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Religioni

Papa Francesco ai comunicatori: ”Non abbiate paura, la vostra comunicazione sia bella ma austera”

Udienza di Papa Francesco ai dipendenti del Dicastero per la Comunicazione nella Sala Regia del palazzo Apostolico Vaticano.

Daniele Sebastianelli

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“Passare da una comunicazione fatta da aggettivi a quella dei sostantivi” e ancora “comunicare con la realtà, senza edulcorare con gli aggettivi o con gli avverbi”. E’ il concetto rimarcato da Papa Francesco ai dipendenti del Dicastero per la Comunicazione in udienza nella Sala Regia del palazzo Apostolico Vaticano, lunedì 23 settembre.

Un richiamo verso una comunicazione “austera ma bella” soprattutto oggi che ci troviamo “caduti nella cultura degli aggettivi e degli avverbi”  e abbiamo dimenticato “la forza dei sostantivi”. E’ la persona tutta intera che comunica, sottolinea papa Francesco perché “si comunica con l’anima e con il corpo; si comunica con la mente, con il cuore, con le mani; si comunica con tutto. Il vero comunicatore dà tutto, dà tutto sé stesso”.  L’invito di Francesco, è diretto alla testimonianza di vita cristiana basata sull’essere prima che sul fare, sul mostrarsi ancor prima che sulle parole dette, citando una frase dello stesso San Francesco d’Assisi. “annunciate il vangelo in ogni dove. Se serve anche con le parole”.

“La nostra comunicazione dev’essere testimonianza –ha ribadito Francesco– “se voi volete comunicare soltanto una verità senza la bontà e la bellezza, fermatevi, non fatelo. Se voi volete comunicare una verità più o meno, ma senza coinvolgervi, senza testimoniare con la propria vita, con la propria carne quella verità, fermatevi, non fatelo. C’è sempre la firma della testimonianza in ognuna delle cose che noi facciamo. Testimoni. Cristiani vuol dire testimoni, ‘martiri’. È questa la dimensione ‘martiriale’ della nostra vocazione: essere testimoni”.

Il Papa nel suo discorso ha anche messo in guardia da un atteggiamento ricorrente tra i cristiani di oggi: lo scoraggiamento. Ha ammonito dal guardarsi dalla “tentazione della rassegnazione”, riferendosi alla crisi della fede e alle chiese sempre più vuote. Non bisogna avere paura del futuro perché “non è spirito cristiano la lamentela della rassegnazione”. “Non bisogna avere vergogna di essere pochi” , ha spiegato il Papa, sottolineando che l’essere pochi è, invece, proprio “ la vocazione cristiana”.  “Siamo pochi? Sì, ma con la voglia di “missionare”, di far vedere agli altri chi siamo”.  Pochi “come il lievito, pochi come il sale” che però è proprio ciò da sapore al tutto.

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Attualità

Comunicazione istituzionale della Chiesa

Un corso introduttivo, online e completamente gratuito, promosso dalla Facoltà di Comunicazione dell’Università della Santa Croce

Mario Russo

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Rivolto in particolare ai “comunicatori della Chiesa” o aspiranti tali, ma utile a chiunque operi o si avvicina al mondo della comunicazione il corso sulla Comunicazione istituzionale della Chiesa: gestione, relazioni e strategia digitale sarà attivo a partire dal 13 settembre.

Promosso dalla Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce il corso sarà online e completamente gratuito.

L’attività – come sottolineano gli organizzatori – si inserisce nell’ambito delle attività organizzate per il 25º anniversario (1996-2021) della stessa Facoltà  e nasce con lo scopo di offrire le conoscenze di base sulla Comunicazione istituzionale della Chiesa, dalle competenze del Direttore di comunicazione alle strategie del dipartimento, dalla gestione manageriale all’interazione con i pubblici esterni e i giornalisti, con un focus sulla presenza degli organismi ecclesiali nelle reti sociali.

Tra i principali destinatari c’è sicuramente chiunque voglia approfondire i vari aspetti della comunicazione della Chiesa: volontari nelle parrocchie od organizzazioni non profit, collaboratori di diocesi o altre istituzioni ecclesiali, rettori di Seminari e Superiori con compiti manageriali, alumni della Facoltà come attività formativa permanente, operatori pastorali della comunicazione e potenziali studenti interessati agli studi in Comunicazione istituzionale. Ma ciò non toglie che la proposta possa essere utile a chiunque opera o si avvina al mondo della comunicazione istituzionale.

“Riteniamo che soprattutto nel tempo dell’interconnessione e della diffusione capillare della comunicazione sia molto utile andare incontro alle tante esigenze di professionalità sparse sul territorio, soprattutto per aiutare a raccontare meglio la Chiesa, che da oltre 2000 anni ha la sua ragion d’essere proprio nella comunicazione – ha commentato il Decano della Facoltà, Daniel Arasa  che sottolinea– Questa iniziativa, che nasce nell’ambito del nostro 25º anniversario, vuole anche essere un modo per condividere l’esperienza formativa che abbiamo acquisito in tutti questi anni e metterla ancora una volta al servizio della Chiesa”.

Il corso – disponibile inInglese, Italiano e Spagnolo – è articolato in 4 moduli, affidati a docenti specialisti del settore che verranno attivati settimanalmente (13, 20, 27 settembre e 4 ottobre). Ognuno dei moduli prevede anche la partecipazione a un Forum interattivo con il docente. Le attività potranno essere seguite in qualunque momento della giornata e richiederanno un impegno approssimativo di 2-3 ore a settimana.

Per iscriversi, gratuitamente, è necessario aprire un account sulla piattaforma didattica Discere-On demand, una di quelle in uso nell’Università, dalla quale si può poi accedere al corso nella lingua preferita (Inglese, Italiano e Spagnolo): https://discere-ondemand.pusc.it/

Informazioni utili:

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Religioni

Da Papa Francesco 1200 dosi di vaccino per i più poveri ed emarginati

Nella settimana santa l’Elemosineria Apostolica distribuirà, attraverso l’Ospedale Spallanzani di Roma, migliaia di dosi di vaccino destinate alle persone più vulnerabili ed esposte al virus.

Daniele Sebastianelli

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1200 persone vulnerabili e ai margini della società saranno vaccinate durante la Settimana Santa per volontà di Papa Francesco. E’ l’impegno concreto preso dall’Elemosineria Apostolica per dare seguito ai numerosi appelli del pontefice sulla prossimità ai poveri e la necessità di non escludere chi è più esposto al pericolo di contagio.

A dare la notizia è una nota della stessa Elemosineria Apostolica specificando che la vaccinazione “avverrà nella struttura appositamente adibita all’interno dell’Aula Paolo VI in Vaticano, e sarà usato lo stesso vaccino somministrato al Pontefice e ai dipendenti della Santa Sede”. Si tratta del vaccino Pfizer-BioNTech che verrà gestito dai medici e gli operatori sanitari volontari che operano stabilmente nell’Ambulatorio Madre di Misericordia, che si trova sotto il colonnato del Bernini, insieme “ai dipendenti della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano” oltre “ai volontari dell’Istituto di Medicina Solidale e dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani”.

Dall’inizio della pandemia, da quando il vaccino è stato reso disponibile alla popolazione, Papa Francesco aveva più volte incoraggiato le persone a vaccinarsi “perché è un modo di esercitare la responsabilità verso il prossimo e il benessere collettivo, ribadendo con forza che tutti devono avere accesso al vaccino, senza che nessuno sia escluso a causa della povertà”, afferma la nota.

Già a gennaio scorso, d’altronde, lo stesso Francesco aveva voluto che la campagna vaccinale in Vaticano comprendesse anche la presenza di venticinque persone senza fissa dimora, che vivono abitualmente sotto il porticato del Bernini o nei dintorni del Vaticano e che vengono aiutati quotidianamente dalle attività caritatevoli dell’Elemosineria Apostolica.

Prima ancora, nel Messaggio per la Solennità del Natale del Signore 2020, il Pontefice aveva rivolto un appello ai responsabili degli Stati,  agli organismi internazionali al mondo imprenditoriale per trovare “una soluzione per tutti: vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi di tutte le regioni del Pianeta”.  “Al primo posto, i più vulnerabili e bisognosi!” aveva affermato insistendo sulla collaborazione sociale e la non concorrenza “di fronte a una sfida che non conosce confini, non si possono erigere barriere” perché “siamo tutti sulla stessa barca”.

La stessa Elemosineria Apostolica, per aumentare la solidarietà e la partecipazione di chi desidera dare il proprio contributo,  rende nota la possibilità di poter contribuire economicamente alla vaccinazione dei più bisognosi tramite il “vaccino sospeso”, cioè una donazione on-line direttamente sul conto della carità del Santo Padre, attraverso la pagina web  www.elemosineria.va

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Attualità

Francesco in Iraq per portare pace e speranza

“Il popolo iracheno ci aspetta”

Daniele Sebastianelli

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“Sono contento di riprendere i viaggi e questo è un viaggio emblematico e anche un dovere verso una terra martoriata da tanti anni”, così Papa Francesco ai giornalisti sul volo aereo per l’Iraq, spiega in una sola frase lo spirito che lo ha animato ad intraprendere questo storico viaggio nella terra di Abramo. Un viaggio a lungo atteso e sulla lista dei desideri anche di Giovanni Paolo II che avrebbe voluto recarvisi nel 2000, anno del Giubileo, ma che per diverse ragioni, sfumò. “Aspettava San Giovanni Paolo II, al quale è stato vietato di andare. Non si può deludere un popolo per la seconda volta” ha detto Francesco nell’udienza di mercoledì scorso, aggiungendo che “il popolo iracheno ci aspetta”.

L’Iraq è una terra ferita dalla violenza e dal terrorismo, dove la presenza cristiana è crollata vertiginosamente ed è sempre più minacciata dal radicalismo islamico che ha solide radici nel paese. Una terra dove anche la sicurezza lascia a desiderare e la presenza di Papa Francesco potrebbe facilmente trovare degli oppositori. Anche per questo è stato consigliato al Papa di non scendere dalla macchina per stare in mezzo alla gente, come ama fare spesso rompendo i rigidi protocolli nei viaggi apostolici. Questa volta è diverso. La papamobile, lasciata all’aeroporto di Bagdad, è stata sostituita con una berlina tedesca blindata dalla quale Francesco poteva solo salutare con la mano  la folla che lo acclamava ai bordi delle strade.

Papa Francesco ha ripetuto più volte di non aver paura. Ci ha abitato a viaggi in zone tutt’altro che sicure: Myanmar, Egitto, Uganda, Kenya, ecc. Si tratta di un viaggio in piena linea con il suo desiderio di realizzare una Chiesa in uscita verso le periferie geografiche ed esistenziali. E in questo suo desiderio, qui, nella terra di Abramo, c’è una ragione in più: I cristiani. La comunità cattolica, in particolare, piccola ma di origini antichissime, è stata letteralmente schiacciata e martirizzata nel corso degli ultimi anni causando un esodo dal paese senza precedenti. Basti pensare che prima del 2003 in Iraq abitavano circa un milione e mezzo di cristiani. Oggi nel paese ne sono rimasti circa 250 mila.

Francesco lo ha detto chiaramente, è venuto soprattutto per questo, come “dovere verso una terra martoriata da anni”.  Le guerre in successione, le crisi economiche e il terrorismo hanno inflitto durissimi colpi alla popolazione e la difficile e delicata convivenza è sfociata nello scontro del più forte contro il più debole. Il Papa, portatore di un messaggio di pace e riconciliazione, è l’unico leader mondiale in grado di far ripartire un dialogo interreligioso tra la componente sciita e sunnita del paese e insieme con loro verso la minoranza cristiana. La parola d’ordine è restituire speranza. Questo grave compito coinvolge anche i rapporti con il governo e le autorità civili.

Per questo è un viaggio storico. Non solo perché è la prima volta di un pontefice in quella terra, ma perché in ballo c’è la pace di tutta una regione che per troppo tempo è stata in balia di conflitti e della legge del più forte. In questo senso è significativo il motto della visita, “Siete tutti fratelli”, come è significativo che il Papa viaggerà da nord a sud del paese toccando non solo la capitale Bagdad, ma anche Ur (la città di Abramo ed antica capitale della civiltà sumera), Mosul (ex capitale dell’impero assiro ed ex roccaforte dell’Isis) e la piana di Ninive (logo molto importante nelle vicende bibliche), oltre alla città di Erbil, il rifugio sicuro per i cristiani che scappavano dalle milizie jihadiste.  

Settecento chilometri di viaggio in 4 giorni, dal 5 all’8 marzo, lungo un paese in cui attualmente anche la pandemia sembra essere fuori controllo. Al suo arrivo, venerdì 5 marzo, dopo l’incontro con le autorità nel Palazzo presidenziale, Francesco ha incontrato i vescovi, i religiosi e i sacerdoti nella Cattedrale Siro-Cattolica di “Nostra Signora della Salvezza” a Baghdad. La seconda tappa, sabato 6, sarà a Najaf con una visita di cortesia Al Grand Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani, poi Nassiriya dove ci sarà l’incontro interreligioso alla Piana di Ur e, nel pomeriggio, il ritorno a Bagdad per la messa nella Cattedrale Caldea di “San Giuseppe” .

Domenica Francesco sarà ad Erbil dove incontrerà le autorità civili e religiose e partirà in elicottero per Mosul dove, presso l’Hosh al-Bieaa (piazza delle Chiese), farà una  preghiera in suffragio delle vittime della guerra. E’ qui che sorgono le quattro chiese della comunità caldea dissacrate dalla stato islamico, trasformate in tribunali, uffici amministrativi  e anche prigioni. Francesco poi si recherà in elicottero a Qaraqosh dove visiterà la comunità di fedeli nella Cattedrale dell’“Immacolata Concezione”. La Cattedrale, durante l’occupazione delle milizie dell’Isis, nel 2014, venne trasformata in un poligono di tiro e fino al 2017 erano ancora visibili le sagome poste sulle macerie con i colpi inflitti dai miliziani. La comunità di Qaraqosh subì una devastazione totale. Quando fu liberata, dopo due anni, venne celebrata una messa su quelle stesse macerie. In quell’occasione il presidente di ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre), Alessandro Monteduro, disse che “si parla della ricostruzione, di chiese e di case, come della condizione per il ritorno dei cristiani nelle loro terre dopo l’esilio che era stato imposto dall’Isis. Ma se non daremo loro la possibilità di trattenersi, aiutandoli a creare nuovo lavoro, la ricostruzione non sarà mai completa”.

Francesco, poi, nel pomeriggio, tornerà a Erbil per la messa nello Stadio “Franso Hariri” e in serata tornerà a Bagdad.

Lunedì ripartirà per Roma, lasciando il seme della speranza e della pace nella terra di Abramo.

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