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Economia

Il Ristori quater dimentica le Start-up

Allarme Confartigianato: poi c’è chi ha perso quasi un terzo del fatturato e non ha sconto fiscale

Paolo Castiglia

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Due falle. Pericolose perché lasciano senza sostegno moltissime imprese. Le due falle sono all’interno del decreto Ristori quater che prevede sostegno delle partite Iva che hanno subito perdite di fatturato consistenti: il nuovo Ristori sospende, infatti, gli acconti Irpef, Ires e Irap del 30 novembre, il versamento Iva e le ritenute sui lavoratori dipendenti del 16 dicembre, l’acconto Iva del 27 dicembre. Tutti questi pagamenti sono rinviati ad aprile 2021 e rateizzati.

Avranno però diritto a queste agevolazioni le imprese e le partite Iva con fatturato non superiore a 50 milioni e che hanno subito perdite di almeno il 33%, calcolate sul primo semestre 2020 rispetto al primo semestre 2019. E sono qui le suddette falle, secondo l’allarme lanciato da Maurizio Baldi, dirigente di Confartigianato Arezzo: “Una gravissima dimenticanza – spiega – riguarda le Start-up, visto che, se da una parte una buona percentuale di queste ha avuto risultati positivi, avendo scelto di lavorare nell’ambito dell’innovazione, dall’altra vi sono molte imprese appena nate, appunto start-up, che operano in ambiti più tradizioni, che quindi si sono trovate in gravissima crisi, che non hanno uno storico tale da poter calcolare la percentuale di perdita e che quindi si trovano escluse da qualsiasi sostegno”. “Per queste imprese – insiste Baldi – andrebbe trovato il modo di arrivare ad un sostegno efficace, proprio per non stroncare sul nascere aziende che tra l’altro hanno spessissimo una forte componente legata al lavoro e all’occupazione giovanile”.

Poi la seconda, pesantissima falla: “Appare gravissimo – spiega ancora Baldi – l’errore di aver previsto una sola percentuale-ghigliottina, quella del 33% di calo per fatturato per poter accedere al sostegno. Sotto il 33% nulla”. Quelle poco sotto il 33% hanno preso alla fine una doppia mazzata: hanno comunque perso quasi un terzo del loro fatturato e malgrado ciò devono effettuare il pagamento di tutte le imposte. Siamo di fronte ad una disparità di trattamento che appare inaccettabile”.

Economia

Emergenza Coronavirus: Report attività 2020. Le attività di Confartigianato Imprese Arezzo nei giorni della pandemia

“Impegno senza soste per uscire insieme dalla crisi”

Paolo Castiglia

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“Il 2020 ha portato un cambio di paradigma sociale, economico e culturale che nessuno si sarebbe aspettato in questa forma e con questa rapidità. Non vogliamo fare l’elenco delle criticità del 2020, ma portarci a casa cosa abbiamo imparato nel 2020 e porci un obiettivo: il 2021 dovrà essere l’anno della consapevolezza, nel quale, qualunque cosa accada, Confartigianato dimostrerà ancora una volta di avere la forza di interagire con le mutate realtà in maniera efficace al fianco delle imprese che rappresenta e difende per portarle fuori dalla crisi”. E’ intervenuta cosi, in apertura della conferenza stampa che si tenuta il 7 gennaio 2021, presso la sede di Arezzo, il segretario generale di Confartigianato Arezzo, Alessandra Papini.

Nell’occasione è stato reso pubblico un dossier riassuntivo: “Emergenza Coronavirus: Report attività 2020 – Le attività di Confartigianato Imprese Arezzo nei giorni della pandemia”, consegnato alla stampa e illustrato dai rappresentanti dei servizi Confartigianato impegnati nelle pratiche: dalla cassa integrazione ai vari bandi regionali e statali destinati al comparto. L’attività diretta degli addetti dell’associazione, e di risorse che di volta in volta si sono affiancate per specifiche competenze, hanno garantito tempi rapidi per ottenimento di finanziamenti. In totale l’attività ha gestito e canalizzato 60,4 ml di euro di finanziamenti, ulteriori 2,5 ml di erogazioni a tasso zero, e circa 6,1 ml a fondo perduto..

“Nel 2020 – ha concluso Papini – come Confartigianato, abbiamo compreso definitivamente quanto sia importante la sostanza della nostra struttura, quanto sia stato importante esserci e metterci la faccia, interpretando norme ed assumendoci spesso dei rischi, pur di poter dare risposte e sicurezze alle persone che si sono rivolte a noi. Ora, nel 2021, vogliamo guidare la ripartenza, aiutare tutti a uscire dalla crisi al meglio e prima possibile”.

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Economia

Banca Valdichiana pronta alla fusione con Banca Tema

Le prospettive per il 2021 in attesa degli ok dall’Europa. Bilancio di un anno in emergenza

Paolo Castiglia

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Un anno molto particolare, fondamentale nelle terribili difficoltà affrontate, un 2020 che ci ha visto impegnati contemporaneamente su tre fronti, tutti strategici”. A parlare è Fabio Tamagnini, presidente di Banca Valdichiana, che traccia un bilancio dell’anno appena trascorso.

“Abbiamo infatti continuato a fare banca, secondo i principi di mutualismo e prossimità ai quali siamo saldamente ancorati, affrontando nuove, enormi difficoltà di carattere operativo dovute all’emergenza sanitaria. Contemporaneamente abbiamo lavorato al processo di fusione con Banca Tema (Credito Cooperativo Terre Etrusche e Maremma) che, autorizzazioni permettendo, dovrebbe vedere la luce entro la metà del 2021. E infine abbiamo fatto fronte, con gli strumenti nostri e con quelli che ci ha messo a disposizione lo Stato, ad un’emergenza senza precedenti, creata dall’epidemia da coronavirus”.

“Per quanto riguarda l’annunciato progetto di fusione con Banca Tema – insiste Tamagnini – che renderà il nostro istituto ancora più solido e in grado di offrire risposte a famiglie ed imprese, a soci e clienti, da parte nostra abbiamo completato la redazione dei complessi dossier, rispettando tutte le scadenze tecniche indicate. Lo stesso ha fatto il partner, ora la parola spetta alla Banca Centrale Europea ed all’Autorità Bancaria Europea che dovranno emettere le autorizzazioni di rispettiva competenza. Ad una tempistica difficile dunque da ipotizzare, si aggiungono le incertezze legate alla possibilità di convocare le necessarie assemblee ma anche ai continui cambiamenti degli scenari economici e finanziari che la pandemia sta provocando”.

Al presidente fa eco il direttore generale di Banca Valdichiana, Danilo Trabacca, che snocciola le cifre di un’operatività che non si è mai fermata, “vedendo impegnato il personale anche nei fine settimana e nei giorni festivi per rispettare i tempi, di fronte all’urgenza manifestata dagli utenti”.
“In totale, tra finanziamenti e prestiti, al 24 dicembre 2020 abbiamo erogato quasi 100 milioni di Euro, sfiorando le 2.000 assegnazioni” dice Trabacca. “Più nel dettaglio, le erogazioni alle imprese di cui alla lettera m) del cosiddetto Decreto Liquidità, meglio nota come “norma dei 25.000 Euro” (ovvero il tetto massimo accessibile con garanzia,successivamente elevato a 30.000 Euro), hanno superato i 20 milioni di Euro, per poco più di 1.000 pratiche. Le erogazioni relative ad altre provvidenze contenute nel DL sono state 76, per quasi 19 milioni di Euro; abbiamo accolto quasi 2.500 richieste di sospensione del pagamento dei mutui, sia in base alle norme statali sia nell’ambito della nostra autonomia; abbiamo infine erogato quasi 150 prestiti, per 3,1 milioni di Euro, attingendo al plafond-covid appositamente creato”.

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Economia

Più che bio, Biolatina: sapori in primo piano

Il coraggio di due imprenditori dell’Agro Pontino che fin dalla nascita della loro azienda hanno puntato e investito sull’agricoltura biodinamica

Mario Russo

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Germania, Austria, Inghilterra, Svizzera, Francia, Olanda e, ovviamente, Italia, i Paesi in cui vengono distribuiti e venduti i loro prodotti. Una cooperativa che nasce nel 1985 e nel 2014 diventa Biolatina comunicando, con il nome stesso, il metodo di produzione e il luogo di origine.

Fin dalla nascita i due soci fondatori, Maurizio e Tonino Falzarano, si orientano verso un tipo di coltivazione che rispetti l’uomo e la natura. Già nel 1988, infatti, l’azienda si certifica come Biologica e nel 1992 come Biodinamica.

Parliamo veramente degli albori, ovvero di quando in Italia il Movimento di Agricoltura Biodinamica cominciava appena a organizzarsi.

Da subito, la scelta radicale di Maurizio e Tonino di investire risorse ed energie in un tipo di agricoltura che è, innanzitutto, una filosofia. Un metodo i cui principi, impostati dal filosofo Rudolf Steiner, si fondano sulla supposta conoscenza delle forze, dell’energia, che governano gli esseri viventi. “Bio”, infatti, indica che si agisce rispettando le leggi della vita, “dinamica” sottolinea che si tiene anche conto delle “forze” (o principi organizzatori) che agiscono nelle e sulle sostanze.

Il principio base della disciplina nasce dal concetto che la fattoria è un organismo a se stante in cui tutti i suoi abitanti sono sì elementi autonomi ma interconnessi tra loro da relazioni che ne permettono la sopravvivenza reciproca.

Su questa base poi le piante, gli animali e lo stesso contadino – ma anche i loro scarti (dalle deiezioni degli animali alle parti della pianta che restano al suolo dopo il raccolto) – concorrono a fertilizzare, nutrire e mantenere in salute l’intero eco-sistema.

Ma al di là dei metodi e dei processi quello che si respira, muovendosi attraverso le varie aree di Biolatina, è di più. Un’atmosfera di calma, di equilibrio. C’è del loro, la loro passione. L’entusiasmo di Maurizio nel mostrarti con soddisfazione i risultati, nel descriverti, in modo dettagliato, processo, evoluzione, crescita di ogni singola piantina; nel salutare e chiamare per nome ogni singolo operatore che vedi correre, ma senza fretta e rigorosamente in bicicletta, da un’area all’altra dell’azienda.

Quello che si respira è un senso di appartenenza, compartecipazione, responsabilità, che muove, anche e basicamente, dallo stesso metodo sviluppato da Steiner che ha ricadute anche sul sistema sociale. La “comunità”, infatti, in cui si trova la fattoria diventa anche un nuovo modello culturale di aggregato, dove valgono gli stessi principi alla base della biodinamica che io sintetizzerei nella consapevolezza della singolarità/diversità e nel valore della interconnessione/compartecipazione.

Un milione di mq circa di terreno biodinamico; 190.000 mq di serre fredde per la protezione da intemperie di prodotti più delicati; 60 alveari per impollinazione e miele oltre all’allevamento di bovini autoctoni da carne. Questi alcuni dei numeri, a cui si aggiunge un bacino di raccolta dell’acqua piovana della capacità di 20.000.000 di lt per l’irrigazione.

Un circolo perfetto, un modo di fare agricoltura dove è tutta la fattoria ad essere un vero e proprio organismo “vivente” che opera in modo complesso, ma sinergico.

“Piante, terreni e animali sono parte di un unico sistema –  come sottolinea con trasporto Maurizio – le cui relazioni si bilanciano tra loro senza bisogno di input esterni, in un circolo dove tutto rinasce e muore”.

Ma il loro entusiasmo, la loro passione, la loro indole pioneristica va oltre. Consapevoli, infatti, dell’influenza dell’elettrosmog che ormai invade e interferisce con gli ecosistemi naturali e della necessità della vitalità dell’acqua, sia di quella ambientale che di quella di irrigazione, hanno sposato il progetto OaSi-Biol di bMaxwell avviandosi verso la relativa certificazione. Un sistema, quello di bMaxwell, brevettato e completamente made in Italy che, avvalendosi delle sole energie ambientali naturali, è in grado di annullare le influenze dei campi elettromagnetici artificiali riportando all’originario e naturale equilibrio l’ambiente circostante. Un’azione che si riflette anche sull’acqua degli ecosistemi che ne risulta rivitalizzata. Tutto questo a beneficio di persone, allevamenti e colture.

Un metodo, una cura, un’attenzione, quelli messi insieme da Biolatina, che hanno come risultato principe la rinascita dei sapori. Sapori per molti dimenticati, per molti altri sconosciuti. Sapori che possono apparire addirittura “insoliti” per palati ormai assuefatti alla loro omologazione e standardizzazione. Omologazione e standardizzazione non propri della natura, ricca di diversificazioni e prodiga di gradazioni.

Quei sapori per i quali e ai quali molti Paesi, soprattutto del Nord Europa, stanno dedicando vere e proprie campagne di rieducazione. Danimarca in primis, nelle strade e nei viali della cui capitale si stanno piantando alberi e arbusti da frutto disponibili per tutti. Paese in cui è stata prodotta un app per insegnare  e spiegare a popolazione, soprattutto nuove generazioni, e turisti quanto il territorio naturalmente sa offrire e, soprattutto, per apprezzarne varietà e sapori, per l’appunto.

Una scelta, un impegno, una passione quelli di Maurizio e Tonino Falzarano e di tutta Biolatina nei confronti di un mercato che, seppur bisognoso di essere educato o rieducato – come afferma Maurizio – a un rapporto autentico con la natura e i suoi sapori, ha saputo premiarli, soprattutto la parte più attenta di esso, visto il numero di TIR che fanno il pieno di loro prodotti biodinamici e li distribuiscono in buona parte dell’Europa.  Un’attenzione che è in continua crescita, soprattutto tra le nuove generazioni.

Un invito, un esempio, al di là dei dibattiti e delle valutazioni, più o meno opportuni, a prendere consapevolezza di quanto possiamo fare per il nostro pianeta semplicemente cambiando le nostre abitudini e scelte quotidiane.

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