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Economia

La formazione di qualità: le opportunità per le aziende

Paolo Castiglia

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Intervista al presidente dell’Istituto Europeo Terzo Millennio, dott. Andrea Pizzicaroli

 

Dott. Pizzicaroli, ci delinea il rapporto tra formazione delle risorse umane e Fondi Interprofessionali?
Formare le risorse umane non è un lavoro come tanti. E’ un’esperienza di grande responsabilità che, se condotta in modo professionale, permette di far crescere se stessi e gli altri.
Il rispetto per il tempo di chi ascolta nelle nostre docenze è alla base di tutto il percorso professionale. Rispettare il tempo di chi ci ascolta pregiudica un’accurata selezione di ciò che diciamo ed un’attenta scrematura dei contenuti, che debbono essere utili agli interlocutori che necessitano di apprendere concetti e procedure in modo semplice ed efficace.
Le aziende hanno opportunità di formare i propri dipendenti attraverso i fondi interprofessionali ed i contributi che le Regioni e, solo in alcuni casi, i Ministeri, mettono a disposizione attraverso bandi ed avvisi pubblici.
Nel 2003, con l’istituzione dei primi dieci Fondi Paritetici Interprofessionali, si realizza quanto previsto dalla legge 388 del 2000, che consente alle imprese di destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS (il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”) alla formazione dei propri dipendenti. I datori di lavoro hanno la possibilità di chiedere all’INPS di trasferire il contributo ad uno dei Fondi Paritetici Interprofessionali, che provvederà a finanziare le attività formative per i lavoratori delle imprese aderenti. La dotazione del fondo è quindi costituita dall’accantonamento dello 0,30% della massa salariale, precedentemente versato all’INPS.
Le imprese dunque decidono l’adesione ad un Fondo per conto dei loro singoli Lavoratori; la effettuano attraverso il modello di denuncia contributiva DM 10/2 dell’INPS, utilizzato di norma ogni mese, compilando gli appositi spazi dei quadri B – C con la dicitura “Adesione Fondo” ed inserendo il codice INPS del Fondo cui vogliono aderire e il numero dei dipendenti interessati.
Il codice inps del fondo è indicato con un acronimo attraverso il quale l’importo viene direttamente stornato al fondo di appartenenza. Gli effetti finanziari e contributivi si produrranno con effetto dal 1° Gennaio dell’anno successivo al quale si è iniziato a versare i contributi.
I Consigli di Amministrazione dei Fondi Paritetici Interprofessionali Nazionali per la Formazione Continua nel corso di riunioni a scadenza regolare deliberano le approvazioni di AVVISI aventi ad oggetto il finanziamento di attività di formazione continua la cui dotazione economica ammonta ad importi variabili in base alla capacità economica del fondo stesso.
Si accede a tali fondi – previo consenso delle Parti Sociali costituenti il Fondo -, a scadenze programmate (sportelli).
Una parte dei fondi accantonati dall’azienda, denominata “conto formazione”, è invece di disponibilità diretta dell’azienda e rappresenta una sorta di “salvadanaio” in cui accantona budget da spendere per erogare formazione a tutti o a parte dei suoi dipendenti.
Tale budget è ovviamente più o meno cospicuo proporzionalmente al numero dei dipendenti e va speso entro tre anni dall’inizio del suo accantonamento.
Chi si occupa di formazione finanziata trova una grande opportunità nelle risorse dei Fondi Interprofessionali. La costituzione e l’avvio dei fondi interprofessionali è per l’Italia una novità di rilievo: per la prima volta un numero significativo di risorse pubbliche vengono affidate alle parti sociali, nella loro versione bilaterale che, integrandosi con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e delle Regioni, sono chiamate a gestire il nuovo sistema per la formazione continua.
La natura associativa dei fondi fa si che possano essere promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali attraverso specifici Accordi Interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale.
Tutti i fondi pongono una particolare attenzione ai progetti formativi che sono supportati dall’accordo sindacale, a questo proposito è opportuno sapere che gli accordi sindacali, ai vari livelli, hanno validità solo se firmati dalle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto l’accordo di costituzione del fondo di riferimento.
Saranno le parti stesse a definire a quale livello (aziendale, territoriale, regionale o nazionale) è allocata la competenza di sottoscrizione degli accordi.

Quali le opportunità per le società di formazione?
Sin dal 2004 le società di formazione hanno compreso le opportunità di business che si trovavano dietro i fondi interprofessionali. La prima mossa è stata quella di contattare le aziende proponendo la consulenza per aderire al fondo, scrivere il progetto formativo ed erogare i servizi formativi. Negli anni successivi le società di formazione hanno letteralmente “mappato” il territorio conquistando posizioni nelle aziende più grandi, con più dipendenti e quindi con più budget da accantonare.
Una gara virtuosa che permette a chi lavora bene di guadagnare il giusto garantendosi anche una piccola rendita per gli anni successivi fidelizzando l’azienda a versare sempre in un fondo e ad utilizzare l’ente di formazione come consulente nelle procedure e come erogatore dei servizi. In realtà l’azienda potrebbe fare a meno di appoggiarsi ad un ente di formazione dall’inizio del processo, limitandosi così a mettere in gara più società di formazioni nell’offerta dei servizi da erogare per i propri dipendenti fornendo già un elenco dei corsi di cui necessita e chiedendo preventivi e proposte di erogazione di docenze. Tale fenomeno sta avvenendo nei casi delle grandi società che, coscienti delle proprie potenzialità, sanno di essere molto appetibili sia per il fondo che sceglieranno, sia per le società di formazione.
Una situazione siffatta permette di giocare in un mercato aperto, con al centro l’azienda, in cui ogni attore deve sforzarsi di eccellere per non essere sostituito. Infatti l’azienda stessa, in qualunque momento, può decidere di cambiare fondo portando con sé nel nuovo fondo il budget accantonato sino a quel momento nel fondo che sta abbandonando.

Quali sono i soggetti abilitati ad erogare la formazione?
Il beneficiario del processo deve essere sempre il dipendente che riceve la formazione; l’azienda ha un ruolo determinante ma non può fare tutto da sola, deve affidare i servizi formativi a chi ritiene idoneo e professionalmente utile alla crescita dei propri dipendenti selezionando un’offerta formativa adeguata ed un ente che si avvalga di formatori adeguati e preparati.
Possono erogare la formazione i soggetti appartenenti ad una delle quattro categorie che seguono:
a) università, pubbliche o private, o strutture ad esse collegate;
b) soggetti accreditati per lo svolgimento di attività di formazione finanziata presso una delle regioni italiane,
c) soggetti accreditati presso i fondi, secondo il Regolamento stesso;
d) soggetti in possesso della certificazione di qualità in base alla norma Uni En Iso 9001:2000 settore EA 37

Quali sono i criteri ispiratori dei fondi?
– Promuovere e finanziare piani formativi aziendali, territoriali o settoriali, concordati tra le parti sociali;
– Promuovere e finanziare attività di sostegno ai piani per la formazione continua;
– Promuovere e finanziare attività di qualificazione e di riqualificazione per le figure professionali di specifico interesse del settore produttivo, nonché per lavoratori a rischio di esclusione dal mercato del lavoro;
– Promuovere e finanziare anche azioni individuali di formazione continua dei lavoratori dipendenti
– Promuovere interventi di formazione continua sull’igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro per gli aspetti non disciplinati e finanziati dalle specifiche disposizioni in materia.

Chi sono i destinatari della formazione?
I destinatari dell’attività formativa sono i lavoratori e le lavoratrici delle imprese tenute a versare il contributo di cui all’art. 12 della legge n. 160/1975, così come modificato dall’art. 25 della legge quadro sulla formazione professionale n. 845/1978 e successive modificazioni. Sono da considerarsi come imprese tutti i datori di lavoro che versano i contributi contro la disoccupazione involontaria.

Chi può aderire ai fondi?
Possono aderire ad un fondo i datori di lavoro che versano i contributi contro la disoccupazione involontaria e che applicano integralmente i contratti collettivi di riferimento. Nel caso di gruppo di imprese, la Società capogruppo, esclusivamente per i propri lavoratori e lavoratrici, o per quelli del Gruppo ovvero una delle società costituenti il gruppo.
Possono altresì aderire consorzi di imprese costituite ai sensi dell’art. 2602 del codice civile, per i propri lavoratori e lavoratrici o per quelle delle aziende consorziate.

Quali sono i criteri di finanziamento per i piani formativi?
Le imprese che presentano i piani debbono cofinanziarli, in quanto gli interventi di formazione continua, da realizzare nel quadro dei bandi dei fondi, si configurano come aiuti di Stato e devono quindi rispettare le normative comunitarie in materia.
Per co-finanziamento s’intende che la formazione dovrà avvenire in orario di lavoro, fatto salvo per gli stagionali che potrà effettuarsi anche prima o alla scadenza del periodo di lavoro. Altra forma di co-finanziamento può essere la messa a disposizione di strutture aziendali e/o di esperti aziendali.
I fondi finanziano progetti di formazione generale e di formazione specifica.
Per «formazione generale», ai sensi del Regolamento 68/01, s’intende la formazione che comporta insegnamenti non applicabili esclusivamente o prevalentemente alla posizione, attuale o futura, occupata dal dipendente presso l’impresa beneficiaria, ma che fornisca conoscenze professionali ampiamente trasferibili ad altre imprese o settori di occupazione e che pertanto migliori in modo significativo la possibilità di collocamento del dipendente.
La formazione è «generale» se, per esempio:
1) è organizzata congiuntamente da diverse imprese indipendenti ovvero ne possono beneficiare i dipendenti di diverse imprese,
2) è riconosciuta, certificata e convalidata dalle autorità o dagli organismi pubblici o da altri organismi e istituzioni ai quali gli Stati membri o la Comunità abbiano attribuito competenza in materia.
Per «formazione specifica», ai sensi del Regolamento 68/01, s’intende la formazione che comporta insegnamenti direttamente e prevalentemente applicabili alla posizione, attuale o futura, occupata dal dipendente presso l’impresa beneficiaria e che fornisca professionalità che non siano trasferibili ad altre imprese o settori di occupazione, o che lo siano solo limitatamente.
Tutti i fondi nei bandi, o avvisi, parlano di piccole, piccolissime e medie imprese. Ai sensi della nuova Raccomandazione della Unione Europea, con tali termini s’intendono:
Imprese di media dimensione quelle che hanno:
a) un numero inferiore a 250 dipendenti;
b) un fatturato annuale minore o pari a 50 milioni di euro (era di 40 milioni nel 1996);
c) un totale di bilancio che non supera i 43 milioni di euro ( era di 27 milioni nel 1996).

Imprese di piccole dimensioni quelle che hanno:

a) meno di 50 dipendenti;
b) un fatturato minore o pari a 10 milioni di euro (era 7 milioni nel 1996);
c) un totale di bilancio sempre di 10 milioni (era di 5 milioni nel 1996).

Imprese di piccolissime dimensioni quelle che hanno:
a)meno di 10 dipendenti,
b) un fatturato inferiore o pari a 2 milioni di euro (cifra in passato non definita),
c) la stessa cifra indicata anche per il totale di bilancio annuale

Quali sono i principali fondi interprofessionali?
For.Te: www.fondoforte.it
Fondo paritetico interprofessionale nazionale nato a seguito dell’accordo interconfederale del 25 luglio 2001 tra Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, e Cgil, Cisl, Uil. Si occupa di erogare formazione continua per le imprese del settore Terziario ed è riconosciuto dal Ministero del Lavoro con decreto del 31 ottobre 2002. I piani formativi mirano al consolidamento e allo sviluppo delle competenze dei lavoratori/lavoratrici per rispondere alle esigenze di adattabilità e capacità competitiva delle imprese nei rami del Commercio-Turismo-Servizi, Creditizio-Finanziario, Assicurativo e della Logistica-Spedizioni-Trasporti.
Fondimpresa: www.fondimpresa.it
Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua nasce dall’accordo di Confindustria e Cgil, Cisl, Uil e viene riconosciuto con decreto ministeriale del 28 novembre 2002. Fondimpresa accompagna le aziende che richiedono all’Inps di trasferire al Fondo il proprio contributo dello 0,30% ad investire nella formazione attraverso una semplificazione delle procedure di progettazione, realizzazione e gestione dei piani.Obiettivo del Fondo è migliorare la competitività delle imprese e potenziare le competenze dei lavoratori, con particolare attenzione agli interventi in materia di salute e sicurezza.
Fon.Ter: www.fonter.it
Il “Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la Formazione Continua del Terziario” si trova a Roma in Via Nazionale 60 e nasce a seguito dell’accordo tra l’organizzazione datoriale Confersercenti e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil siglato il 22 luglio 2002.
Fon.Ter è un’ Associazione (Art. 36 c.c.) senza fini di lucro che si occupa di assistere le imprese del settore terziario e i loro dipendenti, garantendo piani formativi finalizzati alla qualificazione professionale, allo sviluppo occupazionale e alla competitività imprenditoriale.
Fondo professioni: www.fondoprofessioni.it
E’ il Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua negli studi professionali e nelle aziende collegate, nato dall’ accordo tra Consilp-Confprofessioni, Confedertecnica, Cipa e Cgil, Cisl, Uil che è stato siglato il 7 novembre 2003. Il Fondo è riconosciuto dal Ministero del Lavoro con decreto 408/03 del 29 dicembre 2003 e risponde in maniera adeguata alle esigenze di occupabilità e competitività delle aziende e dei loro dipendenti.
Fon.Coop: www.foncoop.coop
E’ il Fondo della cooperazione senza fini di lucro che interviene a favore delle imprese operanti nel settore cooperativo, nonché dei relativi dipendenti e soci lavoratori, ispirandosi alla qualificazione professionale, allo sviluppo occupazionale e alla competitività imprenditoriale facenti capo ai contratti collettivi sottoscritti.
Fondir: www.fondir.it
E’ il Fondo interprofessionale per la formazione continua riconosciuto dal Ministero del Lavoro, con decreto del 6 marzo del 2003 e nato dall’accordo tra Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenticredito, Fidia e Sinfub. Il Fondo, secondo quanto prescritto dall’articolo 118 della legge 388/00, si occupa di promuovere e finanziare piani formativi rivolti ai dirigenti delle imprese del settore del terziario.
Fon.ar.com.: www.fonarcom.it
Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la Formazione Continua nei settori economici del terziario e dell’artigianato e piccole e medie imprese, nasce a seguito dell’Accordo tra l’organizzazione datoriale C.I.F.A. (Confederazione Italiana Federazioni Autonome) e l’organizzazione sindacale CONF.S.A.L. (Confederazione Generale dei Sindacati Autonomi dei Lavoratori) siglato il 6 Dicembre 2005.
Il Fondo, autorizzato ad operare dal Ministero del Lavoro il 6 Marzo 2006 con Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali numero 40/V/06, si occupa di favorire la formazione continua dei lavoratori Inoltre la Direzione Centrale delle Entrate Contributive dell’INPS con messaggio n. 10345 del 4 aprile 2006 ha conferito il Codice di adesione al Fondo con l’acronimo “FARC”.

Il Fondo Banche e Assicurazioni: www.fondofba.it
Il Fondo Banche Assicurazioni nasce nel luglio del 2008 grazie alla sottoscrizione di ABI, ANIA, CGIL, CISL e UIL. Il Fondo Banche Assicurazioni conta oltre 745 Associati tra i quali si annoverano i maggiori gruppi creditizi ed assicurativi italiani. Si tratta di un Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la Formazione Continua nei Settori del Credito e della Assicurazioni ed il suo obiettivo è quello di finanziare, promuovere e divulgare la formazione continua nel settore creditizio ed assicurativo e garantendo processi formativi trasversali: quali la salute e la sicurezza sul lavoro, la formazione del personale Over 45, le Pari Opportunità e la Responsabilità Sociale dell’Impresa.

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Economia

Max Nardari: musica, cinema, tv e libri. La riscossa post covid

Esempio del nuovo slancio produttivo di un mondo importante non solo per la nostra cultura ma anche per la nostra economia.

Gloria Gualandi

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Ultime novità: il suo film “La mia famiglia a soqquadro” è andato in onda a settembre su Rai 1 facendo due milioni di ascolti. Da pochi giorni è uscito invece su Amazon Prime il film a episodi dal titolo “Diversamente”, distribuito dalla 102 Distribuzione. Con il nuovo anno sarà pubblicato poi il suo libro motivazionale dal titolo ironico “Meglio fare cento cose bene che una male”. Non basta:  ha in preparazione il film “Amici per caso” che sarà girato in Umbria nella primavera 2022. Quando si parla di ripresa post covid si guarda spesso più che altro all’economia, ma Max Nardari è regista, sceneggiatore, produttore e compositore musicale,  ed è un artista che rappresenta in pieno, in questo momento, il nuovo slancio produttivo di un mondo davvero molto importante non solo per la nostra economia ma anche per la nostra necessità, la nostra voglia di tornate a respirare arte, divertimento e riflessione.

Un po’ di storia: Max Nardari nasce a Padova, si laurea al DAMS di Bologna con una tesi su Pedro Almodovar. Poi si trasferisce a Roma e si diploma in regia presso la NUCT di Cinecittà e in sceneggiatura presso la RAI. Inizia la sua carriera alternando la sua attività di film maker con quella di autore musicale scrivendo brani per diversi artisti italiani fra cui Raf, Fabrizio Moro, Andrea Mirò, Simonetta Spiri.

Nel 2003 fonda la sua casa di produzione cinematografica Reset Production srl con cui produce e dirige il suo secondo film, 12 cortometraggi, 4 documentari e oltre 30 videoclip musicali e alcuni spot per Filmaster e BRW &Partners. Tra il 2010 e il 2013 realizza una trilogia di cortometraggi sociali dal titolo “Lui & L’altro”, “Lei & L’altra” e “Noi & Gli Altri” distribuiti da Rai Cinema.

Nel 2015 dirige un film internazionale co-prodotto da due case di produzione italiane e due russe, che esce in Russia a marzo 2017 in 470 copie distribuito da Paradise, con il titolo LiubovPret-a-Portè. Nel cast: Giancarlo Giannini, Alessandro Borghi, Nino Frassica, Paolo Conticini, Tosca D’Aquino, Olga Pogodina e LarisaUdovichenko.

Tra i maggiori successi,  nel 2016 Max scrive, dirige e produce con la Reset Production la commedia “La mia famiglia a soqquadro” che esce ad aprile 2017 nei circuiti cinema The Space e Uci, distribuito da Europictures. Nel cast: Marco Cocci, Bianca Nappi, Gabriele Caprio, Eleonora Giorgi, Elisabetta Pellini e Ninni Bruschetta. La premiere internazionale è a luglio 2016 al Festival di Tokyo dove il film è finalista come unico italiano. Il film viene venduto e distribuito in molti paesi asiatici e sulle linee aeree Spafax Airlines del Regno Unito da parte dei venditori tedeschi Medialuna. Il titolo internazionale è The family Jumble. Il film ottiene il 20% di Share in prima serata su RSI, prima rete svizzera, ed è in uscita nel 2020 su RAI 1. Da Maggio 2020 il film è visibile anche in tutto il mondo sulla piattaforma Amazon Prime.

A luglio 2019 Nardani viene nominato Direttore Artistico di Sabaudia Studios, il prestigioso e storico Festival della Commedia Italiana di Sabaudia (LT) che anche conduce a fianco di Tosca D’Aquino.

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Economia

Inarsind a Giovannini: rammarico per sottovalutazione del ruolo della libera professione

Riforma del testo Unico per l’Edilizia: l’Associazione di rappresentanza scrive al Ministro delle Infrastrutture.

Paolo Castiglia

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Stupore e rammarico per la sottovalutazione del ruolo della libera professione. Che hanno portato l’Inarsind, l’Associazione di rappresentanza di Ingegneri e architetti liberi professionisti a inviare una lettera ufficiale al Ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, e per conoscenza al presidente del Consiglio Mario Draghi, rispetto alla composizione della Commissione governativa della Riforma del Testo Unico per l’Edilizia.

Tutto parte dal fatto, riportato nel testo della missiva, di dover constatare l’assoluta minoranza all’interno della Commissione di liberi professionisti (solo due architetti), la totale assenza di ingegneri liberi professionisti ed in generale della rappresentanza dell’intero mondo dei tecnici delle costruzioni. Inarsind non mette ovviamente in discussione “l’apprezzabile finalità, da noi da tempo auspicata, della riforma del testo unico per l’edilizia”, “né è certamente in discussione il valore di quanti sono stati chiamati a far parte della Commissione, ma è assai sorprendente che coloro che più di altri dovranno misurarsi con la pratica applicazione delle future norme siano stati, di fatto, esclusi dal dibattito che porterà alla loro stesura”.

Secondo Inarsind quindi, “per giungere al riordino della materia, ritenuto ormai indispensabile, siamo certi che l’esperienza maturata nel corso degli anni dai liberi professionisti Architetti e Ingegneri, ovvero da coloro che quotidianamente la praticano in un continuo confronto con gli Enti interessati e che costituiscono il tramite tra questi ultimi ed i committenti, ovvero cittadini ed imprese, sarebbe oltremodo  utile ed indispensabile”.

“Quel che temiamo – afferma l’Associazione di rappresentanza, qui rivolta direttamente al Ministro – e più ci rammarica, è pensare che la significativa assenza della libera professione in Commissione possa essere il frutto di una sottovalutazione del ruolo della libera professione e, soprattutto, delle sue capacità intellettuali e culturali di potere contribuire al coordinamento e integrazione delle norme in materia di costruzioni. Auspichiamo che le nostre considerazioni possano trovare la sua attenzione e, ancor di più, possano indurla a ripensare la composizione della Commissione”.

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Economia

Confartigianato: trasporto pubblico locale, decisivo tutelare la libertà d’impresa

Stato di agitazione nazionale per ottenere lo stralcio dell’articolo 8 del Ddl Concorrenza. Ma no al fermo.

Paolo Castiglia

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Confartigianato Arezzo fa propria la battaglia nazionale su tema del trasporto persone che ha portato Confartigianato nazionale a proclamare lo Stato di agitazione della categoria per ottenere lo  stralcio dell’articolo 8 del Ddl Concorrenza e per avviare subito un confronto con il Governo e il Parlamento per riavviare il percorso di riforme del trasporto pubblico locale non in linea. Confartigianato ha però deciso di non aderire al fermo nazionale indetto per il 24 novembre.

Francesco Meacci, coordinatore della Federazione autotrasporto e coordinatore dell’Associazione Taxi di Confartigianato Arezzo, esprime “grande preoccupazione per quanto contenuto nel Ddl Concorrenza, visto che di fatto si tratta di un duplicato della delega già in essere per la riforma del trasporto pubblico locale non di linea”, ma anche “grande preoccupazione per assetti di mercato che potrebbero compromettere le prospettive di accesso al mercato degli operatori anche in contrasto con la Costituzione, che riconosce e tutela il valore dell’artigianato e della cooperazione”.

Meacci parla di “una disinvolta apertura alle piattaforme che si basano sull’intermediazione del lavoro, che mina le caratteristiche tipiche dell’esercizio autonomo e mutualisticamente organizzato delle attività di trasporto di persone non di linea, con il rischio di trasformare migliaia di imprese in lavoratori subordinati, vincolati ad un regime prossimo al caporalato”.

Particolarmente colpiti dal provvedimento governativo si sentono i tassisti. E qui interviene Alessandro Tani, presidente dell’Associazione tassisti di Confartigianato Arezzo,  che spiega come “sia assolutamente necessario sostenere quanto contenuto nell’art. 117 della Costituzione sulle competenze specifiche delle Regioni in materia di Trasporto pubblico locale: superare l’autonomia regionale contraddice e fa venir meno i principi della programmazione territoriale, della regolazione e del livello dei servizi, della garanzia di servizio pubblico che le Regioni in questi anni hanno assicurato”.

Meacci a Tani sostengono comunque, malgrado la difficile situazione, la posizione di Confartigianato Trasporto Persone nazionale rispetto alla non adesione al fermo nazionale,  “Fermo che sarebbe –  concludono – una prematura forzatura in questa fase, in considerazione del prevedibile iter parlamentare del provvedimento e rischierebbe di compromettere la strada di una responsabile interlocuzione con le Istituzioni”.

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