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Attualità

La Croce Rossa apre un nuovo centro di accoglienza per l’emergenza freddo

Uno dei padiglioni dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà apre le sue porte per accogliere i disagiati del municipio XIV di Roma.

Marco Matteoli

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In vista dell’emergenza freddo, in una Roma piegata dalla pandemia e dalle già cospicue emergenze sociali, alle ore 18:00 del 31 dicembre 2021 uno dei padiglioni dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della pietà è stato aperto per una accoglienza straordinaria dei senza dimora del territorio del municipio XIV.

A gestirlo sono i volontari della Croce Rossa del comitato locale dei municipi 13 e 14, un servizio, che dalla notte del 31 dicembre 2021, si protrarrà fino al 31 marzo 2022. I volontari garantiranno a quindici e più assistiti un rifugio caldo, un letto per dormire, la cena, la colazione del giorno dopo, i servizi igienici essenziali ed un apporto sanitario per gestire eventuali urgenze. Gli assistiti non vaccinati verranno inoltre sottoposti a vaccinazione contro il virus del SARS CoV-2 dai sanitari dell’USCAR presenti nel comprensorio. Un progetto organizzato in tandem con il servizio sociale del municipio XIV, che si pone come obiettivo quello offrire un riparo sicuro ai senza dimora del territorio limitrofo a S.Maria della Pietà.

“Per noi volontari questo servizio significa fare quello per cui siamo preparati e siamo votati”- con queste parole, Felice Pistoia, il presidente CRI del comitato 13-14, descrive il lavoro dei volontari nell’organizzare e gestire gli assistiti per tutta la durata dell’emergenza. Un progetto che ha ricevuto anche l’apprezzamento del presidente del municipio XIV, Marco Della Porta, che nella sera del 31 dicembre ha presenziato alla accoglienza dei primi utenti della struttura. I volontari della Croce Rossa, sin dall’inizio della pandemia si sono prodigati per offrire assistenza costante, solo nei municipi 13 e 14, a circa 500 famiglie disagiate e a quasi 200 senza dimora, una realtà su Roma esacerbata dall’emergenza CoViD-19, soprattutto nelle zone periferiche, quelle a più alto indice di indigenza, e quelle che più delle altre necessitano della vicinanza delle istituzioni.

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Attualità

Premio giornalistico Giuseppe De Carli 2021

I vincitori della sesta edizione premiati nel corso di una cerimonia presso la Pontificia Università della Santa Croce.

Mario Russo

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Roma, 16 dicembre 2021 – Laura Galimberti (RomaSette.it), Stefano Leszczynski (Radio Vaticana), Giammarco Sicuro (Tg2 Rai) e Sara Lucaroni (Avvenire) sono i vincitori della sesta edizione del Premio giornalistico “Giuseppe De Carli”, promosso dall’Associazione culturale “Giuseppe De Carli” con la collaborazione dei Comitati “Informazione, migranti e rifugiati” e “Giornalismo e tradizioni religiose” e della Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce.

La cerimonia sobria, ma intensa e ricca di contenuti si apre con i saluti istituzionali del prof. Daniele Arasa (decano della Facoltà di comunicazione) che ha sottolineato la necessità di una formazione approfondita e costante come base di un giornalismo serio e consapevole. “Il giornalismo non è morto” – afferma il prof. Giovanni Tridente (vice presidente dell’Associazione De Carli) nel suo saluto di benvenuto rivolto ai presenti – “ma occorre dar voce e forza a un’informazione responsabile basata sulla coerenza e il rispetto. È la ‘professionalità’ che tiene vivo il giornalismo”. La cerimonia della consegna dei premi è stata introdotta da una tavola rotonda su un tema di particolare attualità: “Dalla pandemia al cammino sinodale per una Chiesa dell’ascolto”. Ne hanno discusso sr. Nathalie Becquart, sottosegretaria del Sinodo dei Vescovi, Andrea Gagliarducci, vaticanista di EWTN/Aci Group e Jaime Cárdenas, docente della Facoltà di Comunicazione della Santa Croce. A moderare i tre relatori, Alessandra Ferraro, caporedattore Rai e da sempre a fianco dell’Associazione “Giuseppe De Carli”. Un confronto incisivo e circostanziato che, oltre a presentare una panoramica del tema, ha offerto numerosi stimoli di riflessione.

Prende il via, quindi, la cerimonia di premiazione. La prima ad essere premiata è Laura Galimberti per la sezione “Chiesa e pandemia”, con l’opera Quel virus che “ricentra”. Diario di una Chiesa domestica (RomaSette.it) nella quale racconta con efficacia la vita di una parrocchia romana e, attorno ad essa, delle chiese domestiche animate da numerose famiglie che, durante il periodo del lockdown, hanno mantenuto vivi la preghiera, la solidarietà e tutti quei valori percepiti con più forza durante le restrizioni. Giornalista professionista dal 2002, Laura Galimberti è stata anche curatrice, fra l’altro, di “Varchi di Luce”, per TV2000, 14 cortometraggi sulle opere di misericordia, opera premiata al Premio De Carli 2019. Attualmente coordina l’ufficio comunicazione della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti e della Provincia Italia dei Fratelli delle scuole cristiane.

La sezione “Comunicazione e migranti” ha visto un ex aequo tra Stefano Leszczynski (Radio Vaticana) e Giammarco Sicuro (Tg2 Rai). Giornalista di Radio Vaticana, Leszczynski è stato premiato per la narrazione dell’odissea del giovane Moussa, “Non mi chiamo rifugiato. La storia di Moussa fuggito dal Mali”. Una nuova forma di comunicazione – come si afferma nelle motivazioni – delle storie di migrazione: non solo testimonianze di rifugiati ma narrazioni ricche di approfondimenti, empatia e informazione, con grande forza comunicativa, completezza e accuratezza. Attualmente Leszczynski realizza e conduce trasmissioni di approfondimento sulla cronaca locale e internazionale con il programma “Il Mondo alla Radio”. Il giornalista Rai Giammarco Sicuro è stato premiato per il servizio “L’accampamento dei bambini”. Un servizio dal notevole impatto comunicativo, dal momento che i video sono stati girati direttamente dall’autore nei luoghi oggetto del racconto. Crudo, perché cruda è la portata di un dramma umanitario – si afferma nelle motivazioni – Magistrale la scrittura della sceneggiatura, efficace la denuncia delle vessazioni burocratiche, il ruolo dei Cartelli nel decidere vita e morte di tante persone disperate, lo strazio delle famiglie divise. Molti i fatti di cronaca italiana e internazionale raccontati da Sicuro nella sua carriera, dal naufragio della Costa Concordia ai più importanti arresti di mafia degli ultimi anni, la situazione Covid-19 in Spagna e la crisi tra le due Coree.

Per la terza sezione – “Informazione e tradizioni religiose” – è stata premiata Sara Lucaroni (Avvenire) con l’articolo La famiglia icona dell’esodo yazida ha ritrovato casa. Attraverso questa vicenda privata i cui protagonisti sono presentati nella loro dimensione individuale – si legge nelle motivazioni – l’autrice riesce a far rivivere la tragedia collettiva degli Yazidi, con mirabile precisione nella ricostruzione degli eventi, partecipazione umana, stile coinvolgente e forza comunicativa. Molti i reportage firmati dalla Lucaroni nella sua carriera da Iraq, Siria e Turchia e inchieste per L’Espresso, Avvenire, Speciale TG1, SkyTG24, ma è particolare il trasporto e l’empatia umana e professionale – come afferma la stessa Lucaroni – per gli Yazidi e la loro tragedia.

“La novità di quest’anno – spiegano Elisabetta Lo Iacono e Giovanni Tridente, fondatori dell’Associazione Giuseppe De Carli – è stata l’introduzione di due nuove sezioni, grazie alla collaborazione con i Comitati Informazione, migranti e rifugiati e Giornalismo e tradizioni religiose, che ha ampliato le aree tematiche su questioni centrali per la società e attorno alle quali la Chiesa sta dimostrando particolare sensibilità. Quello che non rappresenta una novità è l’elevato livello dei lavori partecipanti, segno di un’informazione di qualità trasversale alle testate religiose e laiche e che, da qualche anno, trovano il riconoscimento con questo Premio, nato per ricordare un grande professionista qual era Giuseppe De Carli”. Nel corso della cerimonia sono intervenuti anche Luca Collodi, caporedattore di Radio Vaticana Italia, in rappresentanza dei giurati della sezione “Chiesa e pandemia” (Maria Laura Conte, Assunta Corbo e Carlo Fontana) e i responsabili dei due Comitati al cui interno sono state costituite le rispettive giurie. Il Premio “Giuseppe De Carli” è sostenuto da BPER Banca, rappresentata alla cerimonia dal dott. Angelo Amodeo, direttore regionale Lazio.

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Attualità

L’Inarsind scrive al ministro Giovannini: necessario un chiarimento sulla Questione della demolizione e ricostruzione in zona vincolata

“Essere in zona a vincolo paesaggistico non può bloccare l’edilizia migliorativa di immobili non vincolati e fatiscenti”.

Paolo Castiglia

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Con una nota inviata al Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, Inarsind, Associazione Sindacale di Architetti ed Ingegneri Liberi Professionisti, interviene sul recente dibattito riguardante l’intervento di demolizione e ricostruzione con diversa sagoma e volume, inteso come ristrutturazione edilizia in area sottoposta a vincolo paesaggistico.

Come è noto, il parere reso dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, secondo il quale con il termine immobili, il legislatore intende “sia gli ambiti sottoposti a vincolo in quanto tali, sia gli edifici ricompresi nei medesimi ambiti”, ed ancora “intende preservare la conformazione dello stato dei luoghi, salvaguardando il territorio da qualsiasi trasformazione che sia esteticamente percepibile, e include, pertanto, anche gli interventi realizzati su edifici compresi in ambiti vincolati nel loro complesso”, ha imposto la tutela anche ad edifici di dubbia qualità estetica e funzionale, costruiti nella maggior parte dei casi negli ultimi quarant’anni, da conservare nella loro configurazione originaria soltanto perché ricadenti in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, impedendone la ricostruzione con canoni estetici e funzionali finalizzati a  migliorare quel paesaggio che si vuole tutelare.

INARSIND ritiene che, qualora il legislatore avesse voluto davvero includere gli immobili in area sottoposta a tutela paesaggistica alla limitazione normativa, avrebbe fatto riferimento espressamente agli articoli 134 (Beni paesaggistici),136 (Immobili ed aree di notevole interesse pubblico) e 142 (aree tutelate per legge) del Codice, eliminando così qualsiasi ragionevole dubbio.

L’Inarsind auspica l’attenzione del Ministro ed un approfondimento della materia, che potrà giovarsi del lavoro della  Commissione di esperti istituita per la più complessiva revisione del DPR 380/2001 ed a cui lo stesso Inarsind ha chiesto venga sottoposta la nota inviata

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Attualità

“La limitazione dei diritti della donna strumento di oppressione nei teatri di conflitto”

Ieri il dibattito al Circolo Ufficiali Marina Militare di Roma su  “Violenza e questioni di genere nei teatri di conflitto”.

Paolo Castiglia

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Lo schieramento delle donne in uniforme nelle missioni di pace. Negli scenari dei teatri operativi, già molto violenti, a peggiorare la situazione si aggiunge la violenza sulle donne. Questo è stato il principale punto di riflessione del convegno, organizzato dall’Associazione Donne Giuriste Italia (A.D.G.I.), sezione di Roma, che ha proposto un incontro partecipatissimo nel quale si è discusso della “Violenza e questioni di genere nei teatri di conflitto”.

Particolare attenzione è stata dedicata all’impegno delle Forze armate per la prevenzione e il contrasto a difesa della donna. Il tutto è accaduto ieri, martedì 30 novembre, presso il Circolo Ufficiali Marina Militare di Roma, dove si sono incontrate molte e importanti voci per contrastare sessismo e violenza di genere.

All’evento è stato presente il Sottosegretario di stato alla Difesa, la Senatrice Stefania Pucciarelli, i lavori sono stati aperti dal Presidente dell’Associazione ADGI Sezione di Roma, avv. Caterina Flick e dalla Vicepresidente avv. Chiara Tagliaferro. Poi il dibattito moderato da Ettore Guastalla. Tra i diversi relatori presenti, il Tenente Colonnello Rosa Vinciguerra, capo sezione “Politiche di genere” dello Stato Maggiore della Difesa e gender advisor; gli ambasciatori Laura Mirachian e Fabrizio Lobasso l’avv. Cristina Perozzi, consigliera giuridica delle Forze Armate che ha parlato della condizione delle donne nei teatri di crisi.
L’avv. Luciana Delfini, Consigliera ADGI nazionale per i Rapporti Internazionali, ha focalizzato l’attenzione sulle convenzioni internazionali per la prevenzione e la lotta alla violenza di genere. Presente anche Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex Ministro di Grazia e Giustizia .

Dai numerosi interventi, tra gli altri, è emerso chiaramente un fatto: le violenze non sono risultato di un’organizzazione patriarcale, ma vere e proprie tattiche di guerra secondo l’Ambasciatore Mirachian. In particolare, gli stupri di guerra umiliano la donna e indeboliscono l’intera popolazione. L’ambasciatore Fabrizio Lobasso ha definito più vigliacco di questo solo le mine antiuomo. Non solo: la disparità di genere è un elemento che può avere importante ricaduta nel conflitto. In questo contesto le donne impiegate nelle Forze armate forniscono un grande aiuto.

Nelle attività svolte nelle missioni internazionali, e non, le donne delle Forze armate hanno dato un grande contributo, in molti contesti. Nei processi di pianificazione volti alla risoluzione di un conflitto, nell’eventuale avvicinamento della popolazione femminile locale in luoghi in cui è presente la cultura islamica: perquisizione, attività medica, infermieristica, e così via.
Non solo: i militari impiegati in tali contesti sono anche un importante punto di riferimento e di ispirazione per tutto il genere femminile: in località in cui le donne sono categoricamente escluse da ogni tipo di incarico, come politica, medicina, giornalismo, l’esempio della parità in uniforme fornisce loro una speranza e un importante incoraggiamento.

Secondo Luciana Delfini negli ultimi anni il lavoro delle Nazioni Unite sulle donne è stato molto importante: grazie alle risoluzioni e decisioni prese nei teatri operativi le donne si prendono cura delle altre donne, bambini e anziani.
Incisivo, ma allo stesso tempo commovente, è stato l’intervento dell’ospite presente in sala, l’avvocato e attivista afghana Sakinah H., rifugiata politica arrivata in Italia grazie al supporto delle FFAA e autorità Italiane, accompagnata da sua figlia e un interprete. Lei ha vissuto in prima persona le gravi realtà dei teatri di conflitto. Presa come primo bersaglio dai Talebani in quanto attivista, ma soprattutto in quanto donna. Sakinah ha raccontato di aver vissuto la prima epoca dei Talebani. E ha ricordato, non senza turbamento, la scena consumatasi davanti ai suoi occhi di una donna a cui sono state tagliate le mani per lo smalto sulle unghie. Quello in cui vivevano era un vero e proprio inferno, ma quando hanno sentito dell’arrivo degli Americani si è presentata loro una luce per uscirne. Grazie alla presenza delle Forze Armate USA, e alla presenza delle FFAA di altri paesi tra cui quelle italiane, infatti le donne potevano uscire di casa, esprimersi, studiare. Anche per gli uomini (anche loro subivano violenze, come il divieto di tagliare la barba) questa luce improvvisa è stata come una boccata d’ossigeno, ma purtroppo in un battito di ciglia tutto è andato perso. Le donne sono ripiombate in quell’inferno e Sakinah racconta che quello che riportano i media sé solo l’1% di ciò che realmente accade.  La situazione, secondo Sakinah, è fuori controllo.

Caterina Flick ha concluso con un richiamo alla società civile: mantenere viva l’attenzione e la memoria sulla questione femminile, per contribuire ad eradicare la violenza nei confronti delle donne.

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