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Economia

Professionisti in cantiere: ancora a rischio salute

Becucci (Inarsind Toscana): mancano indicazioni concrete su chi debba vigilare, su come si debba vigilare e su come gestire l’esito della vigilanza

Paolo Castiglia

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“Oltre al danno la beffa: mancata tutela della salute nella fase lavorativa in cantiere e potenziale negazione del compenso. Quella del lavoratore intellettuale sta diventando di fatto una professione a rischio”. E’ l’allarme lanciato da Marco Becucci, presidente di Inarsind Toscana Centro, il sindacato che raccoglie le istanze di ingegneri e architetti liberi professionisti della regione.

Allo stato attuale, infatti, nei cantieri “il danno – spiega Becucci – è che senza indicazioni concrete e specifiche su chi debba vigilare,  su cosa e come si debba vigilare e poi come si debba gestire l’esito della vigilanza sulla salute dei lavoratori, di fatto non si rispetta il Testo Unico e scade tutto l’impianto della gestione della tutela prevista dal Legislatore”.

 “Nel caso della Toscana – entra nel merito Becucci – dato doverosamente atto dell’impegno del Presidente Rossi e dell’Assessore alla Presidenza Bugli di fornire indicazioni specifiche per tutti i settori, va anche detto che quando il Governo nazionale fornisce indicazioni con lacune di questo livello non è semplice, nella contingenza dell’urgenza imposta dagli eventi, individuare subito il da farsi: e così, dall’8 aprile, quando fu posta la questione della sicurezza da contagio per la riapertura dei cantieri, siamo arrivati all’8 giugno, sono passati due mesi, senza che la questione sia stata affrontata”.

Ma da dove ha origine questa confusione pericolosa: “L’inghippo della questione nasce – spiega Becucci – da un buco ‘ideologico’ contenuto nel Testo Unico sulla sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, che all’articolo 2, definisce chi si debba qualificare come ‘lavoratore’ destinatario delle tutele previste”. Nel cantiere ci sono tre tipi di lavoratori: i lavoratori autonomi, i lavoratori dipendenti, i lavoratori intellettuali (progettisti, direttori dei lavori e coordinatori per la sicurezza e altri).

L’inghippo si cui sopra, spiega ancora il presidente toscano, “nasce dal fatto che invece il protocollo tra Governo e parti sociali del 24 aprile 2020 – da cui origina il problema della mancata tutela degli ‘intellettuali’ – e poi recepito nei Dpcm successivi, si occupa e preoccupa solo dei lavoratori dipendenti da impresa e dei lavoratori autonomi con esclusione dei lavoratori intellettuali, ai quali, paradossalmente,  il protocollo affida poi, invece,  il gravoso compito di verificare e vigilare sui presidi di sicurezza degli altri lavoratori addetti alle lavorazioni di cantiere”.

Becucci qui usa un paradosso: “Il che fa nascere sul piano della logica che i lavoratori intellettuali siano, per disposto di una legge superiore, esenti da contagio da coronavirus. Sappiamo che nella realtà così non è. Tant’è che lo stesso Testo Unico, per fare chiarezza, all’articolo 26 dice che quanto previsto all’art.26 ‘non si applica ai servizi di natura intellettuale sempre che essi non comportino rischi dalla presenza di agenti cancerogeni, mutageni o biologici’. E il contagio da covid-19 rientra, guarda caso, nei ‘rischi dovuti dalla presenza di agenti cancerogeni, mutageni o biologici’. Per cui, sani a prescindere, chioserebbe il grande Totò”.

In questa settimana potrebbero però esserci novità a livello regionale, i professionisti attendono.

Economia

Covid19/ Contributi tutte a le imprese che hanno subito gravi perdite di fatturato

La Risoluzione della Camera su proposta Confartigianato porta al superamento dei codici Ateco

Paolo Castiglia

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Sostenere semplicemente chi ha subito perdite, senza più correre dietro alla realtà con i codici Ateco: a questo punto è fondamentale che nella prossima Legge di Bilancio si possano mettere in campo le risorse adeguate a dare ristoro a tutti gli imprenditori, a qualsiasi settore e pezzo della filiera appartengano, che hanno subito cali di fatturato significativi nel semestre più aggiornato del 2020 e non più al solo mese di aprile.

Indennizzare quindi tutti gli imprenditori che hanno subito gravi perdite di fatturato a causa della pandemia indipendentemente dalla loro appartenenza a settori e ambiti di mercato. E’ il decisivo contenuto della Risoluzione di maggioranza approvata ieri dall’Aula della Camera, documento che recepisce la proposta della Confartigianato che chiedeva proprio questo.

“Forte ovviamente la soddisfazione” di Ferrer Vannetti, presidente di Confartigianato Arezzo, “per questo successo della Confederazione che porterà, una volta applicata dal punto di vista normativo, un ristoro importante anche per le imprese del nostro territorio duramente colpite dalla gravissima crisi in atto a seguito della pandemia del Covid-19”
“Siamo orgogliosi della risoluzione approvata dal Parlamento – tiene a sottolineare Vannetti – che coglie la nostra sollecitazione per arrivare ad un provvedimento generalizzato per tutte le imprese, Si tratta, appunto, di una proposta targata Confartigianato, visto che era stata avanzata da tempo e ribadita dal segretario generale, Cesare Fumagalli, anche lo scorso 23 novembre durante l’audizione sulla Legge di Bilancio tenuta nella omonima Commissione della Camera.

“Nella risoluzione approvata dalla Camera – spiega ancora il presidente di Confartigianato Arezzo – si considera necessario avviare un confronto per la definizione di un meccanismo organico che vada oltre le aree di rischio pandemico e i codici Ateco, ma che basi l’accesso delle imprese in difficoltà sul rimborso di parte dei costi fissi, prevedendo la possibilità di attribuire i ristori anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che non ne hanno beneficiato”.

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Economia

Scuole di lingue al collasso: grave l’esclusione dal Ristori-bis

Si tratta di aziende formative che hanno avuto perdite di fatturato oltre il 75%

Paolo Castiglia

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“Per le scuole di lingue e nei centri di certificazione linguistica l’esclusione dai sostegni previsti nel decreto Ristori bis è incomprensibile e gravissima, siamo stati assimilati ai centri di formazione che possono operare soltanto con una didattica a distanza, ma ciò non è adeguato alla fascia di studenti più giovani che frequentano la mia e le altre scuole di lingue, che stanno registrando perdite di fatturato fino all’80% e sono vicine alla chiusura e quindi ai licenziamenti. Siamo al collasso, se non verrà trovato il modo di farci accedere ai sostegni che sono stati giustamente destinati alle altre categorie professionali dovremo chiudere le nostre attività, licenziare coloro che lavorano per noi”. Luigi Casagrande, già dirigente Confartigianato Arezzo, parla così in quanto titolare di una nota scuola di lingue e di formazione professionale.

Che sta succedendo: moltissimi studenti sono costretti ad interrompere i corsi di lingua, per i quali gli stessi genitori hanno investito tempo e risorse, perché ci sono molte difficoltà, anche da parte delle scuole oltre che delle famiglie, nel districarsi tra i mille regolamenti legati alla gestione della didattica in presenza o a distanza, che varia spesso anche nell’interpretazione dei singoli organi di controllo territoriali.

Quindi Confartigianato Arezzo lancia un appello al governo perché le scuole linguistiche vengano al più presto inserite tra i provvedimenti governativi, per poter contare, anche loro, che sono vere e proprie imprese, sugli indennizzi disposti dal governo Conte per sostenere le attività che hanno subito uno stop a causa delle misure anti-Covid previste dai recenti Dpcm. Quando si devono erogare i corsi la CIG non serve a molto perché senza i docenti anche la formazione da remoto non è praticabile.

“Di fatto questa crisi – conclude Casagrande – sta privando i giovani dal dimostrare la competenza linguistica acquisita poiché le sessioni di esame sono spesso annullate. Per non parlare dei piccoli studenti cui è stato tolto il diritto di socializzare e di sviluppare le competenze linguistiche, nonostante le nostre scuole applichino dei protocolli di sicurezza stringenti e abbiano aule con pochi studenti dove è possibile apprendere in sicurezza, più di quanto accada nelle scuole statali dove la didattica in presenza è consentita”.

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Economia

Offerta ai limiti del gratuito per un appalto:
in Toscana non sarebbe successo

Commento al via libera della sentenza del Tar Lombardia

Paolo Castiglia

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Lavoro quasi gratuito in concorrenza consentito per legge? Non in Toscana, ma il Tar Lombardia, con una sentenza del 30 ottobre 2020 ha bocciato il ricorso promosso da uno studio di ingegneria che aveva contestato al giudice amministrativo la valutazione di una offerta economica estremamente bassa presentata dal gruppo aggiudicatario partecipante ad un bando del Comune di Casatenovo.

Il giudice ha rigettato tale accusa ritenendo tra l’altro che la congruità dell’offerta deriva anche da fattori non necessariamente economici quali ad esempio il prestigio dell’appalto. Si legge nella sentenza che “… un utile apparentemente modesto può comportare un vantaggio significativo sia per la prosecuzione in sé dell’attività lavorativa, sia per la qualificazione, la pubblicità, il curriculum derivanti per l’impresa dall’essere aggiudicataria e aver portato a termine un appalto pubblico”.

Il Presidente di Inarsind Toscana, Marco Becucci, commenta ironicamente: “è come andare al supermercato e dire a tutti che un dato prodotto è ottimo per poi prelevarlo gratuitamente”. Va altresì osservato che il Tar non è certamente un’agenzia di marketing e ci sarebbe da domandarsi su quali elementi oggettivi abbia ritenuto che l’aver portato a termine un appalto pubblico possa costituire un vantaggio significativo? Questo elemento fa parte della motivazione della sentenza?

Becucci aggiunge inoltre che se fosse stata applicabile una norma regionale con lo stesso testo della LR Toscana n°35/2020, la motivazione espressa dal Tar Lombardia non sarebbe potuta essere possibile. Infatti, la norma, in particolare nell’art.2 (Acquisizione di servizi professionali) comma 3 recita: “ …non è consentito il ricorso a criteri di valutazione delle offerte che risultino potenzialmente idonei ad alterare l’equilibrio tra le prestazioni professionali rese e il compenso …”

Inarsind Toscana ricorda che la stessa legge regionale 35/2020 è frutto del lavoro della Commissione Soggetti Professionali di cui Inarsind Toscana fa parte e che ha attivamente partecipato alla stesura della proposta di legge su cui hanno poi operato Giunta e Consiglio regionale.

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