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Economia

Più che bio, Biolatina: sapori in primo piano

Il coraggio di due imprenditori dell’Agro Pontino che fin dalla nascita della loro azienda hanno puntato e investito sull’agricoltura biodinamica

Mario Russo

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Germania, Austria, Inghilterra, Svizzera, Francia, Olanda e, ovviamente, Italia, i Paesi in cui vengono distribuiti e venduti i loro prodotti. Una cooperativa che nasce nel 1985 e nel 2014 diventa Biolatina comunicando, con il nome stesso, il metodo di produzione e il luogo di origine.

Fin dalla nascita i due soci fondatori, Maurizio e Tonino Falzarano, si orientano verso un tipo di coltivazione che rispetti l’uomo e la natura. Già nel 1988, infatti, l’azienda si certifica come Biologica e nel 1992 come Biodinamica.

Parliamo veramente degli albori, ovvero di quando in Italia il Movimento di Agricoltura Biodinamica cominciava appena a organizzarsi.

Da subito, la scelta radicale di Maurizio e Tonino di investire risorse ed energie in un tipo di agricoltura che è, innanzitutto, una filosofia. Un metodo i cui principi, impostati dal filosofo Rudolf Steiner, si fondano sulla supposta conoscenza delle forze, dell’energia, che governano gli esseri viventi. “Bio”, infatti, indica che si agisce rispettando le leggi della vita, “dinamica” sottolinea che si tiene anche conto delle “forze” (o principi organizzatori) che agiscono nelle e sulle sostanze.

Il principio base della disciplina nasce dal concetto che la fattoria è un organismo a se stante in cui tutti i suoi abitanti sono sì elementi autonomi ma interconnessi tra loro da relazioni che ne permettono la sopravvivenza reciproca.

Su questa base poi le piante, gli animali e lo stesso contadino – ma anche i loro scarti (dalle deiezioni degli animali alle parti della pianta che restano al suolo dopo il raccolto) – concorrono a fertilizzare, nutrire e mantenere in salute l’intero eco-sistema.

Ma al di là dei metodi e dei processi quello che si respira, muovendosi attraverso le varie aree di Biolatina, è di più. Un’atmosfera di calma, di equilibrio. C’è del loro, la loro passione. L’entusiasmo di Maurizio nel mostrarti con soddisfazione i risultati, nel descriverti, in modo dettagliato, processo, evoluzione, crescita di ogni singola piantina; nel salutare e chiamare per nome ogni singolo operatore che vedi correre, ma senza fretta e rigorosamente in bicicletta, da un’area all’altra dell’azienda.

Quello che si respira è un senso di appartenenza, compartecipazione, responsabilità, che muove, anche e basicamente, dallo stesso metodo sviluppato da Steiner che ha ricadute anche sul sistema sociale. La “comunità”, infatti, in cui si trova la fattoria diventa anche un nuovo modello culturale di aggregato, dove valgono gli stessi principi alla base della biodinamica che io sintetizzerei nella consapevolezza della singolarità/diversità e nel valore della interconnessione/compartecipazione.

Un milione di mq circa di terreno biodinamico; 190.000 mq di serre fredde per la protezione da intemperie di prodotti più delicati; 60 alveari per impollinazione e miele oltre all’allevamento di bovini autoctoni da carne. Questi alcuni dei numeri, a cui si aggiunge un bacino di raccolta dell’acqua piovana della capacità di 20.000.000 di lt per l’irrigazione.

Un circolo perfetto, un modo di fare agricoltura dove è tutta la fattoria ad essere un vero e proprio organismo “vivente” che opera in modo complesso, ma sinergico.

“Piante, terreni e animali sono parte di un unico sistema –  come sottolinea con trasporto Maurizio – le cui relazioni si bilanciano tra loro senza bisogno di input esterni, in un circolo dove tutto rinasce e muore”.

Ma il loro entusiasmo, la loro passione, la loro indole pioneristica va oltre. Consapevoli, infatti, dell’influenza dell’elettrosmog che ormai invade e interferisce con gli ecosistemi naturali e della necessità della vitalità dell’acqua, sia di quella ambientale che di quella di irrigazione, hanno sposato il progetto OaSi-Biol di bMaxwell avviandosi verso la relativa certificazione. Un sistema, quello di bMaxwell, brevettato e completamente made in Italy che, avvalendosi delle sole energie ambientali naturali, è in grado di annullare le influenze dei campi elettromagnetici artificiali riportando all’originario e naturale equilibrio l’ambiente circostante. Un’azione che si riflette anche sull’acqua degli ecosistemi che ne risulta rivitalizzata. Tutto questo a beneficio di persone, allevamenti e colture.

Un metodo, una cura, un’attenzione, quelli messi insieme da Biolatina, che hanno come risultato principe la rinascita dei sapori. Sapori per molti dimenticati, per molti altri sconosciuti. Sapori che possono apparire addirittura “insoliti” per palati ormai assuefatti alla loro omologazione e standardizzazione. Omologazione e standardizzazione non propri della natura, ricca di diversificazioni e prodiga di gradazioni.

Quei sapori per i quali e ai quali molti Paesi, soprattutto del Nord Europa, stanno dedicando vere e proprie campagne di rieducazione. Danimarca in primis, nelle strade e nei viali della cui capitale si stanno piantando alberi e arbusti da frutto disponibili per tutti. Paese in cui è stata prodotta un app per insegnare  e spiegare a popolazione, soprattutto nuove generazioni, e turisti quanto il territorio naturalmente sa offrire e, soprattutto, per apprezzarne varietà e sapori, per l’appunto.

Una scelta, un impegno, una passione quelli di Maurizio e Tonino Falzarano e di tutta Biolatina nei confronti di un mercato che, seppur bisognoso di essere educato o rieducato – come afferma Maurizio – a un rapporto autentico con la natura e i suoi sapori, ha saputo premiarli, soprattutto la parte più attenta di esso, visto il numero di TIR che fanno il pieno di loro prodotti biodinamici e li distribuiscono in buona parte dell’Europa.  Un’attenzione che è in continua crescita, soprattutto tra le nuove generazioni.

Un invito, un esempio, al di là dei dibattiti e delle valutazioni, più o meno opportuni, a prendere consapevolezza di quanto possiamo fare per il nostro pianeta semplicemente cambiando le nostre abitudini e scelte quotidiane.

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Economia

Oro, tessile, infrastrutture a turismo le sfide per ripartire

Confartigianato Arezzo indica le scelte decisive per il rilancio imprenditoriale dell’area aretina

Paolo Castiglia

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“La gravissima crisi in atto a seguito della pandemia sta duramente colpendo i settori fiore all’occhiello di questa area: da quello orafo al tessile e all’abbigliamento, dal turismo, all’alimentare, all’artigianato artistico, all’innovazione e alle imprese del digitale, tutti alle prese non solo con la situazione difficilissima che conosciamo, ma anche con una burocrazia asfissiante e una sempre più inadeguata situazione delle infrastrutture sia stradali che digitali.

Insomma l’intero comparto artigiano è in crisi, ha visto ridurre sensibilmente la quantità degli scambi commerciali e di conseguenza l’opportunità di lavoro per le imprese che, una volta che sarà superata la crisi sanitaria, avranno ancora più bisogno di lavoro, di nuove opportunità e di uno snellimento della burocrazia”. Lo afferma Leonardo Fabbroni di Confartigianato Arezzo: “Quest’anno difficilissimo ci ha comunque insegnato una cosa, utilizzando al meglio il web e l’online si possono fare efficacemente operazioni in tempi molto veloci e per questo non è più accettabile l’incredibile lentezza della nostra burocrazia amministrativa, che spesso, anche su tematiche davvero decisive come ad esempio il Superbonus 110%, si prende addirittura 30 giorni solo per il primo riscontro. Qui è necessario e indispensabile che la Pubblica Amministrazione faccia un vero e rapido salto di qualità”.

Anche le imprese dei “settori pelletteria, abbigliamento, calzature non stanno meglio – insiste Fabbroni – e hanno bisogno di un intervento di ben altro spessore rispetto alla misura contenuta nella Legge di Bilancio, vista la necessità di sostegno per il rilancio di tutte le imprese del settore moda, simbolo del Made in Italy nel mondo, la moda è, infatti, il fiore all’occhiello della nostra tradizione manifatturiera artigiana.

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Economia

Inarsind: “Pubblica Amministrazione da rifondare”

Dall’Assemblea dell’Associazione sindacale degli Ingegneri e Architetti liberi professionisti la necessità di un profondo cambiamento

Paolo Castiglia

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“Appare veramente irripetibile l’occasione di poter riformare quel coacervo di sovrastrutture normative che, pur avendo una dignità legislativa in quanto inserite nelle tante finanziarie che si sono susseguite, in pratica condizionano gli strumenti attuativi. Ingegneri e gli Architetti liberi professionisti non possono chiedere con forza una profonda riforma della Pubblica Amministrazione, specie dopo i grossi limiti riscontrabili negli esiti dello smart working in periodo di pandemia”. Sono parole del presidente Roberto Rezzola nell’ampia relazione che, lo scorso 26 marzo, ha aperto in modalità web l’Assembla ordinaria di Inarsind per l’approvazione del bilancio consuntivo 2020. Ma l’Assise è stata anche la sede di un utile confronto di idee tra i delegati provinciali intervenuti, in rappresentanza di regioni dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, sulla vita interna al sindacato e delle sue prossime iniziative.

“Come operatori sussidiari alla Pubblica amministrazione – spiega in proposito il presidente Inarsind – non possiamo accettare di vedere allocate risorse economiche non finalizzate alla sburocratizzazione, responsabilizzazione ed all’efficientamento di un sistema che drena risorse economiche ed umane non restituendo un effettivo slancio per la crescita del Paese. Sarebbe quindi auspicabile, e noi riteniamo debba essere considerato inevitabile, cogliere l’occasione per dare al Paese procedure snelle e autenticamente semplificate per consentire interventi immediati e la loro declinazione immediatamente operativa”.

Rezzola spiega anche che “i nostri mantra in questo approccio sono: sburocratizzare ma responsabilizzare, semplificare ma vigilare e incentivare ma investire. Non è pensabile, infatti, togliere dei consolidati paletti normativi senza individuare i responsabili dell’applicazione, in deroga, di norme sulla gestione del patrimonio pubblico. Urge l’individuazione di soggetti (Sindaci, Governatori, Commissari ad acta) che sappiano assumersi responsabilità nella declinazione operativa, lo chiede l’Europa ma lo chiedono anche gli operatori della filiera”.

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Economia

Banca Valdichiana: borse di studio per i giovani più meritevoli

Nelle 18 edizioni precedenti la banca ha distribuito 2.461 borse di studio per un totale di quasi 620.000 euro

Paolo Castiglia

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“La Banca come sempre c’è accanto ai giovani per premiare lo studio, un valore che ben si affianca ai nostri principi fondanti di mutualismo e cooperativismo, e c’è accanto alle famiglie, alle imprese del nostro territorio, più che mai in questa fase di estrema difficoltà”. Sono parole del presidente di Banca Valdichiana, Fabio Tamagnini, che annunciano la consegna delle Borse di studio 2020: l’evento si svolgerà sabato 27 marzo a partire dalle 15.30 presso l’Auditorium della sede della Bcc a Montepulciano e “rappresenta un atto di ottimismo, considerata la situazione pandemica legata al covid 19 ancora non risolta, ma tutto si svolgerà nel pieno rispetto delle normative”.

Sono 76 i giovani scelti quest’anno, provengono da due regioni – Toscana ed Umbria – e tre province, Arezzo, Siena e Perugia, e verranno premiati dal Consiglio di Amministrazione di Banca Valdichiana.

“E’ con orgoglio – aggiunge a sua volta il direttore generale Danilo Trabacca – che sottolineo che in totale, nelle 18 edizioni del concorso, la nostra banca ha distribuito ben 2.461 borse di studio per un totale di quasi 620.000 euro: un investimento importantissimo per il futuro. Quest’anno riteniamo più che mai importante consegnare le borse, viste le difficoltà delle famiglie e dell’economia locale e nazionale. Siamo sicuri che questo sarà almeno un piccolo contributo da investire per il futuro dei ragazzi o anche nell’immediato, magari per colmare qualche gap tecnologico che la didattica a distanza ha reso particolarmente importante”.

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