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Cultura

“Il volto e l’anima nelle sculture di Ernesto Lamagna”. Presentato a Noto (Sicilia) il libro della scrittrice Maria Pia Cappello

Lo scorso 25 agosto, nel Convitto delle Arti Museum di Noto, è stato presentato il libro di Maria Pia Cappello alla presenza del Sindaco, il Prof. Corrado Figura.

Mario Russo

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Quasi un classico, tradotto anche in inglese con il titolo The Face and the Soul in the Sculptures of Ernesto Lamagna, e presente neldatabase del MoMa di New York e nel Museo AGO di Toronto. Parliamo del libro della scrittrice Maria Pia Cappello, Il volto e l’anima nelle sculture di Ernesto Lamagna, presentato nella splendida cornice del Convitto delle Arti Museum di Noto, alla presenza del Sindaco, Prof. Corrado Figura, il Giornalista Dott. Vincenzo Rosana, l’Assessore Dott. Massimo Prado, la moderatrice Dott.ssa Stefania Cacciani e l’imprenditore Carmelo Alì.

Ed è stato proprio il primo cittadino, nel suo intervento a riconoscere che, leggendo il libro, ha ammirato le opere del maestro Lavagna e ha percepito importanti messaggi universali mediante le descrizioni e le analisi della scrittrice.

La moderatrice dell’evento, Dott.ssa Stefania Cacciani, dal canto suo, si è complimentata con la scrittrice perché nei suoi numerosi libri è riuscita a captare le emozioni e i pensieri che portano l’artista a creare opere maestose. “Ad esempio, in questo libro è riuscita a scorgere l’anima dell’artista, a scoprire la sua essenza e il suo pensiero”.

La scrittrice Prof.ssa Maria Pia Cappello, nel suo intervento ha sottolineato che “nelle opere del Maestro Ernesto Lamagna sono evidenti sia il Barocco che l’Espressionismo poiché si percepiscono la teatralità, il gusto di sorprendere, la meraviglia e la tensione dell’anima verso l’esterno, quella tensione emotiva che si riversa nelle opere d’arte”. Infatti, “le sue sculture possono essere definite diari dell’anima”. Da questa analisi, il titolo del libro “perché il maestro mette a nudo le emozioni oltre le apparenze, cioè il dramma, la solitudine, la caducità della vita terrena che è così transitoria. Infatti, sulle sue sculture si notano solchi, graffi, screpolature, squarci, ferite e cicatrici. I volti trasmettono ansia e dolore, forse smarrimento negli innumerevoli itinerari della vita. Le figure hanno gli arti allungati e cercano aiuto, comprensione, solidarietà, pace e salvezza. Il Maestro è lo scultore dei sentimenti, anche quelli più dolorosi”.

Una descrizione pienamente condivisa dal giornalista Dott. Vincenzo Rosana, per il quale “non si sa da dove cominciare: se lasciarsi rapire dalle meravigliose opere di Ernesto Lamagna o rimanere incantati, quasi a bocca aperta, dalle magiche descrizioni e dalle puntuali narrazioni di Maria Pia Cappello”.

Per il giornalista, Maria Pia Cappello in Il Volto e l’Anima nelle sculture di Ernesto Lamagna “sviluppa il concetto legato al modernismo di Lamagna che è universalmente riconosciuto come lo scultore degli Angeli, accademico pontificio dei virtuosi al Pantheon, iniziatore e caposcuola del Nuovo Barocco. Infiammare l’immaginazione con l’immaginazione è il segreto dell’artista. Partendo proprio dal linguaggio, Lamagna nelle sue opere è alla continua ricerca della verità. E non solo: le sue opere palesano la ricerca della felicità. Un sogno da realizzare. Ed ecco gli Angeli: sguardi perplessi che si incontrano, si rincorrono, che alzano le mani verso il cielo, in segno di resa, di protesta, di gloria. L’artista, proprio per la citata definizione che rifà il mondo per proprio conto, sceglie i suoi angeli, individua e intercetta le emozioni che affida a loro, che sono anche ribelli, al servizio dell’uomo nel suo percorso terreno”.

Rosana sottolinea anche che Il Volto e l’Anima nelle sculture di Ernesto Lamagna “unisce due mondi: lontani nel linguaggio, anzi per esattezza non lontani ma distinti, due mondi vicini, molto vicini, nella realtà. In entrambe le forme – scultura e narrazione – c’è musicalità. Entrambe – ha continuato Rosana – giocano con metafore e analogie scultura e narrazione che a tratti si fa poesia, due mondi solo in apparenza distanti seppure alla costante ricerca di una via per interpretare la realtà”. Per il giornalista, “Ernesto e Maria Pia usano solo in apparenza linguaggi diversi e distanti, nella realtà l’accostamento si realizza. Scultura e poetica, arte e parola”. Nella prima “c’è materia, c’è plasticità, c’è forma. Nella seconda c’è la musicalità delle parole, la capacità di esprimere con la parola idee, emozioni, fantasie, sentimenti.  Simonide di Ceo già nel 500 a.C. affermava il rapporto Pittura/Poesia ‘La pittura è una poesia muta, e la poesia una pittura parlante’. Ma mentre scultura e pittura da sempre hanno coltivato l’idea di essere linguaggi universali, poesia e narrazione, a causa del limite linguistico, sono rimaste prigioniere delle singole esperienze culturali nazionali. Questo accade perché l’umanità non ha un’unica lingua, una lingua universale e qualunque poesia o narrazione tradotta diventa un’altra opera. In questa opera scultura e poetica camminano insieme e spesso si fondono”.

Il Maestro Lavagna ha opere in Canada (sulla copertina del libro il volto dell’Arcangelo Michele, porta bronzea nella Chiesa “Our Lady of Sorrows” di Toronto nella quale è stato presentato il libro), Stati Uniti, Australia, ecc.  Tra le numerose opere, si ricordano L’Angelo della Luce nella Basilica Santa Maria degli Angeli e l’Angelo di Betzada nell’ospedale Sant’Andrea, Roma.

Come ha ricordato Stefania Cacciani, Maria Pia Cappello ha presentato i suoi libri in Italia e all’estero, in particolar modo in Campidoglio a Roma, in Senato, a Montecitorio, e al Quirinale. Ha presentato i libri anche all’estero, Canada, Stati Uniti e Inghilterra. Si ricordano i libri scritti sulle opere di JAGO, Roberto Gabrieli, Alejandro Marmo artista del Papa, Mark Kostabi, Giuseppe Faraone, un romanzo “Amore e Pace” dedicato alla sorella Antonietta e un libro di poesie.

Lo stesso Lamagna, durante la presentazione del libro, è intervenuto telefonicamente da Roma ricevendo anche il saluto dell’imprenditore Carmelo Alì, promotore dell’evento.

Direttore di Foritalynews, docente alla Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, competenze in tecnologie della comunicazione audiovisiva e multimediale e nel marketing. Esperto in comunicazione istituzionale e comunicazione politica (almeno credevo! Vista l'anti-comunicazione attuale). Particolarità: non ho ancora deciso cosa farò da grande.

Cultura

“Esotika Pet Show”: un weekend di festa per la famiglia

Il 24 e 25 febbraio torna ad Arezzo Fiere e Congressi il Salone Nazionale degli Animali Esotici e da Compagnia

Redazione Foritalynews

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Torna ad Arezzo Fiere e Congressi “Esotika Pet Show”, il Salone Nazionale degli Animali Esotici e da Compagnia. Appuntamento il 24 e 25 febbraio con un ricco programma di eventi dedicato al mondo dei Pet, per gli operatori del settore ma anche per appassionati e soprattutto per i più piccoli, che potranno conoscere gli animali da vicino e imparare a prendersene cura.

“Anche questa edizione, che verrà riproposta a settembre – spiega Ferrer Vannetti, presidente di Arezzo Fiere e Congressi – sarà una grande festa, dedicata ad appassionati e alle famiglie. I visitatori troveranno un ambiente caratterizzato da diverse tipologie di piante, animali da ammirare e perché no, anche da accudire”. “E’ un evento – spiega ancora Vannetti – che noi di Arezzo Fiere e Congressi, ospitiamo sempre con grande piacere e che testimonia la duttilità espositiva del nostro Ente fieristico. Una ‘due giorni’ rivolta al grande pubblico che esprime, ancora una volta, come sia in atto il definitivo rilancio della Fiera Espositiva, in piena sintonia con le forze produttive, associative e di rappresentanza del nostro territorio a tutti i livelli”.

In riferimento ad Esotika, poi c’è da dire dell’attualità e della pertinenza di questo evento, tenendo conto che il 44,7% delle famiglie italiane vive ormai con almeno un animale domestico. La manifestazione si propone infatti di contribuire alla promozione di una cultura del rispetto verso gli animali domestici e non, grazie alle aree didattico/educative tra cui la “fattoria didattica” e alla presenza di alcuni dei massimi esperti di Acquariofilia, Erpetologia, Entomologia, Ornicultura e così via.

Animeranno la fiera varie esposizioni, da quella internazionale canina, alle dimostrazioni di falconeria, Disc Dog e obedience. Si potranno poi acquistare animali da compagnia, ma anche ammirare pesci, tartarughe, porcellini d’india, pappagalli, carpe Koi, piccoli mammiferi come criceti e ricci, rettili, anfibi e roditori. Tutto questo supportato da sezioni giornaliere di terrascaping e aquascaping.

In fiera si potranno poi trovare le ultime novità del settore per quanto riguarda gli accessori, la mangimistica, i complementi d’arredo e tutto il necessario per la cura degli animali domestici. Un’occasione, quindi, per le famiglie e gli appassionati, di scoprire il fantastico mondo del Pet, ma anche di apprendere il modo più corretto di avvicinarsi e relazionarsi con il proprio piccolo amico e sviluppare ulteriormente con consapevolezza rinnovata la propria passione

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Attualità

“Il quarto dito di Clara” indica il dramma degli Schumann

Scritto e diretto da Luca Archibugi, protagonisti Pippo Di Marca e Veronica Zucchi, dal 30 gennaio al 4 febbraio in scena al Teatro Tordinona di Roma

Paolo Castiglia

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L’evento teatrale “Il quarto dito di Clara” è ispirato alla vita e all’opera di Robert e Clara Schumann e al progressivo scivolamento del grande musicista – che alcuni ritengono “il più grande di tutti i tempi” – nella follia, a causa di disturbi nervosi provocati forse dalla sifilide, dall’alcolismo, o da un grave disturbo bipolare, il tutto unito a una melanconia senza rimedio. Robert si fascia l’anulare della mano destra per un lungo periodo, nell’intento di rafforzarlo, ma il quarto dito rimane semiparalizzato. Non gli resta – come ripiego paradossale – che la composizione.

Nel titolo, il quarto dito è quello di Clara: l’autore e regista, infatti, crea un’identificazione fra Robert e Clara Schumann. Nell’opera, accanto a Robert Schumann, emerge una gigantesca figura di donna, Clara Wieck: grande pianista – la più celebre dell’Ottocento – divenuta moglie di Robert, dopo un tormentato amore osteggiato dal padre di lei. Dopo le vessazioni del padre, una volta divenuta moglie, non terminano per lei frustrazioni e dolori. Le viene impedito di suonare il pianoforte quando Schumann compone, di andare in tournée, di dare concerti – ha otto figli – e quando riesce ugualmente ad allontanarsi, il marito si fa prendere dalla malinconia e si dà al bere. Robert viene internato in manicomio e due anni dopo, senza che Clara, che intanto vive sotto lo stesso tetto di Johannes Brahms, sia mai andata a trovarlo, si lascia morire di inedia.

Per gli storiografi, a tutt’oggi, è assai improbabile che la relazione fra Clara Schumann e Johannes Brahms fosse altro che platonica. In questa rappresentazione l’unione di Robert e Clara appare come una sorta di unione mistica. “Il mio personaggio” – spiega una dei due protagonisti, Veronica Zucchi (Clara/Robert), in una recente intervista – è quello di una anonima paziente psichiatrica che ritiene di essere Robert e Clara insieme: vive come ingabbiata in una sorta di amore cristallizzato, esclusivo, che però non è solo una prigione, ma è soprattutto una salvezza, un’illusione salvifica. Ad un certo punto, lo psichiatra che l’ha in cura, Secondo Filetti (Pippo Di Marca), sprofonderà anch’egli in un’illusione di bellezza eterna: “Quel grande amore che lei si è addossata sfida il deperimento, la caducità, e lei, insieme, porta i due amanti in salvo, liberati dal fardello di una vita troppo breve. Io non riesco a guardarla e a rimanere passibile. Lei ha ragione, vorrei sprofondare anch’io in questa illusione (…) E che tutti diventino Clara e Robert, l’amore, l’amicizia, il conforto”.

Ecco, da un lato l’autore e regista Luca Archibugi ha voluto restituire l’eccezionalità di questo amore; dall’altro, tutto il testo è almeno doppio, raddoppiato o, addirittura, triplicato: Clara è anche Robert e l’anonima paziente; lo psichiatra Secondo Filetti è anche – per Clara/Robert – Franz Richarz, lo psichiatra che ebbe in cura Robert Schumann nel manicomio di Endenich.

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Cultura

PREMIO “GIUSEPPE DE CARLI” 2023: IL 30 NOVEMBRE LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE

Tavola rotonda su “LA SPERANZA E I SUOI VOLTI” CON IL VESCOVO FISICHELLA, SANTIAGO SANZ E PIERO DOMINICI

Redazione Foritalynews

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Si svolgerà giovedì 30 novembre 2023, alle ore 15.30, la cerimonia di consegna della settima edizione del Premio “Giuseppe De Carli”, presso la Pontificia Università della Santa Croce (Aula Álvaro del Portillo), partner accademico dell’Associazione costituita per ricordare la figura del vaticanista della Rai, scomparso nel 2010.

L’annuncio e la premiazione dei vincitori, per le diverse sezioni proposte, saranno anticipate da una tavola rotonda sul tema “La Speranza e i suoi volti“.

Mentre nel mondo imperversano guerre in ogni latitudine, con migliaia di vittime accertate, in questa edizione del Premio De Carli vogliamo riflettere sui diversi volti della speranza, per allontanare il rischio della disperazione e cercare spiragli di rinascita anche laddove sembra impossibile che scaturisca – ha dichiarato il Presidente dell’Associazione, il professore Giovanni Tridente. – Per questo ci avvarremo di un teologo esperto in escatologia e di un sociologo studioso della complessità, per concludere con uno sguardo proiettato al prossimo Giubileo del 2025, che Papa Francesco ha voluto dedicare proprio alla speranza“.

Infatti, dopo i saluti del prof. Daniel Arasa, decano della Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, e del Presidente Tridente, moderati da Alessandra Ferraro, giornalista Rai, interverranno il teologo Santiago Sanz, docente di Escatologia presso la Santa Croce Piero Dominici, docente di sociologia presso l’Università degli Studi di Perugia. Le riflessioni conclusive saranno affidate il al Vescovo Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e coordinatore degli eventi del Giubileo 2025.

A seguire, l’annuncio dei vincitori di questa settima edizione e la premiazione dei migliori lavori delle tre sezioni: “Chiesa, guerra e pace”; “Narrare le migrazioni: storie, volti, speranze”; “La funzione delle tradizioni religiose in favore del dialogo, della pace e della libertà”, le ultime due bandite in collaborazione con il Comitato “Comunicazione e migranti” e con il Comitato “Giornalismo & Tradizioni religiose”.

I lavori di questa edizione 2023 del Premio De Carli – circa 40 – sono stati valutati da tre qualificate giurie composte, per quanto riguarda la prima sezione, da José María Ballestrer Esquivias, giornalista de El Debate;Lucia Capuzzi, inviata di Avvenire; Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera;Fausto Gasparroni, giornalista dell’ANSA;Massimiliano Padula, docente Università Lateranense;Andrea Picardi, giornalista e manager della comunicazione; Carla Rossi Espagnet, docente Università della Santa Croce; e dalla giornalista Valentina Petrini.

Per maggiori informazioni sulle precedenti edizioni del Premio, si può visitare il sito web www.associazionedecarli.it o seguire gli account Facebook e Twitter dell’Associazione.


Per confermare la propria partecipazione scrivere a info@associazionedecarli.it

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