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Economia

Lavoro da casa: vince la produttività

Secondo l’Osservatorio Smart Working in Italia oggi ci sono 570mila smart worker, il 20% in più rispetto all’anno precedente

Monica Splendori

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Non si può parlare di Smart Working se non si capisce meglio il contesto. Secondo l’Osservatorio Smart Working 2019, in Italia oggi ci sono 570mila smart worker, 20% in più al 2018. Continua quindi il trend di crescita registrato negli anni passati. Secondo i dati 2019, il 76% degli smart worker è soddisfatto del proprio lavoro, contro il 55% degli altri dipendenti.

Uno su tre è pienamente coinvolto nella realtà in cui opera, rispetto al 21% di chi lavora in modalità tradizionale. Inoltre, secondo le organizzazioni coinvolte nella ricerca, i principali benefici che scaturiscono dall’adozione dello Smart Working sono il miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%).

È interessante notare che ancora la gestione degli smart worker presenta secondo i manager anche alcune criticità, in particolare le difficoltà nel gestire le urgenze, per il 34% dei responsabili, nell’utilizzare le tecnologie (32%) e nel pianificare le attività (26%). Tuttavia è confortante che il 46% dei manager abbia dichiarato di non aver riscontrato alcuna criticità.

In termini di dotazione tecnologica, quella standard per consentire il lavorare da remoto generalmente si compone di PC portatile, VPN e servizi di social collaboration. Solo quando necessari vengono introdotti device mobili come smartphone e tablet.

Secondo le cifre dell’Osservatorio rispetto ai dipendenti sempre presenti in ufficio è mediamente più produttivo, nell’ordine di un + 35-45, chi lavora con orari flessibili. Questo perché il lavoro agile promuove la produttività individuale indipendentemente dal fatto di essere sempre presenti all’interno dell’azienda e fa assentare dal lavoro un tempo inferiore: circa il 63% in meno di chi svolge il lavoro in sede.

Concludendo, lavorare in modo agile è quindi un beneficio sia per i lavoratori, che per l’azienda: infatti permette di ridurre fino al 30% dei costi di affitto, utenze, attrezzature, dato che lo spazio per l’organico in ufficio si riduce. (fine)

Economia

Oro, tessile, infrastrutture a turismo le sfide per ripartire

Confartigianato Arezzo indica le scelte decisive per il rilancio imprenditoriale dell’area aretina

Paolo Castiglia

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“La gravissima crisi in atto a seguito della pandemia sta duramente colpendo i settori fiore all’occhiello di questa area: da quello orafo al tessile e all’abbigliamento, dal turismo, all’alimentare, all’artigianato artistico, all’innovazione e alle imprese del digitale, tutti alle prese non solo con la situazione difficilissima che conosciamo, ma anche con una burocrazia asfissiante e una sempre più inadeguata situazione delle infrastrutture sia stradali che digitali.

Insomma l’intero comparto artigiano è in crisi, ha visto ridurre sensibilmente la quantità degli scambi commerciali e di conseguenza l’opportunità di lavoro per le imprese che, una volta che sarà superata la crisi sanitaria, avranno ancora più bisogno di lavoro, di nuove opportunità e di uno snellimento della burocrazia”. Lo afferma Leonardo Fabbroni di Confartigianato Arezzo: “Quest’anno difficilissimo ci ha comunque insegnato una cosa, utilizzando al meglio il web e l’online si possono fare efficacemente operazioni in tempi molto veloci e per questo non è più accettabile l’incredibile lentezza della nostra burocrazia amministrativa, che spesso, anche su tematiche davvero decisive come ad esempio il Superbonus 110%, si prende addirittura 30 giorni solo per il primo riscontro. Qui è necessario e indispensabile che la Pubblica Amministrazione faccia un vero e rapido salto di qualità”.

Anche le imprese dei “settori pelletteria, abbigliamento, calzature non stanno meglio – insiste Fabbroni – e hanno bisogno di un intervento di ben altro spessore rispetto alla misura contenuta nella Legge di Bilancio, vista la necessità di sostegno per il rilancio di tutte le imprese del settore moda, simbolo del Made in Italy nel mondo, la moda è, infatti, il fiore all’occhiello della nostra tradizione manifatturiera artigiana.

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Economia

Inarsind: “Pubblica Amministrazione da rifondare”

Dall’Assemblea dell’Associazione sindacale degli Ingegneri e Architetti liberi professionisti la necessità di un profondo cambiamento

Paolo Castiglia

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“Appare veramente irripetibile l’occasione di poter riformare quel coacervo di sovrastrutture normative che, pur avendo una dignità legislativa in quanto inserite nelle tante finanziarie che si sono susseguite, in pratica condizionano gli strumenti attuativi. Ingegneri e gli Architetti liberi professionisti non possono chiedere con forza una profonda riforma della Pubblica Amministrazione, specie dopo i grossi limiti riscontrabili negli esiti dello smart working in periodo di pandemia”. Sono parole del presidente Roberto Rezzola nell’ampia relazione che, lo scorso 26 marzo, ha aperto in modalità web l’Assembla ordinaria di Inarsind per l’approvazione del bilancio consuntivo 2020. Ma l’Assise è stata anche la sede di un utile confronto di idee tra i delegati provinciali intervenuti, in rappresentanza di regioni dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, sulla vita interna al sindacato e delle sue prossime iniziative.

“Come operatori sussidiari alla Pubblica amministrazione – spiega in proposito il presidente Inarsind – non possiamo accettare di vedere allocate risorse economiche non finalizzate alla sburocratizzazione, responsabilizzazione ed all’efficientamento di un sistema che drena risorse economiche ed umane non restituendo un effettivo slancio per la crescita del Paese. Sarebbe quindi auspicabile, e noi riteniamo debba essere considerato inevitabile, cogliere l’occasione per dare al Paese procedure snelle e autenticamente semplificate per consentire interventi immediati e la loro declinazione immediatamente operativa”.

Rezzola spiega anche che “i nostri mantra in questo approccio sono: sburocratizzare ma responsabilizzare, semplificare ma vigilare e incentivare ma investire. Non è pensabile, infatti, togliere dei consolidati paletti normativi senza individuare i responsabili dell’applicazione, in deroga, di norme sulla gestione del patrimonio pubblico. Urge l’individuazione di soggetti (Sindaci, Governatori, Commissari ad acta) che sappiano assumersi responsabilità nella declinazione operativa, lo chiede l’Europa ma lo chiedono anche gli operatori della filiera”.

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Economia

Banca Valdichiana: borse di studio per i giovani più meritevoli

Nelle 18 edizioni precedenti la banca ha distribuito 2.461 borse di studio per un totale di quasi 620.000 euro

Paolo Castiglia

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“La Banca come sempre c’è accanto ai giovani per premiare lo studio, un valore che ben si affianca ai nostri principi fondanti di mutualismo e cooperativismo, e c’è accanto alle famiglie, alle imprese del nostro territorio, più che mai in questa fase di estrema difficoltà”. Sono parole del presidente di Banca Valdichiana, Fabio Tamagnini, che annunciano la consegna delle Borse di studio 2020: l’evento si svolgerà sabato 27 marzo a partire dalle 15.30 presso l’Auditorium della sede della Bcc a Montepulciano e “rappresenta un atto di ottimismo, considerata la situazione pandemica legata al covid 19 ancora non risolta, ma tutto si svolgerà nel pieno rispetto delle normative”.

Sono 76 i giovani scelti quest’anno, provengono da due regioni – Toscana ed Umbria – e tre province, Arezzo, Siena e Perugia, e verranno premiati dal Consiglio di Amministrazione di Banca Valdichiana.

“E’ con orgoglio – aggiunge a sua volta il direttore generale Danilo Trabacca – che sottolineo che in totale, nelle 18 edizioni del concorso, la nostra banca ha distribuito ben 2.461 borse di studio per un totale di quasi 620.000 euro: un investimento importantissimo per il futuro. Quest’anno riteniamo più che mai importante consegnare le borse, viste le difficoltà delle famiglie e dell’economia locale e nazionale. Siamo sicuri che questo sarà almeno un piccolo contributo da investire per il futuro dei ragazzi o anche nell’immediato, magari per colmare qualche gap tecnologico che la didattica a distanza ha reso particolarmente importante”.

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