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Società

10 ottobre: la giornata mondiale della salute mentale

La Giornata Mondiale della Salute Mentale di quest’anno giunge in un momento di cambiamento globale a causa della pandemia COVID-19

Marco Matteoli

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Se per gli operatori sanitari, per i lavoratori e per gli studenti questi mesi sono stati forse tra i più duri e incerti degli ultimi anni, il gran numero di persone intrappolate nella povertà o in condizioni umanitarie fragili hanno sperimentano un isolamento sociale ancora maggiore di prima.

Senza tener conto di coloro che hanno dovuto gestire il dolore di perdere una persona cara, a volte senza essere in grado di dire addio.

Le conseguenze economiche della pandemia si stanno già facendo sentire su scala globale, poiché molte imprese hanno dovuto licenziare personale nel tentativo di non chiudere completamente.

Data l’esperienza passata di emergenze, l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che nei prossimi mesi e anni dovranno essere incrementati i servizi di sostegno psicosociale e di salute mentale. Gli investimenti in programmi di salute mentale a livello nazionale e internazionale, che hanno già sofferto di anni di sottofinanziamento, sono ora più importanti di quanto non lo siano mai stati.

Questo è il motivo per cui l’obiettivo principale della campagna OMS della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre di quest’anno è incentrato su un aumento degli investimenti nell’ambito della salute mentale.

Una recente review, pubblicata sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, conferma che, nonostante l’infezione da CoViD19 non comporti complicanze dirette sulla salute mentale, ci sono molte evidenze che confermano che questa infezione abbia causato un aumento di casi di disturbo da stress post traumatico e sindromi depressive.

Sembra inoltre esserci la prova di un aumento significativo di sintomi depressivi e di ansia tra gli operatori sanitari, che attualmente sembrano essere quelli più a rischio di contrarre l’infezione e contemporaneamente quelli più esposti alla pressione mediatica di questo periodo storico.  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7260522/pdf/main.pdf

L’infezione da SARS CoV2 insomma non si è rivelata una problematica prettamente sanitaria, ma sempre più una sfida che interessa tutti gli ambiti umani, dall’economia, alla politica, alla psicologia, alla sociologia, ed in quanto sfida dell’umanità, l’umanità deve garantire i più alti standard scientifici per proteggere la salute fisica e mentale delle popolazioni a rischio.

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Società

La crisi in Libia è drammatica anche socialmente

Da poche settimane eletto il nuovo Consiglio presidenziale ma la drammatica fuga dei disperati in mare non si ferma

Paolo Castiglia

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Da poche settimane è stato eletto il nuovo Consiglio presidenziale libico, e la Libia, per mille motivi – per certi versi storici ma per altri più attuali e molto stringenti, vedi emigrazione – è Paese decisivo per l’Italia e per il suo rapporto col Mediterraneo.

Un punto della situazione su questa vicenda, che ha ricadute importantissime sia politiche sia sociali in tutto l’ex Mare Nostrum, lo facciamo attraverso le recenti dichiarazioni dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, esperto di politica internazionale, già Capo di Stato Maggiore della Marina e attualmente titolare di una Cattedra di International Security alla Webster University di Ginevra.

Sulla questione libica, De Giorgi spiega che “l’Onu puntava su due nomi, il ministro dell’Interno Fathi Bashaga insieme ad Aquila Saleh tra i candidati a Presidente del Consiglio. L’elezione però è ricaduta su Mohammad Menfi come Presidente del Consiglio e su Abdul Hamid Dbeibah come Primo Ministro. Sono loro che dovranno, almeno questo è il mandato ufficiale, guidare la Libia fino alle elezioni del prossimo 24 dicembre”.
L’Onu ha ufficialmente salutato con favore questo governo di transizione, non si può certo dire che sia stato un successo per l’Organizzazione delle nazioni unite.

Sempre secondo il nostro esperto di questioni politiche internazionali, ci troviamo quindi in una situazione di ulteriore instabilità e di assoluta incertezza “in tutto il Nord Africa dal quale si continua a fuggire: negli scorsi giorni si sono riversate in mare più di 1,500 persone, di cui 1.000 dalla sola Libia, disperati che cercano di abbandonare il proprio Paese o le carceri in cui sono detenuti in condizioni di totale violazione dei diritti umani”. L’Ocean Viking, di Sos Mediterranée, ha infatti soccorso 121 persone da un gommone a 30 miglia nautiche da Al Khoms, in maggioranza donne e minori, di cui ben 55 non accompagnati. L’82% di migranti minori sono appunto non accompagnati.

“E pensare che ben 700 di queste persone – approfondisce De Giorgi – come ha reso noto l’Unhcr, siano state riportate in Libia è sconvolgente. Anche perché, ricordiamo sempre che la Libia non è e non può essere considerata un porto sicuro. Se leggiamo le dichiarazioni rilasciate da SOS Mediterranée ci troviamo, ancora una volta, di fronte a racconti di atrocità, tanto che anche l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ha chiesto a gran voce che venga smantellato il sistema di detenzione arbitraria libico e che siano con urgenza fornite alternative sicure e praticabili”.

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Società

Rotary Club Arezzo: donate borsette porta drenaggi post-operator

Uno stock di tracolle consegnate al reparto di senologia del’Ospedale San Donato

Paolo Castiglia

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In questo tempo di pandemia moltiplica il suo impegno di Club service, e su un terreno molto concreto fortemente orientato, vista l’emergenza, verso gli ambienti della Sanità.

Ultima tappa temporale di questo impegno da parte del Rotary Club Arezzo è stata oggi, 25 febbraio, la consegna di borsette porta drenaggi post-operatori al responsabile del reparto di senologia del San Donato di Arezzo, Tommaso Amato alla presenza di Marco De Prizio primario di chirurgia.
L’offerta è stata effettuata dal presidente del Rotary Club Arezzo, Franco Lelli, insieme ad una delegazione di soci e alle presidenti dei due club femminili Inner wheel Arezzo e Toscana per Europa.

“Proseguiamo in impegni di questo tipo che il nostro Club effettua – ha spiegato Lelli – e in questo caso abbiamo donato una prima trentina di queste piccole tracolle funzionali, e in un certo modo eleganti, che consentono alle donne in dimissione ospedaliera, che hanno bisogno di avere con loro il piccolo macchinario per il drenaggio, di poterlo portare con sé in maniera comoda e discreta. Presto arriveranno molte altre di queste borsette e le metteremo ancora e disposizione del San Donato”.

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Società

Credere nelle teorie del complotto è correlato al rischio di depressione e suicidio tra i giovani

Uno studio condotto in Grecia tra studenti universitari mette in correlazione lo sviluppo di depressione e il credere alle teorie del complotto.

Marco Matteoli

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Successivamente l’oubreak del CoViD-19, molti studenti universitari hanno cambiato radicalmente il loro stile di vita, soprattutto dal punto di vista sociale, concentrando la propria socialità in non-luoghi come i social netwok. Questa condizione di alienazione ha contribuito all’incremento di sensazioni di paura, angoscia, stress, e incapacità di vedere il proprio futuro. In Italia nell’ultimo anno il tasso dei suicidi tra i giovani è aumentato del 20%, diventando la seconda causa di morte in questa fascia di popolazione (10-25 anni), Inoltre tra il 2009 e 2020  l’ideazione suicidaria  è passata dal 10% all’80% , mentre dal 2019 i casi di tentato suicidio sono aumentati del 121% e i gesti autolesivi sono aumentati del 84%.

Uno studio condotto in Grecia tra Aprile e Maggio 2020, durante il periodo di lockdown, tra giovani adulti universitari, ha confermato che il 65% del campione ha sperimentato sensazioni di ansia, mentre il 12% depressione maggiore. Le donne di questo studio hanno mostrato un rischio doppio di sviluppare depressione al confronto con i maschi, e una storia di tentativi di suicidio 5.7 volte superiore durante il periodo di lockdown.

All’interno di questo campione, il 68% degli intervistati ha confermato di credere nelle teorie del complotto collegate dal CoViD, questo dato, analizzato mediante l’analisi della varianza (ANOVA) ha suggerito che c’è una correlazione significativa tra coloro che credono nelle teorie del complotto e coloro che hanno sperimentato depressione.

Questi dati, in accordo con la letteratura scientifica, confermano una correlazione tra la vulnerabilità al credere alle teorie del complotto e la presenza di depressione e distress tra i giovani.

Tuttavia la correlazione tra eventi non implica necessariamente la causalità tra di essi, dunque il credere alle teorie del complotto è molto più probabilmente attribuibile a strategie di copying per fronteggiare le condizioni di ansia, depressione e perdita di speranza, più che la causa di esse.

Fonti:

– Patsali ME, Mousa DV, Papadopoulou EVK, Papadopoulou KKK, Kaparounaki CK, Diakogiannis I, Fountoulakis KN. University students’ changes in mental health status and determinants of behavior during the COVID-19 lockdown in Greece. Psychiatry Res. 2020

– Wise J. Covid-19: Suicidal thoughts increased in young adults during lockdown, UK study finds. BMJ. 2020

– Freyler, A., Simor, P., Szemerszky, R., Szabolcs, Z., Koteles, F., 2019. Modern health

worries in patients with affective disorders. A pilot study. – https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/02/04/news/chiusi-in-casa-zero-scuola-e-genitori-ostili-boom-di-adolescenti-che-tentano-il-suicidio-1.39856996

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