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Attualità

Roma in fiamme. Disordini per il “lockdown della vergogna”

Un vero e proprio assalto è quello che è stato visto nella giornata di ieri tra piazza del popolo e prati a Roma. Pochi eversivi che oscurano una manifestazione sacrosanta

Marco Matteoli

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Cassonetti in fiamme, bottiglie e petardi contro la polizia – uno scenario di guerriglia urbana è quello che si  è presentato ieri a piazza del popolo alle 19.20 da parte di una folla di manifestanti provenienti dal quartiere prati, tanto che le forze dell’ordine hanno dovuto utilizzare gli idranti per sedare la rivolta.

Una stretta minoranza di “teste calde” che hanno oscurato una manifestazione pacifica, una delle tante che nelle ultime ore stanno attraversando l’Italia, da Nord a Sud, contro quello che potremmo definire “il lockdown della vergogna”.

Il ministro della Salute, Speranza, si è prodigato nello scrivere un libro intitolato “perché guariremo”, libro che è stato successivamente ritirato dagli scaffali quando si è accorto che per adesso non guariremo per nulla. Energie profuse poi per l’acquisto di banchi a rotelle che poi sono arrivati a scuola già iniziata, per non parlare delle disposizioni emanate durante l’estate ai gestori di palestre, bar, ristoranti e centri benessere al fine di permettere loro di esercitare, che si sono visti da un giorno all’altro limitarsi o addirittura chiudere.

L’infografica dell’Istituto Superiore di Sanità mostra un incremento vertiginoso dei nuovi casi, (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-dashboard), che nell’ultimo mese sono arrivati a 224482, dato poco significativo, poiché relativo anche al numero dei tamponi effettuati.

I dati significativi sono quelli correlati al numero dei morti di CoViD-19, 1447 negli ultimi 30 giorni, e dei posti occupati nelle terapie intensive, che al momento, in Piemonte, Campania, Valle D’Aosta e Umbria, hanno superato la soglia del 30% dell’occupazione, ovvero la soglia di allarme. (https://www.infodata.ilsole24ore.com/2020/10/15/terapie-intensive-scopri-in-tempo-reale-quanti-posti-sono-occupati).  

Potenziare il trasporto pubblico, incrementare le risorse per le terapie intensive, implementare i sistemi di contact tracing, divulgare le buone pratiche igieniche non tanto fuori da casa, ma dentro casa, sono state le azioni proposte, tuttavia maldestramente attuate da parte del governo, e che non ha raggiunto minimamente il risultato sperato, tanto che è difficile comprendere come abbiamo fatto a tornare a questo punto.

L’analisi eseguita dall’ISS, su 36. 806 pazienti deceduti e positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, ha mostrato che l’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 82 anni – pazienti con infezione 52 anni), ed il 63,6% dei deceduti presentavano 3 o più patologie. 

Alla luce di questi dati, è intuitivo che la fetta della popolazione da preservare sia ben altra rispetto quella che frequenta le palestre o i cinema o i teatri, luoghi che per primi si sono adattati alle disposizioni sul distanziamento e l’uso delle mascherine. Il luogo dove il rischio di “infezione problematica” è maggiore è esattamente dentro casa e nei luoghi dove sono gli anziani ad assembrarsi, poiché sono gli anziani la fetta di popolazione da tutelare e che occupa le terapie intensive. Restano aperti invece, in maniera paradossale, i circoli sportivi, guarda caso luoghi frequentati di base da una fetta di popolazione ben più avanti con l’età.

“Se rispettiamo le norme abbiamo buone chance di affrontare dicembre con serenità, in caso contrario ci sarà il lockdown in Italia”: queste sono le parole del presidente del consiglio Giuseppe Conte, che nell’ultima conferenza stampa non ha escludo l’ipotesi di un nuovo lockdown prima di Natale, e sui giornali si inizia a parlare apertamente di un “dopo Conte”.

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Attualità

Francesco in Iraq per portare pace e speranza

“Il popolo iracheno ci aspetta”

Daniele Sebastianelli

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“Sono contento di riprendere i viaggi e questo è un viaggio emblematico e anche un dovere verso una terra martoriata da tanti anni”, così Papa Francesco ai giornalisti sul volo aereo per l’Iraq, spiega in una sola frase lo spirito che lo ha animato ad intraprendere questo storico viaggio nella terra di Abramo. Un viaggio a lungo atteso e sulla lista dei desideri anche di Giovanni Paolo II che avrebbe voluto recarvisi nel 2000, anno del Giubileo, ma che per diverse ragioni, sfumò. “Il popolo iracheno ci aspetta” ha detto Francesco nell’udienza di mercoledì scorso, “aspettava San Giovanni Paolo II, al quale è stato vietato di andare. Non si può deludere un popolo per la seconda volta”.

L’Iraq è una terra ferita dalla violenza e dal terrorismo, dove la presenza cristiana è crollata vertiginosamente ed è sempre più minacciata dal radicalismo islamico che ha solide radici nel paese. Una terra dove anche la sicurezza lascia a desiderare e la presenza di Papa Francesco potrebbe facilmente trovare degli oppositori. Anche per questo è stato consigliato al Papa di non scendere dalla macchina per stare in mezzo alla gente, come ama fare spesso rompendo i rigidi protocolli nei viaggi apostolici. Questa volta è diverso. La papamobile, lasciata all’aeroporto di Bagdad, è stata sostituita con una berlina tedesca blindata dalla quale Francesco poteva solo salutare con la mano  la folla che lo acclamava ai bordi delle strade.

Papa Francesco ha ripetuto più volte di non aver paura. Ci ha abitato a viaggi in zone tutt’altro che sicure: Myanmar, Egitto, Uganda, Kenya, ecc. Si tratta di un viaggio in piena linea con il suo desiderio di realizzare una Chiesa in uscita verso le periferie geografiche ed esistenziali. E in questo suo desiderio, qui, nella terra di Abramo, c’è una ragione in più: I cristiani. La comunità cattolica, in particolare, piccola ma di origini antichissime, è stata letteralmente schiacciata e martirizzata nel corso degli ultimi anni causando un esodo dal paese senza precedenti. Basti pensare che prima del 2003 in Iraq abitavano circa un milione e mezzo di cristiani. Oggi nel paese ne sono rimasti circa 250 mila.

Francesco lo ha detto chiaramente, è venuto soprattutto per questo, come “dovere verso una terra martoriata da anni”.  Le guerre in successione, le crisi economiche e il terrorismo hanno inflitto durissimi colpi alla popolazione e la difficile e delicata convivenza è sfociata nello scontro del più forte contro il più debole. Il Papa, portatore di un messaggio di pace e riconciliazione, è l’unico leader mondiale in grado di far ripartire un dialogo interreligioso tra la componente sciita e sunnita del paese e insieme con loro verso la minoranza cristiana. La parola d’ordine è restituire speranza. Questo grave compito coinvolge anche i rapporti con il governo e le autorità civili.

Per questo è un viaggio storico. Non solo perché è la prima volta di un pontefice in quella terra, ma perché in ballo c’è la pace di tutta una regione che per troppo tempo è stata in balia di conflitti e della legge del più forte. In questo senso è significativo il motto della visita, “Siete tutti fratelli”, come è significativo che il Papa viaggerà da nord a sud del paese toccando non solo la capitale Bagdad, ma anche Ur (la città di Abramo ed antica capitale della civiltà sumera), Mosul (ex capitale dell’impero assiro ed ex roccaforte dell’Isis) e la piana di Ninive (logo molto importante nelle vicende bibliche), oltre alla città di Erbil, il rifugio sicuro per i cristiani che scappavano dalle milizie jihadiste.  

Settecento chilometri di viaggio in 4 giorni, dal 5 all’8 marzo, lungo un paese in cui attualmente anche la pandemia sembra essere fuori controllo. Al suo arrivo, venerdì 5 marzo, dopo l’incontro con le autorità nel Palazzo presidenziale, Francesco ha incontrato i vescovi, i religiosi e i sacerdoti nella Cattedrale Siro-Cattolica di “Nostra Signora della Salvezza” a Baghdad. La seconda tappa, sabato 6, sarà a Najaf con una visita di cortesia Al Grand Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani, poi Nassiriya dove ci sarà l’incontro interreligioso alla Piana di Ur e, nel pomeriggio, il ritorno a Bagdad per la messa nella Cattedrale Caldea di “San Giuseppe” .

Domenica Francesco sarà ad Erbil dove incontrerà le autorità civili e religiose e partirà in elicottero per Mosul dove, presso l’Hosh al-Bieaa (piazza delle Chiese), farà una  preghiera in suffragio delle vittime della guerra. E’ qui che sorgono le quattro chiese della comunità caldea dissacrate dalla stato islamico, trasformate in tribunali, uffici amministrativi  e anche prigioni. Francesco poi si recherà in elicottero a Qaraqosh dove visiterà la comunità di fedeli nella Cattedrale dell’“Immacolata Concezione”. La Cattedrale, durante l’occupazione delle milizie dell’Isis, nel 2014, venne trasformata in un poligono di tiro e fino al 2017 erano ancora visibili le sagome poste sulle macerie con i colpi inflitti dai miliziani. La comunità di Qaraqosh subì una devastazione totale. Quando fu liberata, dopo due anni, venne celebrata una messa su quelle stesse macerie. In quell’occasione il presidente di ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre), Alessandro Monteduro, disse che “si parla della ricostruzione, di chiese e di case, come della condizione per il ritorno dei cristiani nelle loro terre dopo l’esilio che era stato imposto dall’Isis. Ma se non daremo loro la possibilità di trattenersi, aiutandoli a creare nuovo lavoro, la ricostruzione non sarà mai completa”.

Francesco, poi, nel pomeriggio, tornerà a Erbil per la messa nello Stadio “Franso Hariri” e in serata tornerà a Bagdad.

Lunedì ripartirà per Roma, lasciando il seme della speranza e della pace nella terra di Abramo.

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Attualità

Da Israele buone notizie sul fronte vaccini

Come riporta la prestigiosa rivista Lancet, una sola dose del vaccino Pfizer-Biontech potrebbe avere un’efficacia dell’85% (a partire dal 15° giorno) nel limitare le infezioni sintomatiche.

Marco Matteoli

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Nel dicembre 2020, il governo Israeliano ha approvato il vaccino BNT162b2 COVID-19, ed ha iniziato una campagna di immunizzazione di massa, dando la precedenza agli operatori sanitari. Questa campagna è coincisa con la terza ondata di CoViD-19, con un picco tra il 10 e il 16 gennaio 2021.

E’ stato fatto uno studio retrospettivo su una coorte di 7214 operatori sanitari dello Sheba Medical Centre, vaccinati entro il 24 gennaio 2021, tra questi, 5505 (91%) hanno ricevuto anche la seconda dose entro il termine stabilito.

Tra tutti questi soggetti arruolati, 170 hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2 nel periodo compreso tra il 19 dicembre 2020 e il 24 gennaio 2021, tra questi, 99 hanno riportato sintomi e sono stati etichettati come casi di CoViD-19.

Dei 170 infetti, 89 (52%) hanno contratto il virus prima di essere stati vaccinati, 78 (46%) sono risultati positivi dopo la prima dose, e tre (2%) sono risultati positivi dopo la seconda dose.  Un confronto dei tassi di malattia tra i vaccinati e i non ancora vaccinati ha mostrato una riduzione del rischio del 47% (IC 95% 17-66) e dell’85% (71-92) rispettivamente per i giorni 1-14 e 15-28 dopo la prima dose.

I dati riportati dall’articolo mostrano sostanziali riduzioni precoci dell’infezione da SARS-CoV-2 e tassi di COVID-19 sintomatici sin dopo la prima somministrazione della dose di vaccino. Le riduzioni anticipate dei tassi di COVID-19 forniscono supporto per ritardare la seconda dose nei paesi che devono affrontare carenze di vaccini e risorse scarse, in modo da consentire una maggiore copertura della popolazione con una singola dose. È tuttavia  necessario un follow-up più lungo per valutare l’efficacia a lungo termine di una singola dose per informare una seconda politica di ritardo della dose.

La Pfizer ha inoltre da poco divulgato un aggiornamento nel quale sostiene che il vaccino Pfizer-Biontech si potrebbe conservare anche a -20°C (±5°C) per 2 settimane anziché agli attuali -70°C (±10°C). Una temperatura di 50 °C che può fare un’enorme differenza nella distribuzione e nella logistica (https://www.pfizer.com/news/press-release/press-release-detail/pfizer-and-biontech-submit-covid-19-vaccine-stability-data)
La rivista New England Journal of Medicine inoltre, analizzando il vaccino “Moderna”, ha riportato uno studio nel quale di dimostra che la risposta immunitaria dopo 4 mesi dal vaccino a mRNA Moderna potrebbe essere più forte che non dopo 35 giorni dall’infezione naturale. 


Fonti:
https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)00448-7/fulltext
https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2032195http://www.salute.gov.it/portale/malattieinfettive/dettaglioFaqMalattieInfettive.jsp

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Attualità

La “non notizia” delle persone infettate nonostante la prima dose di vaccino

Come riportato dai numerosi articoli scientifici fino ad ora pubblicati, il vaccino contro il virus SARS-CoV2 è considerato efficace a partire dal settimo giorno dopo la seconda dose.

Marco Matteoli

Pubblicato

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Come pubblicato dal New England Journal of Medicine il  31 dicembre 2020, e come evidenziato dall’EMA (European Medicince Agency), il vaccino a mRNA BNT162b2, nome commerciale Comirnaty della Pfizer-Biontech, inizia a costruire una risposta immunitaria a partire da 12° giorno dopo la somministrazione della prima dose, per diventare a tutti gli effetti operativo, con una efficacia del 94,6%  dopo sette giorni la seconda somministrazione (nei soggetti di età superiore a 16 anni), che da protocollo deve avvenire ventuno giorni dopo la prima.

Una efficacia del 94,6% va intesa rispetto lo svilupparsi di malattia e di sintomi gravi, non rispetto la possibilità di infettarsi, pertanto infezioni occasionali lievi o senza sintomi sono possibili anche dopo la copertura della vaccinazione.

Un individuo può dunque contrarre l’infezione ed ammalarsi entro un mese a ridosso dell’avvenuta vaccinazione, poiché il sistema immunitario non è ancora debitamente protetto; nei casi riportati nelle ultime ore sul web inoltre, non bisogna dimenticare che il virus SARS-CoV2 ha un periodo di incubazione di circa due settimane, dunque i casi che risultano positivi una settimana dopo la prima dose di vaccino sono presumibilmente stati infettati da prima.

La possibilità che il vaccino possa trasmettere l’infezione non è da contemplare, poiché, grazie alla sua costituzione, non è in grado di produrre il virus nella sua interezza, ma solo una piccola parte, utile per “addestrare il sistema immunitario”, ma non sufficiente per determinare una infezione.

Leggi l’articolo originale del NEJM

https://www.nejm.org/doi/pdf/10.1056/NEJMoa2034577?articleTools=true&fbclid=IwAR3iAO0504LMW161zXSo9fN0hRAH-gWzKDMWD7fhjzA70boYjIOk5qYV_ZY

Leggi  il riassunto delle caratteristiche del prodotto stilato dall’EMA

https://www.ema.europa.eu/en/documents/product-information/comirnaty-epar-product-information_it.pdf?fbclid=IwAR2WReIi8SUzVA0lymS2cdRqVpgZL17Dp5p7rBrpvBl0wmSz28lsI4u7eEY

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