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Attualità

Vaccini: al lavoro sulla secondo generazione

Breve viaggio nei laboratori mondiali dove stanno nascendo i prossimi anticovid

Paolo Castiglia

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Vaccini, tema abusato? Si se si banalizza, no se si va a analizzare, ad esempio, quali sono i vaccini anti-Covid più innovativi e promettenti tra quelli a oggi ancora in via di sviluppo e di test nei maggiori laboratori mondiali. Lo ha fatto di recente “Scientific American” con un articolo prontamente rilanciato in Italia da “Le Scienze”.

Allo stato attuale i vaccini approvati dalle autorità sanitarie siano tre: Pfitzer/BioNTech, Moderna e Oxford/AstraZeneca). Ma sono molti di più quelli in via di sperimentazione e tra questi ce ne sono diversi che potrebbero essere promettenti per produrre una tipologia vaccinale il più possibile efficace e più semplice nella distribuzione.
Un’analisi delle sperimentazioni in atto partendo dall’articolo citato, su quelli che sono chiamati vaccini di seconda generazione, la fa in una nota Alfio Garotto, direttore di Chirurgia Generale e Metabolica dell’Istituto Ortopedico del Mezzogiorno di Italia di Messina, profondo conoscitore di queste tematiche.

“E interessante – spiega Garotto – vedere più da vicino i tre indicati come i più promettenti per il prossimo futuro, che sono RNA ad auto-amplificazione (Imperial College di Londra), Subunità della proteina (Novavax) e Nanoparticelle proteiche specificamente progettate (Institute for Protein Design, Università di Washington).
“Il primo – approfondisce lo stesso Garotto – lavora inserendo del materiale genetico del virus direttamente nelle cellule umane per stimolarle a produrre la ormai nota proteina spike, senza però somministrare il virus vero e proprio similmente per quanto accade con i vaccini di Pfizer e Moderna: il vaccino viene modificato in modo da far sì che le stesse cellule umane possa continuare in autonomia a generare la proteina spike, così da rendere necessaria una sola dose, senza richiamo”.

“Il secondo – insiste il medico – studiato dai ricercatori della Novavax, una start-up del Maryland, si basa invece sulla somministrazione proprio della proteina spike (né del virus intero, né di materiale genetico). Avvalendosi dell’ingegneria genetica sono infatti riusciti a modificare le cellule di una falena, in grado di produrre ingenti quantitativi di proteina spike, all’interno di bioreattori. Sarebbe un vaccino a basso costo di produzione, oltre che facilmente conservabile in normali frigoriferi, avendo bisogno di temperature tra i 2° e gli 8°”.

Il terzo e ultimo vaccino tra i più promettenti è quello di cui si stanno occupando i ricercatori dell’Institute for Protein Design (Università di Washington) “i quali – conclude Garotto – concentrandosi anch’essi sulle proteine derivate da SARS-CoV-2, non si sono focalizzati sull’intera proteina spike, bensì sul recettore che fa da ‘collante’ con le cellule umane (RBD). Il vaccino verrebbe somministrato in nanoparticelle di tipo sferico, sulle quali verrebbero ‘legate’ le proteine RBD, fabbricate per sintesi sulla superficie della nanoparticella. Per adesso questo vaccino è alla fase I della sperimentazione clinica, perciò c’è ancora da attendere per verificarne l’efficacia”.

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Farmacia: il vaccino è più vicino

Dalla prossima settimana vaccinazione in farmacia che per chi ha tra 60 e 79 anni

Paolo Castiglia

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Età: tra 60 e 79 anni. Vaccino: Johnson&Johnson. Modalità: prenotazione diretta o telefonica o via mail. Dalla prossima settimana anche le farmacie saranno sedi vaccinali. Nella provincia di Arezzo sono circa 60 quelle che hanno aderito sulla base dell’accordo tra Federfarma e Regione Toscana.

“Le farmacie sono ormai presidi polifunzionali del Servizio sanitario – ha detto stamani Roberto Giotti, Presidente provinciale di Federfarma, che rappresenta le farmacie private della provincia di Arezzo. Non solo distribuiamo tutti i farmaci ma garantiamo i servizi Cup, telemedicina, holter, … Dalla settimana prossima anche la vaccinazione anti Covid. Abbiamo già ordinato i flaconi che giungeranno lunedì e successivamente apriremo le prenotazioni. Il cittadino che ha tra 60 e 79 anni può presentarsi direttamente per fissare l’appuntamento oppure può chiederlo per telefono o per e mail. Le nostre farmacie sono distribuite capillarmente e possiamo sostenere la campagna vaccinale ovunque ma soprattutto nelle aree più periferiche e distanti quindi dagli hub vaccinali”.

“In questo modo – ha commentato Antonio D’Urso, Direttore generale della Ast Tse – si amplia ulteriormente la capacità complessiva del sistema di garantire i vaccini. Ci sono i nostri hub, i medici di medicina generale, gli odontoiatri e, adesso, anche le farmacie. Contiamo di raggiungere anche meglio la fascia di età sulla quale ci stiamo tutti concentrando e cioè quelli tra 60 e 69 anni, contando anche sul fatto che il J&J prevede una sola dose. Il rapporto con il farmacista è personale e di conoscenza diretta: questo potrà contribuire ad innalzare la percentuale di vaccinati in questa fascia che attualmente oscilla tra il 70 e il 75%”.

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Attualità

Rientro sul ring trionfale per Luca Podda

Sabato scorso ha messo ko alla prima ripresa Roman Delgado nell’infocata riunione di Cancun, in Messico

Paolo Castiglia

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Grande risultato da supermedio per il nostro Luca Podda. Sabato 29 maggio il pugile italiano, in trasferta Oltreoceano, ha battuto a Cancun, Messico, Roman Delgado, pugile agile e veloce che sulla carta, anche per l’ambiente sfavorevole boxando fuori casa, avrebbe potuto essere un avversario ostico per l’ex campione italiano.

Nella realtà nulla di tutto questo. E nella serata promossa da “Boxeo Sin Fronteras”, organizzazione messicana di rilievo che ha posto il match come clou della serata, Luca Podda ha sfoderato una prestazione super: non ha neanche dato il tempo all’avversario di prendere le misure e lo ha messo ko direttamente al primo round con un gancio destro perfetto che non ha dato scampo a Delgado. Grazie all’impegno e agli allenamenti continui a Miami dove ora vive e porta avanti la propria attività sportiva, Podda infatti ha ormai raggiunto un ottimo livello: “Sono tranquillo – ha affermato a caldo nel post combattimento – e soddisfatto per aver vinto questo match in trasferta. Ora torno a Miami pronto a preparare e ad affrontare sfide che portino a prossimi titoli importanti. Farò vedere quello che sono ancora capace di fare”.

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Attualità

Storie di ordinario spionaggio

L’Ammiraglio De Giorgi sull’arresto del capitano di fregata Walter Biot che passava informazioni ad agente russo

Paolo Castiglia

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“Il caso del capitano di fregata Walter Biot, nonostante il grande clamore mediatico, non dovrebbe fare scalpore più di tanto. Si tratta di una storia di ordinario spionaggio, interrotta dall’intervento del controspionaggio italiano quando l’Autorità preposta lo ha ritenuto necessario”. Sono parole dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, esperto di politica internazionale, già Capo di Stato Maggiore della Marina e attualmente titolare di una Cattedra di International Security alla Webster University di Ginevra, che in una nota commenta il recente, delicatissimo, fatto di cronaca diplomatica.

“Semmai – prosegue il nostro esperto – potrebbe essere l’occasione per un riesame dell’organizzazione deputata al rilascio del nulla osta di sicurezza”
Secondo De Giorgi “l’arresto in flagranza di reato del capitano di fregata Walter Biot mentre passava a un agente russo informazioni ‘classificate’ in cambio di danaro, riporta all’attenzione dell’opinione pubblica con grande e ritengo intenzionale clamore un caso di spionaggio a favore di una potenza straniera. Non conosco l’estensione delle compromissioni causate in termini di violazione del segreto in particolare per quanto riguarda la sensibilità delle informazioni cedute ai russi”. “Talvolta – approfondisce l’Ammiraglio in riferimento alle motivazioni di Biot – alla spinta a tradire contribuisce la rabbia per mancati riconoscimenti, per essere stato scavalcato in carriera etc.., ma ballare con le spie è come essere abbracciati da un pitone, ad ogni respiro la morsa si stringe un poco di più, fino alla fine. L’epilogo di queste vicende è quasi sempre disastroso”.


Poi tira le somme: “Viste le cifre in gioco – afferma appunto De Giorgi – non credo che il danno tecnico sia grave, mentre lo è in termini di immagine per l’Italia e per la Difesa, anche se è bene ricordare che il problema dell’infedeltà da parte di personale militare si è registrato nella maggioranza delle nazioni, sia del blocco occidentale sia di quello orientale tanto per utilizzare terminologie della guerra fredda”.

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