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Economia

Offerta ai limiti del gratuito per un appalto:
in Toscana non sarebbe successo

Commento al via libera della sentenza del Tar Lombardia

Paolo Castiglia

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Lavoro quasi gratuito in concorrenza consentito per legge? Non in Toscana, ma il Tar Lombardia, con una sentenza del 30 ottobre 2020 ha bocciato il ricorso promosso da uno studio di ingegneria che aveva contestato al giudice amministrativo la valutazione di una offerta economica estremamente bassa presentata dal gruppo aggiudicatario partecipante ad un bando del Comune di Casatenovo.

Il giudice ha rigettato tale accusa ritenendo tra l’altro che la congruità dell’offerta deriva anche da fattori non necessariamente economici quali ad esempio il prestigio dell’appalto. Si legge nella sentenza che “… un utile apparentemente modesto può comportare un vantaggio significativo sia per la prosecuzione in sé dell’attività lavorativa, sia per la qualificazione, la pubblicità, il curriculum derivanti per l’impresa dall’essere aggiudicataria e aver portato a termine un appalto pubblico”.

Il Presidente di Inarsind Toscana, Marco Becucci, commenta ironicamente: “è come andare al supermercato e dire a tutti che un dato prodotto è ottimo per poi prelevarlo gratuitamente”. Va altresì osservato che il Tar non è certamente un’agenzia di marketing e ci sarebbe da domandarsi su quali elementi oggettivi abbia ritenuto che l’aver portato a termine un appalto pubblico possa costituire un vantaggio significativo? Questo elemento fa parte della motivazione della sentenza?

Becucci aggiunge inoltre che se fosse stata applicabile una norma regionale con lo stesso testo della LR Toscana n°35/2020, la motivazione espressa dal Tar Lombardia non sarebbe potuta essere possibile. Infatti, la norma, in particolare nell’art.2 (Acquisizione di servizi professionali) comma 3 recita: “ …non è consentito il ricorso a criteri di valutazione delle offerte che risultino potenzialmente idonei ad alterare l’equilibrio tra le prestazioni professionali rese e il compenso …”

Inarsind Toscana ricorda che la stessa legge regionale 35/2020 è frutto del lavoro della Commissione Soggetti Professionali di cui Inarsind Toscana fa parte e che ha attivamente partecipato alla stesura della proposta di legge su cui hanno poi operato Giunta e Consiglio regionale.

Economia

Scuole di lingue al collasso: grave l’esclusione dal Ristori-bis

Si tratta di aziende formative che hanno avuto perdite di fatturato oltre il 75%

Paolo Castiglia

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“Per le scuole di lingue e nei centri di certificazione linguistica l’esclusione dai sostegni previsti nel decreto Ristori bis è incomprensibile e gravissima, siamo stati assimilati ai centri di formazione che possono operare soltanto con una didattica a distanza, ma ciò non è adeguato alla fascia di studenti più giovani che frequentano la mia e le altre scuole di lingue, che stanno registrando perdite di fatturato fino all’80% e sono vicine alla chiusura e quindi ai licenziamenti. Siamo al collasso, se non verrà trovato il modo di farci accedere ai sostegni che sono stati giustamente destinati alle altre categorie professionali dovremo chiudere le nostre attività, licenziare coloro che lavorano per noi”. Luigi Casagrande, già dirigente Confartigianato Arezzo, parla così in quanto titolare di una nota scuola di lingue e di formazione professionale.

Che sta succedendo: moltissimi studenti sono costretti ad interrompere i corsi di lingua, per i quali gli stessi genitori hanno investito tempo e risorse, perché ci sono molte difficoltà, anche da parte delle scuole oltre che delle famiglie, nel districarsi tra i mille regolamenti legati alla gestione della didattica in presenza o a distanza, che varia spesso anche nell’interpretazione dei singoli organi di controllo territoriali.

Quindi Confartigianato Arezzo lancia un appello al governo perché le scuole linguistiche vengano al più presto inserite tra i provvedimenti governativi, per poter contare, anche loro, che sono vere e proprie imprese, sugli indennizzi disposti dal governo Conte per sostenere le attività che hanno subito uno stop a causa delle misure anti-Covid previste dai recenti Dpcm. Quando si devono erogare i corsi la CIG non serve a molto perché senza i docenti anche la formazione da remoto non è praticabile.

“Di fatto questa crisi – conclude Casagrande – sta privando i giovani dal dimostrare la competenza linguistica acquisita poiché le sessioni di esame sono spesso annullate. Per non parlare dei piccoli studenti cui è stato tolto il diritto di socializzare e di sviluppare le competenze linguistiche, nonostante le nostre scuole applichino dei protocolli di sicurezza stringenti e abbiano aule con pochi studenti dove è possibile apprendere in sicurezza, più di quanto accada nelle scuole statali dove la didattica in presenza è consentita”.

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Economia

“Torna emergenza Covid ma nei decreti dimenticati ancora ingegneri e architetti di libera professione”

Inarsind: grave l’assenza di aiuti ai professionisti

Paolo Castiglia

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“Progettazioni in frenata o bloccate, attività di direzione lavori fortemente rallentate per sopralluoghi rinviati, collaudi in corso d’opera interrotti, vigilanza edilizia rinviata a data da destinarsi, accessi agli atti sospesi, consulenze rimandate o addirittura annullate: il drammatico ritorno dello tzunami covid colpisce ancora la vita professionale dei liberi professionisti ingegneri e architetti liberi” denuncia con forza Inarsind, l’associazione sindacale che li rappresenta, e che spiega che allo stato attuale, non solo nelle Regioni rosse ma anche a macchia di leopardo in molti altri territori della Penisola.

Che fare allora? Puntare sul sostegno che il Governo sembra garantire alle categorie appesantite dagli adempimenti delle misure anticovid come dovrebbe essere normale? “Impossibile – spiega direttamente il presidente di Inarsind, Roberto Rezzola – visto che nei vari decreti Cura Italia, Rilancio, Semplificazioni, Ristori i professionisti sono stati per lo più dimenticati, ed è un fatto gravissimo, considerato che pur essendo tra le categorie duramente colpite dall’eccezionalità degli adempimenti, i liberi professionisti non hanno smesso di prestare la loro opera a supporto della società civile. Eppure, anche l’ultimo decreto ci lascia fuori e questo è intollerabile oltre che ingiusto”.Non solo: “Le recentissime ulteriori, e ovviamente necessarie, misure restrittive poste in essere dal Governo – insiste Rezzola – e quelle che si aggiungeranno forse presto, porteranno ad aggravare le fosche previsioni per il 2020 che avevamo rilevato in Lombardia alla fine del primo lock down.”

Allo stesso tempo la clientela non ha sospeso la maggior parte delle richieste di supporto consulenziale, purtroppo spesso gratuito, con il quale il professionista supplisce all’intricata interpretazione delle disposizioni messe in campo frettolosamente dal Governo con i famigerati Bonus. Le comprensibili ansie dei cittadini per non perdere le interessanti opportunità concesse con i vari Superbonus 110%, Ecobonus, Sismabonus e via dicendo vanno “rasserenate” e risolte dai front office degli studi dei liberi professionisti, a discapito dei lavori e degli incarichi anche in corso, aggravando una situazione lavorativa già compromessa da anni di crisi economica”.

“Riscontriamo quindi con grande amarezza – conclude Inarsind – che le problematiche dei liberi professionisti non sono state prese in considerazione e auspichiamo che sia stato soltanto perché c’erano settori per i quali era necessario procedere in modo immediato ed urgente, come quello sanitario, per cui rinnoviamo quindi con forza e decisione le nostre richieste al Governo, con l’auspicio appena possibile vi venga finalmente posta la dovuta attenzione”.

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Economia

Arezzo rappresenta il distretto orafo più grande d’Europa con 1.200 imprese e quasi 8mila dipendenti

Parrini: daremo un contributo determinante alle scelte politiche per il settore

Paolo Castiglia

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“Confermato il forte impegno che Confartigianato Arezzo sta dedicando alla tutela delle aziende del settore orafo, facendosi carico di rappresentare il distretto orafo più grande d’Europa: con 1.200 imprese attive e quasi 8mila dipendenti il distretto orafo di Arezzo rappresenta un patrimonio di competenze e di valori non solo economici per il nostro territorio”. Sono le parole a caldo di Luca Parrini, l’imprenditore orafo aretino, pronunciate dopo che nel pomeriggio di ieri l’Assemblea nazionale degli orafi di Confartigianato lo aveva confermato presidente della categoria.

Viene così confermata la volontà di Confartigianato Arezzo di contribuire in modo determinante all’elaborazione delle strategie da mettere in campo a sostegno del settore orafo. A questo proposito desidero ringraziare tutti i consiglieri del direttivo orafi di Arezzo con cui ci confrontiamo quotidianamente sulle azioni da intraprendere. Ci attendono battaglie importanti visto che l’emergenza sanitaria ha prodotto una vera e propria rivoluzione economica che sta modificando profondamente l’organizzazione produttiva delle nostre aziende a causa degli effetti dirompenti prodotti sulla domanda proveniente dai mercati internazionali e sulla struttura finanziaria delle imprese”.

“In questi ultimi mesi le aziende del nostro settore hanno fatto massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, spesso anticipando con risorse proprie le retribuzione dei dipendenti rimasti a casa. Ancora oggi moltissime aziende hanno ripreso la produzione richiamando al lavoro solo una parte dei loro dipendenti e l’emergenza che abbiamo dovuto fronteggiare nell’immediato è stata quella di assicurare alle aziende la liquidità necessaria a garantirne la capacità di resistere alla crisi che sta colpendo i mercati internazionali”.

“Una delle nostre priorità – spiega il leader nazionale del settore – sarà quella di mettere in atto iniziative rivolte al sostegno della domanda di preziosi sul mercato interno. Con oltre 18 tonnellate di oreficeria acquistata nel 2019 quello italiano è il secondo mercato europeo per i consumi di oreficeria e riteniamo che una campagna di comunicazione in grado di rilanciare l’immagine del gioiello e stimolare i consumi di oreficeria sul mercato interno possa determinare un incremento della domanda apprezzabile non solo per i piccoli artigiani, ma anche per le aziende più strutturate”.

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