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Cultura

Una bar-videoteca per ricordare il piacere del video a noleggio

Marco Matteoli

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Gli ultimi anni hanno visto il declino dei video-noleggio per l’avanzamento dei circuiti di video streaming online, ma qualcuno tenta di resistere

Le videoteche nacquero negli anni ’80, grazie alla diffusione dei VHS e, successivamente dei DVD. La più nota catena si chiamava “Blockbuster” ed era prassi, durante gli anni ’90, noleggiare un film in famiglia o tra amici da guardare insieme, preferibilmente dopo cena…

Gli ultimi anni hanno visto il declino dei video-noleggio per l’avanzamento dei circuiti di video streaming online, ma qualcuno tenta di resistere

Le videoteche nacquero negli anni ’80, grazie alla diffusione dei VHS e, successivamente dei DVD. La più nota catena si chiamava “Blockbuster” ed era prassi, durante gli anni ’90, noleggiare un film in famiglia o tra amici da guardare insieme, preferibilmente dopo cena. Tuttavia, il successo delle videoteche calò nei primi anni 2000, con la diffusione dei film su internet, per poi passare ad altri canali quali “Tele+” o “Sky” per, infine, arrivare ai noti “Infinity” e “Netflix” e alla svariata pirateria online.

Nel 2009 si è registrata le chiusura di oltre 1000 videoteche in tutta Italia: dal 2010 al 2015 solo a Roma altri 500 videonoleggi hanno dovuto chiudere.

I ragazzi di età compresa tra i 13 e i 25 anni, i cosiddetti “centennials”, hanno abbandonato completamente la filosofia del video a noleggio per ripiegare verso quella del “video on demand”, fruibile non solo da pc, ma anche da smartphone, operazione certamente più pratica e senza necessità di muoversi da casa, con una possibilità di scelta molto più ampia di titoli.

<<Scaricare film da internet è sicuramente più semplice, ma si perde il contatto con le altre persone, il piacere della scelta, si è in genere da soli davanti a un PC>> Questo è il commento di Simone De Filippis, il titolare di “Holliwood” un video-noleggio aperto trenta anni fa a Fondi, una cittadella in provincia di Latina.

Il suo video-noleggio ha dovuto cambiare veste per far fronte ai cambiamenti della società ed è stato trasformato in un bar con in più un servizio di noleggio e vendita video.

<<Questo è un bar che vuole far riscoprire la cultura del video noleggio, non solo come strumento di visione di un film, ma anche come pretesto per socializzare>>, è con queste parole che Simone descrive la sua attività e, tra un cappuccino e una brioche, il cliente un po’ meno “centennial” o magari un po’ più cultore della visione vecchio stampo dei film, può tornare indietro nel tempo ed immergersi nella scelta di titoli, tastandone con mano la copertina.

Il bar, inoltre, a breve, avrà in progetto di organizzare serate letterarie e iniziative culturali invitando autori esordienti a presentare libri e cortometraggi.

AUTORE DELL’ARTICOLO: Dott. Marco Matteoli, medico chirurgo, specialista in diagnostica per immagini e medico volontario della Croce Rossa Italiana. Attualmente studente di cooperazione internazionale e sviluppo presso l’università di Roma “Sapienza”.

Contact: marcomatteoli@email.it; http://lamedicinadellapoverta.com; http://facebook.com/lamedicinadellapoverta

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Cultura

Unico, spettacolare, vibrante. Sonia Spinello dà voce a Silence

Un raffinato progetto artistico dove classica, jazz e world music si fondono per dare vita ad un sound unico

Redazione Foritalynews

Pubblicato

il

di Gino Morabito

Dal virtuosismo compositivo, l’eleganza interpretativa e la classe innata di Sonia Spinello e Roberto Olzer nasce “Silence” (Abeat Records), con la collaborazione di Eloisa Manera e Daniela Savoldi. Tra versioni squisitamente strumentali e melodie che si sposano mirabilmente alle corde vocali della talentuosa performer, prende vita un raffinato progetto artistico dove classica, jazz e world music si fondono per dare vita ad un sound unico.

“Ti ascolto, mio silenzio assordante, nella confusione che crea la mia mente. Ricerco il prezioso mistero. L’immenso e infinito miraggio di una sconfinata luce che indica il cammino ambito.”

“Silence” è una filosofia. È un modo di comunicare, di giungere nel profondo sentire di ognuno. Uno spettacolo dove l’ascoltatore verrà condotto in una bolla spazio-temporale. “Silence” è un nuovo mondo sonoro dove perdersi negli echi vibranti di voci e strumenti che cantano e raccontano silenzi e storie per poi ritrovarsi immersi in una trama narrativa di delicata bellezza. Dodici tracce che affiorano tra la virtuosa sperimentazione e l’estasi compositiva: Intro, Silence, Attimi, Break up, Softly, Mare, Consequences, Heimweh, Ascoltare, Rain, Tell me, Silenzio.

“Silence” è un concetto. Un lungo istante dove ogni musicista si esprime con le proprie esperienze, con il proprio linguaggio. Un album nel quale la voce di Sonia Spinello ci conduce magistralmente in quel luogo eletto dove la musica diventa sublime forma di comunicazione e le mani del pianista Roberto Olzer danzano leggere sui tasti che sprigionano secoli di melodia. Vibrano le corde del violino di Eloisa Manera e si espande il suono, come echi lontani e avvolgenti che permeano in profondità. Scorrono le dita di Daniela Savoldi lungo il corpo del suo violoncello come una carezza, pennellate sonore che dipingono quadri mai “uditi” prima. Unico, spettacolare, vibrante. Tutto questo è “Silence”.

“Non far caso a me, io vengo da un altro pianeta. Io vedo ancora orizzonti dove tu disegni confini” Frida Khalo

Biografia

Sonia Spinello ha sempre cantato, passando attraverso diversi generi, dal rock al blues, dal soul al funk, per approdare al jazz. Il suo modo di esprimersi racconta il suo trascorso, il suo vissuto. Come spesso accade ha iniziato molto giovane, nei garage con una band di amici, aveva quattordici anni. Le prime cover di Jimi Hendrix, Janis Joplin, e poi Donny Hattaway e Stewie Wonder. Ha studiato tecnica lirica, canto jazz e moderno, approfondendo successivamente il metodo di Seth Riggs (speech level singing). Centro Jazz di Torino, Istituto musicale “Baravalle” di Fossano, Siena Jazz, Nuoro Jazz, e ancora corsi di perfezionamento e partecipazioni a seminari sulla voce parlata e cantata. Ha continuato a pensare che Billie Holiday fosse una cura per la propria anima, sentiva qualcosa di unico nella sua voce e non ha mai smesso di provare quella sensazione. Ancora oggi. Raffinatissima interprete vocale, autrice e compositrice jazz e pop, Sonia Spinello è da oltre dieci anni ospite fissa dei jazz club di tutta Italia e delle più importanti rassegne e festival. La sua produzione discografica è intensa e originale, caratterizzata da un duraturo sodalizio professionale con la Abeat Records, etichetta discografica italiana tra le più importanti nell’ambiente jazzistico. Nel maggio del 2015 viene pubblicato “Billie Holiday project”, primo disco dell’omonimo progetto con Lorenzo Cominoli e Maurizio Brunod. Ad ottobre del 2016 “Wonderland”, un omaggio in chiave jazz ispirato a Stevie Wonder. Un disco definito “raffinato e suggestivo”, che vede come ospite Bebo Ferra. Il progetto riscuote molto successo da parte della critica, sia italiana che straniera, venendo premiato in Giappone come miglior album vocale di jazz dalla rivista Critique Magazine. Nell’aprile del 2018 è la volta di “Café Society”, un tributo a Billie Holiday, e nel 2019 avviene la pubblicazione di “Sospesa”, un disco intimo e autobiografico che vede Sonia Spinello impegnata come autrice e compositrice dell’intero progetto. Sempre nel 2019 scrive, dirige e porta in scena per la prima volta “Donnae, nodi, nidi e doni”, uno spettacolo teatrale musicale, che tratta il tema della violenza sulle donne e la vede, oltre che come voce narrante, anche nelle vesti di attrice; mentre nel dicembre 2021 scrive e arrangia interamente “Noel”, un disco per sestetto vocale pubblicato con l’etichetta Dasè Soundlab.

Ancora in veste di compositrice e vocalist, ha fatto parte di un team di lavoro di produzione musicale e da oltre quindici anni si dedica alla scrittura e alla realizzazione di brani che spaziano dal pop al soul, dalla world music al jazz, alle esibizioni a cappella. Appassionata di medicina alternativa e bioenergetica, ha affiancato agli studi musicali quelli sul training autogeno, il rilassamento guidato, i chakra e la loro funzione, conseguendo la qualifica di tecnico specializzato nel metodo Henry Chenot. Grazie all’esperienza personale acquisita in oltre vent’anni di insegnamento (è scritta all’Aici – Associazione insegnanti di canto italiana) e alle conoscenze nel campo della medicina tradizionale cinese, ha elaborato una personale metodologia didattica che unisce tecnica vocale, ascolto del corpo e particolare attenzione alla postura e al respiro. Tiene regolarmene seminari e laboratori esperienziali sulla voce e sull’improvvisazione corale, corsi sulle tecniche di respirazione, meditazione e rieducazione vocale. L’attività didattica la impegna moltissimo, non solo per la quantità di allievi ma per la qualità del suo lavoro. Per Sonia Spinello ogni persona è un mondo da esplorare, conoscere e comprendere. A partire dai “suoi” ragazzi che sono fonte inesauribile di ispirazione e motivo di crescita umana e professionale. Attualmente, insieme a Lorenzo Cominoli, ricopre il ruolo di direttrice di Four Music School, con sede a Borgomanero (NO) e la mission di accompagnare nel proprio percorso di studio tutti coloro che vogliano addentrarsi nel mondo della Musica: da chi muove i primi passi fino al professionista più esperto in cerca di ulteriori specializzazioni. Nel 2022, insieme con Roberto Olzer, termina la lavorazione di “Silence”, con la partecipazione di Eloisa Manera e Daniela Savoldi. Anche per il nuovo progetto discografico prosegue la fortunata collaborazione con l’etichetta Abeat Records, pubblicando un album unico, spettacolare, vibrante.

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Web: https://www.soniaspinello.com/

Four Music School

http://www.fourmusicschool.it/

Daniela Savoldi

https://danielasavoldi.com/

Eloisa Manera

http://www.eloisamanera.com/

Roberto Olzer

https://robertoolzer.com/official/

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Cultura

“Personalissima” in via Margutta

Le opere di Gilles Roux, Sergio Viscardi, Teresa di Sario, Tomas Mai, Francesca Trusso e Vincenzo Sangiorgio dal 7 al 17 maggio presso la Galleria Area Contesa Arte

Mario Russo

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7 maggio. Vernissage in via Margutta. È ancora la storica via romana, magica e pittoresca, a promuovere l’arte. Con una speciale cerimonia la Galleria Internazionale Area Contesa Arte, al civico 90, dà il via a una mostra assolutamente singolare. Mette in scena, infatti, per la prima volta, una mostra all’avanguardia intitolata “Personalissima”, ovvero un evento che comprende le personali di sei artisti, Gilles Roux, Sergio Viscardi, Teresa di Sario, Tomas Mai, Francesca Trusso e Vincenzo Sangiorgio. Commenti live di due noti critici d’arte, il Principe Alfio Borghese e il Maestro Internazionale di Spatola Stratigrafica, Mario Salvo. Intermezzo letterario con la presentazione del libro “Il tempo è un’invenzione della mente” della giornalista e scrittrice Manuela Minelli.

Il vernissage si apre con la presentazione delle opere dell’artista francese Gilles Roux. Una raccolta intitolata “La forma del tempo”, ispirata a un concetto del tempo non convenzionale.

“Un gioco sull’idea del tempo – lo definisce Alfio Borghese – Mondi che si sovrappongono in un indefinito spazio-tempo. Urbanistiche di un prossimo futuro. Opere psichedeliche piene di fantasia e fantascienza”.

“Quasi una cartografia – la definisce Mario Salvo – un manierismo cartografico del tempo e della sua particolare interpretazione dell’autore, a volte estesa, a volte prospettica. Carte geografiche del tempo; colori luminescenti capaci di emozionare”.

Ma la vera anima delle opere di Roux risiede, a mio avviso, nella ricerca, nel tentativo di cogliere l’essenza del tempo e nel desiderio di dargli forma, quasi materia.

Il tema del tempo si lega direttamente, e senza sforzo, al testo di Manuela Minelli, giornalista e scrittrice che propone una raccolta di poesie dal titolo “Il tempo è un’invenzione della mente”.

Una raccolta in cui presenta le mille sfaccettature del tempo e i diversi modi di viverlo, sentirlo, percepirlo come spiega e racconta lei stessa leggendo la poesia che dà il titolo alla raccolta: “Sapresti dire il tempo di quel tempo infinito di un’interrogazione di latino o storia… E quel tempo troppo breve di tuo figlio bimbo… Quanto dura un bacio tanto atteso, un frammento d’istante oppure una vita intera”.

Un tempo elastico che si accorcia o si allunga a seconda del sentire, dello stato d’animo, del contesto e delle circostanze. Un tempo che, in fondo, è solo un’invenzione della mente.

Una proposta e una sensibilità, quelle di Manuela Minelli che sicuramente meritano una lettura attenta e approfondita, ma consiglio, per rimanere in tema, diluita nel tempo e a piccole dosi per riuscire pienamente ad assorbirla e farla propria.

Tornando alle “personali”. Completamente diversa l’espressione artistica, rispetto a Roux, quella di Sergio Viscardi, detto anche Ser Giotto, nome attribuitogli, come egli stesso racconta, dal suo maestro in terza elementare. Scultore e pittore, Viscardi, propone la raccolta “Ipotesi tridimensionali”. Opere tridimensionali, appunto, che “fuoriescono” dal quadro, quasi come prolungamento del pensiero che va incontro e dialoga con chi guarda. “Un gruppo di opere pensate – afferma Viscardi – per tutta quella gente che viene sfollata a causa della guerra”.

Quello che racconta è la guerra nei suoi particolari più atroci espressi ad esempio in un missile che sfonda il muro di una casa, violandone l’intimità, o in un bambino nascosto in una cassa di munizioni con il suo ‘peluche’ come unico compagno.

“Un artista concettuale – lo definisce Alfio Borghese – che ha voluto attualizzare le sue composizioni per esprimere una ferma condanna della guerra e delle sue conseguenze”.

“Ogni opera di Viscardi – commenta Mario Salvo – dovrebbe essere senza titolo per lasciare spazio ad ognuno di darne uno proprio”.

Un’espressività immediata, a mio avviso, quella di Viscardi, che non lascia spazio al dubbio o ad alcuna forma di giustificazione, almeno in queste opere, che stigmatizzano l’idiozia della guerra.

Artista giovane Tomas Mai, che propone la raccolta “Attacchi d’aria”. Una fantasiosa miscellania di colori la sua caratteristica. Un’arte “rabbiosa” la definisce la gallerista, Teresa Maria Zurlo.

“Una pittura gestuale – la definisce Alfio Borghese – dove il colore e la vita stessa diventano gesti. Un mondo da cui, all’improvviso, possono emergere figure grottesche, volti enigmatici, maschere inquietanti”.

Mario Salvo sottolinea il dinamismo delle opere di Tomas Mai, l’impatto della luminosità e della chiarezza. “Pennellate rabbiose che, allo stesso tempo, riescono a dare trasparenza e serenità”. Un artista “emozionale”, lo definisce, dalla grande forza di comunicazione.

Caos, follia e rabbia sono le parole che, secondo Teresa M. Zurlo, riassumono le opere di Tomas Mai.

Una rabbia, un dinamismo, una forza che, a mio avviso, e come giustamente deve essere, vista la giovane età, sono ancora alla ricerca del linguaggio migliore. Un linguaggio che, mi auguro, mantenga il gioco e la fantasia di colori.

Inconfondibile l’animo e la sensibilità della raccolta successiva, “Percorsi”, proposta da Teresa di Sario, protagonista, fra l’altro, di una sensuale performance di danze orientali.

Donne che si celano e si svelano, quelle delle sue opere, definite o indefinite, ma sempre magiche. “Volti che nascondono pensieri intimi, che abitano realtà parallele – le definisce Borghese – Sguardi persi in un altrove, oppure con gli occhi chiusi per guardarsi dentro, navigare nell’anima”.

“Profili eleganti e pensanti – li definisce Mario Salvo – Tessuti pensanti e pensierosi”.

Dalla magia colorata dell’”Elfa” alle tinte azzurrognole dei profili pensanti, quella di Teresa di Sario, a mio avviso, è una proposta “riflessiva” in un doppio senso: sia perché fa riflettere sia perché riflette un animo sensibile alla ricerca di un equilibrio profondo, di un proprio centro di gravità. Una ricerca in cui chiunque può riconoscersi, perdersi o ritrovarsi.

Originale, nella tecnica, oltre che nella proposta la “Personale” della seconda presenza femminile, Francesca Trusso, che, come afferma lei stessa, dipinge esclusivamente per passione. “Intimità femminili”, il titolo della raccolta.

Occhi intensi, sguardi penetranti, quelli proposti dall’artista, che raccontano l’universo femminile, quello più nascosto, segreto, celato.

“Un cosmo misterioso e inaccessibile – lo definisce Alfio Borghese – Particolari di volti e di figure tagliati, all’improvviso, da geometrie preziose, accentuate dall’uso dell’argento e dell’oro. Preziose – afferma Borghese – sono le donne descritte, preziose le composizioni e preziosi i materiali come nelle opere in marmo che enfatizzano e intensificano i significati”.

“Una tavolozza naturale, quasi mistica” definisce i marmi Francesca Trusso, spiegandone la motivazione e l’uso. Una tavolozza impossibile da riprodurre. Da qui la scelta di portarli così come sono, con la loro natura, all’interno delle sue opere.

Mario Salvo sottolinea la raffinata e capace manualità dell’artista.

Significativi, a mio avviso, sono l’incisività e la trasparenza del suo messaggio che, se da una parte lascia spazio alla libera interpretazione, dall’altra ti propone una sua “via”. Un intreccio di misteri ed evidenze che si ripropone anche nella contrapposizione – o sodalizio – tra tinte e marmi.

Ciliegina sulla torta – a chiusura vernissage – e non solo come allusione al particolare delle labbra rosso fuoco di una delle sue opere, la personale di Vincenzo Sangiorgio dal titolo “Storie d’arte, d’amore & donne…”.

“Un quadro si fa con la tecnica – afferma Sangiorgio – poi ci metti il cuore e diventa arte”.

Soggetto e oggetto delle opere esposte sono le donne. E “le donne si vedono subito – afferma Alfio Borghese – Gli occhi che guardano ammiccanti o sognanti, o chiusi in un mondo interiore. Le donne si vedono subito nei corpi maliziosi, nei nudi, nei baci, nei gesti sensuali. L’amore – sottolinea Borghese – è in ogni pennellata, in ogni colore, in ogni tratto. L’arte racchiude e conclude. Le composizioni sono accurate e studiate anche se mantengono una loro freschezza emotiva, immediata e passionale”.

Mario Salvo sottolinea la bellezza e il fascino dei particolari. Poi commenta gli spazi lasciati che, a suo avviso, danno origine a “silenzi rumorosi”. “Sono percorsi che ognuno deve innescare, attraverso l’opera, e farli propri. Silenzi che parlano – afferma – spazi lasciati saggiamente affinché ognuno possa continuare il percorso”.

“Alla tecnica aggiungi il cuore e nasce l’arte”, afferma Sangiorgio. Ma quando il soggetto sono le donne e il loro “mondo”, come nelle opere proposte, non possono mancare – e di fatto non mancano – pennellate di profonda sensibilità insieme a un occhio attento e allo stesso tempo discreto, capace di penetrarne, indagarne ed estrarne l’indole profonda e le mille sfaccettature.

Particolare il volto di donna dipinto col vino in cui il colore cangiante e i tratti scontornati da soli raccontano i mille volti che solo la “Donna” può incarnare tutti insieme.

A conclusione la gallerista, Teresa M. Zurlo e la sorella Tina, art director, ringraziano i presenti e soprattutto gli artisti che hanno accettato, incondizionatamente, affermano, il progetto veramente ardito di “Personalissima”.

Un’esperienza sicuramente positiva. Forse penalizzate le prospettive dagli spazi contenuti e dalle luci. Ma necessità fa virtù e notevole e apprezzabile è lo sforzo della galleria di promuovere l’arte e di valorizzare opere ed artisti in un contesto come quello attuale distratto e svilente.

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Cultura

Le nuove sfide dell’arte contemporanea giovane

A Sottofondo Studio di Arezzo la Mostra di Roberto Casti con performance di apertura

Redazione Foritalynews

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Sottofondo studio lancia ad Arezzo la prima mostra del 2022, che fa parte del progetto “Lo studio ospita”. Sarà inaugurata infatti sabato 30 aprile, presso gli spazi in Via Garibaldi 136°, There are more things, personale di Roberto Casti, a cura di Ilaria Leonetti. Prosegue quindi il percorso che anche per quest’anno porterà alla programmazione di mostre ed incontri ideati dall’equipe di giovani artisti e curatori aretini, Bernardo Tirabosco, Elena Castiglia e Jacopo Naccarato, con l’obiettivo di creare uno scambio tra artisti e curatori da tutta Italia per promuovere il dialogo fra le ricerche più sperimentali del contemporaneo e la realtà culturale di Arezzo.

La mostra di Roberto Casti è un progetto che unisce interventi site specific dedicati allo spazio aretino e opere di nuova produzione. Con “There are more things” Casti vuole mettere in discussione visioni individualistiche del sé che escludono l’alterità dai processi esistenziali e di convivenza, spesso anche all’interno delle pratiche artistiche. Le opere in mostra sono suggerimenti che portano a guardare all’altro, a ciò che è fuori da noi, al qui e ora: elementi di disturbo come polvere, detriti e macchie sul pavimento sono parti essenziali di lavori che, per l’artista, diventano dispositivi di consapevolezza.

Casti invita a vivere il momento, farne parte mettendo in discussione lo stesso ruolo dell’artista, attraverso un percorso fatto di diversi linguaggi con i quali ripensare le coordinate spazio-temporali della spettatorialità. I concetti di interno ed esterno per l’artista sono intesi come i confini che l’essere umano ha creato per relegare e nascondere aspetti del mondo che minano l’idea di benessere personale, nascondendone le fragilità. Il percorso stesso è progettato per suggerire una presa di consapevolezza che deve essere collettiva: non esiste un futuro senza un noi.

In occasione dell’inaugurazione del 30 aprile, alle ore 19, è prevista una performance, NOI, diretta dall’artista che vede la partecipazione di quattro musicisti aretini. La performance attiverà un dialogo tra lo spazio di Sottofondo studio e il contesto esterno che lo circonda, come eco dell’allestimento nello spazio espositivo, coinvolgendo il pubblico e la città.

È possibile visitare la mostra sabato 30 aprile dalle 18 alle 21 e domenica 1 maggio dalle 16 alle 20.La mostra resterà aperta fino al 21 maggio su appuntamento. Per prenotazioni scrivere a infosottofondostudio@gmail.com.

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