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Società

La notte di S. Giovanni: quando la cultura pagana e quella cristiana si mescolano

La notte del solstizio d’estate, quella che Shakespeare chiamava “notte di mezza estate”, è la data che il cristianesimo ha dedicato alla nascita di San Giovanni Battista, sei mesi esatti a distanza di quella di Gesù Cristo

Marco Matteoli

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La tradizione cristiana racconta che Giovanni Battista, ultimo profeta di Gesù, fu imprigionato da Erode con l’accusa di sovversione, e che sua figlia, Salomè, istigata dalla sua stessa madre, Erodiade, chiese al re la testa di San Giovanni servita su un vassoio.

La leggenda narra che lei e sua madre Erodiade furono trasformate in streghe in seguito alla decapitazione di San Giovanni Battista, e che ancora oggi vaghino come spiriti nefasti ad infastidire gli uomini, in particolare durante la notte di San Giovanni, ed è proprio Salomè, durante il medioevo, ad aver incarnato l’immaginario della strega: bella, abile, seducente e perfida.

In età pre-cristiana, essendo l’estate foriera di siccità, il giorno del solstizio d’estate i popoli rurali, soprattutto i celtici, celebravano svariati rituali apotropaici, per proteggere il raccolto e propiziare l’abbondanza. La notte di San Giovanni è quindi ricca di simboli esoterici e religiosi, oltre al fatto che si tratta della notte più corta dell’anno, e, nonostante nasca come festa di origine pagana, tutt’oggi in molte zone d’italia viene festeggiata in una mescolanza di elementi sacri e profani.

Come la maggioranza delle festività cristiane, quella di San Giovanni assorbe molti degli antichi culti del sole di origine Pagana, e la notte del solstizio d’estate, che quest’anno avverrà il 21 giugno, è quella più corta dell’anno.

La tradizione prevede la raccolta della “guazza di S.Giovanni”: in un recipiente con dell’acqua si immergono non meno di 24 tipi di erbe e fiori tagliati il giorno prima e si lascia il tutto fuori dal balcone durante la notte del 23 giugno per raccoglierne poi la rugiada il 24. Quest’acqua, secondo la tradizione, possiede capacità guaritrici.

Leggenda narra che nella città di Benevento, durante questo Sabba, intorno a un grande albero di noce si svolgessero le famose danze delle streghe, e che queste raccoglievano erbe per creare pozioni con le quali “incantare” gli uomini.

A Roma, soprattutto in tempi antichi, questa festa eran nota come la “festa delle lumache di San Giovanni”: tutte le persone che durante l’anno avevano avuto tra loro litigi e discordie si ritrovavano insieme per riconciliarsi e mangiare le “lumache ar sugo”, anche detta “ciumacata”.

I romani, inoltre, per tenere lontane le streghe, a Santa Croce in Gerusalemme accendevano i “fuochi di San Giovanni”, suonavano campanacci e ponevano delle scope davanti lo stipite delle loro porte, si raccontava che la strega intenzionata ad entrare in casa avrebbe dovuto prima contare tutti gli zeppi della scopa o i grani del sale.

Società

Terramater di Alfonso Lapira, un disco che sa di Sicilia

Gino Morabito

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Sa di fuoco, olio, terra e sale. Di amore, solidarietà e violenza. Alfonso Lapira pubblica Terramater, un disco che sa di Sicilia. Interamente concepito, registrato e mixato al Phantasma Studio dai “The Brotherhood”, la Seltz Recordz annuncia l’uscita del secondo album dell’artista netino.

Fuori dal 24 giugno, Terramater nasce da una serie di incontri. Armonie e parole che diventano musica ed emozioni, invadendo il corpo e l’anima del cantautore. Da lì dritto al cuore di chi le ascolta. «Non sono frutto di un disegno né di premeditazione, è la musica che ha cominciato a girarmi dentro. In queste canzoni c’è la mia vita» sottolinea l’autore.

Complici soprattutto le splendide vibrazioni delle campagne in cui vive, i brani di Alfonso Lapira raccontano l’umano sentire. Ora declinato nell’amore per la natura, ora assaporando fino in fondo l’esistenza per quello che è. Un rispettoso omaggio alle vittime di mafia e una dedica accorata alla moglie e ai figli. Ancora le speranze riposte nella “nuova stagione”, insieme al dolore per una terra devastata dagli incendi e dall’immobilismo della politica. Echi di infinito nella spettacolare Cava Grande del Cassibile e un sogno lontano all’orizzonte, che sa di leggerezza. Questa la tracklist dell’album: Itaca, Rapi la porta, Ciamma r’amuri, Come la Terra, Arriva l’estate, Acqua e fuoco, Sea watch, L’infinito, Le ragazze di Kobane, Un sogno lontano.

Terramater è disponibile al seguente link: https://open.spotify.com/album/1GBurQE4jx8BT3ZuxpJud2?si=MkyybVgpRVOsSZ6QLl34mQ.

Crediti: i testi, le musiche e la voce sono di Alfonso Lapira. Al basso Michele Musarra; alla batteria e alle percussioni Enzo Velotto; alle chitarre acustiche Alfonso Lapira e Denis Marino; alle chitarre elettriche Paz De Fina. I cori sono di Andreazzurra Gullotta, le programmazioni di Michele Musarra. Produzione artistica e arrangiamento a cura di The Brotherhood (De Fina, Musarra, Velotto). Un disco registrato e mixato da Michele Musarra al Phantasma Recording Studio, masterizzato da Andrea “Bernie” De Bernardi presso Eleven Mastering Studio. Il progetto grafico è di Uta Dag. Andreazzurra Gullotta appare per gentile concessione di Musica Lavica Records; Enzo Velotto suona piatti Ufip e rullanti Silvestri. Una produzione Seltz Recordz, edizioni Viceversa Records. Distribuzione di Audioglobe e The Orchard. Promo a cura di Kerosene Promo Gang ed Enzo Velotto (enzovelotto@hotmail.it).

Biografia

Nato nel 1971, Alfonso Lapira coltiva lo studio della voce. Prima da baritono con il maestro Salvatore Todaro, poi sotto la guida del maestro Salvatore Pupillo, infine da tenore con la maestra Mariella Arghiracopulos. Padre, marito, educatore, agricoltore, guida turistica, giornalista ma soprattutto cantante. Ama la musica e il canto da quando è nato e non riesce a farne a meno. La musica popolare, la lirica e il pop si sono impossessati di lui. Sono gli strumenti che ha per stare bene con sé stesso e con il mondo.

Attivo nella ricerca delle tradizioni popolari di Noto, nel 2018 pubblica “Affaccia bedda”, con la collaborazione di Carlo Muratori. Una raccolta di canti popolari perduti, un omaggio alla sua città. Da lì iniziano a nascere e maturare i brani che oggi compongono l’album “Terramater”. Un disco che sa di fuoco, olio, terra e sale. Di amore, solidarietà e violenza. Di Sicilia.

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Only Fans e la monetizzazione della solitudine

La piattaforma dai contenuti espliciti che nel 2022 conta 130 milioni di utenti e un fatturato di più di 5 miliardi di dollari divisi tra i suoi creators

Marco Matteoli

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La solitudine e la frustrazione sono sempre state un motore di reddito per l’industria del porno e del sexual working, con una clientela per la stragrande maggioranza maschile (⅘ dei consumatori).

Negli ultimi anni anche i social network si sono inseriti prepotentemente nel business della solitudine, e nell’ultimo periodo a fare la parte del leone è la piattaforma chiamata “Only Fans”.

Only Fans è una piattaforma online che consente a chiunque di inserire i propri contenuti (foto, video, corsi, podcast etc), che con una quota di abbonamento compresa tra i 5 e i 20 dollari al mese diventano prontamente accessibili. Con un supplemento o con abbonamenti multilivello c’è anche la possibilità di accedere a video e messaggi personalizzati. Nel 2022 conta 130 milioni di utenti e un fatturato di più di 5 miliardi di dollari divisi tra i suoi creators.

La piattaforma è, a differenza di Instagram, Twitter e YouTube,  dominata da contenuti per adulti, poiché è l’unica a consentire la nudità esplicita. Questa peculiarità la rende una scelta particolarmente appetibile non solo per le creatrici amatoriali, ma anche per le sexual workers che intendono autoprodurre video ed ottenere anche una fonte di reddito on-line. Si stima che la ex porno attrice Mia Khalifa guadagni 6,42 milioni di dollari al mese attraverso questa piattaforma.

A differenza dell’ industria del porno tradizionale, l’utente che si iscrive, per la maggior parte di genere maschile, non ha la possibilità di visionare le performance di differenti attrici e attori, ma solo di un singolo creator, che ha la facoltà di determinare in libertà i prezzi per ogni tipo di contenuto, e dei instaurare con l’utente un rapporto più intimo.

Nel 2020 c’è stata una crescita massiccia di interesse per questa piattaforma, i motivi sono molteplici: l’isolamento sociale, la possibilità di smart working, ma anche perché quell’anno PornHub ha dovuto eliminare circa l 80% dei suoi video a seguito di alcune segnalazioni di contenuti pedopornografici. Tutto questo ha fatto sì che nel 2021 Only Fans diventasse ancora più popolare.

Un rischio presente in tutti i social network, ma su only fans particolarmente insidioso, è quello di offrire connessioni sociali fin troppo semplificate a persone che normalmente avrebbero una fisiologica difficoltà a intavolare una conversazione con l’altro sesso. Nel caso degli uomini, è stato coniato un termine specifico nella subcultura digitale: il “simp”, ovvero colui che (uomo) è giudicato in una posizione di inferiorità nei confronti della persona per cui prova attrazione e che, occasionalmente, viene sfruttato da quest’ultima.

Come per altri social, anche i contenuti di Only Fans suscitano appunto l’illusione che ci sia una connessione personale con lo spettatore, traendo profitto da questa non-relazione tossica, che in taluni casi, può determinare vere e proprie dinamiche di sussistenza economica e danni psicologici, soprattutti tra individui psicologicamente fragili, o semplicemente ingenui.

La Cornell university ha recentemente condotto una indagine tra un campione di creatori di contenuti su Only Fans di età superiore a 29 anni e composto da 12 donne, 3 uomini, 8 non binari e 3 transgender, circa le motivazioni che li abbiano spinti a diventare content creators.

Lo studio riporta che i creatori di contenuti su Only Fans sono motivati da:

1) visibilità e il senso di accettazione da parte della community;

2) i potenziali guadagni, che possono essere un’alternativa altre forme di lavoro;

3) il desiderio di esprimere la propria sessualità in modalità digitale;

4) creators che hanno già a disposizione dei contenuti ed una audience, che permette loro una più rapida e proficua monetizzazione;

5) fattori pandemici, come incremento del tempo libero, incremento della sicurezza che concerne il lavoro Smart e la perdita di altre forme di introito economico.

Un altro studio della drexel university suggerisce che circa il 85% degli adulti crea e condivide contenuti sessuali, come messaggi di testo, immagini e video, per i creators su Only Fans è semplicemente l’opportunità di organizzare e monetizzare questi contenuti in un modo proficuo.

Fonti web:

1) https://arxiv.org/abs/2205.10425

2) https://drexel.edu/news/archive/2015/august/sexting-study

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Società

Elvis: la storia del Re del Rock, ora nei cinema

Il 22 giugno è uscito nelle sale cinematografiche “Elvis”diretto da Baz Luhrmann, la storia del leggendario e controverso Elvis Aaron Presley, un uomo che in pochi anni divenne il simbolo di una intera generazione

Marco Matteoli

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Praticamente impossibile condensare in due ore e mezza la vita di un personaggio così iconico come Elvis Presley, il film di Baz Luhrmann ci prova, anche se la narrazione può risultare fin troppo didascalica. Elvis, un uomo che in poco meno di tre anni sconvolse il mondo con la sua voce ansimante e carica di vibrazioni, il suo ciuffo ribelle e il suo modo inimitabile di ancheggiare. Ripudiato dalla chiesa, che lo definì “diabolico sacerdote del sesso”, la storia artistica di Elvis cominciò a 18 anni, quando faceva il camionista per una società elettrica, e durante un suo viaggio decise di fermarsi alla Sun Records di Memphis per registrare, su un vinile, due canzoni country da regalare a sua madre. Nell’estate del 1953, Sam Phillips, proprietario della Sun Records, notò la voce incredibile di Elvis, e nel 1954 gli propose un contratto.

Nell’aprile del 1954 negli Stati Uniti iniziò la “febbre del Rock’n’roll”, quando Bill Haley & His Comets incisero la leggendaria canzone intitolata “Rock around the clock”. Tra il 1954 e il 1955 Elvis incise grandi classici come “That’s All Right (Mama), Blue Moon of Kentucky, Good Rockin’ Tonight, Baby Let’s Play House”, fino a quando conobbe il suo futuro manager, il colonnello Tom Parker, una delle figure più controverse del Rock, che lo mise in contatto con la RCA, una delle case discografiche più famose del tempo e con la quale, nel gennaio 1956, incise “Heartbreak Hotel”, la prima numero uno di Elvis Presley.

Grazie al colonnello Parker, nel 1957 Elvis esordì anche nei cinema con il film Jailhouse Rock, che divenne poi un grandissimo classico della cinematografia americana. Dopo la leva militare del 1958, nel 1959 interpretò un nuovo film, Blue Hawaii, che parlava di un soldato al ritorno dalla guerra. Dopo la leva, la salute fisica e mentale di Elvis subirono un duro colpo. Nel 1973 venne trasmesso in diretta mondiale e via satellite “Haloha from Hawaii” il più grande concerto di Elvis Presley prima del declino, concerto guardato da oltre un miliardo di persone.

A causa di un cuore indebolito dai ritmi sovrumani e dall’abuso di sostanze, il 16 agosto 1977 muore l’uomo e nasce il mito; Elvis, con oltre 500 milioni di copie vendute e 33 film, diventa un simbolo generazionale della sua epoca, una morte tutt’oggi avvolta nel mistero. L’intero film è la narrazione del colonnello Tom Parker, magistralmente interpretato da Tom Hanks, un manager che incarna sia il creatore che il distruttore del protagonista, un individuo dal passato equivoco, venale, astuto e cinico, nonché gran giocatore d’azzardo, colui che lo ha portato al successo e alla ricchezza, ma che è anche identificato come la persona che lo ha segregato e ne ha approfittato più di tutti, un villain spregevole, ma al tempo stesso il fulcro di questo film, spesso demonizzato dai fan di Elvis, ma elemento indispensabile per la sua ascesa.

Nel film viene raccontato anche il rapporto di Elvis con i suoi genitori, soprattutto con sua madre, donna di fordamentale importanza nella sua vita, a differenza del padre, raccontato come una figura fragile, inconsistente.

Nel contesto di un’America bigotta e dove vigeva la segregazione razziale, Elvis è stato un ciclone tanto amato quanto odiato, ma che resterà per sempre una delle più grandi icone del Rock.

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