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Attualità

Riflessioni random su una pandemia ammonitrice

Covid-19 impartisce una severa lezione al genere umano minando la sua presunzione di invincibilità

Collaboratori occasionali

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di Giulia Cardillo

Sono molti quelli che hanno letto l’avvento del coronavirus in chiave provvidenziale.

Si parla di una vera e propria lezione impartita dal virus all’uomo, al quale si ricorda che, sebbene disponga di abili mezzi con cui difendersi (la scienza, le armi…) , non è assolutamente invincibile.

Uno scacco agli uomini imbevuti di scienza che credono di poter calcolare, prevedere con studi e statistiche ogni evento. Quello che abbiamo davanti è un fenomeno dalle proporzioni gigantesche, raro e inatteso che il filosofo e matematico N. Taleb definisce come “cigno nero”. I cigni neri sfuggono ad ogni pronostico o previsione e provocano uno sconvolgimento degli equilibri. Tuttavia certe cose “traggono vantaggio dagli scossoni” e da queste l’uomo non può che ereditare qualcosa di positivo. Il suggerimento è quello di adottare un atteggiamento “antifragile”, di convertire il dramma in opportunità, rivedendo le proprie convinzioni, passando in rassegna i propri errori.

Effettivamente il caos che ha investito il mondo in questi giorni sembra aver fatto luce sulle contraddizioni, le perversioni e ingiustizie della società capitalistica, che sembrava procedere senza intoppi, cavalcando l’onda del progresso.

 È infatti la graduale abolizione delle distanze, l’addensamento demografico nelle città e metropoli e un clima esageratamente caldo (tutto frutto della globalizzazione) a offrire al virus le condizioni ottimali per proliferare.

Come afferma Telmo Pievani, professore dell’università di Padova, il virus, non diversamente da noi, risponde ad un “imperativo darwiniano primordiale”, per cui il suo scopo è sopravvivere, moltiplicandosi. Noi rappresentiamo l’ospite perfetto.

 Pertanto concorriamo con esso alla lotta per la sopravvivenza, una guerra che per la prima volta vede l’umanità schierata contro un nemico comune.

Potendo la malattia colpire potenzialmente tutti, essa spinge l’uomo a conciliare l’interesse individuale con il bene comune.  Una condivisione dello stesso rischio che potrebbe unire gli uomini in una “social catena”.

Tuttavia questo progetto ottimistico al momento sembra non trovare applicazione.

Le città deserte hanno fornito uno scenario orwelliano: strade vuote, negozi chiusi, corpi di polizia distribuiti ovunque. Le poche persone che, per necessità, uscivano dalle loro case, si scambiavano sguardi diffidenti, terrorizzati dallo spettro del contagio. A regnare incontrastata è stata, e lo è tuttora, la paura, debitamente alimentata dall’incertezza e la confusione. Un grande problema sorto è infatti l’inattendibilità di molte notizie diffuse ma soprattutto il sovrapporsi di troppe posizioni diverse (i cosiddetti “regimi di verità).

Il sociologo Andrea Fontana segnalava, infatti, la necessità di una campagna di comunicazione coesa, ovvero una narrazione univoca dei fatti che desse ai cittadini un’immagine chiara e coerente della situazione; altrimenti il raggiungimento di un obiettivo comune sarebbe risultato impossibile.

Vi sono tante paure che aleggiano nell’aria; dall’exofobia, la paura di uscire all’esterno, a quelle più concrete quale la perdita di un lavoro, dato il collasso economico in atto, e quella di assistere al crollo del nostro apparato democratico con il conseguente consolidarsi della biopolitica tratteggiata da Foucault.

Questo è un tema piuttosto dibattuto attualmente e meritevole di grande attenzione.

Nello stato d’emergenza, in cui l’Italia si è trovata e si trova al momento, si legge infatti la minaccia allo stato di diritto perché i decreti emanati in successione hanno portato alla graduale limitazione delle libertà dei cittadini. Tuttavia la privazione di molti diritti e della privacy (nel caso in cui un individuo abbia contratto o contragga la malattia) è finalizzata alla massiccia riduzione del contagio.

Il timore è però che questo equilibrio si sbilanci e porti al ricorso alle modalità eccezionali anche quando il pericolo coronavirus andrà scemando, come appare al momento, o sarà scampato.

Le rassicurazioni ci vengono, in tal senso, dall’avvocato Ilaria Valenzi, la quale in un’intervista ha dichiarato che “noi non siamo in uno stato di eccezione ma in uno stato di emergenza: uno stato che viene dichiarato con un decreto legge (che necessita quindi dell’approvazione del Parlamento entro 60 giorni – ndr)che determina una serie di procedure per la tutela generalizzata della popolazione”. – E aggiunge – “Si tratta di un tipo di situazione che permette una compressione delle libertà ma non la loro sospensione”.

Non possiamo, ad ogni modo, sentirci esclusi da questo pericolo dal momento che la nostra quotidianità ha subito un brusco cambiamento e che le norme restrittive dureranno molto più a lungo.

Sebbene, comunque, lo scenario che si è consumato e si sta consumando davanti ai nostri occhi sia indubbiamente tragico, dovremo essere capaci di rintracciare dei lati positivi.

Il distanziamento sociale ci spinge ad una riflessione.

Per settimane abbiamo vissuto con la smania febbrile di immergerci nuovamente in quella che consideriamo la nostra “normalità”, desiderosi di recuperare gli schemi ripetitivi che governavano le nostre vite. Eppure quante volte abbiamo rivendicato il tempo che ingiustamente ci veniva sottratto? Quante volte abbiamo affermato di dissipare le nostre giornate in occupazioni sterili; e quante ancora ci siamo dichiarati schiavi di un meccanismo sociale perverso?

Quel mondo, che non conosce la lentezza del presente ed è governato dai principi di velocità ed efficienza, è stato costretto a fermarsi. Abbiamo vissuto, e in fondo ancora viviamo, in un periodo di “sospensione”, esenti dagli obblighi giornalieri, e abbiamo ancora la possibilità di riappropriarci del tempo che a lungo ci è stato privato. È un’occasione unica, che abbiamo ancora la possibilità di cogliere, per dedicare attenzione alla dimensione spirituale a lungo trascurata, e recuperare il concetto tanto lontano di “otium”, inteso come tempo libero da dedicare alla riflessione e allo studio. L’insofferenza da noi mostrata nei confronti dell’isolamento è indice del fatto che non siamo più in grado di stare soli con noi stessi e che abbiamo bisogno di aggrapparci alle distrazioni giornaliere, per non fare i conti con le nostre debolezze.

Potremmo trarre il vantaggio di ristabilire l’ordine nella scala dei valori attribuiti alle cose e liberarci di tutto ciò che è superfluo e nocivo.

Attualità

Storie di ordinario spionaggio

L’Ammiraglio De Giorgi sull’arresto del capitano di fregata Walter Biot che passava informazioni ad agente russo

Paolo Castiglia

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“Il caso del capitano di fregata Walter Biot, nonostante il grande clamore mediatico, non dovrebbe fare scalpore più di tanto. Si tratta di una storia di ordinario spionaggio, interrotta dall’intervento del controspionaggio italiano quando l’Autorità preposta lo ha ritenuto necessario”. Sono parole dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, esperto di politica internazionale, già Capo di Stato Maggiore della Marina e attualmente titolare di una Cattedra di International Security alla Webster University di Ginevra, che in una nota commenta il recente, delicatissimo, fatto di cronaca diplomatica.

“Semmai – prosegue il nostro esperto – potrebbe essere l’occasione per un riesame dell’organizzazione deputata al rilascio del nulla osta di sicurezza”
Secondo De Giorgi “l’arresto in flagranza di reato del capitano di fregata Walter Biot mentre passava a un agente russo informazioni ‘classificate’ in cambio di danaro, riporta all’attenzione dell’opinione pubblica con grande e ritengo intenzionale clamore un caso di spionaggio a favore di una potenza straniera. Non conosco l’estensione delle compromissioni causate in termini di violazione del segreto in particolare per quanto riguarda la sensibilità delle informazioni cedute ai russi”. “Talvolta – approfondisce l’Ammiraglio in riferimento alle motivazioni di Biot – alla spinta a tradire contribuisce la rabbia per mancati riconoscimenti, per essere stato scavalcato in carriera etc.., ma ballare con le spie è come essere abbracciati da un pitone, ad ogni respiro la morsa si stringe un poco di più, fino alla fine. L’epilogo di queste vicende è quasi sempre disastroso”.


Poi tira le somme: “Viste le cifre in gioco – afferma appunto De Giorgi – non credo che il danno tecnico sia grave, mentre lo è in termini di immagine per l’Italia e per la Difesa, anche se è bene ricordare che il problema dell’infedeltà da parte di personale militare si è registrato nella maggioranza delle nazioni, sia del blocco occidentale sia di quello orientale tanto per utilizzare terminologie della guerra fredda”.

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Federfarma: da domani test rapidi anticovid

Gratis per studenti e familiari nelle farmacie aretine

Paolo Castiglia

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Data decisa: domani, mercoledì 24 marzo, la popolazione scolastica, e quindi scolari, studenti, loro genitori, nonni, familiari, ecc. avranno accesso gratuito ai test antigenici rapidi presso le farmacie aretine che hanno liberamente aderito all’iniziativa, nell’ambito del piano convenzionale “Scuola sicura” predisposto dalla Regione Toscana in accordo con Federfarma e Cispel Toscana.

Lo annuncia proprio Federfarma Arezzo, con le parole del suo presidente Roberto Giotti, che spiega come “per agevolare appunto lo screening sulla popolazione scolastica il piano Scuola sicura, darà accesso gratuito ad un test antigenico rapido al mese da fare in farmacia attraverso la sottoscrizione del modulo di autocertificazione e del consenso informato da parte dei cittadini interessati, che devono essere assolutamente asintomatici al momento dell’effettuazione del test”.

Ecco quindi che le Farmacie sono ancora una volta protagoniste nella lotta alla pandemia covid19 in corso. “Le farmacie territoriali di comunità – spiega Giotti – diffuse in maniera capillare su tutto il territorio aretino, dando seguito alla normativa nazionale e regionale, si sono quindi rese disponibili come centri di accesso prossimale, agevole e immediato, all’effettuazione dei test anti-Covid anche per favorire un efficace quanto indispensabile tracciamento sociale”.

Più precisamente l’attività di testing su prenotazione con la Farmacia è rivolto ai soggetti asintomatici che siano scolari e studenti (0-18) e maggiorenni se frequentanti la scuola secondaria superiore; i loro genitori, anche se separati e o separati e o non conviventi e tutori affidatari. Possono fare il test anche i loro fratelli o altri familiari conviventi compresi i nonni non conviventi di scolari o studenti. Ammessi anche gli studenti universitari anche se frequentanti Università fuori Regione e quelli che seguono percorsi di Istruzione e Formazione Professionale nonché aspiranti concorsuali.

Accesso ai test gratuiti in farmacia anche al personale scolastico delle scuole di ogni ordine e grado e dei servizi educativi dell’area 0-3 anni, oltre al personale degli enti di formazione professionale. Come già accennato sono esclusi dai test nelle farmacie i cittadini che presentano sintomatologia riferibile alla infezione da Covid-19 quali febbre, tosse, mal di gola, mal di testa, raffreddore, debolezza, affaticamento e dolore muscolare.

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Attualità

Vaccini: al lavoro sulla secondo generazione

Breve viaggio nei laboratori mondiali dove stanno nascendo i prossimi anticovid

Paolo Castiglia

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Vaccini, tema abusato? Si se si banalizza, no se si va a analizzare, ad esempio, quali sono i vaccini anti-Covid più innovativi e promettenti tra quelli a oggi ancora in via di sviluppo e di test nei maggiori laboratori mondiali. Lo ha fatto di recente “Scientific American” con un articolo prontamente rilanciato in Italia da “Le Scienze”.

Allo stato attuale i vaccini approvati dalle autorità sanitarie siano tre: Pfitzer/BioNTech, Moderna e Oxford/AstraZeneca). Ma sono molti di più quelli in via di sperimentazione e tra questi ce ne sono diversi che potrebbero essere promettenti per produrre una tipologia vaccinale il più possibile efficace e più semplice nella distribuzione.
Un’analisi delle sperimentazioni in atto partendo dall’articolo citato, su quelli che sono chiamati vaccini di seconda generazione, la fa in una nota Alfio Garotto, direttore di Chirurgia Generale e Metabolica dell’Istituto Ortopedico del Mezzogiorno di Italia di Messina, profondo conoscitore di queste tematiche.

“E interessante – spiega Garotto – vedere più da vicino i tre indicati come i più promettenti per il prossimo futuro, che sono RNA ad auto-amplificazione (Imperial College di Londra), Subunità della proteina (Novavax) e Nanoparticelle proteiche specificamente progettate (Institute for Protein Design, Università di Washington).
“Il primo – approfondisce lo stesso Garotto – lavora inserendo del materiale genetico del virus direttamente nelle cellule umane per stimolarle a produrre la ormai nota proteina spike, senza però somministrare il virus vero e proprio similmente per quanto accade con i vaccini di Pfizer e Moderna: il vaccino viene modificato in modo da far sì che le stesse cellule umane possa continuare in autonomia a generare la proteina spike, così da rendere necessaria una sola dose, senza richiamo”.

“Il secondo – insiste il medico – studiato dai ricercatori della Novavax, una start-up del Maryland, si basa invece sulla somministrazione proprio della proteina spike (né del virus intero, né di materiale genetico). Avvalendosi dell’ingegneria genetica sono infatti riusciti a modificare le cellule di una falena, in grado di produrre ingenti quantitativi di proteina spike, all’interno di bioreattori. Sarebbe un vaccino a basso costo di produzione, oltre che facilmente conservabile in normali frigoriferi, avendo bisogno di temperature tra i 2° e gli 8°”.

Il terzo e ultimo vaccino tra i più promettenti è quello di cui si stanno occupando i ricercatori dell’Institute for Protein Design (Università di Washington) “i quali – conclude Garotto – concentrandosi anch’essi sulle proteine derivate da SARS-CoV-2, non si sono focalizzati sull’intera proteina spike, bensì sul recettore che fa da ‘collante’ con le cellule umane (RBD). Il vaccino verrebbe somministrato in nanoparticelle di tipo sferico, sulle quali verrebbero ‘legate’ le proteine RBD, fabbricate per sintesi sulla superficie della nanoparticella. Per adesso questo vaccino è alla fase I della sperimentazione clinica, perciò c’è ancora da attendere per verificarne l’efficacia”.

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