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Economia

Banca Valdichiana: approvato il Bilancio 2020

Ora a grandi passi verso il varo di “Banca Tema Terre Etrusche di Valdichiana e Maremma Credito cooperativo”

Paolo Castiglia

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Tutti approvati a larghissima maggioranza i punti all’ordine del giorno della recente Assemblea ordinaria di Banca Valdichiana, alla presenza del Consiglio di Amministrazione, presieduto da Fabio Tamagnini, del direttore generale Fabio Becherini e del Collegio sindacale. Per il secondo anno consecutivo, in applicazione delle norme anti covid, non è stato possibile far partecipare fisicamente i soci all’Assemblea ma sono stati ben 1049 – ringraziati in apertura da Tamagnini – coloro che nelle settimane precedenti hanno espresso il proprio voto attraverso deleghe consegnate al Consigliere designato.

“Il Bilancio 2020 – ha spiegato il direttore generale – mostra che Banca Valdichiana ha una capacità di produzione di ricavi pari a 25 milioni di euro circa, grazie ad una Raccolta totale molto buona (in particolare quella diretta) e a un Credito in linea con l’anno precedente che ha mantenuto intatte le masse amministrate nonostante le difficoltà legate ad un anno di pandemia. Al netto dei costi, che sono stati pari a 19 milioni di euro circa, tra spese e ammortamenti, la Banca evidenzia una Redditività potenziale pari a 6 milioni circa”.

Parallelamente alle scelte di coverage però, il Cda di Banca Valdichiana, di concerto con la Capogruppo Iccrea, ha avviato nel 2020 un’operazione di rafforzamento ufficializzata già un anno fa e che entro pochi mesi porterà all’unione con la consorella Banca Tema, come ricordato dal Presidente Fabio Tamagnini. L’insediamento già ad aprile del Direttore generale Fabio Becherini, che ricopre lo stesso ruolo anche in Banca Tema, va già nella direzione dell’integrazione tra le due Banche in modo che, la nuova Bcc – che prenderà il nome di “Banca Tema – Terre Etrusche di Valdichiana e di Maremma Credito Cooperativo” – risulti da subito un istituto di credito non solo più forte, ma anche in grado di valorizzare ancora meglio tutte le risorse interne e di operare positivamente nel mercato e in tutti i propri territori di competenza, coerentemente con i valori fondanti del credito cooperativo.

Economia

Inarsind, Ala Assoarchitetti, Antec, Asso Ingegneri ed Architetti e Fidaf chiedono modifiche alla proposta di Legge Meloni

“Spetta alle Associazioni sindacali la rappresentanza
sociale ed economica dei Liberi Professionisti”

Paolo Castiglia

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“Chiediamo che siano ripristinati i giusti ruoli di rappresentanza: agli Ordini la rappresentanza della professione e il controllo deontologico dei professionisti, quindi la tutela dei nostri clienti. Ma alle Associazioni Sindacali la rappresentanza sociale ed economica dei Liberi Professionisti”.
E’ la forte presa di posizione di Inarsind, l’associazione sindacale che rappresenta Ingegneri e architetti liberi professionisti,  in una nota scritta insieme ad altre organizzazioni che fanno parte di Confprofessioni, esattamente Ala Assoarchitetti, Antec, Per. Ind., Asso Ingegneri ed Architetti, e Fidaf, a tutela del ruolo delle associazioni di rappresentanza sindacale dei liberi professionisti italiani.

Tutto nasce dal fatto che lo scorso  25 giugno 2021 è stata presentata la proposta di legge (C. 3179), formulata dai deputati Meloni, Morrone, Mandelli, recante “Disposizioni in materia di equo compenso e di clausole vessatorie nelle convenzioni relative allo svolgimento di attività professionali in favore delle banche, delle assicurazioni e delle imprese di maggiori dimensioni”. “Purtroppo – si legge della nota dei rappresentanti dei liberi professionisti  –  nel testo della proposta registriamo una serie di disposizioni legislative che  portano involontariamente ad una cascata di effetti negativi. Nel premettere che della proposta di legge in discussione alla Camera dei Deputati si apprezza la struttura e l’intento di ripristinare il vero senso degli artt. 1 e 36 della Costituzione: non possiamo tacere sul fatto che alcune sue previsioni disconoscono il vero principio della rappresentanza sociale delle Associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. Chiediamo quindi che siano ripristinati i giusti canoni di rappresentanza: agli Ordini il controllo dei Professionisti, a difesa della società civile; alle Associazioni Sindacali la giusta rappresentatività dei Professionisti”.

Tra le associazioni firmatarie della nota “Nessuno contesta l’equo compenso è il corretto riconoscimento di un lavoro svolto, ma soprattutto il diritto del professionista di essere adeguatamente pagato, indipendentemente dalla qualifica e dalla natura del suo committente.  Quindi bene all’istituzione di un Osservatorio sull’Equo Compenso, ma  la proposta di legge prevede sia demandato al Ministero della Giustizia e costituito solo con la partecipazione dei Consigli Nazionali degli Ordini, di fatto rappresenterebbe un organo di controllo a presenza unica, quella dello Stato, dal momento che gli unici altri organismi che ne farebbero parte sarebbero quelli dallo Stato stesso emanati e/o controllati”.

“Inoltre – approfondisce la nota –  riconoscere la rappresentanza degli iscritti al sistema ordinistico, creerebbe un palese conflitto del ruolo istituzionale proprio degli Ordini, i quali hanno, il compito di dare il parere di congruità della prestazione professionale, come correttamente previsto all’art. 5 della proposta di legge, proprio in forza della propria terzietà istituzionale. Terzietà che verrebbe a mancare se gli stessi al tempo stesso dovessero certificare la congruità del compenso e contestualmente procedere con l’attivazione delle class actions in rappresentanza degli iscritti. Gli unici organismi cui compete la rappresentanza dei professionisti sono i loro sindacati costituiti in libere associazioni cui essi hanno aderito liberamente”.

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Economia

“Con la moda disegno percorsi di vita e di crescita”

Parla la manager di abbigliamento Gloria Gualandi, da un settore decisivo per l’intera economia nazionale

Paolo Castiglia

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Una storia che può diventare vincente. Un cammino che porta la donna al centro, in questo momento di grande attenzione ai percorsi al femminile, che ormai non sono più di settore ma che diventano centrali per tutta la società.

Parliamo della storia di Gloria Gualandi, professionista dell’abbigliamento, che dopo un percorso professionale multiforme, oggi si muove appunto in un ambito che è di fatto quello decisivo per l’economia italiana e che ha anche importante ricadute sociali, quello dell’abbigliamento e della moda.

Ma siamo di fronte all’ennesima influencer?
“Assolutamente no, io mi occupo di moda prima di tutto perche mi è sempre piaciuto proprio essere sempre alla moda, creare tendenza, e sin da piccola realizzavo con le perline delle magliette che poi vendevo nei mercatini o della scuola o sotto casa mia. Di fatto ancora oggi le mie amiche mi chiedono come vestirsi e valorizzarsi. Con la moda disegno percorsi di vita e di crescita delle persone”.

Come nasce questo impegno?
“Ho affrontato questa avventura dopo che ho perso mia madre, donna sempre elegante in ogni occasione: ricordo che in vacanza per essere sempre ok si faceva spedire bauli di vestiti per lei e per me.. come delle vere dive. Comunque sono un’autodidatta non ho fatto scuole di moda ma ho fatto corsi sul portamento e cronologia dei colori e linguaggio del corpo”.

Che rapporto ha, dunque, con la moda?
Il mio rapporto con la moda e sicuramente profondo, la vivo e la faccio perché devo sempre mettere addosso, e quindi suggerire, un dettaglio giusto: devo sempre valorizzarmi anche come persona, e questa cosa la trasmetto anche naturalmente ai miei clienti e alle persone che si fidano del mio lavoro e quindi del mio giudizio sul rapporto con gli abiti. Abiti che, non dimentichiamolo mai, segnano emotivamente il rapporto che una persona vuole avere con la sua giornata, in ogni momento, dal mattino alla sera”.

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Attualità

Vaccinazioni in ritardo? Consentite alla farmacie di vaccinare tutti

Somministrazioni in farmacia a rischio flop :Federfarma pronta a promuovere un urgente confronto politico in Regione Toscana

Paolo Castiglia

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“Vaccinazioni in ritardo? Consentite alla farmacie di vaccinare tutti: allo stato attuale non viene valorizzata la potenzialità territoriale della farmacia a causa dell’impostazione data alla relativa campagna vaccinale da parte della Regione Toscana”. Chiede quindi un rapido cambio di passo, Roberto Giotti, presidente di Federfarma Arezzo, che denuncia il sostanziale mancato decollo delle vaccinazioni in farmacia a causa delle condizioni dettate del governo regionale e della mancanza regionale di dosi vaccinali di vaccino Pfizer, Moderna da distribuire anche alle Farmacie, in quanto dirottati interamente nelle Hub vaccinali.

L’Associazione che rappresenta le circa cento farmacie private capillarmente presenti sul territorio della nostra Provincia sollecita un confronto urgente con le Istituzioni Regionali: non solo un tavolo tecnico, ma anche un indispensabile incontro e confronto politico nel quale fare il punto della situazione regionale e far valere le proprie ragioni sulla questione vaccini.

“E’ opportuno e utile, direi indispensabile – spiega infatti Giotti – fare un’analisi della situazione vaccinale in farmacia visto che è innegabile la falsa partenza su vaccini a causa delle pochissime richieste e del sostanziale fermo delle prenotazioni: di fatto i farmacisti a volte non riescono nemmeno a completare le sedute vaccinali sul territorio e proprio per questa situazione, sono pochissime le farmacie che stanno effettuando vaccini, e in quantità davvero minime. In tal modo si vanifica anche in parte la determinazione e l’impegno professionale e finanziario del 55% di quelle Farmacie che hanno già aderito all’importante servizio di vaccinazione”.

I motivi di questo stallo al quale le farmacie non vogliono certamente sottostare sono molteplici. Il primo, il più evidente, è che il tipo di vaccino messo a disposizione delle farmacie è unicamente il Jansen di Johnson e Johnson, in una dose unica ma che può essere somministrata, secondo le indicazioni regionali, solo ad un range di età dei vaccinandi che è compreso nella fascia di età tra i 60 e i 79 anni, quindi molto ristretto visto che rappresenta appena il residuo 20% degli over 60, i pochi che non si sono ancora vaccinati e che è difficile poter reclutare da parte delle Farmacie.
“Il problema è che parliamo di una fascia di età che ha già potuto per la gran parte effettuare il vaccino nelle Hubo dal Medico curante, per cui i pochi rimasti non vaccinati spesso non hanno intenzione di vaccinarsi. Il Comitato Scientifico della Regione Toscana ha deciso di utilizzare vaccini Janseen solo per gli over 60.

“Vaccinazione che è l’unica risposta possibile al diffondersi della pandemia in assenza di restrizioni sociali– conclude – e su questo Federfarma Arezzo intende promuovere il prima possibile un importante incontro e confronto istituzionale e politico per avere risposte rapide e decisive per l’intero settore e anche per l’intera cittadinanza che aspetta di potersi vaccinare in serenità” e senza particolari limitazioni dovute all’età.

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