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In fuga dalla città

Video intervista a Fabrizio Sulli: Il ritorno alla natura

Collaboratori occasionali

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Only Fans e la monetizzazione della solitudine

La piattaforma dai contenuti espliciti che nel 2022 conta 130 milioni di utenti e un fatturato di più di 5 miliardi di dollari divisi tra i suoi creators

Marco Matteoli

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La solitudine e la frustrazione sono sempre state un motore di reddito per l’industria del porno e del sexual working, con una clientela per la stragrande maggioranza maschile (⅘ dei consumatori).

Negli ultimi anni anche i social network si sono inseriti prepotentemente nel business della solitudine, e nell’ultimo periodo a fare la parte del leone è la piattaforma chiamata “Only Fans”.

Only Fans è una piattaforma online che consente a chiunque di inserire i propri contenuti (foto, video, corsi, podcast etc), che con una quota di abbonamento compresa tra i 5 e i 20 dollari al mese diventano prontamente accessibili. Con un supplemento o con abbonamenti multilivello c’è anche la possibilità di accedere a video e messaggi personalizzati. Nel 2022 conta 130 milioni di utenti e un fatturato di più di 5 miliardi di dollari divisi tra i suoi creators.

La piattaforma è, a differenza di Instagram, Twitter e YouTube,  dominata da contenuti per adulti, poiché è l’unica a consentire la nudità esplicita. Questa peculiarità la rende una scelta particolarmente appetibile non solo per le creatrici amatoriali, ma anche per le sexual workers che intendono autoprodurre video ed ottenere anche una fonte di reddito on-line. Si stima che la ex porno attrice Mia Khalifa guadagni 6,42 milioni di dollari al mese attraverso questa piattaforma.

A differenza dell’ industria del porno tradizionale, l’utente che si iscrive, per la maggior parte di genere maschile, non ha la possibilità di visionare le performance di differenti attrici e attori, ma solo di un singolo creator, che ha la facoltà di determinare in libertà i prezzi per ogni tipo di contenuto, e dei instaurare con l’utente un rapporto più intimo.

Nel 2020 c’è stata una crescita massiccia di interesse per questa piattaforma, i motivi sono molteplici: l’isolamento sociale, la possibilità di smart working, ma anche perché quell’anno PornHub ha dovuto eliminare circa l 80% dei suoi video a seguito di alcune segnalazioni di contenuti pedopornografici. Tutto questo ha fatto sì che nel 2021 Only Fans diventasse ancora più popolare.

Un rischio presente in tutti i social network, ma su only fans particolarmente insidioso, è quello di offrire connessioni sociali fin troppo semplificate a persone che normalmente avrebbero una fisiologica difficoltà a intavolare una conversazione con l’altro sesso. Nel caso degli uomini, è stato coniato un termine specifico nella subcultura digitale: il “simp”, ovvero colui che (uomo) è giudicato in una posizione di inferiorità nei confronti della persona per cui prova attrazione e che, occasionalmente, viene sfruttato da quest’ultima.

Come per altri social, anche i contenuti di Only Fans suscitano appunto l’illusione che ci sia una connessione personale con lo spettatore, traendo profitto da questa non-relazione tossica, che in taluni casi, può determinare vere e proprie dinamiche di sussistenza economica e danni psicologici, soprattutti tra individui psicologicamente fragili, o semplicemente ingenui.

La Cornell university ha recentemente condotto una indagine tra un campione di creatori di contenuti su Only Fans di età superiore a 29 anni e composto da 12 donne, 3 uomini, 8 non binari e 3 transgender, circa le motivazioni che li abbiano spinti a diventare content creators.

Lo studio riporta che i creatori di contenuti su Only Fans sono motivati da:

1) visibilità e il senso di accettazione da parte della community;

2) i potenziali guadagni, che possono essere un’alternativa altre forme di lavoro;

3) il desiderio di esprimere la propria sessualità in modalità digitale;

4) creators che hanno già a disposizione dei contenuti ed una audience, che permette loro una più rapida e proficua monetizzazione;

5) fattori pandemici, come incremento del tempo libero, incremento della sicurezza che concerne il lavoro Smart e la perdita di altre forme di introito economico.

Un altro studio della drexel university suggerisce che circa il 85% degli adulti crea e condivide contenuti sessuali, come messaggi di testo, immagini e video, per i creators su Only Fans è semplicemente l’opportunità di organizzare e monetizzare questi contenuti in un modo proficuo.

Fonti web:

1) https://arxiv.org/abs/2205.10425

2) https://drexel.edu/news/archive/2015/august/sexting-study

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Squadrismo digitale contro la pagina della Federazione Italiana Pediatri

Oltre 5000 commenti no-vax nel giro di poche ore per un post di informazione vaccinale, ma dietro tutto questo sembra esserci un attacco mirato ed organizzato

Marco Matteoli

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Un vero e proprio raid, quello subito dalla pagina Facebook FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri, che nel giro di 48h si è ritrovata sommersa da quasi 5000 commenti da parte di altrettanti no-vax, che pare non abbiano gradito la campagna informativa a favore delle vaccinazioni in età pediatrica.

Nella maggior parte dei casi, i commenti si sono limitati a stressare la già più volte smentita bufala sulle correlazioni tra vaccini e autismo, altre volte hanno mostrato veri e propri attacchi, alla classe medica in generale, o verso gli amministratori della pagina nel particolare.

Un esempio di commento stilato sulla pagina è il seguente (si riporta nel modo esatto in cui è stato scritto):

“Siete un’associazione collusa con gl’interessi delle multinazionali del farmaco, cosa non fate per un viaggio premio alle Maldive o a Cuba. Molti di voi si accontentano di qualche computer o dell’ultimo modello di smartphone in regalo, voi che senza alcun scrupolo e senza cognizione scentifica vaccinereste pure la vostra anima al diavolo. Siete un’associazione da abolire immediatamente.”

Oppure questo:

“la Libertà è sacra, quindi chi vuole fa e chi non vuole non fa… e tutto questo per rispetto ad ogni scelta…. le scelte non devono essere poi oggetto di “ricatti” “imposizioni” spacciate come ormai conosciamo bene: per il tuo bene… chi impone non ha nulla da spartire con: il tuo bene…CONSAPEVOLEZZA!!!!!”

I commenti, come è chiaro, non sono stati postati solo da un gruppo di persone spinte a manifestare la propria libertà di espressione, ma da una organizzazione che ha deliberatamente indirizzato 5000 commenti di questo tipo.

L’amministratore del gruppo FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri, in un post pubblico sulla pagina ha dichiarato quanto segue:

<<Da ieri pomeriggio la nostra Pagina è dentro il mirino dei no vax, che hanno condiviso alcuni nostri post nei loro gruppi e nelle loro bacheche in una deprimente “chiamata alle armi”. A centinaia si stanno riversando con insulti, diffamazioni e minacce, che il nostro consulente legale sta raccogliendo per procedere con una denuncia alla Polizia Postale come da art. 595 del Codice Penale.
Per Facebook ovviamente è tutto regolare, e suggerisce al massimo di cancellare i nostri post. No, non lo faremo. Noi non ci arrendiamo ai leoni da tastiera laureati su YouTube o indottrinati sui forum. Noi lavoriamo nella vita reale e nella più grande emergenza sanitaria nella Storia siamo in prima linea per la salute dei bambini. Chi nello stesso tempo impiega le sue ore a sabotarci merita la sola attenzione del nostro avvocato. E della nostra squadra social, che lentamente sta ripulendo dall’immondizia la Pagina.
Ci scusiamo con chi ci segue per lo spettacolo al quale deve assistere, presto tutto tornerà alla normalità.>>

Non è la prima volta che si verificano episodi simili, anche Vasco Rossi è stato vittima della stessa dinamica qualche tempo fa, allo stesso modo di divulgatori online come David Puente e lo Youtuber Barbascura X, finiti entrambi nel mirino di una cosiddetta “shitstorm” (letteralmente “tempesta di sterco”).

Come rilevato anche nella trasmissione “le iene”, gli autori di queste shitstorm si organizzano in gruppi sulle varie piattaforme social, come whatsapp, telegram, facebook, che sono spesso privati o invisibili. Il loro fine è coordinarsi, raggrupparsi e indirizzare gli attacchi, parliamo dunque di vere e proprie forme di squadrismo online.

Non bisogna mai dimenticare che, nonostante le piattaforme social possano dare l’impressione dell’anonimato della de-responsabilizzazione, in realtà le conseguenze penali per diffamazione, incitamento all’odio o minacce sono comunque perseguite, e se è vero che manifestare la propria opinione è un diritto, rispettare le regole della convivenza civile è un dovere, sia nella vita offline che su quella online.

Link al post incriminato:

https://www.facebook.com/federazioneitalianamediciepediatri/photos/a.1593864770899822/2764075447212076/

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Religioni

Insegnanti di religione discriminati

Non tutti i precari sono uguali. La conferma arriva dall’approvazione dell’emendamento Toccafondi. Un provvedimento iniquo, discriminante e banale

Collaboratori occasionali

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di Orazio Ruscica, Segretario Nazionale SNADIR

Il 19 dicembre è stato approvato al Senato il DL 126/2019 (Decreto scuola sul reclutamento del personale scolastico), compreso l’emendamento Toccafondi, Art. 1-bis (Disposizioni urgenti in materia di reclutamento del personale docente di religione cattolica).

L’accoglimento da parte del Senato dell’art.1-bis conferma l’impegno delle istituzioni a bandire entro il 2020 un concorso ordinario per gli insegnanti precari di religione, previa specifica intesa con il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

L’emendamento in sintesi

L’emendamento Toccafondi (art.1-bis) al decreto Scuola è da considerarsi in conflitto con le finalità originarie del decreto. Tale disposizione, infatti, non contiene alcuna soluzione all’annosa questione  del  precariato, condizione profondamente iniqua nella  quale  sono  mantenuti da 15 anni  gli  insegnanti  di  religione (il primo ed unico concorso si è svolto nel 2004), in quanto riservare il 50% dei posti a coloro che hanno svolto 36 mesi di servizio  non risolve di certo il problema del precariato, ma solo lo aggira, ignorando consapevolmente che gli insegnanti di religione hanno alle spalle venti e più anni di servizio precario.

La norma in parola si evidenzia, pertanto, iniqua e discriminatoria oltre che inconducente ai fini della stabilizzazione e superflua, stante che sostanzialmente riproduce una normativa già contenuta nella legge n. 186/2003 che già prevede che i concorsi vengano banditi ogni tre anni.

Un provvedimento iniquo e discriminatorio

Un provvedimento che non ci stancheremo mai di definire iniquo, discriminatorio e banale. La responsabilità per sedici anni di ritardo dello Stato nel bandire un nuovo concorso per gli insegnanti di religione viene scaricata sulle loro stesse spalle. Ai precari che chiedono certezze sarà offerto un meccanismo concorsuale che, dopo sedici e più anni, invece di confermarli nel posto di lavoro potrà rimandarli a casa.

I docenti precari che insegnano religione sono insegnanti uguali ai docenti di altre discipline: non hanno bisogno di una quota riservata in un concorso ordinario, ma esigono un trattamento che si allinei ai meccanismi di assunzione in ruolo già adottati per tutto il personale precario abilitato della scuola, senza distinzioni e discriminazioni. Anche i precari insegnanti di religione hanno diritto di vedersi riconosciuta, come è avvenuto per le altre discipline, a una procedura di assunzione e stabilizzazione che tutte le sigle sindacali hanno indicato nel concorso straordinario con sola prova orale non selettiva e successiva graduatoria ad esaurimento.

In questa prospettiva, anche la scelta, certamente positiva in via di principio, di prorogare la graduatoria del 2004, si rivela, tuttavia, inadeguata perché tale graduatoria sarà attiva soltanto fino alla predisposizione delle nuove graduatorie del concorso ordinario e, pertanto, consentirà l’immissione in ruolo a poche decine di docenti.

Inoltre, un testo di legge che ribadisce una norma già contenuta in una disposizione di legge precedente, cioè che si debba svolgere un concorso ordinario (così come previsto dalla legge 186/2003), è banale. Affermare poi che il concorso debba svolgersi d’intesa con la Cei vuol dire andare oltre le determinazioni della revisione concordataria (legge 121/1985). Infatti in questo testo di livello internazionale non è previsto che la procedura di assunzione sia sottoposta ad un’intesa successiva: un testo quindi che fa indietreggiare lo Stato dalle sue esclusive prerogative.

Le battaglie dello Snadir

Fino alla fine lo Snadir ha lottato per la totale equiparazione dei meccanismi di assunzione in ruolo, senza distinzioni e discriminazioni, fornendo ai Parlamentari il quadro preciso degli insegnanti di religione precari e le possibili soluzioni per un giusto riconoscimento dei loro diritti.

In questi mesi abbiamo messo in atto numerose iniziative per sollecitare una risposta adeguata dalle Istituzioni e avviato un confronto su più livelli: dalle Camere al Governo, passando per tutte le parti in causa. Abbiamo incontrato i parlamentari, inviato lettere e comunicazioni a deputati e senatori, scritto al Presidente della Repubblica, cercato un confronto con la Cei, coinvolto in pochissimi giorni centinaia di insegnanti per manifestare insieme davanti al Senato.

Volevamo essere coautori di un cambiamento. Volevamo che il mondo della scuola cambiasse per favorire il successo scolastico dei nostri studenti e per valorizzare il lavoro dei docenti. Volevamo che la Politica recuperasse il suo impegno primario nell’assicurare a ogni uomo la possibilità di una serenità lavorativa. Volevamo più di tutto restituire dignità e merito a una categoria di docenti qualificati e di grande esperienza che da anni aspetta una doverosa risposta dalle istituzioni.

Abbiamo unito le forze anche re-immaginando il lavoro sindacale, ampliando la rappresentanza, ripensandone le forme, le pratiche e le modalità, lavorando insieme per contribuire a realizzare un mondo lavorativo migliore.

Purtroppo la Politica non ha voluto ascoltare le legittime richieste dei docenti precari di religione. Per anni si è cercato di aggirare il problema del precariato di religione con interventi superficiali e non risolutivi, fino a quest’ultimo vergognoso e inaccettabile art.1-bis approvato definitivamente oggi. Tale ingiustizia ha trovato la sua giustificazione tra i paladini della “cultura dello scarto”.

Di fronte a tale ingiustizia, lo Snadir proporrà iniziative per la tutela dei precari, sia presso i tribunali interni che presso le corti europee per la tutela del principio di uguaglianza e non discriminazione tutelati dalla nostra carta costituzionale, dalla carta di Nizza e dalla clausola 4 della direttiva 1999/70.

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