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Benessere

La salute è ancora un diritto per tutti? (parte prima)

Monica Splendori

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Come si evolve il concetto di salute globale e del singolo nel nuovo millennio

Il Servizio Sanitario Nazionale, nonostante i problemi e le criticità che presenta, è un patrimonio di ricchezza che non va depauperato, anzi: va tutelato ed arricchito…

Come si evolve il concetto di salute globale e del singolo nel nuovo millennio

Il Servizio Sanitario Nazionale, nonostante i problemi e le criticità che presenta, è un patrimonio di ricchezza che non va depauperato, anzi: va tutelato ed arricchito. Nondimeno, è necessario adeguarlo alle nuove esigenze della società che si evolve molto più velocemente che in passato, utilizzando sistemi di equità sociale.

La Costituzione Italiana riconosce, infatti, il diritto alla salute definendolo un diritto fondamentale dell’individuo. L’art. 32 della Costituzione, ad esso interamente dedicato, al 1° comma così recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”, mentre il 2° comma aggiunge che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Il legislatore, solo dopo diversi anni, ha in concreto determinato, con una disciplina dettagliata, il contenuto dell’art. 32, e lo ha fatto in maniera approfondita con la legge 23 dicembre 1978, n° 833, che all’art. 1 detta i suoi principi: senza trascrivere l’articolo della Costituzione, lo tutela attraverso il Servizio Sanitario Nazionale e le competenze di Stato e Regioni. La sua organizzazione può essere realizzata seguendo diversi modelli, i cui principali sono: il modello pubblico e quello privato.

Questa definizione di società che si evolve è perseguita nell’ambito delle attività scientifiche dal Centro di Ricerca e Formazione per la Salute unica e l’Alimentazione, il cui acronimo è “Ce.R.S.Al.”, promosso dall’università degli studi di Perugia e della Regione Umbria insieme ad altri Enti che ha sede ad Orvieto.

In particolare, le attività del Centro si concentrano sul concetto di salute globale e del singolo, e come nel tempo si sia modificato il significato con la globalizzazione dei mercati.

Il Cersal, in collaborazione con il Ministero della Sanità e l’istituto Superiore della Sanità, ha cercato di analizzare il problema per permetterci di compiere un ragionamento più ampio sulle nuove frontiere che la sanità pubblica sarà inevitabilmente costretta a percorrere, e in particolar modo facendo riferimento alle sempre maggiori patologie croniche e, di conseguenza, all’aumento della spesa sanitaria.

La realtà del nostro pianeta, in un’ottica di globalizzazione totale, deve tener conto di interazioni strette fra le popolazioni e i determinanti di salute che sono fortemente influenzati dalle strutture politiche ed istituzionali, dal mercato globale, e dallo stretto rapporto dell’uomo con gli animali e con l’ambiente, oltre che dai cambiamenti climatici e quindi dalle nuove patologie trasmissibili e non.

E’ assolutamente necessario che di fronte a fenomeni veloci, globali e, a volte, destabilizzanti, i decisori ed i sistemi sociali e sanitari siano in grado di rispondere e di fare prevenzione e promozione della salute del cittadino.

Importante è essere consapevoli che nessun fenomeno è fine a se stesso, ma è incardinato in un sistema di interazioni molto complesse che, se non conosciute ed argomentate, non permette di affrontare il lavoro quotidiano in un’ottica di apertura e intersettorialità. (Fine parte prima.)

In una terra straniera, la storia della vita le segnò il cuore di donna bambina, e volle scrivere per lui. In questo modo ha potuto, voluto raccontare, per far sentire a chi fosse disposto ad ascoltare, quello che aveva vissuto, visto, fatto, assieme ad altri uomini donne, attraverso la sua voce. Monica Splendori è nata a Bussolengo (Verona) il 22/giugno/1964, laureata magistrale in scienze delle professioni sanitarie della riabilitazione e in scienze dei servizi giuridici a Verona

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Ambiente

Canarie, Tenerife: destinazione ecosostenibile ma non solo

Riconoscimento Unesco che inserisce quello dell’arcipelago nell’elenco dei cieli più puliti al mondo

Gloria Gualandi

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Lunghe passeggiate lungo le spiagge di sabbia bianca: a Tenerife, infatti, c’è la famosissima area marina di Teno-Rasca che si estende tra la costa sud e l’isola di La Gomera. Per chi ama guardare delfini e balene è un posto tra i migliori al mondo, dove si può poi sorseggiare un Barraquito, bevanda tradizionale delle Isole Canarie, molto popolare a Tenerife: una miscela di caffè, latte condensato, liquore tipico, schiuma di latte, scorza di limone e cannella in polvere.

Silvia Donatiello, rappresentante dell’Ente del Turismo di Gran Canaria in Italia, ha recentemente spiegato che “Le Canarie e Tenerife sono una destinazione eco sostenibile e per il 46% il territorio riserva il miglior clima del mondo… con una media di 23-24 gradi tutto l’anno”. Come è noto Tenerife è l’isola più grande delle Canarie e nonostante siano geograficamente situate nell’Oceano Atlantico, vicino al Marocco e al Sahara Occidentale, le Isole Canarie appartengono alla Spagna.

Nel dicembre 2021 Gran Canaria ha sottoscritto il compromesso delle Nazioni Unite 2030 sulla sostenibilità proponendosi di ridurre del 40% le emissioni di CO2, entro il 2030. “Recentemente – spiega ancora Donatiello – abbiamo ricevuto un riconoscimento come una delle 15 destinazioni migliori in Europa, per il più alto numero di strutture certificate sempre dalla biosfera. Siamo anche una destinazione starlight, altro titolo dell’Unesco, per i cieli più puliti al mondo”. C’è una discussione infinita su quale parte dell’isola sia più bella, settentrione o meridione, ma sia il Sud che il Nord hanno i loro vantaggi. Comunque ovunque si riscontra un clima temperato molto stabile e spiagge perfette per nuotare e prendere il sole. Tenerife poi offre praticamente tutto: appunto piacevoli spiagge, montagne da vivere e cibi e bevande autentici, deliziosi paesaggi e anche una vibrante cultura e una piacevole vita notturna tipica di tutte le Canarie.

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Benessere

I migliori anticancro: corretto stile di vita, screening e cura

Settimana nazionale per la Prevenzione in Oncologia. Al centro dell’attenzione le fasce sociali più deboli e svantaggiate

Redazione Foritalynews

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“L’obiettivo è quello di contribuire alla diffusione di una cultura della prevenzione, basata anzitutto sui controlli medici periodici, anche via screening, da non relegare all’occasionalità bensì da ripetere con la giusta periodicità, così come promuovere buone e più salutari pratiche di vita: non fumare, evitare gli alcolici, alimentarsi in maniera adeguata e secondo la giusta stagionalità, difendersi dalla sedentarietà con una regolare attività motoria adatta al proprio status psicofisico, riposare meglio e a sufficienza”. E’ quanto emerso dalla relazione del presidente Andrea Barbieri in occasione del convegno: “Prevenzione Oncologica: corretti stili di vita, Screening e Cura” celebrato in occasione della Settimana nazionale per la Prevenzione Oncologica, tenutosi la scorsa settimana presso il Centro Chirurgico Toscano di Arezzo, su indicazione organizzative di Lilt Italia diretta dal prof. Francesco Schittulli.

Il convegno s’è aperto appunto con l’intervento del presidente della Lilt Arezzo Andrea Barbieri, al quale è seguito quello di S.E. Mons. Franco Agostinelli, Correttore Nazionale Misericordie d’Italia , che ha colto l’occasione per ribadire l’auspicio che la prevenzione venga portata a permeare tutti i livelli sociali, in special modo quelli dei cosiddetti “ultimi”. Poi l’intervento di Assunta De Luca, Direttore Sanitario Usl Toscana Sud Est. I lavori sono stati coordinati da Stefano Tenti, presidente del Comitato Scientifico Lilt di Arezzo e direttore sanitario del Centro Chirurgico Toscano. Tra i presenti anche Alessia Valducci, presidente di Valpharma Group, noto gruppo farmaceutico del centro Italia, oltre alla vicepresidente Lilt Arezzo Sabina Rossi.

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Benessere

Prevenzione fattore chiave per la salute delle donne

Aversa (Lugano): non sono ancora abbastanza le donne che si sottopongono di propria iniziativa ai vari screening per cancro

Gloria Gualandi

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Nonostante la prevenzione sia un fattore chiave per la salvaguardia della salute femminile, la maggior parte delle donne non si sottopone spontaneamente a screening per cancro, malattie cardiache, diabete o malattie o infezioni sessualmente trasmissibili. Lo sostengono diversi studi di ricerca internazionale in ambito sanità. Lo conferma Giuseppe Aversa, direttore amministrativo di Studio Ginecologico luganese per la parte che gli compete, puramente statistica e gestionale.

Per esperienze vissute, lo stesso Aversa ha potuto constatare come la diagnosi precoce della malattia “costituisca una differenza fondamentale nella durata della vita e nella qualità della vita delle donne”. Quando devono scegliere tra l’assistenza sanitaria per sé stesse e la ricerca di un bene non prioritario, o addirittura godersi una vacanza, è probabile che diano la priorità alla seconda. In Svizzera fortunatamente, a partire dai 50 anni di vita, per le donne, è previsto uno screening mammografico gratuito ogni due anni, cosa fondamentale per la prevenzione (solo per il seno). “Quindi i politici, nel settore della sanità e della spesa pubblica, devono considerare l’assistenza preventiva come parte di un insieme multidimensionale e reciprocamente dipendente di fattori che dovrebbero essere affrontati insieme”.

Aversa – che ha lavorato per società multinazionali in campi molto diversi, dal trading al Family Office e appunto al settore medico sanitario dove opera attualmente – conferma che i dati raccolti si basano sull’indagine di diverse dimensioni interconnesse. I criteri considerati sono in linea con gli indicatori globali di salute e benessere individuatati dall’OMS come parte degli Obiettivi di sviluppo sostenibile”. I dati dimostrano però evidentemente come le donne spesso sottovalutino, per condizioni economiche e sociali difficili, la loro salute incorrendo poi in possibili gravi problemi.

Come qualsiasi medico specialista in materia potrebbe confermare, nel loro insieme possono determinare fino all’80% delle variazioni nelle aspettative di vita delle donne stesse, miglioramenti in alcune o in tutte le dimensioni comportano infatti maggiore aspettativa di vita alla nascita.

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