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Economia

Il Consiglio Nazionale Ingegneri ripristina la formazione a pagamento

Inarsind: malumore tra gli iscritti per un provvedimento in controtendenza rispetto alla politica generale di alleggerimento dei costi suggerita dalla crisi Covid

Paolo Castiglia

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E’ di questi giorni la notizia che il Consiglio Nazionale Ingegneri ha determinato il diritto di segreteria per l’anno 2020, necessario per la gestione delle istruttorie ed il processo di verifica e validazione delle autocertificazioni presentate e per le attività di supporto e gestione dell’attività formativa, fissandolo a 7 euro.

Secondo Inarsind, associazione sindacale di ingegneri e architetti liberi professionisti, “pur non rappresentando una novità, dal momento che il diritto di segreteria per l’anno precedente era stato solo sospeso per l’emergenza COVID 19, la Circolare non ha mancato di destare malumori e proteste, di singoli iscritti e di interi consigli provinciali.

“Se la richiesta di sette euro desta così vivaci proteste – approfondisce l’associane sindacale – forse è perché viviamo un momento in cui ogni goccia fa traboccare un vaso colmo di insensibilità e autentiche discriminazioni nei confronti della libera professione e forse anche per questo, ancora per un anno, si sarebbe potuto derogare dalla richiesta della contribuzione, seppure volontaria, visto che è dovuta solo in seguito all’adesione all’autocertificazione”

“Ci chiediamo – conclude la nota Inarsind – a fronte dello scalpore destato oggi a seguito della richiesta di sette euro, non sarebbe stato meglio ispirarsi ad altro, prevedendo la netta separazione tra controllati e controllori, riservandosi il secondo dei ruoli? Non sarebbe stato meglio affidare a strutture esterne la verifica della qualità della formazione erogata e il controllo a campione delle autocertificazioni? Evitando così di diventare registi, attori e spettatori nel mercato della formazione che si è generato ed all’interno del quale oggi si è ancor di più trascinati ingenerando la convinzione che, in fondo, si tratta di trovare un modo per auto accreditarsi questi crediti. Certo, se così fosse andata, anche una simile attività oggi avrebbe richiesto lo svolgimento di un servizio di valutazione e controllo e quindi la necessità di un’organizzazione che sarebbe stata vista come autentica attività istituzionale a garanzia della tutela della preparazione, del tempo e del denaro degli iscritti”.

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Economia

Oro, tessile, infrastrutture a turismo le sfide per ripartire

Confartigianato Arezzo indica le scelte decisive per il rilancio imprenditoriale dell’area aretina

Paolo Castiglia

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“La gravissima crisi in atto a seguito della pandemia sta duramente colpendo i settori fiore all’occhiello di questa area: da quello orafo al tessile e all’abbigliamento, dal turismo, all’alimentare, all’artigianato artistico, all’innovazione e alle imprese del digitale, tutti alle prese non solo con la situazione difficilissima che conosciamo, ma anche con una burocrazia asfissiante e una sempre più inadeguata situazione delle infrastrutture sia stradali che digitali.

Insomma l’intero comparto artigiano è in crisi, ha visto ridurre sensibilmente la quantità degli scambi commerciali e di conseguenza l’opportunità di lavoro per le imprese che, una volta che sarà superata la crisi sanitaria, avranno ancora più bisogno di lavoro, di nuove opportunità e di uno snellimento della burocrazia”. Lo afferma Leonardo Fabbroni di Confartigianato Arezzo: “Quest’anno difficilissimo ci ha comunque insegnato una cosa, utilizzando al meglio il web e l’online si possono fare efficacemente operazioni in tempi molto veloci e per questo non è più accettabile l’incredibile lentezza della nostra burocrazia amministrativa, che spesso, anche su tematiche davvero decisive come ad esempio il Superbonus 110%, si prende addirittura 30 giorni solo per il primo riscontro. Qui è necessario e indispensabile che la Pubblica Amministrazione faccia un vero e rapido salto di qualità”.

Anche le imprese dei “settori pelletteria, abbigliamento, calzature non stanno meglio – insiste Fabbroni – e hanno bisogno di un intervento di ben altro spessore rispetto alla misura contenuta nella Legge di Bilancio, vista la necessità di sostegno per il rilancio di tutte le imprese del settore moda, simbolo del Made in Italy nel mondo, la moda è, infatti, il fiore all’occhiello della nostra tradizione manifatturiera artigiana.

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Economia

Inarsind: “Pubblica Amministrazione da rifondare”

Dall’Assemblea dell’Associazione sindacale degli Ingegneri e Architetti liberi professionisti la necessità di un profondo cambiamento

Paolo Castiglia

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“Appare veramente irripetibile l’occasione di poter riformare quel coacervo di sovrastrutture normative che, pur avendo una dignità legislativa in quanto inserite nelle tante finanziarie che si sono susseguite, in pratica condizionano gli strumenti attuativi. Ingegneri e gli Architetti liberi professionisti non possono chiedere con forza una profonda riforma della Pubblica Amministrazione, specie dopo i grossi limiti riscontrabili negli esiti dello smart working in periodo di pandemia”. Sono parole del presidente Roberto Rezzola nell’ampia relazione che, lo scorso 26 marzo, ha aperto in modalità web l’Assembla ordinaria di Inarsind per l’approvazione del bilancio consuntivo 2020. Ma l’Assise è stata anche la sede di un utile confronto di idee tra i delegati provinciali intervenuti, in rappresentanza di regioni dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, sulla vita interna al sindacato e delle sue prossime iniziative.

“Come operatori sussidiari alla Pubblica amministrazione – spiega in proposito il presidente Inarsind – non possiamo accettare di vedere allocate risorse economiche non finalizzate alla sburocratizzazione, responsabilizzazione ed all’efficientamento di un sistema che drena risorse economiche ed umane non restituendo un effettivo slancio per la crescita del Paese. Sarebbe quindi auspicabile, e noi riteniamo debba essere considerato inevitabile, cogliere l’occasione per dare al Paese procedure snelle e autenticamente semplificate per consentire interventi immediati e la loro declinazione immediatamente operativa”.

Rezzola spiega anche che “i nostri mantra in questo approccio sono: sburocratizzare ma responsabilizzare, semplificare ma vigilare e incentivare ma investire. Non è pensabile, infatti, togliere dei consolidati paletti normativi senza individuare i responsabili dell’applicazione, in deroga, di norme sulla gestione del patrimonio pubblico. Urge l’individuazione di soggetti (Sindaci, Governatori, Commissari ad acta) che sappiano assumersi responsabilità nella declinazione operativa, lo chiede l’Europa ma lo chiedono anche gli operatori della filiera”.

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Economia

Banca Valdichiana: borse di studio per i giovani più meritevoli

Nelle 18 edizioni precedenti la banca ha distribuito 2.461 borse di studio per un totale di quasi 620.000 euro

Paolo Castiglia

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“La Banca come sempre c’è accanto ai giovani per premiare lo studio, un valore che ben si affianca ai nostri principi fondanti di mutualismo e cooperativismo, e c’è accanto alle famiglie, alle imprese del nostro territorio, più che mai in questa fase di estrema difficoltà”. Sono parole del presidente di Banca Valdichiana, Fabio Tamagnini, che annunciano la consegna delle Borse di studio 2020: l’evento si svolgerà sabato 27 marzo a partire dalle 15.30 presso l’Auditorium della sede della Bcc a Montepulciano e “rappresenta un atto di ottimismo, considerata la situazione pandemica legata al covid 19 ancora non risolta, ma tutto si svolgerà nel pieno rispetto delle normative”.

Sono 76 i giovani scelti quest’anno, provengono da due regioni – Toscana ed Umbria – e tre province, Arezzo, Siena e Perugia, e verranno premiati dal Consiglio di Amministrazione di Banca Valdichiana.

“E’ con orgoglio – aggiunge a sua volta il direttore generale Danilo Trabacca – che sottolineo che in totale, nelle 18 edizioni del concorso, la nostra banca ha distribuito ben 2.461 borse di studio per un totale di quasi 620.000 euro: un investimento importantissimo per il futuro. Quest’anno riteniamo più che mai importante consegnare le borse, viste le difficoltà delle famiglie e dell’economia locale e nazionale. Siamo sicuri che questo sarà almeno un piccolo contributo da investire per il futuro dei ragazzi o anche nell’immediato, magari per colmare qualche gap tecnologico che la didattica a distanza ha reso particolarmente importante”.

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