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Attualità

La “non notizia” delle persone infettate nonostante la prima dose di vaccino

Come riportato dai numerosi articoli scientifici fino ad ora pubblicati, il vaccino contro il virus SARS-CoV2 è considerato efficace a partire dal settimo giorno dopo la seconda dose.

Marco Matteoli

Pubblicato

il

Come pubblicato dal New England Journal of Medicine il  31 dicembre 2020, e come evidenziato dall’EMA (European Medicince Agency), il vaccino a mRNA BNT162b2, nome commerciale Comirnaty della Pfizer-Biontech, inizia a costruire una risposta immunitaria a partire da 12° giorno dopo la somministrazione della prima dose, per diventare a tutti gli effetti operativo, con una efficacia del 94,6%  dopo sette giorni la seconda somministrazione (nei soggetti di età superiore a 16 anni), che da protocollo deve avvenire ventuno giorni dopo la prima.

Una efficacia del 94,6% va intesa rispetto lo svilupparsi di malattia e di sintomi gravi, non rispetto la possibilità di infettarsi, pertanto infezioni occasionali lievi o senza sintomi sono possibili anche dopo la copertura della vaccinazione.

Un individuo può dunque contrarre l’infezione ed ammalarsi entro un mese a ridosso dell’avvenuta vaccinazione, poiché il sistema immunitario non è ancora debitamente protetto; nei casi riportati nelle ultime ore sul web inoltre, non bisogna dimenticare che il virus SARS-CoV2 ha un periodo di incubazione di circa due settimane, dunque i casi che risultano positivi una settimana dopo la prima dose di vaccino sono presumibilmente stati infettati da prima.

La possibilità che il vaccino possa trasmettere l’infezione non è da contemplare, poiché, grazie alla sua costituzione, non è in grado di produrre il virus nella sua interezza, ma solo una piccola parte, utile per “addestrare il sistema immunitario”, ma non sufficiente per determinare una infezione.

Leggi l’articolo originale del NEJM

https://www.nejm.org/doi/pdf/10.1056/NEJMoa2034577?articleTools=true&fbclid=IwAR3iAO0504LMW161zXSo9fN0hRAH-gWzKDMWD7fhjzA70boYjIOk5qYV_ZY

Leggi  il riassunto delle caratteristiche del prodotto stilato dall’EMA

https://www.ema.europa.eu/en/documents/product-information/comirnaty-epar-product-information_it.pdf?fbclid=IwAR2WReIi8SUzVA0lymS2cdRqVpgZL17Dp5p7rBrpvBl0wmSz28lsI4u7eEY

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Attualità

Buon anno da 4ItalyNews!

Un arcobaleno: Benelux del 31 dicembre 1970
di Gianni Rodari

Mario Russo

Pubblicato

il

Auguriamo a tutti un sereno Anno Nuovo usando le parole di Gianni Rodari scritte il 31 dicembre 1970, ma che sembrano scritte oggi.

AUGURI A TUTTI!

Da 4ItalyNews

Avevamo cominciato a scrivere queste righe per farvi gli auguri di Capodanno, che il cielo, come fa spesso in questi giorni, era disperatamente tetro. A un tratto dal terrazzo del Ministero dell’Aeronautica, che occupa
una parte della nostra finestra al giornale, abbiamo visto venir su l’arcobaleno. Tempo dieci secondi, il cielo s’è fatto d’un azzurro quasi estivo.

Via il primo foglio, sotto un altro, ricominciamo da capo. Un arcobaleno è un segnale troppo prezioso per lasciare che si disperda con le nuvole che l’hanno portato. Acchiappiamolo per la coda, teniamolo stretto. Sarà uno scherzo ottico, ma prendiamolo per un buon augurio. Come ponte su cui far camminare le nostre speranze è un po’ fragile: prendiamolo allora come un invito a costruire ponti più robusti su cui possano marciare la giustizia e la pace.

Stiamo passando il periodo delle feste di fine d’anno tra una tempesta di
notizie angosciose. E il mondo è fatto oggi in modo – l’informazione è tanto
rapida e universale – che nessuno può più far finta di non sentire e di
non sapere. (…) Se auguriamo al mondo di uscire da questo periodo buio per imboccare una strada nuova, non ci aspettiamo la realizzazione del nostro augurio dall’arcobaleno.

Il 1971 sarà come noi lo faremo con le nostre mani, o come permetteremo ad altri di farlo, in nostra assenza, a nostro danno. Quando ogni uomo si sentirà responsabile di ciò che accade in ogni angolo della terra, non ci sarà bisogno di arcobaleni per cominciare a sperare.

Buon anno 1971… pardon 2021!

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Attualità

Quanto è aggressiva la variante inglese del virus SARS CoV2?

Il governo olandese ha deciso di sospendere tutti i voli da e per il Regno Unito dal venti dicembre fino al primo gennaio 2021 a causa di una mutazione del virus del CoViD-19

Marco Matteoli

Pubblicato

il

Come pubblicato dal British Medical Journal il 16 dicembre 2020, questa nuova variante è stata chiamata VUI-202012/01, generata da una serie di mutazione (diciassette mutazioni), una delle più significative a carico di N501Y nella proteina spike, la proteina che il virus utilizza per legarsi al recettore ACE2 umano. Questa mutazione può incrementare la velocità di diffusione del virus tra gli esseri umani, incrementandone dunque l’infettività, ma non la gravità dei sintomi.

Al giorno 13 dicembre 2020, sono stati identificati nel Regno Unito 1108 casi con questa variante in quasi 60 diverse autorità locali.

Matt Hancock, segretario di stato per le politiche sanitarie e sociali, e membro del “conservative party”, il 14 dicembre ha dichiarato alla “house of commons” inglese, che l’analisi iniziale ha mostrato che la nuova variante “potrebbe essere associata” al recente aumento dei casi nel sud-est dell’Inghilterra.

Nel frattempo le misure urgenti emanate dal governo inglese hanno stabilito che potranno rientrare in Italia da Londra solo i residenti e chi ha comprovate necessità, saranno comunque necessari due tamponi, uno prima e uno dopo, e la quarantena di 14 giorni.

Per quanto riguarda la protezione garantita dai vaccini, come ribadito da Sharon Peacock, direttrice del  COVID-19 Genomics UK Consortium, la nuova variante virale ha mutazioni alla proteina spike che i tre vaccini principali stanno prendendo di mira.

Poiché l’obiettivo di questi nuovi vaccini è produrre anticorpi contro molte regioni nella proteina spike, è improbabile che un singolo cambiamento possa rendere il vaccino meno efficace.

Nel corso del tempo, man mano che si verificano più mutazioni, il vaccino potrebbe necessitare di modifiche, come accade con l’influenza stagionale, e i vaccini che finora si sono dimostrati efficaci possono essere facilmente modificati se necessario.

Leggi l’articolo originale del BMJ

https://www.bmj.com/content/bmj/371/bmj.m4857.full.pdf

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Attualità

Roma in fiamme. Disordini per il “lockdown della vergogna”

Un vero e proprio assalto è quello che è stato visto nella giornata di ieri tra piazza del popolo e prati a Roma. Pochi eversivi che oscurano una manifestazione sacrosanta

Marco Matteoli

Pubblicato

il

Cassonetti in fiamme, bottiglie e petardi contro la polizia – uno scenario di guerriglia urbana è quello che si  è presentato ieri a piazza del popolo alle 19.20 da parte di una folla di manifestanti provenienti dal quartiere prati, tanto che le forze dell’ordine hanno dovuto utilizzare gli idranti per sedare la rivolta.

Una stretta minoranza di “teste calde” che hanno oscurato una manifestazione pacifica, una delle tante che nelle ultime ore stanno attraversando l’Italia, da Nord a Sud, contro quello che potremmo definire “il lockdown della vergogna”.

Il ministro della Salute, Speranza, si è prodigato nello scrivere un libro intitolato “perché guariremo”, libro che è stato successivamente ritirato dagli scaffali quando si è accorto che per adesso non guariremo per nulla. Energie profuse poi per l’acquisto di banchi a rotelle che poi sono arrivati a scuola già iniziata, per non parlare delle disposizioni emanate durante l’estate ai gestori di palestre, bar, ristoranti e centri benessere al fine di permettere loro di esercitare, che si sono visti da un giorno all’altro limitarsi o addirittura chiudere.

L’infografica dell’Istituto Superiore di Sanità mostra un incremento vertiginoso dei nuovi casi, (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-dashboard), che nell’ultimo mese sono arrivati a 224482, dato poco significativo, poiché relativo anche al numero dei tamponi effettuati.

I dati significativi sono quelli correlati al numero dei morti di CoViD-19, 1447 negli ultimi 30 giorni, e dei posti occupati nelle terapie intensive, che al momento, in Piemonte, Campania, Valle D’Aosta e Umbria, hanno superato la soglia del 30% dell’occupazione, ovvero la soglia di allarme. (https://www.infodata.ilsole24ore.com/2020/10/15/terapie-intensive-scopri-in-tempo-reale-quanti-posti-sono-occupati).  

Potenziare il trasporto pubblico, incrementare le risorse per le terapie intensive, implementare i sistemi di contact tracing, divulgare le buone pratiche igieniche non tanto fuori da casa, ma dentro casa, sono state le azioni proposte, tuttavia maldestramente attuate da parte del governo, e che non ha raggiunto minimamente il risultato sperato, tanto che è difficile comprendere come abbiamo fatto a tornare a questo punto.

L’analisi eseguita dall’ISS, su 36. 806 pazienti deceduti e positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, ha mostrato che l’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 82 anni – pazienti con infezione 52 anni), ed il 63,6% dei deceduti presentavano 3 o più patologie. 

Alla luce di questi dati, è intuitivo che la fetta della popolazione da preservare sia ben altra rispetto quella che frequenta le palestre o i cinema o i teatri, luoghi che per primi si sono adattati alle disposizioni sul distanziamento e l’uso delle mascherine. Il luogo dove il rischio di “infezione problematica” è maggiore è esattamente dentro casa e nei luoghi dove sono gli anziani ad assembrarsi, poiché sono gli anziani la fetta di popolazione da tutelare e che occupa le terapie intensive. Restano aperti invece, in maniera paradossale, i circoli sportivi, guarda caso luoghi frequentati di base da una fetta di popolazione ben più avanti con l’età.

“Se rispettiamo le norme abbiamo buone chance di affrontare dicembre con serenità, in caso contrario ci sarà il lockdown in Italia”: queste sono le parole del presidente del consiglio Giuseppe Conte, che nell’ultima conferenza stampa non ha escludo l’ipotesi di un nuovo lockdown prima di Natale, e sui giornali si inizia a parlare apertamente di un “dopo Conte”.

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