rumba, all’afrocubania e giù giù fino al tango argentino. Chi ascolta ritrova ‘dentro’ ciascuna canzone un ‘seme di contaminazione’, un elemento di globalizzazione, capace di trasporre il brano in un Paese, e in uno stile narrativo del tutto diversi. Un’esibizione dunque non solo musicale, ma anche una precisa dichiarazione di intenti in chiave culturale e sociale e, in questo momento, un festoso rito di liberazione dalla pandemia.

I Neacò hanno già all’attivo decine e decine di date in tutta Italia e all’estero e hanno suonato in prestigiosi Festival e teatri, arrivando fino a Mosca ed Instanbul. Numerosi sono stati anche i passaggi televisivi e interventi nelle rubriche musicali così come nelle migliori trasmissioni RAI, nei TG e nelle rubriche culturali televisive più affermate.
Prossimi appuntamenti sempre al “Teatro degli Audaci” nei mesi di Giugno e Luglio ed altre date ad Amalfi, Napoli, Ischia, Chieti e Pescara ed altri luoghi del nostro bel Paese per una ritrovata estate.

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Cultura

Quel luogo a me proibito

L’ultimo romanzo di Elisa Ruotolo. Il resoconto di una vita non vissuta. Ammonimenti, divieti, paure “allevate alla stregua dei figli”

Giulia Cardillo Piccolino

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“Obbedire mi aveva rassicurato tenendomi al riparo da ogni scelta, eppure restava dentro un bisogno di vie secondarie. […] Era la fatica di non avere un tempo privato, una famiglia diversa da quella d’origine, figli che ti reclamassero, un uomo cui dare conto e a cui chiederne”. Era, insomma, l’esperienza più cruda che si potesse fare a questo mondo: quella di restare vergini rispetto a ogni mutamento”.

Il resoconto di una vita non vissuta, la risultante di scelte dettate dalla paura e dal bisogno di sicurezza che risiede nelle abitudini.  È questa l’amara consapevolezza maturata dalla protagonista del romanzo “Quel luogo a me proibito” di Elisa Ruotolo: non aver mai vissuto pienamente.

L’autrice dà voce ad un personaggio femminile, costretto a ripercorrere le tappe fondamentali della propria esistenza e fare i conti con le decisioni prese (o meglio non prese), influenzate dalla paura paralizzante del giudizio altrui e dalle convenzioni sociali radicate nel contesto geografico e culturale nel quale cresce.

È l’ultimo romanzo di Elisa Ruotolo, pubblicato recentemente dalla Feltrinelli.  La scrittrice esordisce nel 2010 con una raccolta di storie brevi consolidando il suo successo con il primo romanzo “Ovunque, proteggici”, selezionato per il premio Strega nel 2014 e finalista al premio Internazionale Bottari Lattes Grinzane.

“Quel luogo a me proibito”, un titolo che già da subito offre una chiave di lettura, svelando il tema che sarà il motore dell’intera narrazione: la proibizione.  In un mezzogiorno ancora arretrato sotto alcuni aspetti, una ragazza cresce assorbendo tutti gli insegnamenti di un’educazione rigida e arcaica, che insegna a condannare il desiderio, a fuggire la passione e il piacere, ad evitare il più possibile i rischi.

Il libro è suddiviso in tre parti, ciascuna riguardante una diversa fase della vita della protagonista, la quale, narrando in prima persona, compie un’analisi della sua infanzia e adolescenza, della sua unica esperienza amorosa e la sua successiva dissoluzione, rintracciando in esse l’influenza esercitata dalla famiglia.  

“[…] I miei genitori hanno sempre delegato ai libri e ad estranei la mia educazione, limitandosi a tenermi composta. Ma al mondo non si sta composti, si sta vivi: questo avevano sempre evitato di dirmelo.

Una famiglia umile quella ritratta dalla scrittrice, nella cui casa vige la regola imperante di non creare scandalo e di mantenere un certo ritegno.

In questo microcosmo la protagonista impara che si deve provare vergogna della propria sessualità e che vi sono luoghi del corpo inaccessibili persino tramite i pensieri.

Ad animare le cene sono i discorsi dei genitori che, come dei giudici, condannano chi in paese commetta adulterio o chi si mostri troppo vizioso.

Da tutto questo la giovane protagonista eredita un naturale “godimento all’obbedienza” e un certo pudore che conserverà fino all’età adulta. L’eccessiva protezione della madre e del padre si traduce quindi in un controllo rigido, che avrà come risultato la coerente adesione della donna alle regole e la maturazione della paura verso ciò che si trova fuori dal nido sicuro della sua casa.

Ella si abitua a considerare il mondo esterno come pericoloso e ricco d’insidie e tentazioni; a preferire ciò che si conosce a tutto quel che è nuovo e inaspettato.

Pertanto guarda il mondo da lontano, dipingendo i luoghi a lei sconosciuti come ciò che in realtà non sono, ovvero sporchi e peccaminosi. Come quando, vedendo Napoli per la prima volta, rimane sorpresa nello scoprire una realtà che non ha nulla a che fare con la città pericolosa e angusta che si era immaginata.

 […] non litigare, perderesti ; non alzare la voce: comunque ti ignorerebbero; non ribellarti: ti sottometteranno; proteggiti e non fidarti o ti maltratteranno; resta nel solco, rimani antica: ti giudicherebbero; non cambiare le scarpe comode: ti affaticheresti; il mondo è sporco: non averci a che fare; resta buona: nessuno potrà criticarti; la vita qui, fuori è l’inferno; tu non andare; sii perbene: conta più dell’essere felici; non conoscere le strade di notte: ti smarriresti; non dare spago alla vergogna: la gente saprà; non rischiare: avresti la peggio; non saltare: ti faresti male; non fare niente che sia troppo; misura il passo: non te ne pentirai; non sprecare: risparmia per l’avvenire; il godimento è superfluo , allora non godere; troppa vita fa male, prendila in  piccole dosi, se riesci il meno possibile: è una roba che inquieta e tu non sapresti reggerla.

La giovane, ricevendo continuamente ammonimenti, divieti e paure “allevate alla stregua dei figli”, finisce per crederli giusti e indiscutibili, e rimanere fedele a tutte le lezioni impartite dai genitori, rinunciando a vivere qualsiasi esperienza che non sia conforme ad esse.  

La sua inettitudine, la tendenza a restare ancorata ad una realtà immobile, stagnante, sono il prodotto dell’educazione ricevuta nelle mura familiari.

“Eravamo diversi: lui misurava il tempo secondo i ritmi del proprio corpo, io avevo bisogno degli orologi; lui desiderava vivere senza sperperare i giorni, io mi dibattevo nell’esitazione”.

La conduzione di una vita sicura e monotona sembra arrestarsi con l’ingresso di Andrea che accenderà in lei sensazioni rimaste a lungo nascoste. La relazione amorosa intrecciata con quest’uomo dovrà però fare i conti con l’incapacità della donna di arrendersi, di concedersi a lui e abbandonare tutti i divieti e i rimproveri. Ha quarantadue anni e il suo corpo le è sconosciuto. L’influenza dell’educazione ricevuta è tale da combattere e soffocare gli impulsi più naturali e ardenti del suo animo. Sarà infatti il suo continuo esitare, negandosi ad Andrea, a comprometterne il rapporto e ad allontanarlo da lei per sempre.

Alla fine del libro non vi è un approdo ad una soluzione né un’evoluzione della protagonista che, pur riconoscendo il peso di queste privazioni, vi rimane ancorata.  Ci sembrerà pertanto di aver seguito la storia della ragazza per poi ritrovarla nella stessa condizione in cui l’avevamo trovata nelle pagine iniziali. Pertanto, al termine della lettura percepiremo quell’immobilismo che anima tutta la storia, ma ci sembrerà di avvertire una certa incompletezza, una mancata conclusione, di vedere la storia lasciata in sospeso. Inoltre, sin dalle prime pagine si registra un tono forse troppo patetico e gravoso, che sembra sempre preannunciare la scoperta di un evento traumatico nella sua vita, che in realtà non accade. Le parole utilizzate fanno trapelare una forte sofferenza e crudeltà della sua esistenza che non rintracciamo nelle esperienze riportate nel romanzo, e che si risolvono in un tentativo di autocommiserazione da parte della narratrice. Tuttavia, l’andamento del romanzo è fluido e scorrevole, procede per immagini narrative che l’autrice riesce abilmente a fornire, rendendo la lettura molto piacevole.

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Cultura

Torna la contaminazione più bella, quella della musica

Venerdì 28 Maggio alle ore 20.00 al Teatro degli Audaci di Roma i NeaCò in scena col loro concerto che attinge dalla musica tradizionale partenopea

Paolo Castiglia

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Parlare di contaminazione dopo due anni di pandemia potrebbe sembrare la cosa meno opportuna del mondo, e invece questo termine ha una delle accezioni più sane, gioiose e inclusive che possiamo immaginare. Lo sanno bene i NeaCò, efficace contrazione del nome “Neapolitan Contamination”, la ben nota formazione musicale che porta sui palchi di tutta Italia e in giro per il mondo uno spettacolo originale, coinvolgente e di ottimo livello musicale e culturale.

Sette musicisti, la maggior parte dei quali di estrazione partenopea ma anche loro “contaminati” da provenienze regionali e internazionali, venerdì 28 maggio alle ore 20.00 proporranno al Teatro degli Audaci di Roma, un repertorio che attingendo alla musica tradizionale partenopea va poi a tuffarsi con eleganza nei ritmi e nelle melodie appartenenti ai più svariati paesi del mondo. Jazz, reggae, swing, salsa, saranno solo alcuni degli elementi miscelati ai brani più amati dal pubblico e che fanno parte della cultura italiana musicale più antica e più amata.

Il pubblico verrà condotto in un viaggio-racconto tra i continenti e gli stili musicali, dall’Europa al Medio Oriente, all’Africa centrale, fino al Nordamerica del gospel, del blues, del jazz e del funky, al Centroamerica del calypso, del reggae, della rumba, all’afrocubania e giù giù fino al tango argentino. Chi ascolta ritroverà ‘dentro’ ciascuna canzone un ‘seme di contaminazione’, un elemento di globalizzazione, capace di trasporre il brano in un Paese, e in uno stile narrativo del tutto diversi.

Un’esibizione dunque non solo musicale, ma anche una precisa dichiarazione di intenti in chiave culturale e sociale, un’apertura in questo preciso periodo soprattutto un chiaro segnale di liberazione dalla pandemia, come un festoso rito che annunci lq liberazione dalla contaminazione del male attraverso la contaminazione della musica, delle migliore idee e valori, dell’inclusività.
I Neacò hanno già all’attivo decine e decine di date in tutta Italia e all’estero, avendo suonato nei più prestigiosi Festival e teatri, arrivando fino a Mosca dove si sono esibiti all’ambasciata di Russiae Consolato in Turchia. Numerosi sono stati anche i passaggi televisivi e interventi nelle rubriche musicali così come nelle migliori Trasmissioni RAI, nei TG e nelle rubriche culturali televisive più affermate.

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