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Società

Prendere o lasciare

Il nuovo singolo di Andrea Sellaroli

Redazione Foritalynews

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“Spesso i sogni sono meglio della realtà, è più difficile vivere”. Un testo diretto e senza edulcorazioni quello di ‘Prendere o lasciare’, nel quale il cantautore riflette i suoi pensieri e le riflessioni più amare. Un brano rappresentativo e autobiografico in cui si celano le fragilità spesso nascoste in un “dico che sto bene mentre dentro sto male” e in quella fiducia a volte concessa a chi poi la tradisce.

Una confessione in musica che ha tutta l’aria della liberazione dei propri stati d’animo tradotti in questa ballata che fa parte di quel progetto discografico di Andrea dal carattere riflessivo. La produzione è affidata a Max Marcolini, storico collaboratore di Zucchero, producer e chitarrista che è riuscito a decifrare il messaggio che Andrea voleva lanciare.

Andrea Sellaroli si affaccia al mondo musicale per pura passione, la sua vita si divide tra sport e note sul pentagramma. E’ infatti allenatore di Serie A di pallanuoto, ma riversa la sua parte più intimista nella musica. Inizia a suonare da giovanissimo, dapprima come tastierista nel gruppo del quale faceva parte. Il suo lato cantautorale ha però voglia di emergere e comincia così a scrivere i testi dei brani per il cantante del gruppo. Si trasferisce sulle colline del Chianti ed è proprio durante la permanenza nella campagna toscana che inizia a interpretare lui stesso i suoi brani. Il primo lavoro discografico che lo vede protagonista a tutto tondo si intitola ‘Welcome to my life’ ed è un excursus nella vita di Andrea che attraverso un viaggio simbolico ci fa entrare nel suo mondo e nei suoi stati d’animo più intimi.
Il movimento è la sua fonte d’ispirazione e non perde occasione per annotare pensieri fissandoli ‘sulla carta’ proprio durante i viaggi che spesso intraprende. Ogni sua canzone è rappresentativa di un momento della sua vita che è stato significativo e che spesso è identificato in una città.

Economia

“La Farmacia di comunità sempre più decisiva nell’ambito della nuova assistenza sanitaria territoriale”

E’ quanto emerso ieri, venerdì 24, dal Convegno di Federfarma Arezzo nel corso del Forum Risk Management

Paolo Castiglia

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“I farmacisti sono professionisti che rappresentano un perno del Servizio Sanitario Nazionale e per quel che riguarda il nostro territorio chiedono con forza e compattezza alla Regione Toscana un rapido via libera alla farmacia dei servizi”. Lo ha affermato il Presidente di Federfarma Arezzo, Roberto Giotti, nel corso del convegno dedicato al “Ruolo della Farmacia di Comunità nell’ambito della riforma dell’assistenza nel territorio”, che si è tenuto ieri ad Arezzo Fiere e Congressi, nell’ambito del 18° Forum Risk Management in Sanità: “La sfida della sanità Pubblica”.

A rappresentare la Regione Toscana e a portare il saluto del presidente Eugenio Giani al convegno è stata Roberta Casini, sindaco di Lucignano e membro dell’Anci, che a nome del presidente regionale, ha confermato l’impegno della Regione a favore della rapida applicazione della norma sulla Farmacia dei Servizi che era stato preso personalmente dallo stesso Giani in occasione del recente convegno nazionale-regionale di Federfarma Arezzo dello scorso 16 ottobre.Dal dibattito è infatti emerso che “la farmacia ha già dimostrato in questi anni e dimostra ogni giorno di più di essere un modello di sviluppo, visto che inizialmente era un luogo di preparazione dei farmaci, poi è diventato luogo di dispensazione degli stessi, mentre oggi parliamo di farmacia comunità e di multidisciplinarietà, prevenzione e cura, telemedicina e screening che sono attività fondamentali del farmacista di oggi e del futuro”.

Il pomeriggio di ieri è stato coordinato da Fabiola Del Santo, Segretario Regionale SIFO Toscana e da Roberto Giotti, Presidente Federfarma Arezzo e Vicepresidente Farmacie Rurali, Federfarma Toscana. E proprio secondo Giotti “si sta completamente modificando il ruolo della farmacia, che da semplice luogo di dispensazione del farmaco è diventato luogo prossimale anche di dispensazione di servizi – vedi appunto la necessità assoluta della realizzazione della farmacia dei servizi – e ora sta diventando sempre più farmacia di comunità”.

Ad aprire i lavori del convegno sono stati gli interventi di Gianni Petrosillo, Presidente Nazionale SUNIFAR-Federfama, e di Andrea Giacomelli Presidente Federfarma Toscana. Secondo Federfarma “la telemedicina (ECG, Holter Cardiaco, Holter Pressorio, Spirometria) è quindi un servizio che può essere implementato, grazie all’integrazione e alla digitalizzazione, che eviterà a tante persone di spostarsi da centri piccoli a città più grandi per curarsi, con un contributo importante alla salute delle persone, specialmente anziani e fragili e un risparmio di costi per il SSN”.

Ecco quindi che la farmacia, con la sua prossimità e capillarità territoriale, ed il farmacista, con la propria vicinanza quotidiana, con la sua capacità unica di interagire con i cittadini e con i nuovi scenari che si aprono con la digitalizzazione e la telemedicina, ha un ruolo sempre più fondamentale a servizio dei clienti/pazienti e come punta avanzata del Servizio Sanitario regionale.

Nel corso del dibattito sono state anche sottolineate le caratteristiche che pongono “il farmacista al centro del processo di rinnovamento e adeguamento del sistema sanitario nell’ambito della necessaria riorganizzazione della sanità territoriale” e che secondo il presidente Giotti “devono portare anche sempre più ad un ritorno alla piena e totale dispensazione di tutti i farmaci nelle Farmacie territoriali di comunità, escludendo solo quelli ospedalieri, in modo da semplificare molto la vita dei pazienti, soprattutto nelle aree disagiate sul territorio, meno servite, e ridurre così sensibilmente i relativi costi sociali di spostamento”.

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Cultura

PREMIO “GIUSEPPE DE CARLI” 2023: IL 30 NOVEMBRE LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE

Tavola rotonda su “LA SPERANZA E I SUOI VOLTI” CON IL VESCOVO FISICHELLA, SANTIAGO SANZ E PIERO DOMINICI

Redazione Foritalynews

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Si svolgerà giovedì 30 novembre 2023, alle ore 15.30, la cerimonia di consegna della settima edizione del Premio “Giuseppe De Carli”, presso la Pontificia Università della Santa Croce (Aula Álvaro del Portillo), partner accademico dell’Associazione costituita per ricordare la figura del vaticanista della Rai, scomparso nel 2010.

L’annuncio e la premiazione dei vincitori, per le diverse sezioni proposte, saranno anticipate da una tavola rotonda sul tema “La Speranza e i suoi volti“.

Mentre nel mondo imperversano guerre in ogni latitudine, con migliaia di vittime accertate, in questa edizione del Premio De Carli vogliamo riflettere sui diversi volti della speranza, per allontanare il rischio della disperazione e cercare spiragli di rinascita anche laddove sembra impossibile che scaturisca – ha dichiarato il Presidente dell’Associazione, il professore Giovanni Tridente. – Per questo ci avvarremo di un teologo esperto in escatologia e di un sociologo studioso della complessità, per concludere con uno sguardo proiettato al prossimo Giubileo del 2025, che Papa Francesco ha voluto dedicare proprio alla speranza“.

Infatti, dopo i saluti del prof. Daniel Arasa, decano della Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, e del Presidente Tridente, moderati da Alessandra Ferraro, giornalista Rai, interverranno il teologo Santiago Sanz, docente di Escatologia presso la Santa Croce Piero Dominici, docente di sociologia presso l’Università degli Studi di Perugia. Le riflessioni conclusive saranno affidate il al Vescovo Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e coordinatore degli eventi del Giubileo 2025.

A seguire, l’annuncio dei vincitori di questa settima edizione e la premiazione dei migliori lavori delle tre sezioni: “Chiesa, guerra e pace”; “Narrare le migrazioni: storie, volti, speranze”; “La funzione delle tradizioni religiose in favore del dialogo, della pace e della libertà”, le ultime due bandite in collaborazione con il Comitato “Comunicazione e migranti” e con il Comitato “Giornalismo & Tradizioni religiose”.

I lavori di questa edizione 2023 del Premio De Carli – circa 40 – sono stati valutati da tre qualificate giurie composte, per quanto riguarda la prima sezione, da José María Ballestrer Esquivias, giornalista de El Debate;Lucia Capuzzi, inviata di Avvenire; Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera;Fausto Gasparroni, giornalista dell’ANSA;Massimiliano Padula, docente Università Lateranense;Andrea Picardi, giornalista e manager della comunicazione; Carla Rossi Espagnet, docente Università della Santa Croce; e dalla giornalista Valentina Petrini.

Per maggiori informazioni sulle precedenti edizioni del Premio, si può visitare il sito web www.associazionedecarli.it o seguire gli account Facebook e Twitter dell’Associazione.


Per confermare la propria partecipazione scrivere a info@associazionedecarli.it

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Economia

Sabato 25 nella Chiesa della Badia delle Sante Flora e LucillaIl Concerto per Santa Cecilia della Polifonica Pievese

Banca Tema sponsorizza l’imperdibile evento aretino con grandi nomi della musica come Roberto Fabbriciani, uno dei maggiori flautisti viventi

Paolo Castiglia

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Nella splendida cornice della Chiesa della Badia delle Sante Flora e Lucilla, sabato 25 novembre alle ore 17 la Polifonica Pievese celebra la figura di Santa Cecilia. L’omaggio alla patrona della musica si intreccia con quello a Pietro Vannucci detto il “Perugino”, ricordato nel 500° anniversario della sua morte. Un concerto gratuito imperdibile con grandi nomi della musica.

L’aretino di nascita Roberto Fabbriciani, considerato uno dei maggiori flautisti viventi, si esibirà sul palco insieme al compositore italiano e direttore della Polifonica Pievese, Carlo Pedini e al pianista Fabio Afrune. L’evento è patrocinato dal Comune di Arezzo e sponsorizzato da Banca Tema. Il concerto. Sul palco della Chiesa della Badia, la Polifonica Pievese interpreterà tra le altre le composizioni di Marco Betta, Roberto Fabbriciani, Karl Jenkins, ArvoPärt e Carlo Pedini. Le musiche del direttore Carlo Pedini caratterizzano il repertorio del coro della Polifonica Pievese.

Nella prima parte del concerto verranno eseguiti “Adoro Te devote”, inno eucaristico molto intenso con un testo di Tommaso d’Aquinoe pianoforte concertante, oltre alla versione latina del “Pater noster” (Vater unser).L’omaggio al Perugino si snoda per tutto il concerto. Verranno eseguiti tre canti carnascialeschi, (tipici del carnevale,ndr) dell’epoca di Lorenzo il Magnifico: “Già fummo, or non siam più, Spirti beati” canto carnascialesco de’ Diavoli Versi di Niccolò Macchiavelli, “La carità è spenta”, canto carnascialesco de’ Piagnoni e “Buona roba abbiam brigata”, canto carnascialesco delle Rivenditore Versi di Lorenzo il Magnifico. Segue poi il brano “El Grillo” presumibilmente ascoltato dallo stesso Perugino a Firenze. Si eseguiranno poi tre brani per flauto, pianoforte e coro scritti dal compositore Marco Betta in occasione di un precedente anniversario del Perugino e ispirati a tre opere del “divin pittore”. Apre il concerto “Puernatus est” da “Il Perugino”: omaggio alla ‘Adorazione dei Magi di Città della Pieve’, dipinto conservato all’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi;“ Il Martirio di San Sebastiano” da “Il Perugino”: omaggio all’omonimo affresco conservato nella chiesa di San Sebastiano a Panicale; e “Il Battesimo di Gesù” da “Il Perugino”: omaggio al ‘Battesimo di Cristo’ conservato nell’Oratorio della Nunziatella.

Nella terza parte verrà eseguita da Roberto Fabbriciani e Fabio Afrune la “Chirping Sonata”. La Sonata ispirata al canto di tre piccoli passeracei, per flauto e pianoforte, scritta dal maestro Carlo Pedini e dedicata proprio “al magico flauto” di Roberto Fabbriciani.“È stata scritta – spiega il maestro Pedini – nei tre canonici Movimenti: Allegro-Adagio-Allegro. È un ricordo indelebile il canto dei Canarini che la nonna teneva incasa quand’ero bambino: gli acuti con le acciaccature saltanti una settima, e i ribattuti, vorrebbero darne l’idea nel corso del primo Movimento. L’Adagio centrale ha l’identica funzione degli analoghi Movimenti delle Sonate barocche. L’Allodola del titolo la troviamo evidentemente nei “frullati” e nei “vibrati di chiave” del flauto ,così come nel breve “gorgheggio” che apre il “Meno Adagio” in ¾.“Il Merlo specchiato” del Movimento conclusivo non allude all’animale, ma alla scrittura “a specchio” in cui sono costruite le figure musicali dei due strumenti”.

Chiude il concerto il brano “Regina Pacis” legato alla Città di Pieve che ospita il primo santuario italiano dedicato alla Madonna di Fatima, istituito nel 1947 a trent’anni dalle prime apparizioni. Il brano è stato scritto dal maestro Pedini in occasione del centenario delle apparizioni su testo del Mons.Giuseppe Angelucci, Vescovo di Città della Pieve quando si verificano le prime apparizioni della Madonna di Fatina. Inno alla musica.

Il concerto si configura come un vero e proprio inno alla musica. Il coro Polifonica Pievese sarà accompagnato da musicisti d’eccezione del calibro di Marco Pedini e Roberto Fabbriciani, una occasione imperdibile di ascoltare, gratuitamente, due grandi maestri della musica nazionale e internazionale. Il Maestro Carlo Pedini ha iniziato i suoi studi di musica da autodidatta. Si è poi diplomato al Conservatorio G. Rossini di Pesaro in musica corale e direzione di coro e al Conservatorio Morlacchi di Perugia in composizione, sotto la guida di Fernando Sulpizi. Ha svolto parallelamente studi giuridici laureandosi in giurisprudenza all’università di Perugia. Dal 1996 al 2003 è stato Direttore Artistico della Sagra Musicale Umbra, poi membro della commissione musica della SIAE e dal 2011 al 2015 Presidente della Fondazione Guido d’Arezzo. Più volte membro di giuria in concorsi musicali nazionali ed internazionali. Dal 2019 è Presidente di ARCUM Associazione Regionale dei Cori dell’Umbria. Ha composto tra l’altro cinque opere per il teatro tra cui “Rabarbaro rabarbaro” e “Così fan (quasi) tutte”. Ha partecipato anche alla stesura a più mani di “Missa SolemnisResurrectionis”,eseguita per la prima volta in Campidoglio, in occasione del Giubileo dei Giovani il 16 agosto 2000. Roberto Fabbriciani è un virtuoso del flauto, allievo di Severino Gazzelloni. Ha fatto parte dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Oggi suona come solista con i più grandi direttori tra cui Riccardo Muti e con le orchestre del Teatro alla Scala di Milano, dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della RAI, con l’OrquestaNacional de España e con la London Sinfonietta. Ha collaborato con i più importanti compositori dell’avanguardia musicale internazionale come Luciano Berio, Pierre Boulez, Sylvano Bussotti, John Cage, Aldo Clementi, Luigi Dallapiccola, Jean Françaix, Karlheinz Stockhausen, Ernst Krenek, György Ligeti, Nino Rota, Olivier Messiaen, Salvatore Sciarrino, Goffredo Petrassi, Bruno Maderna ed Ennio Morricone. Il coro misto “Polifonica Pievese è attivo da quasi un secolo. Il suo repertorio spazia dal canto gregoriano alla musica contemporanea, comprendendo sia i generi classici, che la musica leggera e popolare. “Siamo un coro dilettantistico – spiega Mauro Antimi, Presidente Polifonica Pievese – animato da una grande passione per la musica. Sotto la guida del Maestro Pedini la nostra produzione concertistica e non procede per una costruzione basata sull’armonia delle quattro tipologie di voce dei nostri coristi. Il genere che esprime al meglio il nostro potenziale è la musica classica, da Monteverdi in poi. Abbiamo all’attivo poi diverse pubblicazioni tra cui “Mille lire al mese” con 19 canzoni degli anni 30′ – 40′ e 50′ e “Abbi Strada” uscito in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione del celebre LP Abbey Road dei Beatles”.

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